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domenica 18 maggio 2025

Italia del dopo guerra e Repubblica

 Italia dopo la guerra: la repubblica


1. Italia alla fine della Seconda guerra mondiale (1943–1945)

🔹 Contesto politico e sociale

  • L’Italia esce dalla guerra divisa e distrutta:

    • Sud liberato dagli Alleati;

    • Nord sotto occupazione tedesca e guidato dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI) fascista;

    • In tutto il paese agisce la Resistenza, cioè la lotta armata di partigiani antifascisti contro il nazifascismo.

  • Alla fine della guerra: oltre 400.000 morti, infrastrutture distrutte, economia in macerie, fame diffusa.

🔹 Caduta del fascismo

  • 25 luglio 1943: Mussolini è destituito dal Gran Consiglio del Fascismo.

  • 8 settembre 1943: l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati → inizia l’occupazione tedesca.

  • 25 aprile 1945: Liberazione dell’Italia dal nazifascismo (Festa della Liberazione).

  • 28 aprile 1945: Mussolini viene catturato e fucilato dai partigiani.


🗳 2. Nascita della Repubblica e suffragio universale (1946)

Dopo la guerra l'Italia è in crisi, in un periodo complicato di alta disoccupazione e difficoltà economiche. Entra nel piano Marshall del presidente americano Truman e riceve (sotto certe regole) il denaro per la ricostruzione.

Le forze politiche del tempo sono diverse e molteplici: i socialisti di Pietro Nenni (divisi in riformatori e rivoluzionari); i comunisti di Palmiro Togliatti, vicini all'URSS, i Cattolici di Alcide de Gasperi, appoggiato dalla Chiesa di Roma. 

Sono rimasti anche pochi fascisti, che confluiscono nel movimento sociale italiano o nel partito monarchico. E perfino "non allineati" dell'uomo qualunque, partito che non ebbe seguito storico.

🔹 Referendum del 2 giugno 1946

  • Gli italiani vengono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica (e poi per l'assemblea costituente, incaricata di redigere la legge fondamentale)

  • Voto: 12.7 milioni per la Repubblica, 10.7 milioni per la Monarchia.

  • Vittorio Emanuele III abdica al figlio Umberto II di Savoia a Maggio, la famiglia  va in esilio in Portogalli per l'esito del voto. Nasce la Repubblica Italiana.

  • L'elezione (dove primeggia la DC) vede un'Italia spaccata in due. Un meridione vicino alla chiesa, ma prevalentemente monarchico e filo americano e un settentrione più filo sovietico e repubblicano.

🔹 Primo voto delle donne

  • Per la prima volta, le donne italiane votano (nelle amministrative di marzo e poi al referendum e per l’Assemblea Costituente).

  • Confronto internazionale sul primo voto femminile:

    • 🇳🇿 Nuova Zelanda: 1893 (solo voto, non eleggibilità)

    • 🇫🇮 Finlandia: 1906

    • 🇺🇸 USA: 1920 (19° emendamento)

    • 🇫🇷 Francia: 1944 (voto nel 1945)

    • 🇨🇭 Svizzera: solo nel 1971 (!)

  • L’Italia arriva tardi, ma è tra i primi paesi europei post-bellici a coinvolgere pienamente le donne nella vita politica.


🏛 3. L’Assemblea Costituente e la Costituzione (1946–1948)

🔹 Elezione dell’Assemblea Costituente (2 giugno 1946)

  • Oltre al referendum, si eleggono i membri (556) dell’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione.

  • Presenti 21 donne elette, tra cui Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin.

🔹 Le forze politiche principali

  • Tre grandi forze guidano la transizione democratica:

    • Democrazia Cristiana (DC) – cattolici moderati, ispirati alla dottrina sociale della Chiesa. Primeggia, ma è supportata dalle altre forze.

    • Partito Comunista Italiano (PCI) – marxista, forte nei centri urbani e tra gli operai.

