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venerdì 25 aprile 2025

Ellenismo: epicureismo, scetticismo e stoicismo

 Ellenismo



 L’ELLENISMO – Storia e contesto (323 a.C. – 31 a.C.)

✦ Definizione:

L’Ellenismo è il periodo della storia e della cultura greca che inizia con la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e termina con la battaglia di Azio (31 a.C.), quando Roma conquista definitivamente l’Oriente ellenico.

✦ Eventi principali:

  • 323 a.C.: Morte di Alessandro Magno → il suo impero viene diviso tra i suoi generali (i Diadochi).

  • Nascono i regni ellenistici: Egitto tolemaico, Siria seleucide, Macedonia, ecc.

  • Cultura greca si fonde con elementi orientali, dando origine a una civiltà cosmopolita, raffinata, ma anche disorientata.

  • 31 a.C.: Ottaviano sconfigge Antonio e Cleopatra → inizio del dominio romano.

✦ Caratteristiche storiche e culturali:

  • Fine delle polis (città-stato autonome): le persone perdono il senso di appartenenza civica.

  • Nascita di grandi monarchie cosmopolite, più distanti dalla vita quotidiana del cittadino, che diviene suddito, ma anche individuo.

  • L’individuo si sente isolato, spaesato, e cerca sicurezza non più nella politica, ma nella vita interiore, nella filosofia come guida personale. La filosofia lascia i cieli di Platone e diventa medicina dei turbamenti del vivere.

  • Una sede fondamentale diviene quella di Alessandria d'Egitto, fondata da Alessandro Magno intorno al 331 aC, organizzata poi per la prima volta per autore e titolo da Demetrio Falereo (345 / 282 ac). Ad Alessandria c'era anche il Museo (casa delle muse, dove si faceva ricerca: dall'astronomia alla medicina).

  • Le diverse culture si riuniscono sotto una medesima lingua / cultura di derivazione greca (Koinè)

  • In questo periodo si perfeziona il modello astronomico antico (geocentrico) con Claudio Tolomeo (100 / 170 dc) e il suo Almagesto (abbiamo solo la versione araba) ma, prima, nel 310 ac Aristarco propose per la prima volta un primo modello eliocentrico.


📚 2. FILOSOFIA DELL’ELLENISMO – Le quattro scuole principali

Durante l’Ellenismo la filosofia diventa terapeutica: serve a vivere bene, a raggiungere la felicità o l’imperturbabilità, non più solo a conoscere il mondo.

1. Stoicismo

  • Fondatore: Zenone di Cizio (fine IV sec. a.C.)

  • Dottrina: la felicità si raggiunge vivendo secondo ragione e natura, accettando il destino con serenità.

  • Valori: virtù, autodisciplina, apatia (assenza di passioni), cosmopolitismo.

  • Filosofi principali: Zenone, Cleante, Crisippo → in epoca romana: Seneca, Epitteto, Marco Aurelio.

2. Epicureismo

  • Fondatore: Epicuro (341–270 a.C.)

  • Dottrina: il bene supremo è il piacere, inteso come assenza di dolore (atarassia e aponia).

  • Filosofia pratica: vivere ritirati, coltivare l’amicizia, eliminare la paura degli dèi e della morte.

  • Filosofi principali: Epicuro → in epoca romana: Lucrezio.

3. Scetticismo

  • Fondatore: Pirrone di Elide

  • Dottrina: non possiamo conoscere nulla con certezza → bisogna sospendere il giudizio (epoché).

  • Scopo: raggiungere la tranquillità dell’animo (atarassia).

  • Filosofi principali: Pirrone, Timone, Arcesilao, Carneade, Sesto Empirico.

4. Cinismo

  • Fondatore: Antistene (discepolo di Socrate), reso celebre da Diogene di Sinope.

  • Dottrina: rifiuto dei beni materiali, ritorno alla natura, vita povera e libera da convenzioni sociali.

  • Provocatorio: il cinico vive con il minimo necessario, dimostrando l’inutilità delle ricchezze e delle regole.


L’ellenismo è l’epoca della crisi del cittadino e della nascita dell’uomo cosmopolita.

La filosofia non cerca più la verità assoluta, ma la salvezza dell’individuo, diventando cura dell’anima.

A Roma alcuni intellettuali cercarono di fondere il meglio delle scuole elleniche in senso pragmatico in un movimento chiamato Eclettismo: il suo esponente principale è Cicerone (106/ 43 ac).

Cicerone (106-43 a.C.): non fu un filosofo sistematico, ma un mediatore culturale tra la filosofia greca e il mondo romano.



  • Aderì allo scetticismo probabilistico di Carneade. Seguendo lo stoico Crisippo cerca di conciliare libertà umana e fato dell'universo (Logos)

  • Cercò di conciliare la filosofia con l’impegno politico e la virtù civica.

  • Tradusse e divulgò le dottrine stoiche, epicuree e accademiche in latino.

  • Esaltò l’importanza della retta ragione (recta ratio) e del dovere (officium) per guidare l’azione.

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LE SCUOLE FILOSOFICHE ELLENICHE



SCETTICISMO

Lo scetticismo è una corrente filosofica che dubita della possibilità di raggiungere una conoscenza certa. Il termine viene dal greco  SKÈPSIS che significa indagine, ricerca, ma anche dubbio.

Per lo scetticismo l'inconoscibilità della verità non è un'esperienza negativa: il suo riconoscimento, anzi, porta all'imperturbabilità della mente. 

I vari autori di questa corrente cercano di portare prove del loro essere scettici, una di queste è il continuo scontro tra le varie dottrine filosofiche: se la verità fosse conoscibile, sarebbero d'accordo.

