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domenica 18 maggio 2025

Decolonialismo e questione palestinese (schema)

DECOLONIZZAZIONE




 Il decolonialismo è il lungo e complesso processo attraverso il quale, nel corso del XX secolo, le potenze europee (e non solo) persero il controllo politico e militare sulle loro colonie, che conquistarono l’indipendenza. 

I paesi europei persero i loro "imperi coloniali", alcuni in maniera più lineare e "pacifica", con nel caso dell'Inghilterra e dell'India, altri in maniera più violenta, come nel caso della Francia. 

Questo fenomeno rappresenta una delle trasformazioni più profonde della storia contemporanea, segnando la fine dell’imperialismo coloniale classico e la nascita di nuovi Stati nazionali in Africa, Asia, Medio Oriente e Caraibi.

La decolonizzazione avvenne in tre fasi.

  • 1945-1956, acquistano l’indipendenza l’Asia e la maggioranza del mondo arabo
  • 1957-1965, ottengono l’indipendenza l’Algeria, l’Africa sub-sahariana
  • 1966-1990 l’America centrale e l’Africa meridionale



🌍 Contesto e cause del decolonialismo

1. Contesto storico

  • Durante il XIX e l’inizio del XX secolo, gran parte del mondo era sotto il controllo coloniale delle potenze europee (soprattutto Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, Italia, Portogallo, Germania) e, in parte, del Giappone e degli USA.

  • Le colonie venivano sfruttate economicamente e spesso dominate con la forza, senza un reale riconoscimento dei diritti degli abitanti.

  • Venivano usate per recuperare materie prime, e spesso per rivendere prodotti finiti.

2. Cause profonde

  • Ideali di autodeterminazione: già dopo la Prima guerra mondiale, grazie a Woodrow Wilson e alla nascita della Società delle Nazioni, si diffondeva l’idea che ogni popolo dovesse potersi autogovernare.

  • Nazionalismi locali: in molte colonie nascevano movimenti indipendentisti (India, Algeria, Indonesia…).

  • Contraddizioni interne al colonialismo: si diffondeva un'educazione “occidentale” nelle colonie che finiva per produrre nuove élite che rifiutavano la subordinazione.

  • Debolezza delle potenze europee dopo la Seconda guerra mondiale: molte potenze coloniali uscirono indebolite e stremate dal conflitto.

  • Pressione internazionale: USA e URSS, pur per motivi diversi, erano favorevoli alla fine del colonialismo (gli USA per motivi ideologici e strategici, l’URSS per ragioni anticapitaliste). Entrambe probabilmente volevano un Europa più debole dal punto di vista economico.

  • ONU: la Carta dell’ONU del 1945 includeva il principio dell’autodeterminazione dei popoli.


📆 Le fasi del decolonialismo

🔹 1ª fase: Anni ’40 (fine Seconda guerra mondiale)

  • Inizio in Asia:

    • India (1947): indipendenza dal Regno Unito dopo una lunga lotta nonviolenta guidata da Gandhi e Nehru → nasce anche il Pakistan, ma Gandhi verrà ucciso da un estremista indù.

    • Indonesia (1945–1949): proclamata indipendenza dai nazionalisti guidati da Sukarno, lotta contro i Paesi Bassi.

    • Indocina francese (Vietnam, Laos, Cambogia): il Viet Minh di Ho Chi Minh lotta contro i francesi → guerra d’Indocina (1946–1954).

  • Palestina (1948): la fine del mandato britannico e la creazione dello Stato d’Israele provoca lo scontro arabo-israeliano e la “questione palestinese”. (***)

🔹 2ª fase: Anni ’50–’60 – Africa e guerre di liberazione

  • Africa settentrionale:

    • Egitto (1952): colpo di Stato di Nasser, fine della monarchia filo-britannica.

    • Algeria (1954–1962): lunga guerra d’indipendenza dalla Francia, segnata da atrocità su entrambi i lati → indipendenza nel 1962 (accordi di Evian).