    • Partito Socialista Italiano (PSI) – riformista e laico, alleato inizialmente del PCI.

  • Altri partiti: Partito d’Azione (liberalsocialista), Partito Liberale, monarchici, repubblicani.

  • Il primo Governo è di Alcide De Gasperi, il primo presidente della Repubblica è Enrico De Nicola

  • I comunisti italiani vengono osteggiati "da distante" dall'America (vd piano Marshall)

🔹 Il legame con la Resistenza

  • Molti membri della Costituente erano ex partigiani o antifascisti attivi: la Costituzione è profondamente ispirata dai valori della Resistenza.

  • Lo spirito antifascista diventa un fondamento ideologico e morale della nuova Repubblica.


📜 4. La Costituzione della Repubblica Italiana (entrata in vigore 1 gennaio 1948)

🔹 Caratteristiche principali

  • Democratica: la sovranità appartiene al popolo.

  • Antifascista: vieta la riorganizzazione del partito fascista.

  • Solidale: riconosce diritti sociali e doveri collettivi.

  • Lavorista: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1).

  • Eguaglianza: parità tra uomini e donne (art. 3).

  • Pluralista: tutela minoranze, autonomie locali, religioni.

🔹 Struttura

  • Parte I: Diritti e doveri dei cittadini (artt. 1–54)

  • Parte II: Ordinamento della Repubblica (artt. 55–139)

🔹 Principali autori e padri costituenti

  • Alcuni nomi importanti:

    • Alcide De Gasperi (DC)

    • Palmiro Togliatti (PCI)

    • Piero Calamandrei (partito d'azione, poi democratico di sx), Leo Valiani (Azione, poi Radicali), Umberto Terracini (PCI), Giuseppe Dossetti (DC), Nilde Iotti (PCI)


💣 5. La situazione economica e sociale del dopoguerra

🔹 Condizioni di partenza (1945–1947)

  • Disoccupazione diffusa, fame, distruzione industriale.

  • Inflazione alle stelle, mercato nero, emigrazione interna.

  • Nord industriale in ginocchio, Sud agrario e arretrato.

🔹 Ricostruzione e Piano Marshall

  • L’Italia riceve oltre un miliardo di dollari dal Piano Marshall (USA) dal 1948.

  • Nascono grandi opere pubbliche, infrastrutture, rilancio dell’industria.

  • Le grandi imprese pubbliche (IRI, ENI) guidano la crescita.


🏗 6. Verso la stabilizzazione democratica (1948)

🔹 Elezioni del 18 aprile 1948

  • Prima elezione della nuova Repubblica.

  • Forte polarizzazione tra:

    • DC di De Gasperi (anticomunista, filo-occidentale)

    • Fronte Popolare (PCI–PSI)

  • Vittoria netta della DC (48%) → orientamento dell’Italia nel blocco occidentale (NATO, USA).

🔹 Guerra fredda e democrazia cristiana

  • La Guerra Fredda incide profondamente sulla politica interna: esclusione dei comunisti dal governo (1947).

  • L’Italia si stabilizza come democrazia parlamentare occidentale, alleata degli USA.


📌 Riepilogo cronologico sintetico

AnnoEvento
1943Caduta del fascismo – armistizio – inizio Resistenza
1945Fine della guerra – Liberazione – voto alle donne (amministrative)
1946Referendum Monarchia/Repubblica – elezione Assemblea Costituente
1947Trattato di pace – Piano Marshall – crisi tra DC e PCI
1948Entrata in vigore della Costituzione – vittoria della DC alle elezioni



sabato 29 marzo 2025

Popoli italici (pre-Roma) e Etruschi

 I POPOLI ITALICI DELL'ITALIA ANTICA

Prima della fondazione di Roma nel 753 a.C., la penisola italiana era abitata da una varietà di popoli con culture e tradizioni distinte. La regione conosciuta come Esperia (un nome poetico per l'Italia, derivante da un territorio calabro) era caratterizzata da una notevole diversità etnica e culturale.