 I principali scettici sono:

  • Pirrone di Elide (360 / 270 a.C.): fondatore dello scetticismo, accompagnò Alessandro magno in alcuni dei suoi viaggi. Sosteneva che, poiché non possiamo conoscere la realtà con certezza, è meglio sospendere il giudizio (epochè) e vivere seguendo le abitudini, ottenendo così l’imperturbabilità (atarassia).

Si pone 3 domande fondamentali e cerca di rispondervi: 

a) Qual è la natura delle cose? Non possiamo conoscere la vera essenze delle cose, ma solo i fenomeni (apparenza). 

b) Con quale atteggiamento le incontriamo? Visto che non possiamo conoscerle, dovremmo usare la prudenza, sospendere il giudizio (epochè).

c) Quali sono le conseguenze? Con la sospensione del giudizio otteniamo l'imperturbabilità della mente (atarassia)

  • Sesto Empirico


    (II sec. d.C.): medico e filosofo, è la nostra fonte principale sullo scetticismo antico. Approfondì la pratica della sospensione del giudizio, mostrando che per ogni argomento esiste un contro-argomento altrettanto valido.

Critica i principali metodi di ragionamento:

- L'induzione: è sempre passibile di errore e confutazione, e non potrà mai cogliere al suo interno tutti i casi possibili.
- Deduzione: compie l'errore di includere nelle premesse ciò che si vuole dimostrare.
- Causa: secondo Pirrone non può essere né prima né contemporanea al suo effetto, e quindi non è valida.
- La concezione di Dio stoica (che era quella di un dio materiale): se ha corpo è effimero e soggetto ai turbamenti, e quindi non è un dio. Per Sesto l'unico atteggiamento razionale di fronte al divino è quello dello scetticismo / agnosticismo.


  • Scuola scettica accademica (legata all’Accademia platonica):

    • Arcesilao (III sec. a.C.) (315 / 240 ac): introdusse lo scetticismo nell’Accademia, rifiutando ogni conoscenza certa. Possiamo affidarci solo alla prudenza e al buon senso.

    • Carneade (II sec. a.C.): affermò che non possiamo avere certezze, ma solo gradi di probabilità, su cui possiamo comunque agire nella vita pratica.

Agrippa (I secolo dc) Lo conosciamo tramite Sesto Empirico perché non ha lasciato opere, ma sosteneva 5 argomenti in favore dello scetticismo.

1. La discordanza delle scuole comporta l'inconoscibilità della verità.
2. La progressione infinita dei principi primi comporta l'impossibilità di raggiungerli e dimostrarli.
3. La relazione soggettiva che abbiamo con ogni cosa implica la non oggettività della conoscenza.
4. Il ragionamento per ipotesi comporta l'assunzione di una di queste premesse per convenzione.
5. La circolarità di molti ragionamenti, che li invalida.


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Epicuro, nato a Samo nel 341 aC


La sua scuola ad Atene (la filosofia del giardino), entrò in opposizione con l'accademia Platonica e il Liceo aristotelico e durò fino al IV secolo dc.

Vedi la sua filosofia quÈi

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Ipazia d'Alessandria (370 / 415 dc)



Biografia di Ipazia

  • Nata: ad Alessandria d’Egitto intorno al 360-370 d.C.

  • Morta: nel 415 d.C., sempre ad Alessandria.

  • Figlia del matematico e filosofo Teone di Alessandria, fu educata in un ambiente colto e neoplatonico.

  • Guidava la Scuola di Alessandria, un’importante istituzione filosofica, e insegnava filosofia, matematica e astronomia.

  • Era una donna pagana in un mondo che stava diventando sempre più cristiano: fu ammirata e rispettata anche da intellettuali cristiani, ma anche osteggiata per motivi religiosi e politici.

Morte - Fu forse la prima martire del libero pensiero

  • Venne uccisa brutalmente nel 415 d.C. da una folla di fanatici cristiani, sobillata probabilmente da sostenitori del vescovo Cirillo di Alessandria.

  • Le fonti (come Socrate Scolastico) raccontano che fu aggredita in strada, trascinata in una chiesa, scarnificata con cocci aguzzi, fatta a pezzi e bruciata. [film: Agorà]

  • La sua morte è vista come simbolo della fine del mondo classico, della libertà di pensiero, e della violenza religiosa.

Lavori

  • Nessuna sua opera è giunta fino a noi, ma è nota per:

    • Commenti a opere di Apollonio (coniche) e Diophanto (aritmetica).

    • Probabili interventi editoriali nelle opere del padre Teone.

    • Studi di astronomia e strumenti scientifici: si dice abbia migliorato l’astrolabio e costruito un idroscopio.

  • Fu più commentatrice e divulgatrice che autrice originale, ma con altissimo livello scientifico.

Perché è considerata filosofa

  • Era a capo della scuola neoplatonica di Alessandria: insegnava filosofia platonica, probabilmente in chiave plotiniana (cioè spirituale e mistica).

  • Il suo ruolo era simile a quello di una guida morale e intellettuale.

  • Dialogava con filosofi, politici e anche cristiani, mantenendo una posizione razionale, etica e dialogante, che incarnava il ruolo classico del filosofo come maestro di vita.

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STOICISMO

Lo stoicismo è una scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio alla fine del IV sec. a.C. ad Atene.
Insegna che:

  • il bene supremo è vivere secondo natura e ragione;

  • bisogna accettare il destino senza lasciarsi travolgere dalle passioni (apatheia);

  • la virtù è l’unico vero bene, sufficiente per la felicità. L'ignoranza è l'unico vero male.

La filosofia è concepita come cura dell’anima e disciplina della vita.

Si chiama così perché i maestri dello stoicismo antico insegnavano ad Atene nel portico dipinto (Stoà Poikile)





Possiamo suddividere lo Stoicismo in tre epoche principali.

