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mercoledì 11 luglio 2018

Il primo dopoguerra: crisi e dittature

Il primo dopo guerra tra crisi e dittature





L’Europa nel dopoguerra (1918–1929 circa)

La Prima guerra mondiale fu un trauma collettivo di dimensioni inedite: milioni di morti, intere generazioni segnate nel corpo e nello spirito, vastissime aree distrutte, imperi dissolti (Asburgico, Ottomano, Russo, Tedesco) e una nuova mappa politica che genera più tensioni che pace.

Difficoltà comuni (in vari paesi) del dopoguerra:

  • Reduci disillusi e spesso disoccupati, incapaci di reintegrarsi nella vita civile. Molti di loro si radicalizzano politicamente. Si formano associazioni, ma mancano i soldi concreti per aiutarli.

  • Economia a pezzi: fabbriche riconvertite in fretta alla produzione civile, inflazione, disoccupazione, crisi agricola e debiti di guerra. Durante la guerra l'industria era stata riconvertita militarmente, ed ora è difficile sia produrre sia vendere. Le poche idee per risanare l'economia sono aumentare le tasse e contrarre debiti con l'America, che dopo la prima guerra mondiale è diventata leader mondiale. La crisi non è uguale in tutti gli stati: Inghilterra e Francia sanno resistere maggiormente, Germania e Italia scendono maggiormente.

  • Crescita della paura del socialismo: dopo la Rivoluzione russa (1917) e il tentativo di rivoluzioni comuniste in Germania, Ungheria, Italia, cresce nei ceti borghesi e moderati il timore di una “contaminazione bolscevica”. --> Le proteste per l'economia in crisi e la disoccupazione in Italia portano al biennio rosso (1918 / 20). 

  •  - Gli operai organizzati si dividono a seconda del metodo: se vogliono ottenere l'equità con la rivoluzione sono comunisti, con la riforma sono socialisti.

  • Tensioni tra Stati: i trattati di pace (come quello di Versailles nel 1919) impongono dure condizioni alla Germania, alimentando rancori e instabilità.

  • Nuove frontiere e minoranze: la creazione di nuovi stati (Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, ecc.) porta a nuove tensioni etniche e territoriali.


1) Francia e Inghilterra

Francia

  • È il paese che ha sofferto di più i combattimenti sul proprio suolo.

  • Ottiene vittorie territoriali (Alsazia-Lorena, controllo sulla Ruhr per un periodo), ma è anche tra i più intransigenti con la Germania (soprattutto con il premier Poincaré).

  • Ha milioni di morti e intere regioni da ricostruire.

  • Nonostante la vittoria, la paura del socialismo e degli scioperi è alta.

  • Sviluppa una politica estera aggressiva verso la Germania e stringe alleanze con i paesi dell’Europa orientale (Piccola Intesa).

Inghilterra

  • Anche se vincitrice, l’economia entra in crisi nel dopoguerra: scioperi, disoccupazione, decadenza dell’industria pesante.

  • Il sistema imperiale comincia a mostrare crepe: fermenti indipendentisti in India e Irlanda (con la guerra civile e l’indipendenza dell’Eire nel 1922).

  • Politicamente resta una monarchia parlamentare, con alternanza tra liberali e conservatori e un crescente Partito Laburista.

  • In confronto ad altri paesi (come l'Italia e la Germania) se la cava comunque meglio, sia rispetto alla fine della prima guerra mondiale, sia rispetto alla successiva crisi del crollo del 29.


3) Germania – dalla Repubblica di Weimar al nazismo





Dopo la guerra: il Trattato di Versailles (1919)

  • La Germania è considerata la principale responsabile della guerra.

  • Subisce:

    • Perdita di territori (Alsazia-Lorena, corridoio di Danzica, colonie).

    • Riduzione dell’esercito.

    • Riparazioni di guerra pesantissime (132 miliardi di marchi-oro).

  • Queste condizioni provocano risentimento nazionale e destabilizzazione.



Germania: La Repubblica di Weimar (1919–1933)

Nel gennaio 1919, nei primi mesi della Repubblica di Weimar, la Lega di Spartaco guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht tentò un’insurrezione comunista ispirata alla rivoluzione sovietica.

 L’obiettivo era rovesciare il governo socialdemocratico e instaurare una repubblica socialista dei consigli, ma il tentativo fu represso nel sangue dai Freikorps (corpi paramilitari di ex soldati).
  • Nasce a Weimar una repubblica democratica (riformista e non rivoluzionaria) con una costituzione moderna, ma con gravi fragilità. Deve confrontarsi con la crisi, con i nazionalisti che ancora si lamentavano dei generali arresti nella prima guerra mondiale e con la tensione con la Francia.

  • I primi anni sono segnati da tentativi di colpo di stato (Putsch spartachista nel 1919, Putsch di Kapp, Putsch di Monaco di Hitler nel 1923).

  • Nel 1923 scoppia la crisi della Ruhr perché Weimar non paga una rata dei suoi debiti (prima aveva calmato la situazione e c'era riuscita):

    • La Francia occupa militarmente questa regione industriale tedesca per ottenere il pagamento delle riparazioni.

    • I tedeschi rispondono con scioperi passivi, il governo stampa denaro → iperinflazione devastante.

 -- Ripresa e illusione

L'America convince la Francia a placarsi temporaneamente.
  • Con il piano Dawes (1924) e poi il piano Young (1929), la Germania riceve aiuti americani, e l’economia si riprende per un breve periodo.

  • Weimar conosce una fioritura culturale e artistica straordinaria *, ma rimane politicamente fragile.

 -- Crisi del 1929 e ascesa di Hitler

  • Il crollo di Wall Street travolge anche la Germania, che dipendeva fortemente dai capitali USA.

  • Disoccupazione e povertà fanno crescere i consensi per i partiti estremisti.

  • Adolf Hitler, leader del Partito Nazionalsocialista (NSDAP), sfrutta la rabbia contro Versailles, la paura del comunismo, l’antisemitismo e il nazionalismo.

  • Nel 1933, il presidente Hindenburg nomina Hitler cancelliere. Dopo l’incendio del Reichstag, Hitler ottiene pieni poteri.

  • Inizia la dittatura nazista, fondata sul totalitarismo, repressione del dissenso, antisemitismo e preparazione alla guerra.


4) Italia – dal dopoguerra al fascismo

-- “Vittoria Mutilata” e delusione post-bellica

  • L’Italia, pur vincitrice, non ottiene tutte le terre promesse nel Patto di Londra (1915).