Popolazioni e Culture dell'Italia Preromana

La penisola era popolata sia da gruppi indoeuropei che da popolazioni non indoeuropee. Le principali popolazioni indoeuropee includevano:

Umbri e Sabini: Situati rispettivamente in Umbria e nel Lazio centrale, parlavano lingue umbre e sabine, appartenenti al gruppo osco-umbro.

  • Latini: Abitanti del Lazio, in particolare della regione di Roma, parlavano il latino, anch'esso parte del gruppo osco-umbro.

  • Osci: Presenti in Campania, Abruzzo meridionale, Molise e parte della Lucania (attuale Basilicata), parlavano l'osco, sempre del gruppo osco-umbro.

  • Veneti: Situati nel Veneto, parlavano una lingua venetica, considerata una variante dell'osco-umbro.

  • Sanniti: Occupavano l'Appennino centrale e meridionale, inclusi territori dell'attuale Molise, Campania e Abruzzo, parlando l'osco.

  • Messapi e Iapigi: Abitavano la Puglia, con i Messapi nel Salento e gli Iapigi nel resto della regione, parlando il messapico, una lingua indoeuropea affine all'osco.

  • Lucani e Bruzi: Presenti rispettivamente in Lucania e Calabria, parlavano lingue osche.

  • Siculi, Sicani ed Elimi: Abitavano la Sicilia, con lingue e culture distinte.

Oltre a questi, la penisola ospitava popolazioni non indoeuropee come gli Etruschi, concentrati in Etruria (attuale Toscana), che svilupparono una civiltà avanzata con un proprio linguaggio e tradizioni uniche.

Nell'Italia settentrionale, i Liguri occupavano la Liguria e parti del Piemonte, mentre i Cenomanici erano presenti nella Pianura Padana.

Abitazioni e Organizzazione Sociale

Le modalità di insediamento variavano in base alle risorse disponibili e alle tradizioni culturali:

  • Etruschi: Costruivano città-stato ben organizzate, come Tarquinia e Cerveteri, con abitazioni in legno e mattoni, e una pianificazione urbana avanzata.

  • Popoli dell'Italia Meridionale: Le città erano spesso fortificate, con abitazioni in pietra e una struttura sociale complessa.

  • Sardegna: Abitata dalla civiltà nuragica, caratterizzata da "nuraghi", torri megalitiche a forma conica, e villaggi composti da capanne.


  • Veneti: Erano noti per le loro palafitte e insediamenti lacustri, come testimoniano i ritrovamenti archeologici.

  • Liguri: Abitavano in villaggi situati su alture, con abitazioni circolari e una struttura sociale tribale.

La varietà delle popolazioni e delle culture presenti in Italia prima di Roma riflette un ricco arazzo di tradizioni, lingue e organizzazioni sociali che hanno contribuito alla formazione della civiltà romana.



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GLI ETRUSCHI (VIII, / IV SECOLO aC)



Gli Etruschi sono una delle popolazioni più importanti e misteriose che abitavano l'Italia prima dell'ascesa di Roma. La loro civiltà, che fiorì tra l'VIII e il III secolo a.C., ha lasciato un'impronta indelebile sulla storia dell'Italia antica, specialmente per la sua influenza su Roma.

Origini e Insediamenti

Gli Etruschi occupavano un'area che comprendeva le attuali Toscana, Umbria e Lazio (l'antica Etruria), ma la loro influenza si estendeva anche a sud fino alla Campania e al Mar Tirreno. Non è del tutto chiara l'origine degli Etruschi: alcune teorie suggeriscono che fossero autoctoni, discendenti delle popolazioni indigene dell'Italia, mentre altre ipotizzano che provenissero da popoli orientali, in particolare dalla Lidia (nell'attuale Turchia). La tradizione greca, ad esempio, spesso considerava gli Etruschi come provenienti dall'Asia Minore, anche se questa teoria non è universalmente accettata.