EpocaAutori principaliCaratteristiche
Antico (IV-III sec. a.C.)Zenone di Cizio, Cleante, CrisippoFondazione e sistematizzazione della dottrina; enfasi su logica e fisica.
Medio (II-I sec. a.C.)Panezio, PosidonioRielaborazione più “aperta”; influenza platonica e aristotelica; attenzione alla vita pratica.
Tardo (Romano) (I-II sec. d.C.)Seneca, Epitteto, Marco AurelioStoicismo morale e pratico; meno sistematico, più personale; filosofia come guida alla vita.


 Zenone divideva la virtù in: naturale, razionale e morale. 

Per questo lo stoicismo si suddivide in tre settori principali: Fisica, Logica ed Etica


  • Logica

  • Studia il pensiero, il linguaggio, la conoscenza.
    → Serve a distinguere il vero dal falso.
    (Esempio: Crisippo sviluppa una teoria dei ragionamenti complessi.)

La Logica e la scienza sono condizioni necessarie a divenire felici. La Logica contiene sia la dialettica (domanda e risposta), sia la retorica (orazioni). La dialettica è composta sia dalla grammatica (studio delle parole), sia la logica in senso stretto (argomentazioni).

I termini singoli e i sofismi non sono né veri né falsi, ma le proposizioni possono esserlo, le argomentazioni, invece, possono essere valide o no.

Nella logica risiede anche la Gnoseologia.

La prima parte della conoscenza è la rappresentazione (che deriva dalla sensazione), dove il soggetto è passivo, ma si attiva nell'accettazione di questa (comprensione / rappresentazione catalettica). Zenone spiega questo processo con la metafora della mano aperta e chiusa.

1. Mano aperta = Rappresentazione (phantasia)

  • La mano è aperta e rilassata.

  • Questo rappresenta la semplice ricezione di un'impressione: quando vedi o percepisci qualcosa, il tuo animo riceve una "forma", ma ancora non giudichi se sia vera o falsa.

Esempio: Vedi una figura lontana nella nebbia: è solo un'impressione vaga.


2. Mano semichiusa = Assenso (sugkatathesis)

  • Le dita cominciano a chiudersi.

  • Questo rappresenta l’assenso: l’anima accoglie l'impressione e decide di crederle.

  • Attenzione: non è ancora certezza. È un primo "sì, potrebbe essere vero".

Esempio: Guardi meglio e pensi "forse è una persona".


3. Pugno chiuso = Rappresentazione catalettica (katalepsis)

  • La mano si chiude completamente in un pugno.

  • Questo simboleggia il momento in cui afferri saldamente un'impressione vera, non solo accolta, ma compresa con certezza.

  • È la conoscenza sicura di ciò che ti si presenta davanti.

Esempio: Ti avvicini e vedi chiaramente che è tuo fratello: la percezione è inequivocabile.


4. Mano chiusa stretta con l’altra mano = Sapienza (sophia)

  • Ora Zenone stringe ancora più forte il pugno con l’altra mano sopra.

  • Questo rappresenta la piena sapienza, cioè il saggio:
    solo il saggio è capace non solo di afferrare la verità, ma di viverla stabilmente, senza mai sbagliarsi.

Esempio: Non solo riconosci tuo fratello, ma sai come relazionarti a lui con amore, giustizia, coerenza.

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Zenone distingueva, nella gnoseologia (teoria della conoscenza)

- Concetti naturali: avvengono per ripetizione e anticipazione (prolessi)

- Concetti artificiali: prodotti dalla mente con il ragionamento o l'istruzione (ex idee o triangolo)


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Triangolo semantico

Gli stoici dividono il senso delle cose in tre parti fondamentali:

a) il significato: l'immagine mentale di una parola (incorporea)

b) il significante: la parola, corporea nel suo suono ("Casa")

c) l'oggetto reale corrispondente alla parola (la casa sulla collina)



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LOGICA IPOTETICA

Se la logica di Aristotele si basa su termini e proposizioni apofantiche (vere o false); quella degli stoici su basa su proposizioni ipotetiche (Se.... allora)

FiguraFormulaSpiegazione sempliceEsempio pratico
1. Modus ponensSe A allora B; A è vero → B è veroSe una condizione si verifica, anche l'effetto si verifica.Se piove, allora mi bagno. Sta piovendo ⇒ mi bagno.
2. Modus tollensSe A allora B; B è falso → A è falsoSe l'effetto non si verifica, allora nemmeno la condizione iniziale è avvenuta.Se studio, supero l'esame. Non ho superato l'esame ⇒ non ho studiato.
3. Negazione della congiunzioneNon (A e B); A è vero → B è falsoSe due cose non possono essere vere insieme, e una è vera, allora l'altra è falsa.Non è vero che sono a casa e in biblioteca. Sono a casa ⇒ non sono in biblioteca.
4. Disgiunzione (prima forma)A o B; A è falso → B è veroSe una delle due deve essere vera, e una è falsa, allora l'altra è vera.O oggi è sabato o oggi è domenica. Oggi non è sabato ⇒ oggi è domenica.
5. Disgiunzione (seconda forma)A o B; B è falso → A è veroCome sopra, ma negando l'altra opzione.O mangio la pizza o mangio la pasta. Non mangio la pasta ⇒ mangio la pizza.

Simboli

  • significa "se... allora..."

  • ¬ significa "non"

  • significa "e"

  • significa "o"

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    Per gli stoici i ragionamenti si basano quindi su un procedimento logico che parte da un indizio, forma una premessa evidente, arriva ad una conclusione non evidente.

    ex: Se piove mi bagno. Sono bagnato, allora ha piovuto.

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    • Fisica

    • Studia la natura dell’universo, che è un cosmo razionale.
      → Il mondo è governato da un principio divino, il Logos.
      (Tutto è destino; il fuoco è il principio fondamentale.)

    La fisica degli stoici è panteista (dio corrisponde al tutto ossia alla natura) ed è retta da una legge universale e necessaria (Logos). Materialista (esiste solo ciò che ha un corpo, altrimenti non avrebbe reazione o azione). Ottimistica: tutto quel che accade ha un senso (anche il male) perché voluto da Dio e da regole necessarie.