  • Nascita del mito della “vittoria mutilata”, sfruttato dalla destra nazionalista.

  • I reduci, spesso disoccupati e frustrati, diventano terreno fertile per agitazioni.



 -- L’impresa di Fiume (1919)

  • Il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio occupa la città di Fiume, che l’Italia non aveva ottenuto.

  • È un’azione nazionalista e provocatoria, che anticipa molti simboli del fascismo (saluto romano, camicie nere, retorica imperialista).

  • D'Annunzio viene riportato indietro dall'esercito italiano per evitare problemi con la Jugoslavia.



 -- Il ritorno di Giolitti e il biennio rosso (1919–1920)

  • Crisi economica fortissima, inflazione, disoccupazione.

  • Scioperi, occupazioni di fabbriche, agitazioni contadine: si temono rivoluzioni simili a quella russa.

  • Giolitti prova a gestire con prudenza e legalità, ma l’ordine pubblico vacilla. Una sua vittoria è ottenere gli accordi per classificare Fiume città libera e ottenere l'Istria (non la Dalmazia che va alla Jugoslavia), economicamente e in politica interna la situazione è ancora più complicata. (Trattato di Rapallo).

  • Aumenta consenso per socialisti e popolari di Don Luigi Sturzo (1871 / 1859), ossia ex neutralisti pre guerra mondiale.


(CGDI : confederazione generale industria italiana) --> Padroni di industria
CGDL: confederazione generale del lavoro --> sindacati (socialisti riformisti)



 --- Nascita e trasformazione del fascismo

  • Benito Mussolini, ex socialista rivoluzionario (e giornalista: lavorò al socialista Avanti e al suo Popolo d'Italia), fonda nel 1919 i Fasci di Combattimento: movimento violento, antisocialista (o meglio, inizialmente coniuga socialismo e nazionalismo militarista), antiparlamentare.

  • Inizialmente il suo programma è socialista e abbastanza radicale: richiede le 8 ore lavorative, suffragio universale (anche femminile) organizzazione proletaria in fabbrica, una tassa progressiva ed è repubblicano. Coniuga però queste esigenze socialiste con il nazionalismo e l'interventismo.

  • Dal 1920–21 il fascismo si trasforma in movimento nazionalista, monarchico e conservatore, finanziato da industriali e agrari per fermare le rivolte operaie. Di fatti Mussolini accusava Giolitti di essere troppo morbido con le proteste.

  • Un esempio di violenza sono i "fatti d'Accursio" (novembre 1920) dove i fascisti attaccano i socialisti che vinsero le elezioni amministrative a Bologna, causando una decina di morti. In seguito attaccano anche sedi di partiti e giornali. 

  • Non vengono fermati da Giolitti e la polizia, che temono di più i socialisti. Ma nelle elezioni aumentano ancora di popolarità loro e i popolari. Giolitti si dimette, e i fascisti diventano un vero corpo paramilitare, nazionalista e pro industriali (partito nazionale fascista) perché Mussolini rischiava di perdere il suo posto di leader.

 --- Presa del potere

  • Le squadre fasciste (camicie nere) usano la violenza contro socialisti, sindacalisti, giornali.

  • Nel 1922 (27ottobre) Mussolini organizza la Marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III non lo ferma e non firma lo stato di assedio proposto dal presidente del consiglio Facta, che si dimette.. Di nuovo, il sovrano teme più la rivoluzione da sinistra.  Infine, il re affida il governo a Mussolini



 --- Dittatura e leggi fascistissime

Mussolini impone le dimissioni ai ministri popolari, e Don Luigi Sturzo deve accettare su ordine del Papa. Mussolini cambia legge elettorale: la prima forza ottiene 2\3 del potere e opera violenze durante le elezioni. Molti conservatori e liberali si uniscono a lui. 

Quello di Mussolini diventa un successo elettorale causato dalla violenza e dalle divisioni della sinistra. Matteotti (politico socialista riformista, deputato e segretario del Partito Socialista Unitario (PSU)) nel 24 denuncia brogli e violenze, e viene rapito, torturato e ucciso. 





Gli altri partiti provano ad isolare Mussolini non partecipando alle attività (secessione dell'Aventino), e Mussolini li ignora per iniziare la dittatura in modo esplicito.
  • Tra il 1925 e il 1926, dopo il delitto Matteotti e altri attentati, Mussolini abolisce la democrazia parlamentare.

  • stabilisce le Leggi fascistissime:

    • Unico partito ammesso.

    • Censura.

    • Tribunali speciali.

    • Confino politico per oppositori (giornali e partiti contro vengono sciolti)

    • Abolito il diritto di sciopero

    • Patti con la Chiesa (patti lateranensi nel 1929: il Papa ottiene città del Vaticano e un risarcimento per i danni dell'unità d'Italia, in cambio riconosce lo Stato Italiano)

    • Quel che mancava per essere una dittatura piena era la presenza del Re, che - in teoria - avrebbe potuto controllare l'esercito, nominare senatori e dimettere Mussolini.




 -- Economia fascista

  • Politica corporativa (teorica collaborazione tra lavoratori e imprese, in realtà controllo statale). Inizialmente c'è qualche innesto liberale, subito eliminato in favore degli industriali (ex dazi doganali per favorire merci, e grano interni)

  • Grandi opere pubbliche (bonifiche - 800. 000 ettari su 5 milioni previsti, autostrade).

  • Lira rivalutata (Quota 90), ma a costo di recessione. Infatti scendono i salari, diminuiscono le esportazioni e diminuisce la produzione agricola.

  • Battaglia del grano e autarchia (autosufficienza economica, mai raggiunta).

  • Nazionalizza industrie e banche

 --- Colonialismo e alleanze

  • Nel 1935–36 l’Italia invade l’Etiopia → sanzioni internazionali, ma successo propagandistico. Ben poco utile in termini economici. Questa decisione lo pone contro Francia e Inghilterra, Mussolini rimane isolato e si avvicina al Nazismo tedesco.

  • Nasce l’Asse Roma-Berlino (1936) e il Patto d’Acciaio con la Germania (1939) durante la guerra civile spagnola, dove Francisco Franco con un colpo di stato rovesciò il governo eletto del fronte popolare.

  • La crisi del 1929 colpisce duramente anche l’Italia, portando a un’economia ancora più controllata e militarizzata e oltre un milione e mezzo di disoccupati.

