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mercoledì 11 luglio 2018

storia, crisi del 300

Crisi del 300 e tramonto del Medioevo

Periodo storico: fine del XIII, inizio del XIV
Cosa avviene: calo demografico per carestie e peste nera, guerra dei cent'anni, perdita del potere universale del Papa e dell'imperatore e aumento del potere delle monarchie locali. 
Luoghi: Europa, soprattutto meridionale.


Nella crisi del Trecento ci furono soprattutto aspetti negativi (basti pensare ai 25 / 30 milioni di morti di peste a metà 1300) ma le tensioni sociali e i limiti imposti dai cambiamenti generarono anche novità e stravolgimenti storici.

CAMBIAMENTI CLIMATICI e AGRICOLTURA




Dall'anno mille al XIII secolo, sappiamo di un innalzamento della temperatura che ha aiutato ad una maggiore rendita agricola e contribuito a un aumento demografico, ma dal 1300 si apre quella che storici del clima hanno denominato "piccola era glaciale", che avvenne in tre fasi
 
[(Prima fase (circa 1300-1400) → Inizio del raffreddamento, coincidente con la Crisi del Trecento e la Peste Nera (1347-1352).
Seconda fase (circa 1570-1700) → Periodo più freddo, con inverni rigidissimi (es. il Tamigi e la Senna ghiacciati).
Terza fase (circa 1800-1850) → Ultimo periodo di raffreddamento prima della ripresa delle temperature.] 

Ma soprattutto nel XIV secolo. Ciò tra il 1330 e il 1360 provoca estati più piovose e inverni più rigidi con conseguenti difficoltà nel lavorare il terreno per le colture invernali (cereali come il frumento, l'orzo e la segale) e problemi con la vite, specie in Germania e Inghilterra.

Inoltre, la precedente rotazione triennale si scontra con due grossi problemi:
- L'eccessivo aumento demografico di quel periodo
- La mancanza di terreni per l'allevamento e la produzione di letame, a causa dell'estensione dei raccolti.
- Come studiò Malthus alla fine del 700, il problema era anche strutturale: l'incremento demografico è geometrico  (1,2,4, 8 , 16.....) dove l'incremento delle risorse agricole è matematico (1, 2, 3, 4...)

PROBLEMI NEL CAMPO ECONOMICO (COMMERCIO E FINANZA)

Intorno al 1200 molti banchieri e commercianti italiani avevano fatto  fortuna (specie genovesi, fiorentini e veneziani) anche grazie a coraggiose speculazioni ed un'abile competenza "ragionieristica" (già usavano la partita doppia e le lettere di cambio). 

Proprio queste possibilità però potevano differenziare temporalmente gli spostamenti di denaro da quelli delle merci reali (sfruttando i diversi cambi e valore di moneta nelle varie città).

Molti banchieri e ricchi mercanti, inoltre, speculano sul prezzo dei cereali e quando questo va in crisi, si ritrovano in bancarotta; altri ancora (come i Bardi a Firenze o i Buonarroti di Siena) si ritrovano senza denaro perché avevano prestato a monarchi che poi non restituiscono i soldi (come il Re d'Inghilterra durante la guerra dei cent'anni).

IL CIBO E LA CARESTIA

Le difficoltà agricole e il costante aumento demografico portano a periodi di carestia e conseguenze tensioni sociali. 
Un esempio è la grande carestia che colpì con forza il Nord Europa tra il 1315 / 1318 (anche se con meno effetti nel sud)

In Italia fu molto grave quella del 1346 a Firenze: alluvioni di quegli anni colpirono insieme al fallimento di ricchi banchieri, che di conseguenza non poterono neppure comprare cereali da altre città.

A cause delle crisi, progressivamente e con lentezza, iniziarono i primi rifornimenti pubblici per ovviare alla mancanza di risorse agricole cittadine.

Le crisi agricole, specie quelle così gravi da portare alla denutrizione erano ovviamente diverse a seconda del luogo e generalmente meno pericolose in posti come l'Italia se non si univano ad altri problemi.

