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domenica 30 marzo 2025

Islam, Maometto e le conquiste arabe (VII e VIII secolo)

 Maometto (570 / 632) e l'Islam





Il VII secolo segna un momento cruciale nella storia del Medio Oriente e del Mediterraneo con la nascita e l’espansione dell’Islam. 

Tutto inizia con la figura di Maometto, un mercante originario della città di La Mecca, nella penisola arabica. Secondo la tradizione islamica, nel 610 Maometto riceve la prima rivelazione dall’arcangelo Gabriele, dando inizio alla predicazione di una nuova fede monoteista, l’Islam, che significa “sottomissione” (a Dio).

Tuttavia, la sua predicazione incontra l’ostilità dei potenti mercanti di La Mecca, che vedono in essa una minaccia agli antichi culti politeisti e al prestigio della città, centro di pellegrinaggi grazie alla Kaaba (la pietra nera)

Le tensioni crescono fino a quando, nel 622, Maometto e i suoi seguaci sono costretti a fuggire nella città di Medina. Questo evento, noto come Egira, segna l'inizio del calendario islamico e rappresenta la nascita della prima comunità musulmana.

A Medina, Maometto non è solo un leader religioso, ma anche politico e militare. In pochi anni riesce a consolidare il suo potere e a organizzare una serie di campagne militari contro La Mecca, che nel 630 viene conquistata senza troppa resistenza. La Kaaba, fino ad allora un centro di culto politeista, viene consacrata all’unico Dio di Maometto, Allah.

Maometto muore nel 632, lasciando un'eredità enorme: in pochi anni, l'Islam è passato dall'essere una piccola setta perseguitata a una potenza emergente nella penisola arabica. Con la sua morte, si pone il problema della successione. 

I suoi seguaci scelgono come primo califfo (successore) Abu Bakr, un suo stretto collaboratore e suocero. Sotto il suo comando, inizia la straordinaria espansione islamica.




L'inizio delle conquiste arabe

Negli anni successivi alla morte di Maometto, gli eserciti arabi, motivati dalla fede e dall’opportunità di nuove ricchezze, iniziano a espandersi rapidamente fuori dalla penisola arabica. 

Sotto il secondo califfo, ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb (634-644), vengono conquistate:

  • 636: Battaglia del Yarmuk → i Bizantini vengono sconfitti e la Siria cade in mano agli Arabi.

  • 637: Conquista di Ctesifonte, capitale dell'Impero Sasanide (Persia).

  • 642: L'Egitto viene strappato ai Bizantini.

Queste prime conquiste sono favorite dalla crisi degli imperi confinanti: l’Impero Bizantino è indebolito dalle guerre contro i Persiani, mentre l’Impero Sasanide è ormai in declino. Gli Arabi sfruttano questa situazione e in pochi decenni creano un impero vastissimo, che si estenderà dalla Spagna fino all’India.

L’ascesa dell’Islam nel VII secolo segna quindi l'inizio di una nuova epoca storica. Il Mediterraneo, che era stato per secoli un "lago romano", viene ora diviso tra il mondo cristiano e quello islamico. I rapporti tra queste due civiltà saranno caratterizzati da conflitti, ma anche da scambi culturali e commerciali che influenzeranno profondamente la storia successiva.

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L'espansione araba dopo Maometto

Dopo la morte di Maometto (632 d.C.), i suoi successori, i califfi, avviarono una rapida espansione militare e religiosa, che portò alla nascita di un vasto impero islamico. Questa espansione si sviluppò in diverse fasi:




1. La prima espansione (632-661): i Rashidun, i "Califfi ben guidati" (Califfato ortodosso)

Dopo la morte di Maometto, il primo califfo Abu Bakr (632-634) dovette affrontare le rivolte delle tribù arabe che volevano abbandonare l’Islam (le guerre della Ridda), ma riuscì a riunificare la penisola arabica.

Conquiste principali:

  • 636: Battaglia del Yarmuk → I Bizantini vengono sconfitti e perdono la Siria e la Palestina.

  • 637: Battaglia di al-Qadisiyya → Sconfitta dei Persiani Sasanidi, gli Arabi conquistano l’Iraq.

  • 642: Conquista dell’Egitto ai danni dell’Impero Bizantino.

  • 651: Caduta definitiva dell’Impero Sasanide → Gli Arabi controllano la Persia.

Nel 661, l'ultimo califfo rashidun Ali fu assassinato, e il potere passò alla dinastia Omayyade.


2. L'Impero Omayyade (661-750): la grande espansione

Sotto gli Omayyadi, la capitale fu trasferita a Damasco e l'espansione islamica raggiunse il suo massimo splendore.

Conquiste principali:

  • Africa del Nord (670-698): gli Arabi conquistarono il Maghreb e distrussero Cartagine (698), eliminando l’ultima resistenza bizantina.

  • Spagna (711-718): il generale Tariq ibn Ziyad attraversò lo stretto di Gibilterra e sconfisse i Visigoti a Guadalete (711). Nel giro di pochi anni, quasi tutta la penisola iberica fu conquistata.

  • Asia Centrale e India (710-751): gli Arabi avanzarono fino all’Indo, conquistando il Sindh (Pakistan) e raggiungendo il confine con la Cina.

  • Francia (732): a Poitiers, Carlo Martello fermò l’avanzata araba, impedendo la loro espansione in Europa.

Nel 750, la dinastia Omayyade venne rovesciata dagli Abbasidi, che trasferirono la capitale a Baghdad e diedero vita a una nuova fase dell’impero islamico.


3. La Sicilia e l'Italia nelle conquiste arabe

Dopo aver conquistato il Nord Africa, gli Arabi iniziarono a guardare verso il Mediterraneo.

Conquista della Sicilia (827-902)

  • 827: Gli Arabi sbarcano in Sicilia sotto il comando di Asad ibn al-Furat, approfittando delle lotte interne bizantine.

  • 831: Palermo viene conquistata e diventa la capitale dell’emirato.

  • 902: Caduta di Taormina, ultimo baluardo bizantino in Sicilia → tutta l’isola è araba.

Altri attacchi agli Stati italiani:

  • 846: Saccheggio di Roma, gli Arabi devastano la basilica di San Pietro. (Saraceni)

  • 859-1000: Attacchi continui alle coste italiane dei saraceni (Napoli, Bari, Genova). Bari fu per un breve periodo un emirato arabo (847-871).

  • (Dal 1060 inizia la conquista normanna della Sicilia)


4. Declino dell'espansione araba e divisioni interne

Dopo il 750, l’espansione rallentò a causa di:

  1. Divisioni interne tra Sunniti e Sciiti.

  2. Pressione militare bizantina (Costantinopoli resistette a due assedi arabi, nel 674-678 e 717-718).

  3. Rivolte locali nelle province.

  4. Crescente potenza di nuovi imperi, come i Turchi Selgiuchidi e, più tardi, i Mongoli.

L’Impero Islamico si frammentò in diversi califfati regionali, ma la sua influenza culturale, economica e scientifica rimase dominante per secoli.



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APPROFONDIMENTI


Differenza tra Sciiti e Sunniti



La divisione tra sciiti e sunniti è la principale frattura all'interno dell'Islam e ha origine nella disputa sulla successione a Maometto dopo la sua morte nel 632 d.C..


1. Origine della divisione

Dopo la morte del Profeta, sorse il problema di chi dovesse guidare la comunità musulmana (Umma).

  • I Sunniti (circa il 90% dei musulmani oggi) ritenevano che il califfo dovesse essere scelto dalla comunità tra i seguaci più meritevoli.

    • Il primo califfo fu Abu Bakr, amico e suocero di Maometto.

  • Gli Sciiti (circa il 10% dei musulmani) credevano che la guida dell’Islam spettasse solo ai discendenti diretti di Maometto, attraverso Ali, suo cugino e genero.

Quando Ali fu assassinato nel 661 d.C., gli sciiti rifiutarono il nuovo califfo e seguirono la linea dinastica della famiglia di Maometto, dando vita a una frattura definitiva.


2. Differenze principali tra Sunniti e Sciiti

AspettoSunnitiSciiti
SuccessioneIl califfo è scelto dalla comunitàLa guida deve essere un discendente di Maometto, tramite Ali
Autorità religiosaNessuna gerarchia rigida, basata su scuole giuridicheForti autorità religiose (Ayatollah, Imam)
Testi sacriCorano e Sunna (tradizioni del Profeta)Corano e testi degli Imam sciiti
Importanza degli ImamSolo guide religioseGli Imam (discendenti di Ali) sono infallibili e hanno un’autorità quasi sacra
Distribuzione geograficaMaggioranza in tutto il mondo islamicoMaggioranza in Iran, Iraq, Libano, Bahrain, Yemen
Feste principaliLe festività principali islamicheCelebrazione del martirio di Husayn (figlio di Ali) nella battaglia di Karbala (680 d.C.)

3. Il martirio di Husayn e il culto sciita

Uno degli eventi chiave per gli sciiti fu la battaglia di Karbala (680 d.C.), dove Husayn, figlio di Ali e nipote di Maometto, fu ucciso dalle truppe del califfo omayyade.

  • Per gli sciiti, Husayn è un martire e il suo sacrificio è commemorato ogni anno con la festa di Ashura, una giornata di lutto e autoflagellazione.


4. Implicazioni politiche e storiche

Questa divisione non è solo religiosa, ma ha avuto gravi conseguenze politiche nella storia del mondo islamico:

  • Il Califfato Omayyade e Abbaside fu dominato dai sunniti, mentre gli sciiti si opposero spesso.

  • Il moderno Iran è una teocrazia sciita, mentre l’Arabia Saudita è un bastione del sunnismo.

  • Tensioni tra sunniti e sciiti hanno alimentato conflitti in Iraq, Siria, Libano e Yemen.