  • IRI (istituto per la ricostruzione industriale) e IMI (istituto mobiliare italiano) furono due strumenti chiave della risposta fascista alla crisi del 1929, segnando una statizzazione di fatto di gran parte dell’economia. Nonostante l’ideologia liberale iniziale del fascismo, si arrivò a una forte presenza dello Stato nell’economia. Paradossalmente, l’Italia fascista divenne uno dei paesi più statalizzati d’Europa prima della guerra.


In conclusione

Il dopoguerra fu un periodo di instabilità, crisi e radicalizzazione politica.

  • In Germania, la democrazia di Weimar crollò sotto il peso della crisi e della rabbia nazionale.

  • In Italia, la debolezza liberale e la paura del comunismo portarono all’ascesa del fascismo.

  • Francia e Inghilterra tentarono di mantenere l’ordine internazionale, ma non compresero fino in fondo i pericoli della Germania nazista e del revisionismo italiano.

Queste condizioni avrebbero preparato il terreno per il secondo grande conflitto mondiale, solo vent’anni dopo la fine del primo.




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Schemi e approfondimenti


* Arte e cultura nella repubblica di Weimar

REPUBBLICA DI WEIMAR (1919–1933) – FIORITURA CULTURALE


ARTI VISIVE

- Espressionismo → emozione, angoscia, deformazione

- Nuova Oggettività → realismo critico, denuncia sociale

  (Otto Dix, George Grosz)


ARCHITETTURA & DESIGN

- Bauhaus → forma = funzione, arte + industria

  (Walter Gropius)


TEATRO

- Teatro epico → politico, critico, straniamento

  (Bertolt Brecht)


CINEMA

- Espressionismo cinematografico → paura, alienazione, potere

  (Caligari, Metropolis – Fritz Lang)


LETTERATURA & FILOSOFIA

- Crisi dell’individuo, modernità, tecnica, masse

  (Thomas Mann, Hesse, Benjamin, Bloch)


MUSICA

- Cabaret, jazz, musica impegnata

  (Kurt Weill)


Dopo la Prima guerra mondiale. Problemi e conseguenze.

Conseguenze generali:

L’emancipazione femminile: dal lavoro nella prima guerra mondiale al suffragio femminile.

La Terza internazionale (Comintern) e la sua influenza in Europa
In Germania…
Dittature più importanti del ‘900
Ed altre…
In Italia…
il biennio rosso in italia

Totalitarismo: fascismo e nazismo

TOTALITARISMI: FASCISMO, NAZISMO, TOTALITARISMO



RIASSUNTI: 1) FASCISMO 2) NAZISMO 3) STALINISMO

Italia – dal dopoguerra al fascismo

🏵️ “Vittoria Mutilata” e delusione post-bellica

  • L’Italia, pur vincitrice NELLA PRIMA GUERRA MONDIALEnon ottiene tutte le terre promesse nel Patto di Londra (1915).

  • Nascita del mito della “vittoria mutilata”, sfruttato dalla destra nazionalista.

  • I reduci, spesso disoccupati e frustrati, diventano terreno fertile per agitazioni.

🚩 L’impresa di Fiume (1919)

  • Il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio occupa la città di Fiume, che l’Italia non aveva ottenuto.

  • È un’azione nazionalista e provocatoria, che anticipa molti simboli del fascismo (saluto romano, camicie nere, retorica imperialista).

  • D'Annunzio viene riportato indietro dall'esercito italiano per evitare problemi con la Jugoslavia.

🔄 Il ritorno di Giolitti e il biennio rosso (1919–1920)

  • Crisi economica fortissima, inflazione, disoccupazione.

  • Scioperi, occupazioni di fabbriche, agitazioni contadine: si temono rivoluzioni simili a quella russa.

  • Giolitti prova a gestire con prudenza e legalità, ma l’ordine pubblico vacilla. Una sua vittoria è ottenere gli accordi per classificare Fiume città libera e ottenere l'Istria, economicamente e in politica interna la situazione è ancora più complicata.

  • Aumenta consenso per socialisti e popolari di Don Luigi Sturzo (1871 / 1859), ossia ex neutralisti pre guerra mondiale.

👕 Nascita e trasformazione del fascismo

  • Benito Mussolini, ex socialista rivoluzionario (e giornalista, espulso dal 1914 per la sua idea interventista, dal giornale passo dal dirigere l'Avanti al Popolo d'Italia), fonda nel 1919 i Fasci di Combattimento: movimento violento, antisocialista (o meglio, inizialmente coniuga socialismo e nazionalismo militarista), antiparlamentare.

  • Dal 1920–21 il fascismo si trasforma in movimento nazionalista e conservatore, finanziato da industriali e agrari per fermare le rivolte operaie. Di fatti Mussolini accusava Giolitti di essere troppo morbido con le proteste.

  • Un esempio di violenza sono i "fatti d'Accursio" (novembre 1920) dove i fascisti attaccano i socialisti che vinsero le elezioni amministrative a Bologna, causando una decina di morti. In seguito attaccano anche sedi di partiti e giornali. 

  • Non vengono fermati da Giolitti e la polizia, che temono di più i socialisti. Ma nelle elezioni aumentano ancora di popolarità loro e i popolari. Giolitti si dimette, e i fascisti diventano un vero corpo paramilitare, nazionalista e pro industriali (partito nazionale fascista) perché Mussolini rischiava di perdere il suo posto di leader.

🥾 Presa del potere

  • Le squadre fasciste (camicie nere) usano la violenza contro socialisti, sindacalisti, giornali.

  • Nel 1922 (27ottobre) Mussolini organizza la Marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III non lo ferma e non firma lo stato di assedio proposto dal presidente del consiglio Facta, che si dimette.. Di nuovo, il sovrano teme più la rivoluzione da sinistra.  Infine, il re affida il governo a Mussolini

🛑 Dittatura e leggi fascistissime

Mussolini impone le dimissioni ai ministri popolari, e Don Luigi Sturzo deve accettare su ordine del Papa. Mussolini cambia legge elettorale (la prima forza ottiene 2\3 del potere) e opera violenze durante le elezioni. Molti conservatori e liberali si uniscono a lui. 

Quello di Mussolini diventa un successo elettorale causato dalla violenza e dalle divisioni della sinistra. Matteotti nel 24 denuncia brogli e violenze, e viene rapito, torturato e ucciso. 