    • Marocco e Tunisia (1956): ottengono l’indipendenza dalla Francia.

  • Africa sub-sahariana:

    • Tra il 1957 (Ghana) e il 1964, molti Stati africani ottengono pacificamente l’indipendenza, soprattutto da Francia e Regno Unito (es. Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Kenya, Tanzania…).

    • Alcuni casi restano più violenti: l'Angola e il Mozambico, colonie portoghesi, ottengono l'indipendenza solo nel 1975, dopo dure guerre (e la caduta del regime fascista in Portogallo).

  • Belgio:

    • Il caso più drammatico è il Congo (1960), indipendenza improvvisa e non gestita → caos, assassinio di Lumumba, interventi stranieri, e lunga instabilità.

🔹 3ª fase: Anni ’70–’80 – Ultime colonie e casi particolari

  • Portogallo: dopo la rivoluzione dei garofani (1974), perde rapidamente le sue colonie africane (Angola, Mozambico, Guinea-Bissau).

  • Zimbabwe (ex-Rodhesia): indipendenza dalla minoranza bianca nel 1980 dopo una lunga guerra civile.

  • Namibia: indipendenza dal Sudafrica nel 1990.

  • Sudafrica: non colonia in senso classico, ma dominata dalla minoranza bianca con l’apartheid. Solo nel 1994, con le elezioni libere, si chiude la fase coloniale interna.

  • Hong Kong: torna alla Cina nel 1997 dopo oltre un secolo di dominio britannico.


🧭 Conseguenze del decolonialismo

🔸 Positive

  • Nascita di oltre 100 nuovi Stati sovrani, soprattutto in Africa e Asia.

  • Risveglio dell'identità nazionale nei Paesi ex colonizzati.

  • Sviluppo di organismi internazionali “non allineati” (Conferenza di Bandung 1955, Movimento dei Non Allineati).

  • Fine del dominio coloniale diretto: un nuovo ordine mondiale si andava formando.

🔸 Negative e ambigue

  • Neocolonialismo: le ex colonie restano spesso dipendenti economicamente da ex potenze o da potenze esterne (USA, URSS, oggi anche Cina).

  • Instabilità politica: molti nuovi Stati erano deboli, segnati da:

    • Corruzione

    • Regimi autoritari

    • Guerre civili o etniche

  • Conflitti di confine: spesso i confini coloniali erano arbitrari e non rispettavano etnie, religioni o geografie.

  • Guerre per procura nella Guerra Fredda: molti Stati ex colonie divennero terreno di scontro tra USA e URSS (Vietnam, Angola, Afghanistan, ecc.).


📌 In sintesi

FaseArea principaleEventi chiave
1945–1950sAsiaIndia (1947), Indonesia, Indocina (45 - 1954)
1950s–1960sAfrica, Medio OrienteAlgeria, Egitto (52), Marocco, Africa sub-sahariana
1970s–1990sUltime colonieAngola, Mozambico, Zimbabwe, Namibia

Il decolonialismo è stato un momento di liberazione e di frattura, che ha chiuso il capitolo dell’imperialismo classico ma ha lasciato molte sfide aperte.

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Questione palestinese



La questione palestinese merita sicuramente un difficile approfondimento.

La questione palestinese è una delle più complesse e durature del mondo contemporaneo. Affonda le sue radici nel periodo ottomano, si sviluppa nel contesto del colonialismo britannico, dell’antisemitismo europeo e culmina nel conflitto arabo-israeliano a partire dalla metà del Novecento. Si tratta di un intreccio di nazionalismo, religione, identità, interessi geopolitici e migrazioni forzate.

Andiamo per gradi.


🏛 1. Premesse storiche (fino al 1917)

🔹 Palestina ottomana

  • Per secoli, la Palestina (intesa in senso geografico) faceva parte dell’Impero Ottomano.