Caratteristiche della Civiltà Etrusca

La civiltà etrusca si distingue per una serie di aspetti culturali e sociali che ne hanno segnato l'identità:

  1. Società e Politica: Gli Etruschi erano organizzati in città-stato indipendenti, ciascuna con un proprio re (chiamato lucumo) e un forte sistema di alleanze. Le principali città etrusche, come Veio, Tarquinia, Cerveteri e Volterra, erano dotate di un’organizzazione urbana avanzata, con mura difensive, strade pavimentate, e imponenti necropoli. La società etrusca era divisa in classi aristocratiche e plebee, ma contrariamente alla maggior parte delle altre società antiche, le donne etrusche godevano di maggiore libertà e status sociale.

  2. Religione e Culto: La religione etrusca era politeista, e gli Etruschi adoravano divinità come Tinia, Uni, e Menrva. La religione etrusca era strettamente legata agli auguri e alla divinazione, e i sacerdoti etruschi, detti haruspex, svolgevano un ruolo centrale, interpretando i segni e i prodigi per determinare la volontà degli dei. Molti dei riti religiosi etruschi influenzarono successivamente quelli dei Romani.

  3. Arte e Cultura: Gli Etruschi sono noti per la loro arte raffinata, in particolare nella scultura, nella pittura e nell'oreficeria. Le tombe etrusche contenevano affreschi straordinari che rappresentavano scene di banchetti, giochi e feste, oltre a una grande varietà di oggetti funerari di grande valore, come vasi, gioielli e armi. L’alfabeto etrusco era derivato dall'alfabeto greco, e anche la lingua etrusca, purtroppo, non è completamente decifrata, nonostante ci siano alcuni testi e iscrizioni che forniscono indizi importanti.

Espansione e Influenza

Nel VII secolo a.C., gli Etruschi avevano un notevole potere marittimo e commerciale. Grazie alla loro posizione strategica lungo la costa del Mar Tirreno, gli Etruschi stabilirono colonie commerciali anche nelle isole dell'arcipelago toscano, come Elba e Capraia, e sulle coste della Sicilia e della Campania. L’arte e la cultura etrusca esercitarono una forte influenza su altre civiltà, in particolare sui Greci e sui Romani.

Conflitto con Roma

L’ascesa di Roma nel VI secolo a.C. segnò l’inizio della fine della potenza etrusca. I Romani, pur traendo molti aspetti culturali dai vicini etruschi (come la religione, l’arte, la tecnica di costruzione delle strade, e l’organizzazione politica), entrarono in conflitto con loro per la supremazia in Italia.

Nel 509 a.C., con la cacciata dell'ultimo re etrusco Tarquinio il Superbo da Roma, inizia la repubblica romana, ma i conflitti con gli Etruschi non terminarono subito. Nei decenni successivi, Roma e le città etrusche si scontrarono in numerose guerre, con Roma che progressivamente espandeva il suo dominio. La battaglia di Veio nel 396 a.C. fu una delle più decisive, quando i Romani distrussero la potente città etrusca di Veio, segnando l'inizio della fine per l'Etruria.

Declino degli Etruschi

Nel IV secolo a.C., la potenza degli Etruschi cominciò a declinare. La guerra contro Roma, unita alla crescente pressione delle tribù celtiche provenienti dalla Gallia e delle altre popolazioni italiche, indebolì le città etrusche. Le città etrusche furono progressivamente conquistate dai Romani e incorporate nel loro sistema, e l'influenza culturale etrusca si fuse con quella romana.

Alla fine, nel III secolo a.C., gli Etruschi furono completamente assimilati dalla Roma repubblicana, e l'Etruria divenne una provincia romana.

Eredità e Influenza

Nonostante il declino della civiltà etrusca, il loro lascito culturale e artistico rimase importante per i Romani, che adottarono molte pratiche e tecniche etrusche. L'architettura (come l’uso di arcate e cupole), la religione (molte divinità etrusche furono adottate dai Romani) e il sistema di divinazione furono tutti aspetti che Roma erediterà dagli Etruschi.