Diversi tipi di crisi:

  • Crisi agraria → riguarda l’intero sistema agricolo, toccando sia città che campagna. Poteva portare a trasferimenti o indebitamenti.
  • Crisi di sussistenza → si sente più nelle città, dove il cibo diventa introvabile o troppo costoso.

  • .....
    SPESE PER LE GUERRE (RIARMO)
    Durante la crisi, forse contrariamente a quello che si può pensare, aumentarono le spese per le armi e gli eserciti.
    Durante il XIV secolo molte guerre piagarono l'Europa e in certi paesi si viveva in uno stato di conflitto permanente che, tra le altre cose, portava all'indebitamento degli Stati.
    LA GUERRA NEL 300: CAMBIAMENTI


    Se durante la prima parte del Medioevo il cuore degli eserciti erano i cavalieri (milites) tra il 1200 e il 1300 gli eserciti si rafforzano e specializzano con nuove figure: genieri, maggior numero di fanti ed ausiliari e si fa più uso di mercenari. 
    Si fa infatti affidamento a costose compagnie di ventura, come la "Grande Compagnia" in Italia che contava qualcosa come 30.000 uomini (come gli abitanti di Pisa del tempo) o la Compagnia Catalana di Ruggero da Fiore che fu imbarcata su 39 galere ed altre navi che trasportarono circa 6.500 persone di cui almeno 2.500 combattenti.
    Cambiano anche gli stratagemmi di guerra: per esempio nella guerra dei cent'anni (1337 / 1453) spesso veniva ordinata la distruzione dei campi per togliere le risorse alimentari al nemico.

    LA GRANDE PESTE (O PESTE NERA)


    Trionfo della Morte, affresco staccato (600x642 cm),
    Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo


    L'apice della grande peste in Europa avvenne nel 1348 (ma a varie ondate fino almeno al 1353, ma in forma minore fino al 1402)
    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d3/Blackdeath2.gif/310px-Blackdeath2.gif
    La Morte Nera fu una delle peggiori catastrofi della storia umana, una pandemia di peste che colpì l’Europa a partire dal 1347 e che, nel giro di pochi anni, ne decimò la popolazione. 
    Tutto iniziò probabilmente in Asia centrale, da dove il batterio Yersinia pestis si diffuse lungo le rotte commerciali, viaggiando su navi e carovane.
     Quando la peste arrivò in Europa, sbarcando in Sicilia nel 1347 con le navi genovesi provenienti da Caffa (dove forse i mongoli di Khan Gani Bek lanciarono cadaveri infetti oltre le mura della colonia genovese), si diffuse con una velocità spaventosa, raggiungendo il continente nel 1348 e sterminando milioni di persone.



    L’impatto fu devastante: si stima che in Europa morì almeno un terzo della popolazione, ovvero circa 25-30 milioni di persone
    Le città, già sovrappopolate e prive di condizioni igieniche adeguate, furono particolarmente colpite, ma nemmeno le campagne ne rimasero immuni. Le persone morivano in pochi giorni, con febbre altissima, bubboni infetti e dolori atroci.
     La malattia, diffusa soprattutto dalle pulci dei topi neri, si presentava in tre forme:
     bubbonica (la più comune), polmonare (altamente contagiosa e letale) e setticemica (praticamente senza possibilità di sopravvivenza).