  • Era una regione a maggioranza araba musulmana, con minoranze cristiane ed ebraiche conviventi.

  • Non esisteva uno Stato chiamato “Palestina”, ma il termine indicava genericamente una zona tra Mediterraneo e Giordano.

🔹 Nascita del sionismo (fine XIX sec.)

  • A fine ’800, in risposta ai crescenti pogrom antiebraici in Europa orientale e all’antisemitismo occidentale, nacque il sionismo, movimento ebraico per la creazione di uno Stato nazionale.

  • Theodor Herzl, nel 1896, pubblica Der Judenstaat, proponendo la creazione di uno Stato ebraico in Palestina.

  • Iniziano le prime ondate migratorie ebraiche (Aliyot) in Palestina, ancora sotto dominio ottomano.


🇬🇧 2. Mandato britannico e promesse contraddittorie (1917–1947)

🔹 Dichiarazione Balfour (1917)

  • In piena Prima guerra mondiale, il Regno Unito promette l’appoggio alla creazione di un “focolare nazionale ebraico in Palestina”.

  • Ma promesse opposte erano già state fatte agli arabi (corrispondenza McMahon-Husayn) in cambio della rivolta contro gli Ottomani.

🔹 Mandato britannico (1920–1948)

  • Con il Trattato di Sèvres e poi Sanremo, la Società delle Nazioni assegna al Regno Unito il mandato sulla Palestina.

  • Gli ebrei aumentano con l’immigrazione (specie dopo il 1933, con Hitler) e acquistano terre.

    • Ciò genera conflitti con la popolazione araba, che teme l'esproprio e lo “straniero”.

  • 1936–39: grande rivolta araba repressa duramente dagli inglesi.


🌍 3. La spartizione ONU e la nascita di Israele (1947–1949)

🔹 Piano di spartizione ONU (1947)

  • L’ONU propone una spartizione della Palestina:

    • 56% a uno Stato ebraico (anche se erano tra il 33 e il 35 % della popolazione nel  territorio) [United Nations Special Committee on Palestine (UNSCOP), Report 1947], 43% a uno arabo, Gerusalemme sotto controllo internazionale.

  • Rifiutato dagli arabi (palestinesi e Stati vicini), accettato dagli ebrei.

🔹 Proclamazione di Israele (14 maggio 1948)

  • Ben Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele. (Grazie anche ad appoggio americano). Molti arabi devono lasciare i territori dove abitavano.

  • Gli eserciti arabi attaccano perché non accettano il disequilibrio del piano (Egitto, Siria, Giordania, Iraq, Libano): si apre la prima guerra arabo-israeliana.

  • Israele resiste e si espande oltre i confini ONU. [Israele occupò circa il 78% del territorio, ben oltre i confini previsti dall’ONU. 700.000 palestinesi furono espulsi o fuggirono: è la Nakba. (Fonti: Ilan Pappé, Benny Morris, ONU Ris. 194/1948)]

🔹 Nakba ("catastrofe") palestinese

  • Oltre 700.000 palestinesi fuggono o vengono espulsi → problema dei rifugiati che durerà fino a oggi.

  • Gerusalemme viene divisa: ovest a Israele, est (compresa la Città Vecchia) alla Giordania.


🪖 4. Le guerre arabo-israeliane e l’occupazione (1956–1973)

🔹 Crisi di Suez (1956)

Quando l'Egitto di Nasser si avvicina all'URSS,  l'America blocca i fondi per la costruzione di un canale, e Nasser reagisce nazionalizzando il canale di Suez. 
  • Israele, Regno Unito e Francia attaccano l’Egitto dopo la nazionalizzazione del canale.

  • Israele occupa brevemente il Sinai → ritirata sotto pressione USA e URSS.

  • ( Crisi di Suez (fine 1956): Eisenhower prese una posizione netta contro l'intervento militare di Francia, Regno Unito e Israele contro l’Egitto, affermando la leadership americana anche sugli alleati. )

🔹 Guerra dei Sei Giorni (1967)

  • Israele attacca preventivamente Egitto, Siria e Giordania → vittoria totale.