    L'universo per gli stoici è ciclico (nasce e muore come per i presocratici) e lo fa però perennemente. Ossia: nasce, cresce, all'apice si distrugge (Ekpyrosis); dunque si riforma (Palingénesi) e tutta la storia si ripete allo stesso modo (Apocatastasi).

    Infatti il Logos rimane lo stesso, quindi la storia e l'universo si ripeterà in modo identico.

    Il logos è soffio vitale e l'anima è la sua rappresentazione individuale. Essa è costituita da: 5 sensi, ragione (il punto centrale), linguaggio e generazione (seme).

    L'uomo per gli stoici è libero sono se riconosce il buon fato del mondo: deve conoscere l'ordine dell'universo e accettarlo (autodeterminazione). 

    • Etica
      Studia come vivere bene.
      Virtù = vivere secondo ragione = vivere secondo natura.
      Passioni come ira, paura, desiderio vanno eliminate perché nascono da giudizi errati.

    La NATURA  tende ad autoconservarsi, così noi. Tendiamo ad avvicinarci a quanto ci giova e allontanarci da quanto ci danneggia. 

    La natura umana è razionale, e quindi dovremmo cercare di potenziarla il più possibile. 

    Quella degli stoici è un'etica del dovere: l'uomo deve evitare tentazioni e passioni per seguire la ragione. Ci sono azioni contro ragione (uccidere un innocente), pro ragione (onorare i genitori) e neutrali (alzare una penna). 

    Per potenziare la ragione ed evitare le tentazioni, devo stare attento alle passioni: piacere e dolori presenti; timori e desideri futuri. Il saggio ricerca l'imperturbabilità.

    Per gli stoici è importante vivere con dignità rispettando i doveri umani, e quando non possiamo farlo per sfortuna o circostanze esterne, allora contemplano il suicidio come qualcosa di dignitoso.

    La virtù (sapienza) è l'unico bene, e l'ignoranza l'unico male. Fortuna e sfortuna non hanno valore morale ma possono essere positive o negative a livello fisico (ex: ricchezza e povertà).

    La virtù è unica ma può essere vista sotto diversi punti di vista, ex fortezza (resilienza), saggezza (umani compiti), giustizia (distribuzione dei beni)

    Politicamente, a differenza di Epicuro (vivi nascosto) promuovono un atteggiamento sociale e civile: l'uomo abbisogna degli altri, perché fa parte della stessa legge universale (logos) di cui le leggi positive degli Stati sono una pallida riproduzione, ma regolano la vita in comune.

    Gli stoici sono quindi giusnaturalisti e cosmopoliti: credono che le leggi positive dipendano da quella universale.

    Metafora della filosofia stoica:



    • Logica = recinto che protegge il giardino;

    • Fisica = gli alberi del giardino;

    • Etica = il frutto che si raccoglie.

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    STOICISMO MEDIO

    Esso rivisita poco rispetto a quello antico, avviene dal II sec ac

    Il principale filosofo stoico del periodo è Panezio di Rodi (attivo nel 160 ac): egli propone uno "stoicismo umanista", allentando di un poco la severità degli stoici antichi.

    Si passa quindi dal "Vivi secondo natura" (logos necessario) al "Vivi secondo la tua (propria) disposizione naturale" che include maggiormente il tuo essere.

    Cicerone, nel primo secolo dC, affidandosi all'eclettismo riprenderà questa tesi, ma spingendo sui toni civili e religiosi.


    STOICISMO ROMANO : EPITTETO, SENECA, MARCO AURELIO

    FilosofoPunti chiaveStile
    Epitteto (50-130 d.C.)Ex schiavo; insegna il distacco da tutto ciò che non dipende da noi; insistenza sulla libertà interiore. Sottolinea ciò che possiamo controllare e quanto non possiamo come possibilità di vivere meglio. Approfondimento EpittetoDialoghi pratici (Diatribe); raccolta di massime (Manuale).
    Seneca (4 a.C.-65 d.C.)Filosofo e politico di Cordoba poi maestro di Nerone; tensione tra ideali stoici e compromessi della vita pubblica; riflessioni su tempo, morte, virtù. Riprende il concetto tripartitico di anima platonica, sottolineando l'imperfezione umana: oscilliamo sempre tra bene e male. Stile brillante e retorico; Lettere a Lucilio, trattati filosofici.
    Marco Aurelio (121-180 d.C.)Imperatore romano; filosofia come diario personale; meditazioni sulla caducità, il dovere, il destino. Riflessione sull'io. Importanza dell'esame di "coscienza" delle nostre giornate allo scopo di migliorarci sempre.Meditationes (Pensieri): testi brevi, meditativi, rivolti a sé stesso.


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    CONFRONTO TRA SCUOLE ELLENICHE

    AspettoScetticismoEpicureismoStoicismo
    FondatorePirroneEpicuroZenone di Cizio
    ObiettivoAtarassia (imperturbabilità) tramite sospensione del giudizioPiacere stabile (assenza di dolore)Virtù e accordo con la natura
    ConoscenzaÈ impossibile conoscere con certezzaÈ possibile conoscere ciò che è necessario per il piacereÈ possibile conoscere la verità attraverso la ragione
    Rapporto con il mondoIndifferenza verso le opinioni e gli eventiRitiro dalla vita pubblica, ricerca della serenità privataImpegno nel mondo secondo razionalità e dovere
    Visione degli dèiIndifferenza, se esistono non si curano di noiEsistono, ma non si interessano agli uominiEsiste una Provvidenza razionale che guida tutto

    sabato 29 marzo 2025

    Storia greca IV: passaggi di egemonie e l'impero macedone

     

    Le egemonie post Guerra del Peloponneso: Sparta, Tebe e infine la Macedonia


    (fregio del Partenone)

    Dopo la fine della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), la Grecia entrò in una fase di instabilità politica e militare. La guerra aveva indebolito tutte le poleis, e il vuoto di potere lasciato dalla sconfitta di Atene fu colmato da Sparta, che cercò di imporsi come nuova potenza egemone. Tuttavia, la sua leadership si rivelò fragile, e nel giro di pochi decenni fu soppiantata da Tebe. Anche l’egemonia tebana fu di breve durata, e alla fine del IV secolo a.C. una nuova potenza emerse a nord: la Macedonia di Filippo II, che avrebbe unificato la Grecia sotto il suo dominio.