L'influenza etrusca si estese anche nel campo delle armi, costumi e della gestione della città (es. la costruzione di strade lastricate e l'uso di dighe per l’irrigazione). Inoltre, il loro sistema di scrittura, anche se non completamente decifrato, ha fornito agli storici importanti indizi sulla loro lingua e cultura.

Conclusioni

Gli Etruschi furono una civiltà avanzata e influente che lasciò una traccia indelebile nella storia dell'Italia antica. Pur essendo stati gradualmente assimilati da Roma, la loro cultura e i loro contributi tecnici e artistici furono fondamentali per lo sviluppo della civiltà romana. La scomparsa degli Etruschi segnò una fase importante della storia dell'Italia pre-romana, e la loro eredità culturale e politica si riflette ancora oggi nelle città e nel patrimonio della Toscana e delle altre regioni un tempo etrusche.





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APPROFONDIMENTI:

I CELTI

I Celti (chiamati anche Galli nella tradizione romana) erano una delle principali popolazioni che abitavano l'Europa centrale e settentrionale, e una parte di loro si stabilì anche nell'Italia settentrionale, prima della conquista romana. Ecco una panoramica discorsiva sui Celti in Italia:

I Celti in Italia

I Celti cominciarono a migrare verso sud verso la metà del I millennio a.C. L'area che occupavano in Italia si estendeva principalmente nella Pianura Padana, tra il fiume Po e le Alpi, e comprendeva anche alcune regioni circostanti, come parte della Liguria e dell'Appennino. I Celti in Italia sono conosciuti come Galli Cisalpini (cioè i Galli che abitavano questa parte dell'Italia, "cis" sta per "al di qua", rispetto alle Alpi).

Origini e Arrivo in Italia

I Celti erano originari dell'Europa centrale, in particolare della zona che oggi corrisponde alla Francia (allora chiamata Gallia), ma si espansero verso est, sud e ovest. A partire dal V secolo a.C., i Celti iniziarono a muoversi verso sud e ad attraversare le Alpi. La loro presenza in Italia settentrionale si consolidò nel IV secolo a.C..

Struttura Sociale e Cultura Celtica

I Celti in Italia, come nel resto d'Europa, vivevano in tribù e avevano una società tribale molto strutturata, con una forte enfasi su aristocrazia guerriera e un'élite sacerdotale. La società era divisa in tre principali classi:

  1. Druidi: eruditi e sacerdoti, che si occupavano di culti religiosi e della trasmissione della conoscenza.

  2. Guerrieri: l'élite militare che difendeva il territorio e combatteva nelle guerre.

  3. Contadini e artigiani: la classe lavorativa che sosteneva economicamente la società.

I Celti in Italia avevano un forte senso di identità tribale e una lingua comune, che faceva parte del gruppo linguistico celtico. Nonostante la frammentazione in diverse tribù, i Galli Cisalpini erano uniti da legami culturali e linguistici comuni.

L'espansione Celtica e il Conflitto con Roma

Nel IV secolo a.C., le tribù celtiche in Italia aumentarono in potenza e iniziarono a espandersi, fino a minacciare le città greche e anche Roma stessa. I Celti Cisalpini, provenienti dalla Gallia, entrarono in conflitto con gli Etruschi, ma alla fine la loro espansione li portò anche a scontrarsi con Roma.

Un episodio significativo è la saccheggio di Roma da parte dei Galli nel 390 a.C. Questo evento è noto come la Battaglia del fiume Allia, dove i Romani furono sconfitti e la città di Roma fu saccheggiata. Questo episodio segnò un punto di rottura e di grande trauma per Roma, che in seguito rafforzò la sua difesa e avviò un periodo di espansione che la avrebbe portata a sottomettere i Galli Cisalpini.

La Conquista Romana e la Sottomissione dei Celti

Nel corso dei secoli successivi, i Romani cominciarono a sottomettere i Galli Cisalpini. La guerra tra Roma e le tribù celtiche fu lunga, con varie ribellioni, ma i Romani lentamente riuscirono a stabilire il loro dominio sulla Gallia Cisalpina (l'odierna Pianura Padana).