Oggi, le differenze tra sunniti e sciiti rimangono profonde e spesso si intrecciano con questioni politiche e nazionali.


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IL RAMADAN


Il Ramadan: Significato, Regole e Tradizioni

1. Cos'è il Ramadan?

Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico ed è considerato il mese più sacro per i musulmani. Durante questo periodo, i fedeli praticano il digiuno dall’alba al tramonto, come prescritto dal Corano.

  • Il Ramadan commemora la prima rivelazione del Corano al Profeta Maometto tramite l’arcangelo Gabriele nel 610 d.C.

  • Il calendario islamico è lunare, quindi il Ramadan non ha una data fissa nel calendario gregoriano e si sposta ogni anno di circa 10-11 giorni.


2. Regole del Digiuno (Sawm)

Il digiuno (Sawm) è uno dei Cinque Pilastri dell’Islam e implica l’astensione da:
Cibo e bevande
Fumo e alcol
Rapporti sessuali
Comportamenti negativi (insulti, menzogne, litigi)

Quando si digiuna?

  • Inizio: prima dell’alba, con il pasto chiamato Suhoor.

  • Fine: al tramonto, con il pasto serale detto Iftar.

Chi è esentato dal digiuno?

  • Bambini piccoli

  • Anziani e malati

  • Donne in gravidanza o mestruate

  • Viaggiatori

  • Persone con lavori fisicamente molto pesanti (ma devono recuperare il digiuno in seguito)


3. Il significato spirituale

Il Ramadan non è solo un periodo di privazione fisica, ma anche di riflessione spirituale, purificazione e solidarietà. I musulmani dedicano più tempo alla preghiera, alla lettura del Corano e alle opere di carità.

  • Si pratica la Zakat, ovvero la donazione ai bisognosi.

  • Durante la notte si recita la Tarawih, una preghiera speciale.

  • Gli ultimi 10 giorni del Ramadan sono particolarmente sacri, soprattutto la Notte del Destino (Laylat al-Qadr), in cui si crede sia avvenuta la prima rivelazione del Corano.


4. I pasti del Ramadan

  • Suhoor: il pasto prima dell’alba, ricco di carboidrati e proteine per affrontare la giornata.

  • Iftar: il pasto serale, che inizia tradizionalmente con datteri e acqua, seguito da piatti tipici locali.


5. La fine del Ramadan: Eid al-Fitr

Alla fine del mese, si celebra Eid al-Fitr, la "Festa della Rottura del Digiuno", con:
🎉 Preghiere comunitarie
🎁 Scambio di regali
🍽️ Grandi pasti in famiglia
💰 Zakat al-Fitr (offerta ai poveri)


6. Il Ramadan oggi

  • Nei Paesi a maggioranza islamica, molte attività rallentano e gli orari di lavoro vengono adattati.

  • Nei Paesi occidentali, i musulmani osservano il Ramadan nonostante le difficoltà legate agli orari e al clima.

📌 Curiosità: Nei Paesi nordici, dove il sole può non tramontare per giorni, il digiuno si regola in base agli orari della Mecca o di un altro Paese islamico.

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IMPERO SELGIUCHIDE (XI / XIII) (Turchi)






I Selgiuchidi: Chi sono e il loro impatto su Gerusalemme

1. Chi erano i Selgiuchidi?

I Selgiuchidi erano una dinastia turca di origine nomade oghuz, proveniente dalle steppe dell'Asia centrale. Convertitisi all’Islam sunnita, fondarono un grande impero che, tra l’XI e il XII secolo, dominò il Medio Oriente.

📍 Fondazione della dinastia:

  • Prende il nome da Selgiuq, capo tribale vissuto nel X secolo.

  • I suoi discendenti, tra cui Toghrul Beg, conquistarono l’Iran e Baghdad, sottomettendo il califfato abbaside e diventando di fatto i veri governanti del mondo islamico.


2. L’arrivo dei Selgiuchidi a Gerusalemme (1073)

  • Nel 1071, i Selgiuchidi sconfissero l’Impero Bizantino nella battaglia di Manzicerta, conquistando gran parte dell’Anatolia.

  • Nel 1073, conquistarono Gerusalemme, allora sotto il dominio del califfato fatimide (sciita), imponendo il loro controllo sunnita sulla città.


3. Le conseguenze della conquista selgiuchide di Gerusalemme

Restrizioni ai pellegrini cristiani: I Fatimidi avevano garantito un accesso relativamente libero, ma i Selgiuchidi iniziarono a imporre tasse e restrizioni ai pellegrini cristiani diretti in Terra Santa.

Crescente tensione tra Islam e Cristianità: La conquista selgiuchide, unita alla sconfitta bizantina a Manzicerta, spinse l’imperatore bizantino Alessio I Comneno a chiedere aiuto all’Occidente.

La causa scatenante della Prima Crociata (1096-1099):

  • Il papa Urbano II, nel Concilio di Clermont (1095), rispose alla richiesta bizantina chiamando alla crociata per liberare la Terra Santa dal dominio musulmano.

  • Nel 1099, i Crociati conquistarono Gerusalemme, massacrando la popolazione musulmana ed ebraica, e fondarono il Regno di Gerusalemme.


4. Declino dei Selgiuchidi

Nonostante il loro potere, l’impero selgiuchide iniziò a frammentarsi:

  • La morte di Malik Shah I (1092) scatenò guerre interne tra i vari principi selgiuchidi.

  • Le Crociate e la pressione dei Mongoli nel XIII secolo contribuirono alla loro fine.


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Impero ottomano




L'espansione dell'Impero Ottomano è una delle storie più affascinanti e complesse della storia mondiale, caratterizzata da un'espansione geografica straordinaria, ma anche da notevoli ostacoli e momenti decisivi che ne hanno definito il destino. 

Ecco una panoramica delle fasi principali dell'espansione ottomana e dei suoi rallentamenti:

1. L'Ascesa e la Conquista di Costantinopoli (1453)

L'Impero Ottomano nacque come un piccolo principato anatolico intorno alla fine del XIII secolo sotto la guida di Osman I. Esso emerge dopo la frammentazione dell'impero selgiuchide dopo l'attacco mongolo. 

Durante i secoli successivi, gli Ottomani riuscirono a consolidare il loro potere nella regione anatolica e a espandersi nel cuore dell'Asia Minore e oltre.

Dapprima strappano Bursa all'impero bizantino e la rendono la loro capitale. (1326)

Avanzano poi nei balcani e conquistano Adrianopoli (1354) e tentano un primo assedio fallito a Costantinopoli (1394). Due anni dopo sconfiggono anche l'unico sovrano cristiano che tenta di fermarli: il re ungherese Sigismondo V (vittoria di Nicopoli, Bulgaria). 

Vengono poi rallentati dall'impero mongolo di Tamerlano 1336/ 1402), subendo la sconfitta di Ankara (1402). 

Alla morte di Tamerlano, però, gli ottomani riprendono la Turchia e tornano ad avanzare, sconfiggendo il re Ladislao III di Polonia e Ungheria. 

Il tentativo di conciliare le due chiese (orientale e occidentale) da parte dei cristiani in ragione della minaccia non funziona, e i bizantini si trovano accerchiati e senza aiuti. Infatti, Francia e Inghilterra sono ancora impegnate nella guerra dei cent'anni.

L' evento cruciale fu la presa di Costantinopoli nel 1453 da parte di Maometto II (Mehmed il Conquistatore). La capitale dell'Impero Bizantino, che da secoli rappresentava una delle città più potenti d'Europa e un importante centro del Cristianesimo Ortodosso, cadde nelle mani ottomane dopo un lungo assedio. La conquista di Costantinopoli segnò la fine dell'Impero Bizantino e l'inizio di un nuovo capitolo nella storia dell'Europa orientale e del Medio Oriente. Il sultano ottomano riuscì a trasformare la città in una nuova capitale dell'Impero Ottomano, chiamandola Istanbul, e a garantire il controllo dei principali canali commerciali tra Europa e Asia.

2. I Rallentamenti dell'Espansione: Ungheria e Tamerlano

Nonostante il successo iniziale, l'espansione ottomana incontrò ostacoli significativi. Uno dei principali fu la resistenza del Regno d'Ungheria, che diventò un freno all'espansione ottomana in Europa centrale. La battaglia di Nikopol (1396) e la successiva resistenza ungherese impedivano agli Ottomani di conquistare completamente l'Europa centrale, almeno inizialmente.

Un altro rallentamento significativo fu causato dalla discesa di Tamerlano (Timur), un condottiero mongolo che nel 1402 inflisse una sconfitta devastante agli Ottomani nella battaglia di Ankara. La sconfitta costrinse l'Impero Ottomano a ritirarsi temporaneamente e a subire una divisione interna, con le province più lontane che si ribellavano. Nonostante questo, gli Ottomani si ripresero sotto la guida di Mehmed I, che riuscì a riorganizzare e unificare l'impero.

3. Il Tentativo di Espansione in Europa: L'Assedio di Vienna

Nel corso del XV e XVI secolo, gli Ottomani continuarono a espandersi in Europa, soprattutto nei Balcani, arrivando a minacciare il cuore dell'Europa cristiana. 

Dapprima Venezia divenne uno stato tributario tramite accordi, poi gli ottomani colpirono Otranto compiendo un massacro (1480) ma dovettero ritirarsi per rivolte interne.

Un episodio emblematico fu l'assedio di Vienna del 1529 sotto il comando di Suleiman (Solimano) il Magnifico, uno dei più grandi sultani ottomani che governo per 46 anni. Nonostante la grande forza dell'esercito ottomano, Vienna resistette, e l'assedio fallì. 

Questo evento segnalò l'apice dell'espansione ottomana in Europa, che da quel momento cominciò a rallentare.

4. La Battaglia di Lepanto (1571): Un Punto di Svolta

Un altro evento cruciale che segnò la fine dell'espansione ottomana in Europa fu la Battaglia di Lepanto nel 1571.