    1. L'egemonia spartana (404-371 a.C.)

    Dopo la vittoria nella Guerra del Peloponneso, Sparta si impose come la potenza dominante in Grecia. Tuttavia, il suo dominio fu breve e impopolare, a causa del suo autoritarismo e della scarsa capacità di gestire un impero.

    Caratteristiche del dominio spartano

    1. Oligarchia e imposizione di governi filo-spartani: Sparta impose regimi oligarchici nelle città sconfitte, come nel caso del governo dei Trenta Tiranni ad Atene (404-403 a.C.), che fu però rapidamente rovesciato da una ribellione democratica guidata da Trasibulo.

    2. Dure imposizioni economiche: Sparta confiscò risorse e impose tributi pesanti alle città vinte, provocando malcontento.

    3. Alleanza con la Persia: Sparta aveva ricevuto aiuti dai Persiani durante la guerra contro Atene, e in cambio cedette il controllo delle città greche dell’Asia Minore alla Persia con la Pace di Antalcida (386 a.C.). Questo atto fu visto come un tradimento da molte poleis greche.

    Declino dell'egemonia spartana

    1. La Guerra di Corinto (395-387 a.C.)

      • Dopo la caduta di Atene, Sparta si scontrò con Tebe, Atene, Argo e Corinto, che formarono una coalizione per contrastare il suo dominio.

      • La guerra si concluse con la Pace di Antalcida (386 a.C.), imposta dalla Persia, che sancì la fine dell’indipendenza delle città greche dell’Asia Minore.

      • Anche se Sparta mantenne il predominio, il suo prestigio risultò compromesso.

    2. Il conflitto con Tebe e la battaglia di Leuttra (371 a.C.)

      • Tebe, guidata dal grande stratega Epaminonda, si ribellò all'egemonia spartana.

      • Nel 371 a.C., nella battaglia di Leuttra, l’esercito tebano, grazie alla nuova tattica della falange obliqua, sconfisse i temibili opliti spartani.

      • Questa sconfitta segnò la fine del predominio spartano e l’inizio dell’egemonia tebana.


    2. L'egemonia tebana (371-362 a.C.)

    Dopo la vittoria di Leuttra, Tebe divenne la potenza dominante della Grecia, spezzando per la prima volta il mito dell’invincibilità spartana.

    Le riforme e le conquiste di Tebe

    1. L'indebolimento di Sparta

      • Epaminonda portò avanti una politica di riduzione del potere spartano.

      • Fondò la città di Megalopoli per contrastare l’influenza spartana nel Peloponneso.

      • Liberò la Messenia, che da secoli era sotto il dominio di Sparta, riducendo drasticamente il potenziale economico e militare spartano.

    2. Il dominio tebano sulla Grecia centrale

      • Tebe estese la sua influenza su gran parte della Grecia centrale, imponendosi come nuova egemone.

      • Tuttavia, il suo dominio fu contrastato da Atene e dalle altre poleis, che temevano una nuova tirannia.

    La fine dell’egemonia tebana: Battaglia di Mantinea (362 a.C.)

    • Nel 362 a.C., Tebe affrontò una nuova coalizione di città ostili nella battaglia di Mantinea.

    • Epaminonda vinse la battaglia, ma morì sul campo, lasciando Tebe senza la sua guida più capace.

    • Senza di lui, Tebe non riuscì a mantenere la sua supremazia, e la Grecia tornò a essere frammentata tra varie città-stato.

    Dopo il 362 a.C., la Grecia entrò in una fase di instabilità, senza una chiara potenza egemone. Questa situazione favorì l’ascesa della Macedonia, una potenza emergente nel nord della Grecia.


    3. L'egemonia macedone (359-323 a.C.)

    Dopo il declino di Tebe, la Grecia era ormai indebolita da decenni di guerre interne. In questo contesto, Filippo II di Macedonia (359-336 a.C.) sfruttò la situazione per espandere il suo dominio sulla Grecia.

    L'ascesa di Filippo II

    1. Riforma dell’esercito macedone

      • Filippo creò una nuova falange macedone, dotata di lunghe sarisse (lance di circa 6 metri), che si rivelò invincibile sul campo di battaglia.

    2. Espansione e diplomazia

      • Con una combinazione di guerre, matrimoni (sposa Olimpiade, principessa dell'Epiro e futura madre di Alessandro) e alleanze politiche, Filippo riuscì a unificare la Macedonia e a estendere il suo controllo sulla Grecia settentrionale.

    La battaglia di Cheronea (338 a.C.)

    • Nel 338 a.C., Filippo affrontò le forze congiunte di Atene e Tebe nella battaglia di Cheronea.

    • Grazie alla superiorità della falange macedone e al contributo di suo figlio Alessandro Magno, Filippo ottenne una schiacciante vittoria.

    • Dopo la battaglia, la Grecia venne riunita sotto il dominio macedone.

    La Lega di Corinto (337 a.C.)

    • Filippo creò la Lega di Corinto, un’alleanza tra le città greche sotto la guida macedone.

    • Il suo obiettivo era unificare la Grecia e lanciare una guerra contro la Persia.

    L’ascesa di Alessandro Magno

    • Nel 336 a.C., Filippo fu assassinato, e il potere passò al figlio Alessandro Magno.