Nel 225 a.C., durante la Seconda Guerra Punica, Roma affrontò un'ulteriore minaccia celtica quando le tribù galliche alleate dei cartaginesi tentarono di attaccare Roma. Dopo una serie di battaglie, tra cui la famosa Battaglia di Ticinus e la successiva Battaglia di Casteggio (224 a.C.), i Romani riuscirono a sopraffare le tribù celtiche e a sottomettere definitivamente la Gallia Cisalpina.

Lingua e Cultura Celtica

Anche se i Galli Cisalpini furono progressivamente assimilati dalla cultura romana, alcune tracce della loro lingua e cultura restarono nei secoli successivi. La lingua celtica continuò a essere parlata in alcune zone, soprattutto nelle aree rurali, anche se il latino divenne la lingua dominante sotto l'occupazione romana.

I Celti in Italia lasciarono anche una notevole eredità culturale, come evidenziato dalle tombe principesche, dai corredi funerari, e dalle opere artigianali, tra cui le celebri armi celtiche, ceramiche e oggetti d'arte. I Celti furono noti anche per la loro abilità nel ferro e nella lavorazione del metallo.

Conclusioni

In sintesi, i Celti in Italia rappresentano una parte importante della preistoria e della storia antica della penisola. La loro presenza, espansione e successiva sottomissione da parte di Roma riflettono la complessità dei popoli italici prima della nascita dell'impero romano. I Galli Cisalpini furono una forza importante durante il periodo delle guerre con Roma, ma la crescita dell'egemonia romana alla fine li sottomise e li integrò nella società romana.


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FONTI E APPROFONDIMENTI

https://www.youtube.com/watch?v=y_TnpR8b028 (popoli italici)

- https://www.youtube.com/watch?v=I9TU2CHqRxw (etruschi)