  • Occupa Cisgiordania (West Bank), Striscia di Gaza, alture del Golan, Gerusalemme Est e il Sinai.

  • Nasce l’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi.

  • Da allora, Cisgiordania e Gerusalemme Est restano occupate illegalmente secondo il diritto internazionale. (Fonti: ONU Ris. 242; ICJ (corte internazionale di giustizia), parere 2004)

(Nel mentre, in Libia, il colonnello Gheddafi (1969) nazionalizza le compagnie petrolifere estere e appoggia la guerriglia anti americana)

🔹 Guerra del Kippur (1973)

  • Egitto e Siria attaccano per riconquistare i territori → guerra inizialmente favorevole agli arabi, poi rovesciata da Israele. Da questo periodo i paesi arabi quadruplicano il prezzo del petrolio in protesta verso gli occidentali --> Crisi economica degli anni Settanta.


🏳️ 5. Emergenza della causa palestinese e negoziati (1964–1993)

🔹 OLP (1964)

  • Nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con a capo Yasser Arafat dal 1969.

  • All'inizio punta su lotta armata e guerriglia → considerata terrorista da Israele.

  • 1972: attentato palestinese alle Olimpiadi di Monaco (uccisi 11 atleti israeliani, rapiti da Settembre Nero, per richiedere il rilascio di 234 prigionieri palestinesi detenuti in Israele).

  • Gli atleti muoiono in seguiti ad un tentativo di salvataggio tedesco mal riuscito [(Fonti: Simon Reeve, One Day in September, 2000; documenti ufficiali tedeschi declassificati nel 2012.)]

    • REAZIONE ISRAELIANA: La premier Golda Meir organizzò tramite il Mossad una rappresaglia per eliminare Settembre Nero.

    • Tra il 1972 e i primi anni ’80, diversi esponenti palestinesi e arabi furono assassinati in Europa e Medio Oriente.

    • Le uccisioni più note:

      • Wael Zwaiter (Roma, ottobre 1972)

      • Mahmoud Hamshari (Parigi, dicembre 1972)

      • Basil al-Kubaissi (Parigi, 1973)

      • Ali Hassan Salameh (Beirut, 1979), ritenuto uno dei pianificatori principali di Monaco.

    🔸 Non tutti gli uccisi erano effettivamente coinvolti: almeno alcuni casi di errore furono documentati.
    Il più noto è quello di Lillehammer (Norvegia, 1973), dove il Mossad uccise per errore un cameriere marocchino, Ahmed Bouchiki, scambiandolo per un terrorista.

    (Fonti: Aaron Klein, Striking Back, 2005; Time Magazine archives; The Guardian, 2012.)

🔹 Prima Intifada (1987–1993)

  • Sollevazione popolare nei territori occupati (Cisgiordania e Gaza), con pietre, manifestazioni e repressione armata.

  • Simboleggia la svolta verso una resistenza civile e la legittimazione internazionale dei palestinesi.


✍️ 6. Processo di pace e due Stati (1993–2000)

🔹 Accordi di Oslo (1993–1995)

  • Mediazione USA (Clinton): Israele e OLP si riconoscono reciprocamente.

  • Nasce l’Autorità Nazionale Palestinese, autogoverno limitato su Gaza e parte della Cisgiordania.

  • Arafat e Rabin si stringono la mano (1993), Rabin verrà ucciso da un estremista israeliano nel 1995.


💣 7. Crisi del processo di pace e seconda Intifada (2000–oggi)

🔹 Seconda Intifada (2000–2005)

  • Scoppia dopo visita provocatoria di Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee.

  • Violenza diffusa, attentati suicidi, repressioni, costruzione del muro di separazione da parte di Israele.

🔹 Frattura interna palestinese (2006–2007)

  • Hamas, movimento islamista radicale, vince le elezioni.