    • Nel 334 a.C., Alessandro lanciò la campagna contro la Persia, dando inizio a un’epoca completamente nuova: l’Età Ellenistica.


    Conclusione

    Dalla fine della Guerra del Peloponneso alla conquista della Grecia da parte della Macedonia, la storia greca fu caratterizzata da un continuo succedersi di egemonie instabili:

    1. L’egemonia spartana (404-371 a.C.), rigida e impopolare, crollò con la sconfitta di Leuttra.

    2. L’egemonia tebana (371-362 a.C.), breve ma significativa, dimostrò che Sparta poteva essere sconfitta, ma si esaurì con la morte di Epaminonda.

    3. L’egemonia macedone (338 a.C.), imposta da Filippo II, segnò la fine dell’epoca classica e l’inizio della fase ellenistica sotto Alessandro Magno.

    Da questo momento in poi, la Grecia cessò di essere il centro indipendente del mondo greco e venne inglobata prima nell'Impero macedone e, successivamente, in quello romano nel 146 a.C..



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    LA MACEDONIA E ALLESSANDRO MAGNO (356 / 323)

    E così, piange, poi che giunse anelo:
    piange dall’occhio nero come morte;
    piange dall’occhio azzurro come cielo.
    Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
    nell’occhio nero lo sperar, più vano;
    nell’occhio azzurro il desiar, più forte.

    (Alexandros, Pascoli)



    Alessandro Magno: il conquistatore del mondo antico

    Alessandro III di Macedonia, noto come Alessandro Magno, nacque nel 356 a.C. a Pella, la capitale del regno di Macedonia. Figlio di Filippo II, un sovrano che aveva trasformato la Macedonia in una grande potenza militare, e di Olimpiade, una principessa dell’Epiro, Alessandro ricevette un'educazione straordinaria: fu allievo di Aristotele, che gli trasmise una vasta conoscenza della filosofia, della scienza e della cultura greca.

    L’ascesa al trono (336 a.C.)

    Nel 336 a.C., il padre Filippo II fu assassinato, probabilmente vittima di una congiura. Alessandro, appena ventenne, ereditò il trono e dovette subito consolidare il suo potere, eliminando gli oppositori interni e riaffermando il controllo macedone sulla Lega di Corinto, che riuniva le poleis greche sotto il dominio macedone. Nel 335 aC distrugge Tebe, che si era ribellata.

    La campagna contro la Persia

    Il sogno di Filippo II era quello di conquistare l’Impero Persiano, un colosso che dominava gran parte del mondo conosciuto. Alessandro decise di realizzarlo e nel 334 a.C. attraversò l'Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini.

    1. Battaglia del Granico (334 a.C.)
      Alessandro sconfisse rapidamente i satrapi persiani in Asia Minore, conquistando città come Sardi, Mileto e Alicarnasso.

    2. Battaglia di Isso (333 a.C.)
      Qui Alessandro affrontò per la prima volta il re persiano Dario III, sconfiggendolo e costringendolo alla fuga. Dario cercò di trattare la pace, ma Alessandro rifiutò.

    3. La conquista dell’Egitto (332-331 a.C.)
      Dopo aver vinto la lunga resistenza di Tiro, Alessandro entrò in Egitto, dove fu accolto come un liberatore. Fondò Alessandria, che sarebbe diventata una delle città più importanti del mondo antico. Qui, visitò l'oracolo di Amon a Siwa, che lo proclamò figlio di Zeus-Amon, rafforzando la sua aura divina.

    4. Battaglia di Gaugamela (331 a.C.)
      Questa fu la battaglia decisiva: Alessandro annientò le forze di Dario III e si proclamò re dell’Asia. Dario fuggì, ma fu poi assassinato da uno dei suoi stessi generali.

    5. La conquista dell’Impero Persiano (330-327 a.C.)
      Alessandro entrò a Babilonia, Susa e Persepoli, saccheggiando quest'ultima in segno di vendetta per le guerre persiane del passato. Poi si spinse verso l’Afghanistan e l’Asia centrale, fondando numerose città.

    La campagna in India (327-325 a.C.)

    Nel 327 a.C., insoddisfatto delle conquiste, Alessandro invase l’India, dove affrontò il re Poro nella battaglia dell’Idaspe (326 a.C.). Pur vincendo, il suo esercito, stremato, si rifiutò di proseguire. Alessandro fu costretto a tornare indietro, attraversando il deserto della Gedrosia, un viaggio devastante per il suo esercito.

    Il ritorno e la morte (323 a.C.)

    Ritornato a Babilonia, Alessandro cercò di consolidare il suo impero, introducendo la fusione tra Greci e Persiani: incoraggiò i matrimoni misti e adottò usanze orientali. Tuttavia, nel 323 a.C., si ammalò improvvisamente e morì il 10 giugno, forse a causa della febbre tifoide o di un avvelenamento.

    Il periodo ellenistico (323-31 a.C.)

    Dopo la sua morte, il vasto impero di Alessandro fu diviso tra i suoi generali (diadochi), che diedero vita ai regni ellenistici:

    • EgittoTolomei

    • Siria e MesopotamiaSeleucidi

    • Macedonia e GreciaAntigonidi

    L’età ellenistica segnò una fusione tra la cultura greca e quella orientale, con straordinari progressi nell’arte, nella scienza (con Archimede ed Eratostene) e nella filosofia (con Epicuro e lo stoicismo di Zenone).

    L’ellenismo terminò nel 31 a.C., quando Roma sconfisse l’ultimo regno ellenistico, l’Egitto di Cleopatra VII, nella battaglia di Azio.