martedì 22 febbraio 2011

Recensione Draquila - L'Italia che trema

Draquila è un documentario d'inchiesta realizzato nel 2010 da Sabina Guzzanti. Come si evince dal titolo, il tema è il tremendo terremoto che ha colpito la città dell'Aquila il 6 aprile del 2009, causando 308 morti, più di 1600 feriti, e ha praticamente distrutto le mura ed il patrimonio artistico presente nella città.
La regista si stacca quindi dal clima ironico e satirico di Viva Zapatero (2005), per affrontare il tema del terremoto abruzzese attraverso un'ottica nazionale. Infatti, il documentario inizia descrivendo la difficoltà politica del Premier italiano nei premi mesi del 2010 (a causa dello scandalo Noemi e dei festini in villa Certosa, ritratti dal quotidiano spagnolo El Paìs), per passare al terremoto aquilano e, nella sua tragedia, alla possibilità offerta nel campo della speculazione edilizia e della gestione dei grandi eventi, come riforma istituzionale della gestione delle emergenze.
La camera passa a mostrarci direttamente la vita all'interno dei campi allestiti per gli sfollati, il generoso aiuto di volontari e vigili del fuoco di tutta Italia, la gratitudine della gente della "tendopoli" nei confronti delle divise e dello Stato. Emergono però anche situazioni di difficoltà e, in particolar modo, la sensazione degli sfollati di essere stati recintati e sottoposti a regole esagerate e spesso immotivate. Per esempio, circolari della Protezione Civile vietavano in certi distretti non solo l'assunzione e la circolazione di alcolici, ma anche di caffeina. Soprattutto, però, ad essere vietata era ogni forma di dissenso o di manifestazione: gli striscioni vengono ritirati e i dissenzienti allontanati dalle manifestazioni pubbliche (e dalle telecamere ufficiali), come nelle numerose visite di Berlusconi alla città ferita dal terremoto. 
L'indagine del documentario si sposta quindi ai sue due assi centrali: il fondazione della "nuova Protezione Civile" e la speculazione edilizia legata al progetto C.A.S.E. nella New Town. 
Nel periodo del terremoto, la legge che prevede poteri speciali, e dunque la possibilità di scavalcare il normale iter legale di procedura, durante le emergenze, viene modificata. Alla parola "emergenze", vengono sostituite le parole "grandi eventi": definizione molto più labile ed elastica che, nel caso specifico, può indicare non solo il momento di emergenza del terremoto, ma tutto il seguente periodo di gestione e riorganizzazione. Il documentario mostra come la legge sui grandi eventi sia stata utilizzata anche per poter far spendere alla Protezione Civile milioni di  euro per eventi religiosi come le visite del Papa e grandi celebrazioni ecclesiastiche. Soggetto principe di questa mutazione della Protezione Civile è Guido Bertolaso, già direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e dal 21 maggio 2008 Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Emergenza rifiuti in Campania nel IV Governo Berlusconi.
La tesi del documentario è che fosse in atto un tentativo di trasformare la Protezione Civile da corpo di previsione, protezione e soccorso della popolazione sottoposta a calamità a "secondo Stato" capace di decidere autonomamente quali siano quei grandi eventi per cui sarebbe abilitata a spendere come preferisce e adottare regole di emergenza da essa stessa determinate. In questa tesi, rientra quella subordinata, secondo la quale la situazione aquilana sia stata gestita come una "prova su campo", di un modus operandi da riutilizzare in situazioni simili. 
La tesi sulla Protezione Civile è strettamente collegata all'esplorazione del progetto New Town e del trasferimento di molti sfollati negli alberghi delle coste.  Da una parte, il documentario mostra la gratitudine degli ospiti degli alberghi e delle nuove case, dall'altra rivela la loro nostalgia e la rabbia per non poter ritornare nelle loro vecchie abitazioni che, in molti casi, sarebbero passibili di una economica ristrutturazione. La critica che viene mossa al progetto New Town è il fatto che si sia decisa non una ricostruzione dell'Aquila ma una "fondazione" di una nuova città, fatta di case prefabbricate e centri commerciali, ma che ci si sia dimenticati delle possibilità lavorative e culturali della popolazione terremotata, oltre che alla speranza di ricostruire la loro città, cosa che, per esempio, accade dopo il terremoto aquilano del 1703.
Nell'arco del documentario, non viene dimenticato il discorso sulla possibile prevedibilità del terremoto, in particolare, viene fatta emergere la strana situazione per cui la commissione grandi rischi, riunita il 31 marzo a seguito di un periodo di scosse minori  nel territorio, abbia considerato nullo il pericolo per la popolazione ma, soprattutto, non emesse un vero e proprio verbale sulla loro discussione. Inevitabili sono le interviste irate di chi pensa che qualcosa si sarebbe potuto fare, e di chi non nega i suoi sensi di colpa per aver sottovalutato la situazione. 
Nel suo complesso, Draquila è un documentario interessante, che ci fa vedere "dal vivo" cose che leggiamo perlopiù sui giornali senza poter addentarci nelle tende e nelle parole di chi ha vissuto il terremoto e le sue conseguenze sulla propria pelle.  Lo stile è caratterizzato da un linguaggio semplice ma efficace, ed una posizione secondaria della regista, che più che teorizzare singolarmente fa parlare i suoi numerosi intervistati. V'è da aggiungere che la ripresa di alcune interviste "di pancia" e le numerosi digressioni sul tema (per esempio il collegamento della New Town aquilana a quella di Milano 2)  possono allargare il numero possibile  di spettatori ma costringe il documentario ad incappare in alcune approssimazioni di contenuto che, invece, sarebbe stato utile indagare ulteriormente. Per gli argomenti trattati e l'approccio molto diverso dai normali organi di stampa e comunicazione, Draquila resta comunque una "pellicola" da vedere per avere altri dati e diversi approcci tramite i quali farsi un'idea personale del drammatico evento in oggetto.

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