  • Scontro con Fatah di Arafat → divisione:

    • Hamas governa Gaza

    • Fatah governa (formalmente) Cisgiordania.


📌 Situazione attuale e conseguenze

  • Nessuna soluzione definitiva: la formula “due popoli, due Stati” resta irrealizzata.

  • Occupazione israeliana continua, con insediamenti nei territori palestinesi (colonie).

  • Blocchi e guerre ricorrenti a Gaza (2008, 2012, 2014, 2021, 2023–24).

  • Gerusalemme resta contesa.

  • Milioni di rifugiati palestinesi vivono in Libano, Siria, Giordania, Gaza, Cisgiordania, senza diritto al ritorno.

  • L’ONU riconosce la Palestina come Stato osservatore non membro dal 2012, ma non come Stato pienamente sovrano.


📜 Riepilogo cronologico sintetico

AnnoEvento
1896–1917Nascita del sionismo – Dichiarazione Balfour
1920–1948Mandato britannico sulla Palestina
1947Piano ONU di spartizione
1948Nascita di Israele – Prima guerra arabo-israeliana – Nakba
1967Guerra dei Sei Giorni – occupazione dei territori palestinesi
1987Prima Intifada
1993Accordi di Oslo – riconoscimento reciproco
2000Seconda Intifada
2006–2007Divisione interna tra Hamas e Fatah
2012Palestina osservatore ONU
2023–2024Nuove guerre e bombardamenti a Gaza

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FONTI E APPROFONDIMENTI

https://www.filodidattica.it/2018/03/13/la-decolonizzazione/

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Per l'attentato di Monaco e le conseguenze:

  • Aaron J. Klein, Striking Back: The 1972 Munich Olympics Massacre and Israel’s Deadly Response (Random House, 2005)

  • Simon Reeve, One Day in September (Faber & Faber, 2000)

  • BBC, Munich Massacre: New Evidence (2012)

  • The Guardian, The Mossad's revenge mission (2012)

  • sabato 3 maggio 2025

    Rivoluzione francese

     

    Schemi Rivoluzione Francese



    Premessa: l’illuminismo

    L’ancien régime (antico regime)






    http://images.slideplayer.it/2/944461/slides/slide_4.jpg

    I cahiers de doléances (quaderno delle lamentele, del 1789)


    https://image.slidesharecdn.com/3-131205124156-phpapp02/95/32-la-rivoluzione-francese-5-10-638.jpg?cb=1386247396

    L’inizio della rivoluzione


    https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiX-sfmyKJR7KzNbOedhn2ZilpvOjYeXQT9NG4Qm65WoSdr5RbmDoXOIugamh0RKNuY3O65RpPvCPeE4ImNYz2N7D0eKua_JaDdoAzUWD8gP06GMFv76uXsrANOofzt3Va8tdtq-MuOn-I/s1600/RIVOLUZIONE+FRANCESE+www.mappe-scuola.com+lui.jpg

    Forze politiche nel 1791


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    Cronologia


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    Tre fasi della Rivoluzione francese


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    Fase moderata 1789 – 1792

    * In questi giorni venne scritta anche la  Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina: https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_dei_diritti_della_donna_e_della_cittadina

    Fase democratica: 1792 – 94 (93-94, terrore e grande terrore)

    Terrore e grande terrore (1793-94) con Robespierre
    – Riforma esercito: controllo antirivoluzionario e leva forzata (nazionalizzazione)
    – Calmiere di prezzi e salari (borghesia alta limitata)
    – Lotta controrivoluzionari e contrari: legge del sospetto, basta quello perché un giudice
    con processo veloce ti mandi a morte.
    (Massacro della Vandea che prosegue: noyades de nantes (annegamento dei ribelli) )
    – scristianizzazione francese: calendario laico (decadi non settimane, strumenti, alberi e
    non santi) nuove feste para religiose e pro rivoluzionarie (es albero della vita e festa
    dell’essere supremo proposta da Robespierre)