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    ELLENISMO E DIADOCHI

    Il periodo ellenistico rappresenta una fase cruciale nella storia antica, caratterizzata dalla diffusione della cultura greca su un vasto territorio che si estendeva dalla Grecia all'India. Questo periodo ebbe inizio con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e si concluse con la battaglia di Azio nel 31 a.C., che portò alla conquista romana dell'Egitto e al definitivo assorbimento delle terre ellenistiche nell'Impero Romano.


    Caratteristiche del Periodo Ellenistico

    • Diffusione Culturale: Le conquiste di Alessandro favorirono l'ellenizzazione di regioni precedentemente non greche, creando un ambiente culturale cosmopolita dove elementi greci, persiani, egiziani e indiani si mescolavano.

    • Sviluppi Economici e Scientifici: Le città fondate da Alessandro e dai suoi successori divennero centri vitali per il commercio e l'innovazione. La Koinè, una forma semplificata del greco, divenne la lingua franca, facilitando gli scambi culturali e commerciali.

    • Fioritura delle Arti e delle Scienze: Città come Alessandria d'Egitto divennero rinomate per le loro biblioteche e scuole filosofiche, attirando studiosi e artisti da tutto il mondo conosciuto.

    I Diadochi: Successori di Alessandro Magno

    Alla morte di Alessandro nel 323 a.C., l'assenza di un erede adulto e la mancanza di un piano di successione chiaro portarono alla divisione del suo impero tra i suoi generali, noti come Diadochi (Διάδοχοι, "successori"). Questi leader militari lottarono per il controllo dei territori conquistati, dando origine a una serie di conflitti noti come le Guerre dei Diadochi.

    • Divisione dell'Impero: I Diadochi si spartirono le regioni dell'impero di Alessandro, stabilendo dinastie che avrebbero governato per secoli. Ad esempio, Ptolemeo prese il controllo dell'Egitto, fondando la dinastia tolemaica; Seleuco ottenne la Mesopotamia e la Persia, dando origine ai Seleucidi; e Antigono prese il controllo di parte dell'Asia Minore.

    • Conflitti Tra Successori: Le lotte per il potere tra i Diadochi portarono a continui conflitti, che alla fine portarono alla frammentazione dell'impero di Alessandro in regni ellenistici indipendenti.

    La fine del periodo ellenistico segnò l'inizio dell'egemonia romana nella regione, ma l'eredità culturale e politica lasciata dai Diadochi influenzò profondamente la storia successiva del mondo antico.

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    APPROFONDIMENTI:

    La distruzione di Tebe (335 a.C.)

    La distruzione di Tebe è uno degli eventi più drammatici e controversi del regno di Alessandro Magno. Subito dopo la sua ascesa al trono, Alessandro si trovò a fronteggiare una serie di rivolte nelle poleis greche, che avevano visto nella sua giovinezza un'opportunità per ribellarsi al dominio macedone. La più significativa di queste fu la rivolta di Tebe.

    Nel 335 a.C., i tebani, insieme ad altri alleati, tentarono di sfruttare la morte di Filippo II per liberarsi dal controllo della Macedonia. Alessandro reagì con estrema durezza, marciando verso Tebe con il suo esercito. Dopo una breve resistenza, la città fu sopraffatta. La sua distruzione fu totale e cruenta: Tebe fu rasa al suolo, e molti dei suoi abitanti furono uccisi o ridotti in schiavitù. Questo atto di brutalità servì come monito per tutte le altre poleis greche, dimostrando la ferocia con cui Alessandro avrebbe trattato qualsiasi ribellione. In effetti, le città greche che rimasero fedeli a lui non tentarono mai più di ribellarsi.


    Il nodo di Gordio

    Il nodo di Gordio è uno dei miti legati alla figura di Alessandro. Secondo la leggenda, il re Gordio di Frigia, dopo essere stato scelto come sovrano, legò il suo carro a un palo con un nodo molto complesso, che nessuno sarebbe stato in grado di sciogliere. Un oracolo profetizzò che colui che fosse riuscito a districare il nodo sarebbe diventato il sovrano dell'Asia.

    Quando Alessandro Magno passò per Gordio nel 333 a.C., sentì parlare di questa profezia e decise di tentare di sciogliere il nodo. Invece di cercare di sbrogliare il nodo con la forza della mano, come ci si sarebbe aspettati, Alessandro lo tagliò con la spada, dimostrando una risolutezza pratica che divenne simbolo della sua forza e determinazione. Questo gesto venne interpretato come una manifestazione del suo destino di conquistatore, in quanto aveva "risolto" il nodo in modo decisivo e fuori dagli schemi. In effetti, tale episodio rafforzò l'idea che Alessandro fosse il prescelto per governare il mondo.

    Il rapporto con Aristotele

    Il rapporto di Alessandro con il filosofo Aristotele è uno degli aspetti più affascinanti della sua formazione. Nel 343 a.C., quando Alessandro aveva circa 13 anni, il re Filippo II lo inviò a Macedonia per ricevere un'educazione che fosse all'altezza delle sue ambizioni future. Aristotele, il più grande filosofo dell'epoca, fu scelto come tutore del giovane principe.

    Aristotele insegnò ad Alessandro una vasta gamma di materie, inclusi filosofia, scienze naturali, letteratura, logica e politica, e probabilmente influenzò la sua visione del mondo. Alcuni storici ritengono che le sue conoscenze scientifiche e il suo amore per la cultura greca avessero un forte impatto su Alessandro, il quale, come re, cercò di fondere la cultura greca con le tradizioni dei territori conquistati.

    Tuttavia, nonostante la grande stima che Alessandro nutriva per Aristotele, i loro rapporti non furono senza difficoltà. Una delle divergenze più note tra i due fu sulla questione della religione: Aristotele, come molti dei filosofi del suo tempo, era un razionalista, mentre Alessandro, pur essendo un uomo di cultura, spesso adottò un comportamento che appariva divino, come quando si proclamò figlio di Zeus (o di Amon, nel caso dell'oracolo di Siwa). Questo comportamento contraddiceva la visione di Aristotele, che si basava su principi più terreni e razionali.