 La flotta ottomana venne sconfitta dalla Lega Santa, un'alleanza tra le potenze cristiane, tra cui la Spagna, il Papato e la Repubblica di Venezia. La battaglia rappresentò una grande vittoria navale per l'Europa cristiana e fu un colpo devastante per l'espansione ottomana nel Mediterraneo. 

Sebbene l'Impero Ottomano non fosse completamente sconfitto e mantenesse il controllo su gran parte delle sue terre, la battaglia di Lepanto simbolizzò la fine della loro espansione in Europa.

5. L'Impero Ottomano nel Lungo Periodo: Decadenza e Fine

Nonostante la sconfitta a Lepanto e la fine della sua espansione in Europa, l'Impero Ottomano rimase una potenza importante per secoli. Nel XVII e XVIII secolo, tuttavia, l'Impero cominciò a declinare a causa di una serie di fattori: la corruzione interna, le rivalità tra le élite al potere, il rallentamento economico e le difficoltà militari. 

Inoltre, le potenze europee, come l'Austria, la Russia e la Francia, iniziarono a minacciare seriamente la sua integrità.

Nel XIX secolo, l'Impero Ottomano fu costretto a fare fronte a numerosi conflitti interni e alla crescente pressione delle potenze europee. 

Il "Malato d'Europa" divenne un soprannome comune per l'Impero Ottomano, e molti territori vennero persi a favore di potenze europee, come la Grecia, l'Egitto e altri paesi dei Balcani. 

Nonostante tentativi di riforma, come le riforme Tanzimat (1839-1876), l'Impero continuò a perdere terreno.

6. La Fine dell'Impero Ottomano: Le Guerre Mondiali

Durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), l'Impero Ottomano si alleò con le Potenze Centrali (Germania, Austria-Ungheria) contro le potenze alleate. 

Tuttavia, la sconfitta nell'anno 1918 segnò la fine dell'Impero Ottomano. Alla fine del conflitto, il Trattato di Sèvres (1920) pose fine all'esistenza politica dell'Impero Ottomano, e la sua parte asiatica e araba venne divisa tra le potenze coloniali europee.

 Nel 1923, con la fondazione della Repubblica Turca sotto la guida di Mustafa Kemal Atatürk, l'Impero Ottomano fu definitivamente smantellato.

Differenze con i Selgiuchidi

Gli Ottomani e i Selgiuchidi erano entrambi imperi turchi, ma presentano differenze significative. I Selgiuchidi erano precedenti agli Ottomani e avevano stabilito un vasto impero in Asia Minore e in Persia, ma la loro espansione fu limitata a causa di conflitti interni e della pressione degli altri imperi.

 Gli Ottomani, invece, crearono un impero molto più ampio e duraturo, caratterizzato da una maggiore organizzazione amministrativa e una capacità di assimilare diversi gruppi etnici e religiosi all'interno del loro sistema.

sabato 29 marzo 2025

Storia romana III: l'era imperiale (27 AC / 476 DC)

 L'era imperiale (27 ac / 476 dc)


Il Periodo Imperiale della storia di Roma inizia ufficialmente nel 27 a.C., quando Ottaviano (che diventerà Augusto) assume il controllo dello Stato romano, ponendo fine alla Repubblica. L'Impero Romano durerà per diversi secoli, fino alla caduta dell'Impero d'Occidente nel 476 d.C. e, per la parte orientale, fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 d.C..

L'Impero si distingue per un'amministrazione sempre più centralizzata, una forte espansione territoriale e profondi cambiamenti sociali, economici e militari. Possiamo suddividerlo in tre fasi principali:

  1. Alto Impero (27 a.C. - 284 d.C.)

  2. Tardo Impero (284 - 476 d.C.)

  3. Impero Romano d’Oriente (476 - 1453 d.C.)

1. L'ALTO IMPERO (27 a.C. - 284 d.C.)

Il Principato di Augusto (27 a.C. - 14 d.C.)

Nel 27 a.C., Ottaviano riceve dal Senato il titolo di Augusto, diventando il primo imperatore romano. Questo segna l’inizio del Principato, un sistema di governo in cui l’imperatore detiene il potere assoluto pur mantenendo formalmente le istituzioni repubblicane.

Principali riforme di Augusto:

  • Riforma dell'esercito: crea una struttura militare stabile, con legioni professionali e soldati pagati dallo Stato.

  • Amministrazione provinciale: suddivide le province tra senatorie e imperiali, rafforzando il controllo diretto dell'imperatore.

  • Pax Romana: un lungo periodo di stabilità interna e prosperità economica.

  • Politica edilizia: amplia Roma con nuovi edifici e infrastrutture, come il Pantheon e il Foro di Augusto.

Alla sua morte nel 14 d.C., lascia un impero ben organizzato e stabile. Gli imperatori successivi cercano di mantenere il suo modello di governo.

La dinastia Giulio-Claudia (14 - 68 d.C.)

Dopo Augusto, il potere passa ai suoi successori della dinastia Giulio-Claudia:

  • Tiberio (14-37 d.C.): mantiene la stabilità ma diventa sempre più diffidente e autoritario.

  • Caligola (37-41 d.C.): noto per la sua follia e stravaganza, viene assassinato.

  • Claudio (41-54 d.C.): espande l'impero conquistando la Britannia.

  • Nerone (54-68 d.C.): inizialmente popolare, si fa sempre più dispotico; il Grande Incendio di Roma (64 d.C.) e la persecuzione dei cristiani lo rendono impopolare, portando alla sua caduta e al caos del 69 d.C..

Il caos del 69 d.C. e la dinastia Flavia (69-96 d.C.)

Dopo la morte di Nerone, si susseguono rapidamente quattro imperatori in un solo anno (Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano). Alla fine, Vespasiano fonda la dinastia Flavia e ristabilisce l’ordine.

  • Vespasiano (69-79 d.C.): stabilizza l’impero e inizia la costruzione del Colosseo.

  • Tito (79-81 d.C.): affronta l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. (Pompei ed Ercolano) e inaugura il Colosseo.

  • Domiziano (81-96 d.C.): governa con autoritarismo, finché viene assassinato.

La dinastia degli Antonini (96-192 d.C.): il periodo d’oro

Segue un periodo di grande stabilità e prosperità con la dinastia degli imperatori adottivi:

  • Traiano (98-117 d.C.): porta Roma alla sua massima espansione territoriale con la conquista della Dacia, dell’Arabia e della Mesopotamia.

  • Adriano (117-138 d.C.): consolida i confini costruendo il Vallo di Adriano in Britannia.

  • Marco Aurelio (161-180 d.C.): filosofo e imperatore, combatte le invasioni germaniche.

  • Commodo (180-192 d.C.): il suo governo segna l’inizio della crisi dell’impero.

La crisi del III secolo (192-284 d.C.)

Dopo la morte di Commodo, Roma entra in un periodo di crisi politica, economica e militare, caratterizzato da:

  • Anarchia militare: decine di generali si autoproclamano imperatori.

  • Pressione dei barbari: Goti, Vandali, Franchi minacciano i confini.

  • Declino economico: inflazione e crisi agricola.

Solo con l’arrivo di Diocleziano (284 d.C.), l’Impero ritrova un equilibrio.


2. IL TARDO IMPERO (284-476 d.C.)

Diocleziano e la Tetrarchia (284-305 d.C.)

Diocleziano introduce una riforma radicale:

  • Divide l’impero in Oriente e Occidente, ciascuno governato da un Augusto e un Cesare (Tetrarchia).

  • Riforma l’esercito e l’amministrazione.

  • Persecuzione dei cristiani (303 d.C.).

Costantino e la cristianizzazione (306-337 d.C.)

  • Costantino il Grande sconfigge gli avversari e unifica l’Impero.

  • Editto di Milano (313 d.C.): concede la libertà di culto ai cristiani.

  • Costantinopoli (330 d.C.): fonda la nuova capitale a oriente.

Divisione definitiva dell’Impero (395 d.C.)

Alla morte di Teodosio I (395 d.C.), l’Impero viene diviso tra i suoi due figli:

  • Impero Romano d’Occidente (capitale Ravenna).

  • Impero Romano d’Oriente (capitale Costantinopoli).

Caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.)

L’Occidente viene invaso da popoli barbarici (Visigoti, Vandali, Unni, Ostrogoti).
Nel 476 d.C., il generale barbaro Odoacre depone l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, segnando la fine dell’Impero d’Occidente.

3. L'IMPERO ROMANO D'ORIENTE (476-1453 d.C.)

L'Impero d'Oriente, noto come Impero Bizantino, sopravvive per quasi 1000 anni fino alla conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani nel 1453.


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AUGUSTO, PRIMO IMPERATORE (63 AC / 14 DC)



Augusto (Ottaviano): il primo imperatore di Roma (63 a.C. - 14 d.C.)

Gaio Ottavio, noto come Ottaviano e successivamente come Augusto, fu il fondatore dell'Impero Romano e il suo primo imperatore. Governò dal 27 a.C. fino alla sua morte nel 14 d.C., stabilendo le basi di un sistema politico che durò per secoli. La sua figura segna la fine della Repubblica e l'inizio del Principato, una nuova forma di governo in cui l'imperatore deteneva il potere effettivo, pur mantenendo le apparenze delle istituzioni repubblicane.


1. Le origini e l'ascesa al potere (63-31 a.C.)

  • Nato nel 63 a.C. a Roma, Ottaviano era il pronipote e figlio adottivo di Giulio Cesare.

  • Dopo l'assassinio di Cesare (44 a.C.), si alleò con Marco Antonio e Lepido, formando il Secondo Triumvirato (43 a.C.).

  • Con la battaglia di Filippi (42 a.C.), sconfisse gli uccisori di Cesare, Bruto e Cassio.