    Fase Reazionaria – dal 1794

    Ultimo soffio rivoluzionario, la congiura degli uguali di Gracco Babeuf (1760-1797)


    https://image.slidesharecdn.com/rivoluzionefrancese-120528135249-phpapp01/95/rivoluzione-francese-18-728.jpg?cb=1338213232

    https://image.slidesharecdn.com/larivoluzionefrancese-110302145003-phpapp02/95/la-rivoluzione-francese-78-638.jpg?cb=1387433722

    Rivoluzione francese, scuola interattiva, riassunto per le 3 fasi del processo (fase democratica, fase moderata, fase reazionaria).

    Approfondimenti ed immagini della rivoluzione

    Alla dichiarazione dei diritto dell’uomo e del cittadino del 1789, segue provocatoriamente quella della donna e della cittadina scritta da Olympe de Gouges  (1748 – 1794) nel 1791.
    Olympe de Gouges
    pseudonimo di Marie Gouze (Montauban, 7 maggio 1748 – Parigi, 3 novembre 1794), è
    stata una drammaturga francese che visse durante la rivoluzione francese. I suoi scritti
    femministi e abolizionisti ebbero grande risonanza.
    Nel 1788 pubblicò le “Réflexions sur les hommes nègres” in cui prendeva posizione contro
    la schiavitù, e nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui
    dichiarava l’uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.
    Il 3 novembre 1793 fu ghigliottinata perché si era opposta all’esecuzione di Luigi XVI e
    pare avesse attaccato il Comitato di Salute Pubblica (“perché si era dimenticata le virtù
    che convengono al suo sesso”).
    Con la sua morte si avvia non solo la repressione spietata di ogni dissidenza (si veda
    anche Condorcet), ma un’involuzione liberticida, il tutto dovuto allo stato di guerra ormai
    permanente posto in essere dalle potenze alleate e controrivoluzionarie (Prussia,
    Inghilterra, Austria e Russia).
    La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration
    des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena
    assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicato nel settembre 1791 dalla
    scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del
    cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare
    l’uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei
    diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata
    all’Assemblée nationale per esservi adottata.
    Approfondimento sulle tre costituzioni del periodo rivoluzionario (1791 – 1793 – 1795) http://tasso2e4rights.x10.mx/le-tre-costituzioni-francesi-1791-1793-1795/


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    RIASSUNTO:

    1. Premesse

    La rivoluzione in Francia determina il passaggio dal mondo delle corti al mondo dei popoli.

    La Rivoluzione Francese non esplose all’improvviso, ma fu il risultato di cause profonde e complesse:

    • Crisi dell’Ancien Régime: sistema monarchico-assolutista rigido, fondato su privilegi ereditari del clero e della nobiltà.

    • Disuguaglianze sociali: i tre stati (clero, nobiltà, terzo stato) erano trattati in modo molto ineguale, soprattutto sul piano fiscale.

    • Crisi economica: aumento dei prezzi, cattivi raccolti, carestie, aumento del pane. Lo Stato era indebitato per le guerre precedenti, tra cui la Guerra dei Sette Anni e il sostegno agli USA.

    • --> Già nel 1749 il controllore generale delle finanze chiede un ventesimo del reddito come tasse per tutti, ma clero e nobili rifiutano. --> Anche il ministro Turgot, sotto Luigi XVI tenta di eliminare i privilegi (di Clero e Nobili che non pagavano le tasse) ma senza esito. Infine il banchiere Necker, riesce a recuperare qualcosa, ma l'economia ritracolla per l'intervento francese nella rivoluzione americana.

    • La Francia aveva una buona industria ma quei privilegi continuavano a mandare l'economia in crisi.

    • Illuminismo: le idee di Rousseau, Voltaire, Montesquieu ecc. mettevano in discussione la monarchia assoluta e proponevano la sovranità popolare, la separazione dei poteri e i diritti naturali.