Gli altri partiti provano ad isolare Mussolini non partecipando alle attività (secessione dell'Aventino), e Mussolini li ignora per iniziare la dittatura in modo esplicito.
  • Tra il 1925 e il 1926, dopo il delitto Matteotti e altri attentati, Mussolini abolisce la democrazia parlamentare.

  • stabilisce le Leggi fascistissime:

    • Unico partito ammesso.

    • Censura.

    • Tribunali speciali.

    • Confino politico per oppositori (giornali e partiti contro vengono sciolti)

    • Abolito il diritto di sciopero

    • Patti con la Chiesa (patti lateranensi nel 1929: il Papa ottiene città del Vaticano e un risarcimento per i danni dell'unità d'Italia, in cambio riconosce lo Stato Italiano)

    • Quel che mancava per essere una dittatura piena era la presenza del Re, che - in teoria - avrebbe potuto controllare l'esercito, nominare senatori e dimettere Mussolini (cosa che farà solo nel 1943).

💰 Economia fascista

  • Politica corporativa (teorica collaborazione tra lavoratori e imprese, in realtà controllo statale). Inizialmente c'è qualche innesto liberale, subito eliminato in favore degli industriali (ex dazi doganali per favorire merci, e grano interni)

  • Grandi opere pubbliche (bonifiche - 800. 000 ettari su 5 milioni previsti, autostrade).

  • Lira rivalutata (Quota 90), ma a costo di recessione. Infatti scendono i salari, diminuiscono le esportazioni e diminuisce la produzione agricola.

  • Battaglia del grano e autarchia (autosufficienza economica, mai raggiunta).

  • Nazionalizza industrie e banche

⚔️ Colonialismo e alleanze

  • Nel 1935–36 l’Italia invade l’Etiopia → sanzioni internazionali, ma successo propagandistico. Ben poco utile in termini economici. Questa decisione lo pone contro Francia e Inghilterra, Mussolini rimane isolato e si avvicina al Nazismo tedesco.

  • Nasce l’Asse Roma-Berlino (1936) e il Patto d’Acciaio con la Germania (1939) durante la guerra civile spagnola, dove Francisco Franco con un colpo di stato rovesciò il governo eletto del Fronte popolare.

  • La crisi del 1929 colpisce duramente anche l’Italia, portando a un’economia ancora più controllata e militarizzata e oltre un milione e mezzo di disoccupati.

  • IRI (istituto per la ricostruzione industriale) e IMI (istituto mobiliare italiano) furono due strumenti chiave della risposta fascista alla crisi del 1929, segnando una statizzazione di fatto di gran parte dell’economia. Nonostante l’ideologia liberale iniziale del fascismo, si arrivò a una forte presenza dello Stato nell’economia. Paradossalmente, l’Italia fascista divenne uno dei paesi più statalizzati d’Europa prima della guerra.


📌 In conclusione

Il dopoguerra fu un periodo di instabilità, crisi e radicalizzazione politica.

  • In Germania, la democrazia di Weimar crollò sotto il peso della crisi e della rabbia nazionale.

  • In Italia, la debolezza liberale e la paura del comunismo portarono all’ascesa del fascismo.

  • Francia e Inghilterra tentarono di mantenere l’ordine internazionale, ma non compresero fino in fondo i pericoli della Germania nazista e del revisionismo italiano.

Queste condizioni avrebbero preparato il terreno per il secondo grande conflitto mondiale, solo vent’anni dopo la fine del primo.


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Nazismo in Germania

Il contesto storico e la crisi del 1929

La nascita del Nazismo in Germania va inquadrata in un periodo molto turbolento, segnato da grandi sconvolgimenti economici, sociali e politici. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Germania era uscita sconfitta, umiliata dal Trattato di Versailles (1919) che imponeva pesanti riparazioni di guerra, perdite territoriali e un forte controllo militare limitativo. Questa condizione creò un clima di risentimento e frustrazione diffusa tra la popolazione tedesca.

Gli anni Venti videro un periodo di instabilità politica e crisi economica, accentuato dalla crisi del 1929, la Grande Depressione, che investì tutto il mondo ma colpì duramente la Germania, già fragile economicamente. Milioni di tedeschi persero il lavoro, la povertà aumentò, e il malcontento sociale cresceva.

In questo clima di disperazione e insicurezza, molte persone cercavano risposte forti e semplici, spesso nelle ideologie estremiste. Il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP), o Partito Nazista, guidato da Adolf Hitler (ex pittore mancato), seppe approfittare di questa situazione offrendo una narrazione che dava la colpa dei problemi tedeschi a "nemici interni ed esterni", in particolare agli ebrei, ai comunisti e alla Repubblica di Weimar, e promettendo il rilancio della Germania.

Hitler prometteva anche di non pagare i debiti di guerra alla Francia per risollevare la questione economica, spingendo - anche - verso l'odio per loro.


Le radici del razzismo e dell’antisemitismo in Germania

L’odio verso gli ebrei in Germania non era un’invenzione nazista: l’antisemitismo aveva radici profonde e risaliva a secoli prima, alimentato da pregiudizi religiosi, sociali ed economici. Nei decenni precedenti al Nazismo, anche in Germania erano presenti correnti razziste e antisemite, diffuse sia tra la popolazione che tra alcuni intellettuali e politici. Dopo la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, questa ostilità si intensificò, in parte per il cosiddetto “mito della cospirazione ebraica”, secondo cui gli ebrei avrebbero tradito la Germania dall’interno (accusa totalmente infondata).


Il fallito colpo di Stato a Monaco (1923)

Nel novembre 1923, Hitler e i nazisti tentarono un colpo di Stato a Monaco di Baviera, noto come il “Putsch di Monaco” o “Putsch della Birreria”. L’obiettivo era rovesciare il governo di Weimar e prendere il potere con la forza. Tuttavia, il tentativo fallì rapidamente: la polizia fermò la marcia e arrestò Hitler e i suoi complici.

Il processo che seguì divenne però un’occasione per Hitler di farsi conoscere a livello nazionale, potendo esporre le sue idee davanti a un pubblico più ampio. Hitler fu condannato a cinque anni di prigione, ma ne scontò solo meno di un anno in una prigione di massima sicurezza, durante il quale scrisse il suo libro più noto, Mein Kampf (La mia battaglia). In questo testo Hitler espose la sua ideologia: un miscuglio di nazionalismo estremo, antisemitismo virulento, anticomunismo, razzismo biologico e l’idea della supremazia della “razza ariana”.