  • La rivalità con Marco Antonio culminò nella battaglia di Azio (31 a.C.), in cui Ottaviano ottenne la vittoria definitiva, consolidando il suo dominio.


2. La nascita dell’Impero: il titolo di Augusto (27 a.C.)

Nel 27 a.C., Ottaviano restituì formalmente i poteri al Senato, ma quest’ultimo, riconoscendolo come l’unico vero leader, gli conferì il titolo di Augusto, che significa "il venerabile". Questo segnò l’inizio del Principato, una nuova forma di governo in cui l’imperatore controllava de facto Roma pur mantenendo un'apparenza di Repubblica.

Titoli e poteri ricevuti:

  • Princeps Senatus: primo tra i senatori, simbolo della continuità repubblicana.

  • Imperator: titolo militare, che lo rendeva comandante supremo dell'esercito.

  • Pontefice Massimo (dal 12 a.C.): capo della religione romana.

  • Tribunicia potestas: gli garantiva poteri simili a quelli dei tribuni della plebe, inclusa l’inviolabilità personale.


3. Le riforme di Augusto

A. Riforme amministrative e politiche

  • Creò una burocrazia efficiente, affidando incarichi a funzionari fedeli.

  • Riorganizzò il Senato, riducendolo a 600 membri e aumentando il potere dell'imperatore.

  • Stabilì una distinzione tra province senatorie (governate dal Senato) e province imperiali (sotto il controllo diretto dell’imperatore).

B. Riforma dell’esercito

  • Creò un esercito professionale, con soldati pagati dallo Stato e non più dalle singole famiglie aristocratiche. A generali concede terre e una "liquidazione" di fine servizio.

  • Fondò la Guardia Pretoriana, un corpo d'élite destinato a proteggere l’imperatore.

  • Istituì colonie di veterani nelle province per romanizzarle e garantire la fedeltà militare.

C. Politica economica e sociale

  • Riformò il sistema fiscale, istituendo una cassa imperiale per gestire le entrate dello Stato.

  • Promosse la costruzione di strade, acquedotti e edifici pubblici.

  • Incentivò la natalità tra le classi aristocratiche con leggi contro il celibato e il divorzio.

D. La Pax Romana

Uno dei successi maggiori di Augusto fu l’instaurazione della Pax Romana, un lungo periodo di pace e stabilità che durò circa due secoli.

  • Consolidò i confini dell’Impero, evitando espansioni rischiose. Rafforza i confini con il Danubio e sul Reno.

  • Rafforzò il controllo sulle province, garantendo sicurezza e prosperità economica.


4. Le campagne militari e i confini dell’Impero

Augusto espanse e consolidò i confini dell'Impero:

  • Spagna e Gallia furono pacificate e integrate nel sistema romano.

  • L’Egitto (30 a.C.) divenne una provincia chiave, essenziale per l’approvvigionamento di grano.

  • Le campagne in Germania furono interrotte dopo la disfatta di Teutoburgo (9 d.C.), in cui tre legioni romane furono annientate dai Germani di Arminio.


5. La successione e la morte (14 d.C.)

Augusto cercò per anni un erede, ma i suoi candidati morirono prematuramente. Alla fine, adottò Tiberio, che divenne il suo successore.

  • Morì il 19 agosto 14 d.C. a Nola, all'età di 76 anni.

  • Fu divinizzato dal Senato e venerato come "Divus Augustus".


6. L’eredità di Augusto

  • Creò un sistema di governo che durò per secoli, garantendo stabilità e prosperità.

  • Trasformò Roma in una capitale monumentale, lasciando opere come il Foro di Augusto e l’Ara Pacis.

  • Il titolo di "Augusto" divenne sinonimo di imperatore e fu usato da tutti i suoi successori.

Celebre frase attribuita ad Augusto:
"Ho trovato una città di mattoni e l’ho lasciata di marmo."


CONCLUSIONI

Augusto fu una delle figure più importanti della storia di Roma. Con la sua abilità politica e militare, riuscì a trasformare la Repubblica in un Impero senza farlo apparire come una dittatura. La sua eredità durò per secoli, influenzando profondamente la storia del mondo occidentale.




La dinastia Giulio-Claudia (14 - 68 d.C.)


La dinastia Giulio-Claudia fu la prima dinastia imperiale di Roma e governò dal 14 d.C. al 68 d.C., dopo la morte di Augusto. Comprende cinque imperatori: Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone, tutti imparentati per adozione o matrimonio con Augusto.

Il periodo fu caratterizzato da un consolidamento dell’Impero, ma anche da intrighi di palazzo, complotti e scandali. Nonostante le turbolenze politiche, l’amministrazione statale e le infrastrutture romane continuarono a svilupparsi.


1. Tiberio (14-37 d.C.) – Un imperatore sospettoso e solitario

Dopo la morte di Augusto, il potere passò al suo figliastro Tiberio, uomo esperto e capace, ma anche diffidente e incline all’isolamento.

Principali eventi del regno:

  • Politica di continuità: mantenne la Pax Romana e il sistema amministrativo di Augusto.

  • Problemi con il Senato: governò con freddezza, riducendo il ruolo del Senato e accentuando il carattere autocratico dell'Impero.

  • Ritiro a Capri (26 d.C.): nel suo ultimo decennio di regno, si isolò sull’isola di Capri, lasciando il governo nelle mani del suo consigliere Seiano, che instaurò un clima di terrore con epurazioni e condanne.

  • Morte (37 d.C.): morì in circostanze sospette, forse assassinato dal futuro imperatore Caligola o dal prefetto Macrone.


2. Caligola (37-41 d.C.) – Il regno della follia

Caligola, figlio di Germanico e pronipote di Augusto, iniziò il suo regno con grandi speranze, ma presto divenne noto per la sua crudeltà ed eccentricità.

Eventi principali:

  • Primi mesi promettenti: all’inizio del regno, ridusse le tasse e organizzò spettacoli pubblici.

  • Svolta autoritaria: dopo una grave malattia nel 37 d.C., il suo comportamento cambiò: si proclamò dio vivente e impose tasse assurde.

  • Eccessi e stravaganze: leggende raccontano che nominò senatore il suo cavallo Incitatus e costrinse il Senato ad adorarlo.

  • Conflitto con il Senato e la Guardia Pretoriana: il suo disprezzo per l’aristocrazia e l’esercito gli costò il sostegno politico.

  • Assassinio (41 d.C.): fu ucciso da una congiura della Guardia Pretoriana, stanca della sua tirannia.


3. Claudio (41-54 d.C.) – Un amministratore capace

Claudio, zio di Caligola, fu scelto come imperatore dalla Guardia Pretoriana. Considerato inizialmente un sovrano debole per i suoi problemi di salute e balbuzie, si rivelò invece un ottimo amministratore.

Principali riforme e conquiste:

  • Conquista della Britannia (43 d.C.), estendendo i confini dell’Impero.

  • Miglioramento della burocrazia: riorganizzò l’amministrazione imperiale, affidando incarichi a liberti di fiducia.

  • Costruzione di infrastrutture: avviò grandi opere, come l'acquedotto Claudio e il porto di Ostia.

  • Problemi familiari: sposò Agrippina Minore, madre di Nerone, che lo spinse a designare il figlio come erede al posto del proprio figlio biologico, Britannico.

Morte (54 d.C.): si sospetta che sia stato avvelenato da Agrippina per favorire l’ascesa di Nerone.


4. Nerone (54-68 d.C.) – L'ultimo della dinastia

Nerone è passato alla storia come uno degli imperatori più controversi di Roma, noto per il suo ego smisurato e la repressione dei suoi oppositori.

Eventi principali del suo regno:

  • Influenza di Agrippina e Seneca: nei primi anni, governò sotto l’influenza della madre e del filosofo Seneca.

  • Omicidi in famiglia: fece assassinare sua madre Agrippina (59 d.C.), la moglie Ottavia e il consigliere Seneca.

  • Grande incendio di Roma (64 d.C.): distrusse gran parte della città; alcuni lo accusarono di averlo appiccato per costruire la sua sontuosa Domus Aurea. Per distogliere i sospetti, incolpò i Cristiani, dando inizio alla prima persecuzione contro di loro.

  • Rivolte nelle province: nel 68 d.C. l'esercito e il Senato si rivoltarono contro di lui.

Morte (68 d.C.): abbandonato da tutti, si suicidò pronunciando le parole: “Qualis artifex pereo!” (Che artista muore con me!).


5. La fine della dinastia Giulio-Claudia

Dopo il suicidio di Nerone, Roma entrò in una fase di crisi nota come l’Anno dei Quattro Imperatori (69 d.C.), durante la quale quattro generali si contesero il potere. Alla fine prevalse Vespasiano, fondatore della dinastia Flavia, che riportò stabilità all’Impero.


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Il caos del 69 d.C. e la dinastia Flavia (69-96 d.C.)



La Dinastia Flavia (69-96 d.C.)

Dopo il caos dell’Anno dei Quattro Imperatori (69 d.C.), Roma trovò stabilità con la dinastia Flavia, fondata da Vespasiano. La famiglia Flavia governò per poco meno di trent’anni e comprende tre imperatori: Vespasiano (69-79 d.C.), Tito (79-81 d.C.) e Domiziano (81-96 d.C.).

Questa dinastia si distinse per la ricostruzione economica e politica dell’Impero, dopo le follie di Nerone e la guerra civile. Inoltre, si dedicarono a grandi opere pubbliche e alla consolidazione dei confini imperiali.


1. Vespasiano (69-79 d.C.) – L’imperatore pragmatico

Vespasiano era un generale esperto, veterano delle campagne militari, che aveva conquistato il potere dopo aver sconfitto Vitellio.