    • Esempio americano: la Rivoluzione americana (1776) mostrò che era possibile rovesciare un sistema oppressivo e scrivere una Costituzione.


    2. Contesto storico e sociale

    • Società tripartita:

      • Primo Stato: clero (0,5% della popolazione), privilegiato e esentato da tasse.

      • Secondo Stato: nobiltà (1,5%), privilegi fiscali e ruoli di comando.

      • Terzo Stato: 98% (borghesia, artigiani, contadini), sottoposto a tasse e senza potere politico.

    • Monarchia assoluta: Luigi XVI regnava senza alcun controllo parlamentare effettivo.

    • Bilancio statale in crisi: spese eccessive, entrate insufficienti, fallimento fiscale.


    3. Motivazioni principali

    • Richiesta di uguaglianza giuridica e fiscale.

    • Richiesta di rappresentanza politica e di una Costituzione.

    • Volontà di porre fine ai privilegi nobiliari e clericali.

    • Necessità di riformare la struttura economica e fiscale dello Stato.


    4. Fasi della Rivoluzione Francese

    1. Fase Costituzionale e borghese (girondina) (1789–1791)

    • 1789, Stati Generali convocati da Luigi XVI per la crisi fiscale. Erano solo organi consultivi, e divisi in Clero, Nobiltà e terzo Stato. Votavano per gruppo e non per numero effettivo: il terzo stato, più numeroso, erano sempre in vantaggio.

    • Il Terzo Stato si proclama Assemblea Nazionale (giugno 1789).

    • Giuramento della Pallacorda (20 giugno): non si scioglieranno finché non avranno dato una Costituzione alla Francia.

    • Presa della Bastiglia (14 luglio 1789): simbolo della rivolta popolare, perché era una prigione per dissidenti politici. 

    • Abolizione dei privilegi feudali (4 agosto 1789) e sequestro dei beni alla chiesa (ottobre). La rivoluzione dalla bastiglia si diffonde a ville e castelli nobiliari.

    • Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (26 agosto 1789).

    • Costituzione del 1791: monarchia costituzionale, suffragio censitario. Era dovuta ai partiti: girondini, borghesi capitanati da Brissot; giacobini popolari e radicali, capitanati da Robespierre, ma in questa fase sono i girondini a vincere, così la costituzione è moderata ed abbisogna del Re. 

    2. Fase Girondina o della Monarchia Costituzionale (1791–1792)

    • Luigi XVI cerca di fuggire (Fuga a Varennes, giugno 1791), viene fermato. 

    • Nasce il sospetto che il re cospiri contro la rivoluzione. A questo punto la costituzione monarchica non ha più senso. 

    • Tensioni internazionali: Austria e Prussia minacciano la Francia rivoluzionaria. Il Re spera vengano a liberarlo, e i borghesi sperano in un contrasto con l'Inghilterra per evitare i loro prodotti in Francia. 

    • Inizia la guerra  (aprile 1792) contro Austria e Prussia nonostante il parere negativo di Robespierre, entrano in guerra anche i contadini sanculotto (senza pantaloni cullottes)

    • Insurrezione del 10 agosto 1792: caduta della monarchia, il re è arrestato.

    • Serve un'altra costituzione e ci lavora la nuova Convenzione (costituita da Girondini ricchi, Giacobili poveri e Palude indecisi). 

    3. Fase Giacobina o del Terrore (1792–1794)

    • Proclamazione della Repubblica (settembre 1792).

    • Processo e condanna a morte di Luigi XVI (gennaio 1793) accusato di tradimento.

    • Minaccia interna (controrivoluzionari) ed esterna (coalizione europea).

    • Giacobini si alleano con la palude e vanno al potere: decidono in economia di guerra di limitare i prezzi massimi dei generi alimentari; organizzano tribunali speciali per i nemici della rivoluzione; eliminano simboli cristiani e redigono un nuovo calendario ateo.