In Pratica c'era il suo programma: non pagamento dei debiti alla Francia, unificazione con l'Austria, fine del parlamentarismo e lotta a ebrei e comunisti. 


La presa del potere

Dopo la sua scarcerazione, Hitler ricostruì il partito nazista puntando su una strategia politica più prudente, basata sulla conquista del potere attraverso le elezioni e il legame con i grandi proprietari piuttosto che con la forza. La Grande Depressione del 1929 accelerò la crisi e rese il terreno ancora più fertile per la propaganda nazista.

Prima del 29 il partito socialnazionalista era ridotto e poco potente. Un mix tra partito politico e sistema para militare retto dalle SA (squadre d'assalto di Ernst Rohm, collega di Hitler)

Ma con la crisi e le sue promesse Il partito nazista divenne progressivamente il più forte in Germania, sfruttando la crisi economica e sociale per attrarre masse di elettori delusi e disorientati. 

Nel 1928 ha solo il 2,5 % dei voti, che divengono 18, 3 % nel 1930, quando la rabbia dei poveri viene raccolta nel suo semplice odio. 

Nel 1932 prende il 37 % dei voti. 

Nel 1933, grazie anche a manovre politiche e accordi con le élite conservatrici, Hitler fu nominato cancelliere della Germania dal presidente Hindenburg.


Eliminazione degli oppositori e consolidamento del potere

Dopo aver assunto la carica di cancelliere, Hitler e il partito nazista aggredirono rapidamente le istituzioni democratiche tedesche. Con il pretesto dell’incendio del Reichstag (il Parlamento tedesco) nel febbraio 1933, attribuito ai comunisti, Hitler ottenne poteri straordinari attraverso il cosiddetto “Decreto per la protezione del popolo e dello Stato” che sospese le libertà civili.

Vennero immediatamente perseguitati e imprigionati oppositori politici, comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, e chiunque fosse considerato una minaccia al regime. Le leggi razziali cominciarono a essere introdotte, mirando soprattutto agli ebrei, esclusi dalla vita pubblica, dai lavori, dalle scuole e dalla società in generale.

Il Terzo Reich e il funzionamento del regime

Dal 1933 fino al 1945, Hitler governò la Germania come Führer, instaurando il cosiddetto Terzo Reich (Reich significa “impero” o “regno”. Col primo Reich si intende quello di Ottone I che deriva da Carlo Magno, con il secondo quello di Re Guglielmo nel 1871). Era un regime totalitario, fondato sulla dittatura personale di Hitler, la propaganda di massa, il controllo della società, la repressione di ogni opposizione e la militarizzazione del paese.

Il regime era basato su un’ideologia razzista e antisemita, che cercava di creare una “comunità nazionale” (Volksgemeinschaft) basata su criteri di purezza razziale. Ogni aspetto della vita era controllato dal partito nazista, che usava la polizia segreta (la Gestapo) per eliminare dissidenti e diffondere paura.


L’eliminazione di Röhm e la Notte dei lunghi coltelli (1934)

Uno degli episodi più sanguinosi del consolidamento nazista fu la cosiddetta “Notte dei lunghi coltelli” nel giugno 1934. Ernst Röhm, capo delle SA (Sturmabteilung, le “camicie brune”), era uno dei più stretti alleati di Hitler ma era diventato un potenziale rivale. Le SA erano una milizia paramilitare violenta e molto numerosa, che spaventava le élite militari e politiche.

Hitler ordinò l’eliminazione di Röhm e di molti altri esponenti delle SA, in un massacro politico che eliminò tutte le minacce interne al partito. Questo consolidò il controllo di Hitler e rese le SA subordinate all’esercito e alla SS, che divenne la vera polizia politica del regime.


LE LEGGI DI NORIMBERGA (1935)
All'interno del folle programma di Hitler sulla purezza della razza, che prevedeva l'eliminazione dei non ariani, la sterilizzazione dei "minorati" fisici e l'eliminazione dei disabili, furono colpiti, prima legalmente, poi privatamente e poi sistematicamente soprattutto gli ebrei.
Con le leggi di Norimberga gli ebrei perdono i diritti civili, vengono chiusi nei ghetti e costretti a portare umilianti segni di riconoscimento.

La Notte dei Cristalli (1938)

Un altro momento simbolico della persecuzione antiebraica fu la cosiddetta “Notte dei Cristalli” (Kristallnacht) del novembre 1938. In seguito all’assassinio di un diplomatico tedesco a Parigi da parte di un giovane ebreo polacco, le autorità naziste organizzarono un’ondata di violenza contro la popolazione ebraica in tutta la Germania e Austria.

Furono distrutte sinagoghe, negozi e case di ebrei, centinaia furono uccisi o arrestati. Il nome “Notte dei Cristalli” deriva dalle vetrine rotte ovunque. Questo evento rappresentò una svolta, perché segnò l’inizio della persecuzione aperta e sistematica degli ebrei.


La Shoah e la persecuzione sistematica degli ebrei

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), la politica antisemita del regime si trasformò in un piano di sterminio sistematico, noto come Shoah o Olocausto. Milioni di ebrei furono deportati nei campi di concentramento e di sterminio (come Auschwitz, Treblinka, Sobibor), dove furono uccisi con metodi industriali.

La Shoah fu l’apice della violenza nazista e il più tragico genocidio della storia moderna, che coinvolse anche altri gruppi considerati “nemici” o “inferiori” dal regime: zingari, omosessuali, disabili, oppositori politici.

La Chiesa (vd approfondimento sotto) non ebbe una posizione chiara nei confronti del Regime e neppure del genocidio, a parte qualche debole critica nel 1937. Alcuni generali militari tentarono invece di uccidere Hitler, ma senza successo.


Occupazione e politica espansionistica

L'idea della guerra e del dominio era già scritta nei programmi e nella mente di Hitler. La Germania venne messe in economia di guerra, con corrispettiva occupazione azzerata, bassi stipendi, lavori pubblici e incremento delle industrie belliche per il riarmo.

Nel 1934 Hitler si allontana dalla conferenza di Ginevra che cercava di limitare le armi e poi, dalla società delle nazioni che tentava di unire i popoli per evitare gli scontri. 