Principali azioni e riforme:

  • Riorganizzazione dell’economia: le casse dello Stato erano in crisi a causa degli sprechi di Nerone e della guerra civile. Vespasiano introdusse nuove tasse, tra cui quella sui bagni pubblici, che ispirò la famosa frase: “Pecunia non olet” (Il denaro non ha odore).

  • Costruzione del Colosseo: con i proventi della guerra in Giudea, avviò la costruzione dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo), simbolo del suo regime e della restaurazione dell’ordine.

  • Politica estera e confini: rafforzò i limes, le frontiere dell’Impero, specialmente sul Reno e sul Danubio.

  • Guerra giudaica (66-73 d.C.): lasciò al figlio Tito il compito di reprimere la rivolta ebraica, che culminò nella distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.).

Morte: morì nel 79 d.C. per cause naturali. Secondo la tradizione, le sue ultime parole furono ironiche: “Vae, puto deus fio” (Ahimè, credo di diventare un dio).


2. Tito (79-81 d.C.) – L’imperatore benevolo

Tito, primogenito di Vespasiano, divenne imperatore con grande consenso. Era stato un comandante militare di successo, responsabile della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., ma da imperatore si dimostrò clemente e generoso.

Eventi principali del suo regno:

  • Inaugurazione del Colosseo (80 d.C.) con cento giorni di giochi e spettacoli per il popolo.

  • Eruzione del Vesuvio (79 d.C.): distrusse Pompei, Ercolano e Stabia. Tito inviò aiuti e fondi per la ricostruzione, guadagnandosi grande popolarità.

  • Incendio a Roma (80 d.C.): un vasto incendio devastò la capitale, e Tito gestì l’emergenza con generosità.

Morte: morì improvvisamente nel 81 d.C., forse per febbre o avvelenato dal fratello Domiziano. Le sue ultime parole furono: “Ho commesso solo un errore”, forse riferendosi alla mancata eliminazione del fratello.


3. Domiziano (81-96 d.C.) – Il tiranno odiato dal Senato

Domiziano, fratello minore di Tito, governò per 15 anni con una politica accentratrice e autoritaria, ma anche con una gestione efficace dello Stato.

Aspetti principali del suo regno:

  • Governo autocratico: ridusse il potere del Senato e si fece chiamare “Dominus et Deus” (Signore e Dio).

  • Espansione e difesa dell’Impero: rafforzò i confini sul Reno e sul Danubio, costruì il Limes Germanicus e condusse guerre in Dacia.

  • Politica edilizia: completò il Palazzo Domiziano sul Palatino e abbellì Roma.

  • Repressioni e persecuzioni: fece uccidere molti senatori e perseguitò i Cristiani.

Morte: nel 96 d.C., fu assassinato in una congiura di palazzo, orchestrata da senatori e dalla moglie Domizia Longina.


Conclusione: il lascito della dinastia Flavia

Nonostante il governo autocratico di Domiziano, la dinastia Flavia consolidò l’Impero dopo il caos neroniano. Con la loro politica pragmatica e le grandi opere pubbliche, posero le basi per l’epoca d’oro degli Antonini.


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La dinastia degli Antonini (96-192 d.C.): il periodo d’oro




La Dinastia degli Antonini (96-192 d.C.) – L’età d’oro dell’Impero Romano

La dinastia degli Antonini rappresenta il momento di massima stabilità, prosperità ed espansione dell'Impero Romano. Comprende alcuni tra i più celebri imperatori della storia, spesso ricordati per la loro saggezza e per la capacità di governare con giustizia e prudenza. Il periodo va dal 96 d.C. al 192 d.C., segnando un’epoca di crescita economica, tolleranza religiosa e rafforzamento dei confini.

A differenza di altre dinastie, gli Antonini non basarono la successione sulla linea di sangue, ma sul principio dell’adozione, scegliendo come successori uomini capaci e preparati, garantendo così la stabilità dell’Impero. Questa politica si rivelò estremamente efficace, almeno fino all’ultimo sovrano della dinastia.


1. Nerva (96-98 d.C.) – Il primo degli Antonini

Dopo l’assassinio di Domiziano, il Senato scelse Nerva come imperatore. Anziano e privo di eredi, il suo regno fu breve ma fondamentale per ristabilire l’equilibrio tra il Senato e il potere imperiale.

🔹 Principali azioni:

  • Abolì i processi per tradimento e ristabilì un rapporto più sereno con l’aristocrazia senatoriale.

  • Introdusse una politica di assistenza ai cittadini poveri e agli orfani.

  • Nel 97 d.C., adottò Traiano, generale di grande esperienza, garantendo così una successione sicura.

Morte: morì nel 98 d.C. per cause naturali, lasciando il potere a Traiano.


2. Traiano (98-117 d.C.) – L’Impero alla massima espansione

Traiano, nato in Spagna, fu il primo imperatore non italico della storia romana. Il suo governo fu segnato da grandi conquiste territoriali, dalle opere pubbliche e da una politica illuminata.

🔹 Espansione dell’Impero:

  • Conquista della Dacia (101-106 d.C.), regione ricca d’oro, il cui bottino finanziò le grandi opere di Roma. La vittoria fu celebrata con la costruzione della Colonna Traiana.

  • Guerre in Oriente (113-117 d.C.), con l’annessione dell’Armenia, della Mesopotamia e della Nabatea. Roma raggiunse così la sua massima espansione territoriale.

🔹 Politica interna:

  • Grande promotore di infrastrutture, costruì strade, acquedotti, il Foro di Traiano e nuove province.

  • Adottò misure di assistenza ai poveri e agli orfani, i cosiddetti “alimenta”.

  • Fu rispettoso del Senato e promosse una politica di tolleranza religiosa.

Morte: nel 117 d.C., durante una campagna militare in Oriente, probabilmente per un ictus.


(Impero sotto Traiano, massima estensione)

3. Adriano (117-138 d.C.) – Il difensore dell’Impero

Adriano, successore di Traiano, cambiò strategia: invece di espandere i confini, si dedicò a consolidare l’Impero.

🔹 Difesa dei confini:

  • Ritirò le truppe dai territori orientali troppo difficili da controllare.

  • Fece costruire il famoso Vallo di Adriano in Britannia (122 d.C.), per difendere la provincia dalle incursioni dei Pitti.

  • Rafforzò il limes germanico e migliorò la difesa delle frontiere.

🔹 Politica interna:

  • Riformò l’amministrazione e migliorò la giustizia imperiale.

  • Viaggiò in tutto l’Impero per rafforzare il legame con le province.

  • Costruì la splendida Villa Adriana a Tivoli.

Morte: morì nel 138 d.C., lasciando il potere al suo successore adottivo Antonino Pio.

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4. Antonino Pio (138-161 d.C.) – Il regno della pace

Antonino Pio governò per 23 anni senza guerre significative, guadagnandosi l’appellativo di “Pio” per la sua clemenza e giustizia.

🔹 Principali caratteristiche del suo regno:

  • Rafforzò l’amministrazione e la giustizia.

  • Migliorò l’assistenza ai poveri.

  • Rispettò il Senato e governò con equilibrio.

  • Continuò le opere pubbliche avviate dai suoi predecessori.

Morte: nel 161 d.C., lasciò il potere ai suoi due figli adottivi: Marco Aurelio e Lucio Vero.

5. Marco Aurelio (161-180 d.C.) e Lucio Vero (161-169 d.C.) – Il filosofo imperatore e la guerra

🔹 Governo con Lucio Vero (161-169 d.C.):

  • Prima volta che due imperatori governano insieme.

  • Lucio Vero guidò le guerre contro i Parti, riportando vittorie.

  • Marco Aurelio si dedicò alla filosofia e all’amministrazione.

🔹 Governo di Marco Aurelio da solo (169-180 d.C.):



  • Scrisse i “Colloqui con se stesso”, opera di filosofia stoica.

  • Affrontò le guerre contro i Marcomanni e i Quadi, popoli germanici che minacciavano il Danubio.

  • Epidemia di peste portata dai soldati dalle campagne d’Oriente.

Morte: nel 180 d.C., durante una campagna militare, lasciando il potere al figlio Commodo.


6. Commodo (180-192 d.C.) – La fine della dinastia

Commodo si rivelò un imperatore incompetente e violento.

🔹 Principali aspetti del suo regno:

  • Si autoproclamò “Ercole romano”, vestendosi da gladiatore.

  • Disprezzò il Senato e si circondò di adulatori.

  • Sprechi, corruzione e declino economico.

Morte: nel 192 d.C., assassinato da una congiura di senatori, gladiatori e della sua stessa amante.

Conclusione: il lascito della dinastia Antonina

Con la morte di Commodo terminò il periodo d’oro dell’Impero. I suoi predecessori avevano garantito stabilità, prosperità e giustizia, ma la loro politica di adozione finì con Marco Aurelio, che scelse suo figlio Commodo, portando Roma verso il declino.

Dopo la sua morte, l’Impero entrò in una nuova fase di crisi e guerre civili, aprendo la strada alla dinastia dei Severi (193-235 d.C.).


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LA CRISI DEL III SECOLO  (192-284 d.C.)





1. La Dinastia dei Severi (193-235 d.C.) – Il declino dell’autorità imperiale


La dinastia dei Severi governò l'Impero Romano dal 193 d.C. al 235 d.C., segnando una fase di profonde trasformazioni politiche, sociali e militari. Fondata da Settimio Severo, questa dinastia vide al potere una serie di imperatori che consolidarono l'autorità imperiale e affrontarono sfide interne ed esterne significative.

Settimio Severo (193-211 d.C.)

Lucio Settimio Severo, originario di Leptis Magna in Africa Proconsolare (oggi Libia), salì al trono dopo un periodo di guerre civili seguito all'assassinio di Commodo. La sua ascesa segnò l'inizio di una nuova era per Roma.