    • Governo: Comitato di Salute Pubblica guidato da Robespierre. Dei girondini si ribellano ma vengono ghigliottinati. 

    • Terrore (1793–1794): esecuzioni sommarie con la ghigliottina (Maria Antonietta, Danton, ecc.).

    • Costituzione democratica con suffragio universale maschile e non censitaria del 1793, mai applicata.

    4. Fase Termidoriana e Direttorio (1794–1799)

    • Arresto e morte di Robespierre (luglio 1794, 9 Termidoro) I girondini borghesi tornano al potere, sono violenti con i sanculotti e tolgono il massimale ai prezzi, che salgono alle stelle.

    • Fine del Terrore.

    • Costituzione del 1795: nasce il Direttorio (esecutivo di 5 membri), questa torna ad essere moderata e censitaria. 

    • Instabilità politica, colpi di Stato, tensioni economiche.

    • Cresce il potere militare. Napoleone Bonaparte seda con successo un'insurrezione di monarchici  e si fa conoscere dai Francesi.


    5. Costituzioni

    • 1791: monarchia costituzionale, suffragio censitario, separazione dei poteri. (girondina)

    • 1793: mai applicata, repubblicana, suffragio universale maschile. (giacobina)

    • 1795: repubblica moderata, potere esecutivo al Direttorio. (censitaria)


    6. Personaggi principali

    • Luigi XVI: re decapitato nel 1793.

    • Maria Antonietta: regina, simbolo dell’ancien régime, giustiziata.

    • Robespierre: leader giacobino, fautore del Terrore.

    • Danton: giacobino moderato, ghigliottinato.

    • Marat: radicale, assassinato da Charlotte Corday.

    • La Fayette: generale, inizialmente favorevole alla monarchia costituzionale.

    • Napoleone Bonaparte: generale che metterà fine alla Rivoluzione nel 1799.


    7. Termine della Rivoluzione

    • Colpo di Stato del 18 Brumaio (9 novembre 1799): Napoleone prende il potere come Primo Console → fine della Rivoluzione Francese.


    8. Conseguenze

    • Fine dell’ancien régime: abolizione dei privilegi feudali e nobiliari.

    • Nascita della cittadinanza moderna: diritti, leggi uguali per tutti, laicità dello Stato.

    • Ispirazione per altre rivoluzioni: Haiti, America Latina, movimenti europei del 1800.

    • Diffusione del codice civile napoleonico: diritto moderno uniforme.

    • Affermazione della borghesia come nuova classe dominante.


    9. Lasciti

    • Diritto e uguaglianza: principio dell’uguaglianza davanti alla legge.

    • Nazionalismo moderno: idea di sovranità popolare e identità nazionale.

    • Costituzionalismo: centralità della Costituzione.

    • Modello rivoluzionario: ispirazione per i moti del 1830, 1848, ecc.

    • Laicizzazione dello Stato: separazione tra Chiesa e Stato.


    10. Criticità

    • Violenza del Terrore: uso della ghigliottina, sospensione dei diritti.

    • Governo instabile: molteplici Costituzioni, frequenti colpi di Stato.

    • Contraddizioni: proclama di libertà ma atti autoritari (Robespierre).

    • Esclusione delle donne: escluse dal suffragio, marginalizzate dopo il 1793 (Olympe de Gouges giustiziata).


    11. Interpretazioni storiografiche

    • Marxista (A. Soboul): rivoluzione borghese contro il feudalesimo, passaggio al capitalismo.

    • Revisionista (Furet, Cobban): più crisi politica che sociale; critica l’enfasi classista.

    • Liberal-democratica: nascita della cittadinanza moderna e dello Stato di diritto.

    • Femminista: denuncia dell’esclusione delle donne e delle rivoluzionarie dalla storia ufficiale.

    • Culturale: ruolo delle idee e della stampa nella mobilitazione collettiva.

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