A questo punto (inizialmente) Francia, Inghilterra e Italia si distanziano dalla Germania in una riunione a Stresa. Ma l'Italia cambierà alleato poco dopo perché condannata per l'attacco all'Etiopia Nel 36 nasce l'asse Roma Berlino e Mussolini imiterà con le leggi razziali quelli di Norimberga, anche se in Italia non c'era una precedente cultura razzista.

La Russia, con Stalin prepara un accordo con la Francia sapendo o intuendo le idee di Hitler, ma Inghilterra e Francia scelgono di non intervenire contro le progressive mire tedesche.

Prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, il Nazismo mise in atto una politica di espansione territoriale aggressiva, basata sull’ideologia del “Lebensraum” (“spazio vitale”), cioè la necessità per il popolo tedesco di conquistare nuove terre, soprattutto a Est, a spese di popoli considerati inferiori.

Nel 1936 occupò la Renania, violando il Trattato di Versailles; nel 1938 annetté l’Austria (Anschluss); poi si impadronì dei Sudeti (con la scusa che erano un popolo di lingua tedesca) in Cecoslovacchia e infine occupò completamente la Cecoslovacchia nel 1939. Questi atti portarono inevitabilmente allo scoppio della guerra, quando la Germania invase la Polonia nel settembre 1939.

Nel 1938 in effetti c'è un tentativo diplomatico a Monaco, ma Hitler lo ignora. Churchill criticherà poi le scelte dei predecessori franco/ inglesi: " Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra."


Sintesi dell’ideologia e del funzionamento del regime

L’ideologia nazista era una miscela di nazionalismo estremo, razzismo biologico e anticomunismo, con una forte componente di culto della personalità attorno a Hitler. Il regime mirava a unificare il popolo tedesco sotto un’identità “pura” e a costruire un impero che durasse mille anni (da qui il nome “Terzo Reich”).

Il potere era centralizzato e totalitario: ogni aspetto della vita politica, sociale, culturale ed economica era controllato dallo Stato nazista. La propaganda, la repressione, la paura e l’uso massiccio della violenza erano gli strumenti fondamentali per mantenere il controllo.


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LO STALINISMO IN RUSSIA

Contesto: dalla Rivoluzione al dopo-Lenin (1917-1924)

Lo stalinismo non nasce dal nulla: affonda le sue radici nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917, quando i bolscevichi, guidati da Lenin, rovesciano il governo provvisorio russo e instaurano un regime socialista ispirato al marxismo. Il nuovo Stato, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), nasce nel 1922 dopo una lunga guerra civile tra "bianchi" (controrivoluzionari) e "rossi" (comunisti), che rafforza la convinzione bolscevica della necessità di un potere centralizzato e autoritario per sopravvivere.

Alla morte di Lenin nel 1924 si apre una lotta per la successione, che vede Stalin, segretario generale del Partito Comunista, emergere gradualmente come figura dominante, sconfiggendo rivali come Trockij, che verrà poi esiliato e assassinato. Stalin sfrutta abilmente la sua posizione per costruire un sistema di potere personale all'interno del partito.


L’ascesa di Stalin e la trasformazione dell’URSS (1924-1929)

Negli anni successivi alla morte di Lenin, Stalin abbandona la cosiddetta NEP (Nuova Politica Economica), una forma di economia mista introdotta da Lenin per far ripartire il paese dopo la guerra civile. La NEP lasciava margini all'iniziativa privata, ma Stalin la considera pericolosa e borghese.

A partire dal 1928, Stalin lancia la collettivizzazione dell’agricoltura e il primo piano quinquennale, che segnano l’inizio dello stalinismo vero e proprio: un sistema autoritario, centralizzato, fondato sulla pianificazione forzata e sulla repressione politica.


Collettivizzazione forzata e carestie (fine anni '20 - inizio '30)

L’obiettivo di Stalin è trasformare l’URSS in una potenza industriale, e per farlo decide di sottomettere l’agricoltura al controllo statale. I contadini vengono costretti a entrare nei kolchoz (fattorie collettive) e nei sovchoz (fattorie statali), abbandonando la proprietà privata.

La resistenza dei contadini, soprattutto dei kulaki (i contadini più ricchi), viene duramente repressa: centinaia di migliaia vengono deportati nei gulag o fucilati. La collettivizzazione provoca una catastrofica carestia, in particolare in Ucraina, nota come Holodomor (1932-33), che causa milioni di morti. Stalin nega l’esistenza della carestia e impedisce ogni forma di aiuto.


I piani quinquennali e l’industrializzazione

Parallelamente, Stalin promuove una rapidissima industrializzazione, pianificata dallo Stato attraverso i piani quinquennali, con obiettivi di produzione altissimi, specialmente nel settore pesante (acciaio, carbone, energia). I risultati sono impressionanti in termini di crescita industriale, ma i costi umani sono altissimi: ritmi di lavoro disumani, incidenti, repressione e scarsa qualità dei beni prodotti.

La società viene mobilitata come un esercito, dove il cittadino è visto come un ingranaggio del grande meccanismo statale. La disciplina è ferrea, la propaganda onnipresente.


Il Grande Terrore e le purghe (1936-1938)

Il periodo più cupo dello stalinismo è quello del Grande Terrore. Temendo nemici interni, Stalin avvia una serie di purghe per eliminare ogni potenziale oppositore, reale o immaginario. Vengono organizzati processi-spettacolo contro vecchi bolscevichi accusati di tradimento, spionaggio o complotti.

Milioni di persone vengono arrestate, torturate e condannate nei Gulag, campi di lavoro forzato situati in regioni remote e inospitali (Siberia, Artico). Tra il 1936 e il 1938 si stima che oltre 700.000 persone siano state fucilate. Nessuno è al sicuro: intellettuali, militari, dirigenti di partito, operai, contadini, perfino semplici cittadini accusati sotto tortura o per delazione.


Il Gulag e la repressione sistematica

Il sistema del Gulag diventa parte integrante dell’economia sovietica: milioni di prigionieri vi lavorano in condizioni disumane per costruire dighe, strade, scavare miniere, o semplicemente per sopravvivere fino alla morte. Il terrore è lo strumento principale di controllo sociale: chiunque può essere denunciato, anche per motivi banali.


Il culto della personalità

Stalin costruisce attorno a sé un vero e proprio culto della personalità. Viene rappresentato come il “padre dei popoli”, l’unico in grado di guidare l’URSS verso il socialismo. La sua immagine è ovunque: nelle scuole, nelle fabbriche, sui manifesti, nei film e nei libri.