Principali azioni:

  • Riforma militare: Settimio Severo aumentò la paga dei soldati e permise loro di sposarsi durante il servizio, rafforzando la lealtà dell'esercito. Creò tre nuove legioni: la I, II e III Parthica, e riorganizzò la guardia pretoriana, sostituendo i membri con soldati provinciali, soprattutto illirici.

  • Campagne militari: Condusse vittoriose campagne contro i Parti tra il 195 e il 198 d.C., espandendo l'influenza romana in Oriente. Dal 208 al 211 d.C., guidò spedizioni in Britannia contro i Caledoni, rafforzando il controllo romano nel nord dell'isola.

  • Centralizzazione del potere: Ridusse l'influenza del Senato, accentuando il carattere autocratico del governo e avviando la transizione dal Principato al Dominato, in cui l'imperatore assumeva un ruolo di sovrano assoluto.

Morte: Settimio Severo morì nel 211 d.C. a Eburacum (l'odierna York) durante la campagna in Britannia.

Caracalla (211-217 d.C.)

Alla morte di Settimio Severo, il potere passò ai suoi figli, Caracalla e Geta. Tuttavia, nel 212 d.C., Caracalla fece assassinare Geta, diventando l'unico imperatore.

Principali azioni:

  • Constitutio Antoniniana (Editto di Caracalla) (212 d.C.): Emanò un editto che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'Impero, ampliando la base fiscale e rafforzando l'integrazione delle province.

  • Politica militare: Continuò le campagne lungo il limes germanico-retico contro le tribù germaniche e condusse operazioni militari contro i Parti nel 216-217 d.C. 

Morte: Caracalla fu assassinato nel 217 d.C. durante una campagna militare in Oriente.

Eliogabalo (218-222 d.C.)

Dopo una breve interruzione con l'imperatore Macrino, il potere tornò alla famiglia dei Severi con Eliogabalo, noto per essere sommo sacerdote del dio solare El-Gabal.

Principali azioni:

  • Riforme religiose: Tentò di introdurre il culto del dio solare El-Gabal a Roma, sostituendo le tradizionali divinità romane, causando malcontento tra la popolazione e l'élite senatoria.

  • Governo controverso: Il suo regno fu caratterizzato da eccentricità e scandali, che minarono la stabilità dell'Impero.

Morte: Eliogabalo fu assassinato nel 222 d.C. dalla guardia pretoriana, che lo sostituì con suo cugino Alessandro Severo.

Alessandro Severo (222-235 d.C.)

Marco Aurelio Severo Alessandro, noto come Alessandro Severo, salì al trono a soli 13 anni, con la madre Giulia Mamea che esercitò una forte influenza sul governo.

Principali azioni:

  • Politica interna: Cercò di riformare l'amministrazione e promosse la tolleranza religiosa, mostrando apertura verso diverse fedi, inclusi i cristiani.

  • Sfide militari: Affrontò minacce lungo il limes germanico-retico e condusse campagne contro i Sasanidi in Oriente. Tuttavia, la sua gestione delle questioni militari fu criticata, portando a tensioni con l'esercito. 

Morte: Alessandro Severo fu assassinato nel 235 d.C. dalle sue truppe durante una campagna contro le tribù germaniche, segnando la fine della dinastia dei Severi e l'inizio del periodo noto come Anarchia Militare.

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Cause della Crisi del III secolo

Le cause della crisi furono molteplici e interconnesse:

🔹 Instabilità politica: dal 235 d.C., con l’uccisione dell’ultimo imperatore severiano, Alessandro Severo, Roma entrò in un periodo di anarchia militare, con continue lotte tra generali per il potere.

🔹 Debolezza dell’esercito: le continue guerre civili indebolirono le difese dell’Impero, permettendo ai barbari di invadere i territori romani.

🔹 Crisi economica: le guerre e il caos ridussero la produzione agricola e commerciale, mentre l’inflazione e la svalutazione della moneta resero difficile il pagamento delle truppe.

🔹 Epidemie: la peste di Cipriano (249-270 d.C.), forse vaiolo o morbillo, decimò la popolazione, riducendo la manodopera e la capacità di difesa dell’Impero.

🔹 Pressioni esterne: nuove popolazioni barbariche, come i Goti, Franchi, Alamanni e Sassanidi, attaccarono ripetutamente i confini.

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L’Anarchia Militare (235-284 d.C.) – Cinquant’anni di caos



Il periodo che seguì fu uno dei più caotici della storia di Roma.

🔹 Numerosi imperatori:

  • Tra il 235 e il 284 d.C., circa 50 imperatori si alternarono al potere, molti dei quali assassinati dai propri soldati.

  • L’Impero era governato da generali che prendevano il potere con la forza, sostenuti dalle legioni.

🔹 Invasioni barbariche e guerre civili:

  • I Goti saccheggiarono la Grecia e l’Asia Minore (250 d.C.), mentre i Franchi e gli Alamanni attaccarono la Gallia e l’Italia.

  • L’Impero Sassanide (nuova dinastia persiana) invase le province orientali, catturando persino l’imperatore Valeriano nel 260 d.C..

🔹 Disgregazione dell’Impero:

  • Nel 260 d.C., l’Impero si frammentò in tre parti:

    • Impero delle Gallie (Gallia, Britannia e Spagna).

    • Impero Romano d’Oriente (con Zenobia a Palmira).

    • Impero centrale (governato dai successori di Valeriano).

🔹 Crisi economica:

  • L’iperinflazione rese la moneta romana quasi priva di valore.

  • Le tasse aumentarono e molte terre furono abbandonate.

La Rinascita con Diocleziano (284-305 d.C.)

Nel 284 d.C., un ufficiale di origine illirica, Diocleziano, fu proclamato imperatore.

🔹 Principali riforme di Diocleziano:

  • Tetrarchia (293 d.C.): divise il potere tra due Augusti e due Cesari, per governare meglio l’Impero.

  • Riforma dell’esercito: rafforzò i confini e aumentò il numero di soldati.

  • Riforma economica: cercò di stabilizzare i prezzi con l’Editto sui prezzi massimi (301 d.C.).

  • Persecuzione dei Cristiani: considerati una minaccia per l’unità dell’Impero, furono perseguitati con violenza.

Grazie a queste riforme, l’Impero riuscì a sopravvivere, ma ormai era profondamente trasformato: il potere era più autoritario, il Senato contava sempre meno e l’Impero era diviso in due grandi entità.




Conclusione: l’uscita dalla crisi

Con Diocleziano l’Impero Romano riuscì a sopravvivere, ma la crisi del III secolo segnò un punto di svolta:
✔️ Il potere passò sempre più ai militari e alla burocrazia imperiale.
✔️ L’economia si trasformò in un sistema più controllato dallo Stato.
✔️ L’Impero si avviò verso la sua definitiva divisione tra Oriente e Occidente.

Nel 305 d.C., Diocleziano abdicò volontariamente, lasciando il potere ai suoi successori e inaugurando un’epoca di nuove lotte per il controllo dell’Impero.

L’era di Costantino: tra riforme, Cristianesimo e una nuova Roma

L’imperatore Costantino I, detto anche Costantino il Grande, regnò dal 306 al 337 d.C. e segnò una svolta decisiva nella storia dell'Impero Romano. Il suo dominio fu caratterizzato da importanti riforme politiche, militari ed economiche, ma soprattutto dalla progressiva affermazione del Cristianesimo, che da religione perseguitata divenne sempre più influente all’interno dello Stato. Un altro momento chiave del suo regno fu la fondazione di Costantinopoli, che divenne la nuova capitale dell'Impero.


L’ascesa di Costantino e la lotta per il potere






Dopo la morte di suo padre, Costanzo Cloro, nel 306 d.C., Costantino fu proclamato imperatore dalle sue truppe a Eburacum (l’odierna York, in Inghilterra). Tuttavia, l’Impero era ancora diviso tra più sovrani a causa del sistema della Tetrarchia, istituito da Diocleziano. Per anni, Costantino dovette lottare contro i suoi rivali, tra cui Massenzio e Licinio, per ottenere il potere assoluto.

La battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.) e la visione celeste

Uno degli eventi più famosi della sua vita avvenne nel 312 d.C., alla vigilia della battaglia contro Massenzio, che controllava Roma. Secondo la leggenda, Costantino ebbe una visione divina in cui vide nel cielo una croce con la scritta "In hoc signo vinces" ("Con questo segno vincerai").

  • Costantino fece dipingere il simbolo cristiano XP (Chi-Rho) sugli scudi dei suoi soldati.

  • Vinse la battaglia al Ponte Milvio e Massenzio morì annegato nel Tevere.

  • Dopo questa vittoria, entrò a Roma come unico padrone dell'Occidente e attribuì il suo successo al Dio cristiano.


L’Editto di Milano (313 d.C.) e la fine delle persecuzioni cristiane

Nel 313 d.C., Costantino e l'imperatore d’Oriente Licinio proclamarono l’Editto di Milano, che garantiva la libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero, mettendo fine alle persecuzioni contro i cristiani.

  • Il Cristianesimo divenne una religione lecita (religio licita) e i cristiani poterono praticare liberamente la loro fede.

  • Furono restituiti i beni confiscati alle comunità cristiane.

  • Costantino iniziò a favorire apertamente il Cristianesimo, pur non vietando il paganesimo.

Con il tempo, però, il rapporto tra Costantino e Licinio si deteriorò e i due sovrani entrarono in guerra. Nel 324 d.C., Costantino sconfisse Licinio e divenne l’unico imperatore di tutto l’Impero Romano.


Le riforme e la nuova capitale: Costantinopoli (330 d.C.)

Una delle decisioni più importanti di Costantino fu la fondazione di una nuova capitale. Roma era ormai in declino, e l’imperatore scelse di spostare il centro del potere a Bisanzio, città strategicamente situata tra Europa e Asia.