    Inoltre, alla fine del suo regno, quando Alessandro decise di fondare una serie di città miste greche e persiane, la sua ambizione di unire le due culture andava contro alcune delle idee politiche di Aristotele. Il filosofo, infatti, aveva teorizzato che il meglio per un regno fosse mantenere una chiara distinzione tra le diverse culture e istituzioni. Non è chiaro come si risolse questa differenza, ma è probabile che Aristotele avesse meno influenza sugli ultimi anni di Alessandro.

    ALESSANDRO ED EFESTIONE



    L’apertura mentale di Alessandro è dovuta agli insegnamenti di Aristotele che lo educò alla cultura somma della Scuola Ateniese assieme al suo compagno Efestione. Aristotele, riferendosi al rapporto tra i due, parlò di una sola anima dimorante in due corpi”. Il loro rapporto voleva ripercorrere i passi di Achille e Patroclo difatti da ragazzi visitarono le tombe dei due e Alessandro pose una ghirlanda sulla tomba di Achille ed Efestione una su quella di Patroclo. Questo simboleggerebbe Efestione quale l’erómenos di Alessandro, come Patroclo lo era stato di Achille.

    L’amore di Alessandro per Efestione si potrebbe misurare dalla grandezza del dolore per la sua morte. Fu un dramma incontenibile per Alessandro che fece tagliare tutte le criniere e le code ai cavalli in segno di lutto. Ordinò che fossero abbattuti i bastioni delle città vicine, e che venissero banditi flauti ed ogni altro tipo di intrattenimento musicale. Appena morto Efestione Alessandro giacque disteso sul suo cadavere tutto il giorno ed poi l’intera notte. Fece giustiziare il medico, Glaucia, per negligenza, e radere al suolo il tempio di Asclepio dio della medicina. A Babilonia per le sue esequie Alessandro spese una somma che equivale a 300 milioni di euro odierni.

    Come Achille per Patroclo, Alessandro si rase a zero in segno di lutto gettando i capelli nella pira funebre del suo compagno. Poi inviò dei messaggeri a Siwa per chiedere agli dei se il suo amico potesse essere adorato come un dio.

    L’amicizia fra Alessandro ed Efestione si perde nella loro infanzia: il giorno in cui si conobbero, Efestione offrì al nuovo compagno un dente da latte che gli era caduto durante la notte, insieme alla promessa di amicizia. Allora Alessandro, per non essere da meno, si staccò un dente e lo donò ad Efestione, dicendo che sarebbero stati amici fino alla morte.


    INCONTRO TRA ALESSANDRO E DIOGENE CINICO



    Il rapporto tra Alessandro Magno e Diogene il Cinico è uno degli episodi più celebri e simbolici della storia, che dimostra l'incontro tra la potenza imperiale e la filosofia radicale e disinteressata.

    Il Contesto

    Diogene di Sinope era un filosofo della scuola cinica, noto per il suo disprezzo per le convenzioni sociali, il lusso e la ricchezza. Il cinismo, come movimento filosofico, promuoveva una vita semplice, in armonia con la natura, e criticava le istituzioni e i valori della società. Diogene viveva in modo estremamente austero, rifiutando il confort materiale e persino i beni più basilari, come l'acqua e il cibo, se non strettamente necessari. Era famoso anche per il suo atteggiamento provocatorio e la sua capacità di sfidare le norme sociali.

    Alessandro Magno, al contrario, era il conquistatore di un vasto impero, il simbolo del potere e della gloria. Nonostante la sua enorme ambizione, tuttavia, Alessandro era noto per avere una certa ammirazione per i filosofi, e soprattutto per Diogene, la cui figura rappresentava un tipo di indipendenza che forse lo affascinava.

    L'Incontro tra Alessandro e Diogene

    Secondo la tradizione, l'incontro tra Alessandro e Diogene avvenne ad Corinto, nel 336 a.C., quando Alessandro era già sul cammino di espansione del suo impero. Durante una visita a Corinto, dove Diogene risiedeva in quel periodo, Alessandro sentì parlare del famoso filosofo e volle incontrarlo personalmente.

    Diogene, che passava le sue giornate in un stato di totale indipendenza e disprezzo per i beni materiali, si trovava in quel momento sdraiato al sole, probabilmente mentre stava cercando di godersi un po' di calore. Quando Alessandro si avvicinò a lui e gli si presentò, offrendogli di esaudire qualsiasi desiderio, Diogene rispose con una frase che è diventata celebre:

    "Sì, puoi spostarti un po', che mi fai ombra dal sole."

    Questa risposta rispecchiava appieno la filosofia cinica di Diogene, che rifiutava ogni tipo di potere, ricchezza o favore, e non aveva alcun interesse per le offerte di un re così potente come Alessandro. La sua risposta fu un rifiuto completo dell'autorità e dell'influenza di Alessandro, preferendo la libertà e l'autosufficienza che derivano da una vita senza dipendenza dalle ricchezze materiali.

    La Reazione di Alessandro

    La risposta di Diogene sorprese e impressionò Alessandro. Secondo alcuni resoconti, il re, colpito dalla libertà e dalla disprezzo di Diogene per il suo potere, avrebbe detto:

    "Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene."

    Questa affermazione mostra come Alessandro, pur essendo il sovrano di un vasto impero, riconoscesse, seppur indirettamente, una forma di grandezza e indipendenza in Diogene, che non dipendeva da nulla né da nessuno.


    FONTI E APPROFONDIMENTI:

    Egemonie: https://www.youtube.com/watch?v=DRaEWtp84Y4

    Alessandro Magno: https://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-magno_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

    Le campagne militari di Alessandro Magno: https://www.youtube.com/watch?v=1nxM-bsH3kY

    Breve storia del mondo, Ernst Gombrich

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