La storia ufficiale viene riscritta per esaltarlo e cancellare i suoi rivali (come Trockij), che spariscono anche dalle fotografie. Ogni successo è attribuito a lui, ogni fallimento a traditori o sabotatori.


Ideologia stalinista

L’ideologia ufficiale rimane il marxismo-leninismo, ma in realtà viene reinterpretato da Stalin in modo dogmatico e strumentale. Il partito è l’unico depositario della verità; la democrazia è sostituita dalla disciplina di partito; il socialismo deve essere costruito in un solo paese (e non più come rivoluzione internazionale, come voleva Trockij).

Il comunismo stalinista è autoritario, militarizzato, repressivo, e considera la violenza come mezzo legittimo per raggiungere gli obiettivi rivoluzionari.


Politica estera e preparazione alla guerra

Negli anni Trenta, l’URSS è formalmente isolata, ma Stalin si muove con cautela. Si oppone al fascismo ma non interviene in modo diretto contro la Germania nazista fino al 1939. Proprio nel 1939 firma con Hitler il Patto Molotov-Ribbentrop, un accordo di non aggressione che include clausole segrete per la spartizione della Polonia e dei paesi baltici.

Questo patto è scioccante per molti comunisti europei, ma per Stalin serve a guadagnare tempo e rafforzare le difese sovietiche. Nel 1939 l’URSS invade la Polonia orientale (in accordo con la Germania), poi la Finlandia, e nel 1940 annette Estonia, Lettonia e Lituania.


L’URSS entra nella Seconda Guerra Mondiale

Nel giugno 1941, Hitler rompe il patto e invade l’Unione Sovietica (Operazione Barbarossa). Stalin viene colto impreparato, ma mobilita l’intero paese in una “grande guerra patriottica”. Il popolo sovietico combatte duramente, e dopo grandi perdite, l’URSS riesce a respingere i nazisti e, nel 1945, a raggiungere Berlino, diventando una superpotenza mondiale.


Conclusione

Lo stalinismo è stato uno dei regimi più autoritari e repressivi del Novecento. Pur avendo industrializzato il paese e portato l’URSS a giocare un ruolo chiave nella sconfitta del nazismo, ha provocato decine di milioni di morti tra carestie, purghe, deportazioni, lavoro forzato e repressione.

Stalin ha trasformato un’ideologia rivoluzionaria in un sistema burocratico, centralizzato e violento, con al centro il potere assoluto del leader, la paura come strumento di governo, e la cancellazione sistematica della verità storica.


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SCHEMI, MATERIALI E APPROFONDIMENTI


Il Fascismo in Italia



Il Nazismo in Germania
Il Comunismo in Russia
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Altro, approfondimenti e materia di discussione:

Sistema repressivo del fascismo

Dopo l’instaurazione della dittatura vera e propria nel 1925, Mussolini costruì un apparato repressivo capillare, volto a:

  • Schiacciare ogni opposizione

  • Controllare la popolazione

  • Sopprimere il dissenso anche senza prove formali


🔴 1. Leggi Fascistissime (1925–26)

  • Aboliscono la libertà di stampa, associazione, sciopero.

  • Vengono sciolti tutti i partiti tranne quello fascista.

  • Il capo del governo (Mussolini) risponde solo al Re, non più al Parlamento.

  • Viene introdotta la pena di morte per reati politici (dal 1926).


🔵 2. Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (1926)

  • Un tribunale politico incaricato di giudicare reati contro il regime.

  • Processava oppositori accusati di:

    • cospirazione,

    • propaganda sovversiva,

    • attentati o anche semplici critiche al regime.

  • Le pene potevano essere carcere duro o pena di morte.


🟠 3. OVRA (Opera di Vigilanza Repressione Antifascista)

  • Polizia politica segreta, creata nel 1927 sotto Arturo Bocchini.

  • Svolgeva sorveglianza continua, intercettazioni, infiltrazioni nei movimenti sospetti.

  • Collaborava con la polizia ordinaria, raccoglieva dossier su intellettuali, studenti, lavoratori, militari.


🟡 4. Confino di polizia 🏝️

  • Non serviva una condanna, bastava un sospetto o una segnalazione.

  • I soggetti venivano mandati in luoghi remoti o isole (Ventotene, Lipari, Ustica, Ponza…).

  • Durata variabile: spesso anni, rinnovabile arbitrariamente.

  • Alcuni confinati celebri: Sandro Pertini, Antonio Gramsci (prima del carcere), Spinelli, Rossi, Colorni.


🟢 5. Censura e propaganda

  • Tutti i mezzi di comunicazione erano controllati:

    • stampa, radio, cinema, editoria.

  • La censura preventiva bloccava contenuti sgraditi.

  • I media dovevano esaltare Mussolini e il regime (culto del Duce).

  • La scuola venne trasformata in strumento di indottrinamento.


⚫ 6. Squadrismo e violenza extralegale

  • Le squadre fasciste continuarono ad agire anche dopo l’instaurazione della dittatura, con pestaggi, minacce e omicidi (es. Matteotti, 1924).

  • Questo era un braccio armato informale, utile per reprimere con la forza ciò che non si poteva colpire legalmente.

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IL FASCISMO ERA UNA DITTATURA PERFETTA COME IL NAZISMO?

Cosa si intende per "dittatura perfetta"?

Una dittatura perfetta, o "totalitaria piena", è un regime in cui:

  • Lo Stato controlla ogni aspetto della vita pubblica e privata (politica, economia, cultura, educazione, pensiero).

  • Non esistono spazi di libertà o di opposizione (neppure segreti).

  • C’è una vera e propria "religione politica" incentrata sul leader e sull’ideologia.

  • Il partito è l’unica fonte del potere, e si fonde completamente con lo Stato.

Esempi: la Germania nazista, l’URSS di Stalin, la Corea del Nord oggi.


🟥 Perché il fascismo fu una dittatura imperfetta

1. Il Re e lo Stato monarchico non vennero aboliti

  • Il re Vittorio Emanuele III rimase formalmente capo dello Stato.

  • Mussolini era "Capo del Governo", ma non dittatore assoluto per legge.

  • Fu proprio il Re, nel 1943, a far arrestare Mussolini: una vera dittatura non avrebbe permesso questo.


2. Lo Stato liberale sopravvisse in parte

  • Le istituzioni dello Stato liberale (ministeri, burocrazia, esercito, scuola) rimasero al loro posto.