  • Nel 330 d.C., Costantino inaugurò ufficialmente la città con il nome di Costantinopoli, che divenne la nuova Roma.

  • La città fu dotata di palazzi imperiali, fori, terme e una nuova cinta muraria.

  • Costantinopoli assunse un ruolo chiave nella politica, nella cultura e nella difesa dell’Impero, rimanendo la capitale d’Oriente per oltre mille anni.


Il Concilio di Nicea (325 d.C.) e la lotta contro l’Arianesimo

Costantino si impegnò anche a risolvere le divisioni interne alla Chiesa cristiana. Nel 325 d.C., convocò il Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della storia cristiana.

  • L’obiettivo principale era risolvere la disputa sull’Arianesimo, una dottrina che negava la piena divinità di Cristo.

  • Il concilio condannò l’Arianesimo e formulò il Credo Niceno, affermando che Cristo è “della stessa sostanza del Padre” (homoousios).

  • Questo concilio segnò il primo intervento diretto di un imperatore negli affari della Chiesa.


Le riforme economiche, amministrative e militari



Costantino avviò importanti riforme per rafforzare l’Impero:

  • Riforme monetarie: introdusse il solidus, una moneta d’oro stabile che divenne la base dell’economia romana e bizantina per secoli.

  • Riorganizzazione dell’esercito: aumentò il numero di soldati e creò un esercito mobile per difendere meglio i confini.

  • Divisione amministrativa: proseguendo la politica di Diocleziano, separò le cariche civili da quelle militari per evitare colpi di stato.


La morte e l’eredità di Costantino (337 d.C.)

Nel 337 d.C., Costantino si ammalò gravemente e, poco prima di morire, si fece battezzare, divenendo così il primo imperatore cristiano della storia. Morì il 22 maggio 337 d.C. a Nicomedia e fu sepolto nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli.

L’eredità di Costantino

  • Fu il primo imperatore a legare il destino dell’Impero al Cristianesimo, ponendo le basi per la futura cristianizzazione dell’Europa.

  • Con Costantinopoli, diede all’Impero una nuova capitale, che divenne il centro del mondo bizantino.

  • Le sue riforme economiche e militari permisero all’Impero di resistere ancora per più di un secolo, nonostante le crisi del III secolo.

L’epoca di Costantino segna quindi un punto di svolta nella storia romana, portando alla graduale trasformazione dell’Impero da pagano a cristiano e spostando il baricentro del potere da Roma all’Oriente.


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Dopo Costantino: crisi dinastica e divisione dell’Impero

Dopo la morte di Costantino il Grande nel 337 d.C., l’Impero Romano entrò in una fase turbolenta caratterizzata da lotte di potere tra i suoi figli, guerre civili e l’invasione dei barbari. Tuttavia, due grandi eventi segnarono questo periodo:

  1. La definitiva divisione dell’Impero in Oriente e Occidente.

  2. La cristianizzazione ufficiale dello Stato sotto l’imperatore Teodosio I.


La lotta tra i figli di Costantino (337-361 d.C.)

Alla morte di Costantino, il potere fu diviso tra i suoi tre figli:

  • Costantino II (Occidente: Gallia, Spagna e Britannia)

  • Costante I (Italia, Africa e Illiria)

  • Costanzo II (Oriente: Asia e Egitto)

Questa divisione portò a guerre fratricide:

  • Nel 340 d.C., Costantino II attaccò Costante, ma fu ucciso.

  • Nel 350 d.C., Costante fu assassinato da un usurpatore, Magnenzio.

  • Costanzo II, rimasto unico imperatore nel 353 d.C., si scontrò con l’usurpazione di Giuliano in Occidente.


L’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363 d.C.)

Giuliano, cugino di Costanzo II, divenne imperatore nel 361 d.C.. È famoso per aver tentato di ristabilire il paganesimo dopo decenni di crescita del Cristianesimo.

  • Revocò i privilegi concessi ai cristiani e cercò di rilanciare i culti pagani tradizionali.

  • Morì in battaglia contro i Persiani nel 363 d.C., lasciando l’Impero in crisi.


L’invasione dei barbari e la fine della dinastia costantiniana

Dopo Giuliano, seguirono imperatori deboli come Gioviano (363-364 d.C.) e Valentiniano I (364-375 d.C.) in Occidente, mentre in Oriente regnava Valente (364-378 d.C.).

La disastrosa sconfitta di Adrianopoli (378 d.C.)

  • Nel 376 d.C., i Visigoti, minacciati dagli Unni, chiesero asilo all’Impero Romano d’Oriente.

  • L’imperatore Valente permise loro di entrare nei Balcani, ma la cattiva gestione dell’accoglienza portò alla rivolta.

  • Nel 378 d.C., i Visigoti sconfissero i Romani nella battaglia di Adrianopoli, uccidendo lo stesso Valente.

Questa sconfitta dimostrò la debolezza militare di Roma e fu un preludio al crollo dell’Impero d’Occidente.


Teodosio I e la divisione definitiva dell’Impero (379-395 d.C.)



Dopo Adrianopoli, l’imperatore Teodosio I (379-395 d.C.) riuscì a stabilizzare la situazione:

  • Rese il Cristianesimo la religione ufficiale dell’Impero con l’Editto di Tessalonica (380 d.C.), vietando il paganesimo.

  • Sconfisse i Visigoti, ma fu costretto a concedere loro la possibilità di insediarsi come alleati (foederati).

Alla sua morte nel 395 d.C., l’Impero venne diviso definitivamente tra i suoi due figli:

  • Arcadio in Oriente (Impero Romano d’Oriente, con capitale Costantinopoli).

  • Onorio in Occidente (Impero Romano d’Occidente, con capitale Ravenna).

Da questo momento, l’Impero d’Occidente si avviò verso il collasso, mentre l’Impero d’Oriente sopravvisse per altri mille anni come Impero Bizantino.


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La caduta dell’Impero Romano d’Occidente (395-476 d.C.)



Dopo la morte di Teodosio I nel 395 d.C., l’Impero Romano venne definitivamente diviso tra i suoi due figli:

  • Arcadio, imperatore d’Oriente, con capitale a Costantinopoli.

  • Onorio, imperatore d’Occidente, con capitale a Milano (poi trasferita a Ravenna per ragioni difensive).

Questa divisione si rivelò fatale per l’Occidente, che entrò in una lenta ma inesorabile crisi, culminata nella sua caduta ufficiale nel 476 d.C., quando il generale barbaro Odoacre depose l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo.


Cause della caduta dell’Impero d’Occidente

La fine dell’Impero non fu un evento improvviso, ma il risultato di secoli di problemi strutturali. Possiamo individuare diverse cause:

1. Debolezza politica e amministrativa

  • Dopo Teodosio, gli imperatori d’Occidente furono per lo più deboli e manipolati dai generali barbari.

  • Il Senato romano perse ogni potere e le vere decisioni venivano prese dalle armate.

  • La burocrazia imperiale era corrotta e inefficiente, incapace di amministrare un territorio così vasto.

2. Pressione dei popoli barbari

  • I Visigoti, dopo il trattato del 382 d.C., volevano maggiore autonomia e nel 410 d.C. saccheggiarono Roma sotto la guida di Alarico.

  • Gli Unni, guidati da Attila, devastarono l’Europa nel 450 d.C., costringendo l’Impero a pagare ingenti tributi.

  • Vandali, Svevi, Burgundi e Alani si stabilirono in Spagna e Africa, togliendo all’Impero risorse fondamentali.

3. Crisi economica e finanziaria

  • Le tasse erano insostenibili e molti contadini abbandonavano le terre, impoverendo l’agricoltura.

  • Le città si spopolarono e i commerci crollarono, mentre l’economia si ruralizzava.

  • L’oro e l’argento finivano sempre più spesso nelle mani dei barbari, indebolendo il sistema monetario romano.

4. Debolezza dell’esercito

  • L’esercito romano era ormai composto quasi interamente da mercenari barbari, spesso più fedeli ai loro capi che a Roma.

  • Le legioni non erano più abbastanza forti per difendere il confine del Reno e del Danubio.


Le tappe della caduta

Dopo Teodosio, l’Impero d’Occidente entrò in un periodo di crisi irreversibile.

1. Il sacco di Roma (410 d.C.)

Nel 410 d.C., il re visigoto Alarico saccheggiò Roma, un evento impensabile fino a pochi anni prima. Anche se l’Impero continuò a esistere, questo episodio dimostrò che la capitale non era più invulnerabile.

2. L’invasione dei Vandali e la perdita dell’Africa (439 d.C.)

Nel 429 d.C., i Vandali attraversarono lo Stretto di Gibilterra e conquistarono l’Africa romana. Nel 455 d.C., guidati dal loro re Genserico, saccheggiarono Roma per due settimane, devastandola.

3. L’attacco di Attila e la battaglia dei Campi Catalaunici (451 d.C.)

Nel 451 d.C., gli Unni di Attila invasero la Gallia, ma furono fermati dal generale romano Ezio e dal re visigoto Teodorico I nella battaglia dei Campi Catalaunici.
L’anno successivo, Attila attaccò l’Italia, ma fu convinto a fermarsi da Papa Leone I, forse a causa di una pestilenza o della mancanza di rifornimenti.

4. L’uccisione di Ezio e la fine della difesa romana (454 d.C.)

L’imperatore Valentiniano III, geloso del successo del suo generale Ezio, lo fece uccidere nel 454 d.C.. Poco dopo, però, fu assassinato lui stesso. Con la morte di Ezio, l’Impero d’Occidente perse il suo ultimo grande difensore.

5. La deposizione dell’ultimo imperatore (476 d.C.)

Nel 476 d.C., il generale barbaro Odoacre, capo degli Eruli, si ribellò e depose il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo, mandandolo in esilio.
Odoacre non si proclamò imperatore, ma inviò le insegne imperiali a Costantinopoli, riconoscendo l’autorità dell’imperatore d’Oriente, Zenone.


Cosa succede dopo?

Dopo il 476 d.C., l’Impero Romano d’Occidente cessò di esistere come entità politica, ma molte sue istituzioni sopravvissero:

  • L’Impero d’Oriente, Bizantino, continuò fino al 1453, mantenendo viva parte della cultura romana.

  • La Chiesa cattolica ereditò molte strutture amministrative romane e divenne il principale punto di riferimento in Europa.

  • Le popolazioni germaniche che presero il controllo dell’ex Impero occidentale (Ostrogoti in Italia, Franchi in Gallia, Visigoti in Spagna) conservarono e trasformarono l’eredità romana.

L’eredità di Roma, quindi, non finì con il 476 d.C., ma si trasformò e diede origine al Medioevo europeo.

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Per i barbari, goti e visigoti: https://imparareadimparare.blogspot.com/2024/10/goti-ostrogoti-e-visigoti.html 

APPROFONDIMENTI

Rapporti tra Cristianesimo e impero romano



I rapporti tra il Cristianesimo e l'Impero Romano

Il Cristianesimo, nato nel I secolo d.C. in Palestina sotto il dominio romano, ebbe un'evoluzione complessa nei rapporti con l'Impero. Da una religione perseguitata, divenne la fede ufficiale dell'Impero nel IV secolo. Questo cambiamento fu il risultato di un processo graduale, segnato da fasi di tolleranza, persecuzione e infine integrazione.


I primi secoli: diffidenza e persecuzioni

Nei primi secoli, il Cristianesimo fu visto con sospetto dalle autorità romane per diversi motivi:

  • Esclusivismo religioso: I cristiani rifiutavano di adorare gli dèi tradizionali e l'imperatore, considerandolo un atto di idolatria. Questo li faceva apparire come ribelli e sovversivi.

  • Segretezza dei riti: Le riunioni cristiane, spesso clandestine, alimentavano dicerie di pratiche immorali o sediziose.

  • Rifiuto delle istituzioni romane: I cristiani evitavano i sacrifici pubblici e i giochi gladiatori, rifiutandosi di partecipare ad aspetti della vita sociale e politica romana.

Le prime persecuzioni

  • Nerone (64 d.C.): Dopo il Grande Incendio di Roma, Nerone incolpò i cristiani e ne fece i primi martiri, tra cui, secondo la tradizione, San Pietro e San Paolo.

  • Domiziano (81-96 d.C.): Rafforzò il culto imperiale e perseguitò coloro che lo rifiutavano, tra cui i cristiani.

  • Traiano (98-117 d.C.): Stabilì che i cristiani non dovevano essere ricercati attivamente, ma puniti se denunciati e rifiutavano di abiurare.

  • Marco Aurelio (161-180 d.C.): Durante il suo regno, ci furono nuove persecuzioni, soprattutto in Gallia, dove avvenne il martirio di San Policarpo e San Giustino.

La "Grande Persecuzione" (303-311 d.C.)

  • Diocleziano e Galerio avviarono la più violenta persecuzione contro i cristiani, distruggendo chiese e testi sacri, arrestando e uccidendo i fedeli.

  • Questa fase durò fino al "Editto di Tolleranza" di Galerio (311 d.C.), che pose fine alle persecuzioni, riconoscendo ai cristiani il diritto di esistere.


Costantino e la svolta del Cristianesimo (IV secolo)

Editto di Milano (313 d.C.)

  • Costantino e Licinio proclamarono la libertà di culto con l’Editto di Milano, ponendo fine alle persecuzioni.

  • Il Cristianesimo ottenne lo status di religio licita, ovvero religione lecita e protetta.

  • Costantino favorì la Chiesa con privilegi fiscali e costruì basiliche importanti, come San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano.

Il Concilio di Nicea (325 d.C.)

  • Costantino convocò il primo concilio ecumenico a Nicea per risolvere la disputa sull’Arianesimo, una dottrina che negava la divinità di Cristo.

  • Il concilio stabilì il Credo Niceno, affermando la consustanzialità del Figlio con il Padre.


Il Cristianesimo diventa religione ufficiale (IV-V secolo)

Teodosio I e l’Editto di Tessalonica (380 d.C.)

  • Teodosio I dichiarò il Cristianesimo (nella sua versione nicena) religione ufficiale dell’Impero con l’Editto di Tessalonica.

  • Le religioni pagane vennero vietate, i templi chiusi e i culti tradizionali soppressi.

Le conseguenze della cristianizzazione

  • Fine della persecuzione dei cristiani, ma inizio delle persecuzioni contro i pagani e gli eretici.

  • Ruolo crescente della Chiesa nella politica imperiale.

  • Scontro tra il potere religioso e quello politico, evidente nel contrasto tra Ambrogio di Milano e Teodosio I, quando il vescovo obbligò l’imperatore a fare penitenza per il massacro di Tessalonica.


Conclusioni

I rapporti tra il Cristianesimo e l'Impero Romano furono inizialmente conflittuali, ma nel corso di tre secoli si trasformarono radicalmente. Da religione perseguitata a fede dominante, il Cristianesimo contribuì a ridefinire l’identità dell’Impero Romano. Questa evoluzione segnò il tramonto della cultura pagana e gettò le basi per il Medioevo, in cui la Chiesa divenne una delle istituzioni più potenti d’Europa.

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APPROFONDIMENTO SU TEODOSIO

Teodosio I: l’ultimo imperatore dell’Impero unito

Teodosio I, noto come Teodosio il Grande, fu una delle figure più importanti della tarda storia romana. Regnò dal 379 al 395 d.C., un periodo segnato da gravi crisi interne ed esterne, ma anche da scelte che avrebbero avuto conseguenze durature sulla civiltà europea.

Ereditò un impero in difficoltà e dovette affrontare due problemi principali:

  1. L’invasione dei Visigoti, che minacciavano i Balcani dopo la sconfitta romana di Adrianopoli (378 d.C.).

  2. La lotta tra paganesimo e cristianesimo, culminata nella sua decisione di rendere il cristianesimo l’unica religione ufficiale dell’Impero.


Il problema dei Visigoti

Quando Teodosio salì al trono nel 379 d.C., l’Impero era in ginocchio dopo la devastante battaglia di Adrianopoli (378 d.C.), in cui l’imperatore Valente era stato ucciso e l’esercito romano d’Oriente annientato. I Visigoti, spinti verso l’Europa dagli Unni, devastavano i Balcani e sembravano inarrestabili.

Teodosio, consapevole che l’esercito romano non era in grado di sconfiggerli, adottò una strategia nuova: negoziò con loro invece di combatterli.

  • Nel 382 d.C., firmò un trattato che concedeva ai Visigoti terre all’interno dell’Impero (nell’attuale Bulgaria) in cambio del loro servizio come alleati (foederati).

  • Questo segnò una svolta storica: per la prima volta, un popolo barbaro entrava ufficialmente nell’Impero con un proprio territorio autonomo.

Sebbene l’accordo desse un po’ di respiro a Roma, gettò le basi per future crisi: i Visigoti avrebbero presto cercato di espandere il loro potere, portando al sacco di Roma nel 410 d.C..


La cristianizzazione dell’Impero

Uno degli aspetti più significativi del regno di Teodosio fu la sua politica religiosa. Mentre Costantino aveva tollerato il cristianesimo con l’Editto di Milano (313 d.C.), Teodosio andò oltre: fece del Cristianesimo la religione ufficiale dell’Impero.

L’Editto di Tessalonica (380 d.C.)

Nel 380 d.C., con l’Editto di Tessalonica, Teodosio dichiarò che solo il cristianesimo niceno (quello ortodosso, trinitario) era accettato, mentre tutte le altre forme di culto vennero vietate.

  • I templi pagani furono chiusi o distrutti.

  • I giochi olimpici, legati al paganesimo, furono soppressi (l’ultima edizione si tenne nel 393 d.C.).

  • Il Senato Romano, ancora in parte pagano, fu costretto ad accettare la nuova realtà.

Teodosio ebbe anche un duro scontro con il vescovo di Milano, Ambrogio, che lo costrinse a fare penitenza pubblica nel 390 d.C., dopo che le truppe imperiali avevano massacrato migliaia di persone a Tessalonica. Questo episodio mostrò il crescente potere della Chiesa sui sovrani.


La guerra civile e la divisione dell’Impero

Teodosio dovette affrontare anche gravi conflitti interni. Dopo la morte dell’imperatore d’Occidente, Graziano, nel 383 d.C., il generale pagano Magno Massimo si ribellò e prese il potere in Gallia e Spagna. Teodosio lo sconfisse nel 388 d.C., ristabilendo il controllo su tutto l’Impero.

Nel 392 d.C., un altro usurpatore, Eugenio, cercò di restaurare il paganesimo. Teodosio lo sconfisse nella battaglia del Frigido (394 d.C.), ma questa guerra segnò la fine della stabilità imperiale.


La morte di Teodosio e la divisione definitiva dell’Impero (395 d.C.)

Teodosio morì nel 395 d.C., lasciando l’Impero ai suoi due figli:

  • Arcadio, che ereditò l’Oriente (capitale Costantinopoli).

  • Onorio, che ereditò l’Occidente (capitale Ravenna).

Questa divisione non fu mai più ricomposta. L’Impero Romano d’Occidente, sempre più debole, sarebbe caduto un secolo dopo, nel 476 d.C., mentre quello d’Oriente (Bizantino) sarebbe sopravvissuto fino al 1453.


L’eredità di Teodosio

Teodosio fu l’ultimo imperatore a governare un Impero unito e il primo a imporre il cristianesimo come unica religione, cambiando per sempre la storia dell’Europa. Con lui finisce l’epoca della tolleranza religiosa romana e inizia il Medioevo cristiano.


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