  • Mussolini cercò di fascistizzarle, ma non le rivoluzionò completamente come accadde in Germania con la Gleichschaltung (nazificazione totale).


3. Non esiste un’ideologia totalitaria sistematica

  • Il fascismo non ha una dottrina coerente e organica: era più pragmatico, contraddittorio, adattabile.

  • Si presentava come antiborghese ma fu sostenuto dai grandi industriali; rivoluzionario ma monarchico; anticlericale all’inizio e poi alleato della Chiesa (Patti Lateranensi).


4. Opposizione clandestina e resistenza culturale

  • Anche nei vent’anni di regime ci furono:

    • reti clandestine antifasciste (es. Giustizia e Libertà)

    • intellettuali critici (es. Benedetto Croce)

    • sacche di resistenza popolare

  • Non ci fu il controllo assoluto delle coscienze, come invece aspirava il totalitarismo.


5. La società non fu completamente mobilitata

  • Le organizzazioni di massa (ONB, GIL, Dopolavoro, ecc.) furono molto diffuse, ma non sempre efficaci nel controllare tutti.

  • Molti italiani simulavano adesione al regime per opportunismo o necessità, ma non credevano davvero nell’ideologia fascista.

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LA CHIESA: I PAPI DI FINE OTTOCENTO E DURANTE I TOTALITARISMI

1. Pio IX (1846–1878)

👉 Il papa più longevo della storia dopo San Pietro.

  • All'inizio fu visto come un riformista, ma dopo i moti del 1848 e la fuga da Roma si irrigidì.

  • Condannò il liberalismo, il socialismo, il razionalismo con il Sillabo degli errori (1864).

  • Guidò la Chiesa durante il processo di unificazione italiana:

    • Perse lo Stato Pontificio nel 1870 con la breccia di Porta Pia. (Non expedit: i cattolici non devono partecipare alla politica)

    • Rifiutò il nuovo Stato italiano, si dichiarò "prigioniero in Vaticano".

  • Concilio Vaticano I (1869-70): proclamò il dogma dell’infallibilità papale.


2. Leone XIII (1878–1903)

👉 Più aperto al dialogo con il mondo moderno rispetto a Pio IX.

  • Famoso per l'enciclica Rerum Novarum (1891), in cui:

    • Difende i diritti dei lavoratori,

    • Critica sia il capitalismo selvaggio che il socialismo marxista,

    • Getta le basi per la dottrina sociale della Chiesa.

  • Tenta un riavvicinamento culturale con il mondo moderno (es. promozione del tomismo e del pensiero di San Tommaso d'Aquino).

  • Anche lui non riconosceva lo Stato italiano, ma cercava soluzioni diplomatiche.


3. Pio X (1903–1914)

👉 Papa molto tradizionalista, oggi santo.

  • Lottò duramente contro il modernismo teologico, definendolo la "sintesi di tutte le eresie".

  • Riformò la liturgia e la musica sacra; introdusse la comunione precoce per i bambini.

  • Continuò la linea di non riconoscimento dello Stato italiano.

  • Nel campo politico, condannò la partecipazione diretta dei cattolici alla vita politica italiana (fino al 1914, quando fu ammorbidita la linea).

  • Morì poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, con cui non fu mai d'accordo.


In breve, questi papi guidarono la Chiesa in un periodo difficile, segnato:

  • dalla perdita del potere temporale,

  • dal conflitto con lo Stato italiano,

  • dalla nascita della questione sociale e del movimento operaio.

Quando salì Benedetto XV, nel 1914, la Chiesa si trovava ancora isolata sul piano politico, ma con il fascismo (e i Patti Lateranensi del 1929) recupererà un riconoscimento ufficiale.

I papi durante il periodo nazifascista

1. Benedetto XV (1914–1922)

  • Papa durante la Prima guerra mondiale.

  • Neutrale e pacifista, criticò aspramente il conflitto.

  • Il fascismo nacque proprio negli ultimi anni del suo pontificato, ma non prese posizione netta sul fenomeno (era ancora in fase iniziale).

  • Ammorbidì il divieto politico ai cattolici, permettendo di votare per il partito popolare di don Luigi Sturzo (1919)


2. Pio XI (1922–1939)

👉 Papa durante quasi tutto il ventennio fascista e l'ascesa del nazismo.

🇮🇹 In Italia:

  • Nel 1929 firma i Patti Lateranensi con Mussolini.

    • Fine della "questione romana": la Chiesa riconosce lo Stato italiano, e lo Stato riconosce il papato.

    • Nasce lo Stato della Città del Vaticano.

    • Il cattolicesimo diventa religione di Stato.

  • In cambio, la Chiesa ottiene:

    • controllo sull’educazione religiosa;

    • libertà per l’Azione Cattolica;

    • privilegi per i sacerdoti e il clero.

✅ Questi Patti sono spesso interpretati come una forma di alleanza pragmatica tra fascismo e Chiesa: entrambi cercavano legittimazione e influenza sulla società italiana.

🇩🇪 In Germania:

  • Nel 1933, il Vaticano firma un concordato con Hitler (Reichskonkordat).

    • In teoria serviva a proteggere i diritti della Chiesa cattolica in Germania.

    • In pratica, fu strumentalizzato dal regime nazista per accreditarsi come forza "rispettabile".

    • Subito dopo, Hitler violò molti punti del concordato, perseguitando anche i cattolici.

⚠️ Ma attenzione:

  • Pio XI non fu un sostenitore delle dittature in senso ideologico.

  • Negli ultimi anni del suo pontificato:

    • Criticò apertamente il razzismo nazista e l’antisemitismo fascista (Enciclica Mit brennender Sorge, 1937).

    • Preparava un’ulteriore enciclica contro il fascismo e il razzismo (mai pubblicata per la sua morte nel 1939).


3. Pio XII (1939–1958)

👉 Papa durante la Seconda guerra mondiale e l’Olocausto.

  • Eletto pochi mesi prima dell’inizio del conflitto.

  • Ex Segretario di Stato vaticano: conosceva bene la diplomazia e i regimi totalitari.

  • Scelse la via della neutralità ufficiale, per proteggere la Chiesa e i cattolici nei paesi occupati.

  • Criticato per:

    • non aver mai condannato apertamente l’Olocausto o nominato Hitler direttamente, anche quando conosceva le persecuzioni.

    • Essere stato troppo prudente o silenzioso.

Lavori e attività 2026

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