    Di fronte a una tragedia di tale portata, la gente cercava disperatamente una spiegazione.
     Molti pensavano che fosse un castigo divino per i peccati dell’umanità e si organizzavano processioni e flagellazioni pubbliche per chiedere perdono a Dio. 
    Il tutto era peggiorato da accuse reciproche e episodi di sciacallaggio.
    Altri incolparono gli ebrei, accusandoli di avvelenare i pozzi, dando il via a violenti pogrom in diverse città europee.
     C’era anche chi riteneva che l’aria fosse “avvelenata” da miasmi pestilenziali, e per proteggersi camminava con spugne imbevute di aceto o bruciava erbe aromatiche.
    I tentativi di fermare l’epidemia furono spesso inutili e a volte addirittura dannosi.
     Alcuni medici praticavano salassi o incidevano i bubboni per far uscire il pus, peggiorando la situazione. Chi poteva permetterselo scappava dalle città, contribuendo involontariamente a diffondere il contagio.
    MISURE PIU' EFFICACI
     Tuttavia, alcune contromisure furono efficaci: Venezia fu tra le prime città a introdurre la quarantena, obbligando le navi sospette a rimanere isolate per 40 giorni prima di attraccare.
    Presso Venezia fu anche costruito il primo lazzaretto.
    Altre decisioni utili furono il bruciare i vestiti infetti, e il tenere (per chi se lo poteva permettere)  fuochi accesi per allontanare i topi.
    Forse uno dei motivi della sua fine fu nelle "guerre" dei topi, dove il ratto norvegese (grigio), più resistente alla peste, vinse sul ratto nero.
    conseguenze
    Le conseguenze della Morte Nera furono enormi. Con la popolazione drasticamente ridotta, il mondo medievale entrò in crisi. 
    I campi restavano incolti per mancanza di contadini, i lavoratori rimasti chiedevano salari più alti e le tensioni sociali esplosero in rivolte, come quella dei contadini inglesi del 1381. 
    Anche la Chiesa subì un duro colpo: molti sacerdoti morirono curando i malati e, di fronte all’apparente impotenza della religione contro il morbo, la fede di molti fedeli vacillò.
    A livello culturale, la peste lasciò un segno profondo. L’idea della morte divenne più concreta e spaventosa, e l’arte cominciò a rappresentarla sotto forma di scheletro con la falce, onnipresente e inarrestabile. 
    Anche la letteratura ne fu influenzata: nel Decameron, scritto proprio in quegli anni da Boccaccio, dieci giovani si rifugiano in campagna per sfuggire all’epidemia, raccontandosi storie per dimenticare l’orrore che hanno lasciato alle spalle.


    Chiesa di San Bernardino delle Ossa, Milano. (Seicentesca, ma riprende quel tema)



    https://www.youtube.com/watch?v=L8uGbtmphgk (Troisi, non ci resta che piangere)

    https://www.youtube.com/shorts/pNVnef30zZk (Italo)

    CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLA PESTE

    Per la crisi demografia dell'epidemia i piccoli centri cominciano a svuotarsi (deruralizzazione o desertificazione).
    La crisi si connette alla scarsa fertilità (e abbassamento della biodiversità) dovuta al clima. 
    Le famiglie sopravvissute si ritrovano con più risorse di prima, ma i tempi di ripresa dalla stagnazione economica sono lenti, anche per la mancanza di operai e tecnici preparati dopo le epidemie.
    Progressivamente però la crisi offre anche lo stimolo alla creatività e all'innovazione:
    - Si sviluppano nuovi centri abitati
    - Si ritorna ad occupare il terreno con l'allevamento, e quindi ritornano con più abbondanza latticini e carni nelle diete delle persone povere.
    - Si sviluppa il tipico contratto di mezzadria (in Italia soprattutto): il proprietario del terreno affittava per un anno il campo al contadino, che donava in cambio metà del raccolto. In Italia tale usanza durò fino agli anni 60 del 1900.
    - Oltre alla ripresa dell'allevamento si puntò a prodotti più specifici e ad alta rendita, come il gelso, utile per la coltivazione dei bachi da seta (ex di Lodovico il moro), il luppolo per la birra, canapa, lino e robbia (tintura purpurea) in campo tessile.
    - Anche in campo artigianale avvengono trasformazioni dovute al calo demografico per la peste: diminuisce la manifattura, e di conseguenza aumentano i salari ma diminuisce il profitto generale per le imprese.
    - Anche in questo campo si diversifica il mercato: scendono di vendite i tessuti pregiati delle fiandre ma salgono i panni grezzi di uso comune e ci si specializza nella seta, nelle armi e nella carta.
    - Molti proprietari terrieri si convertono a signori della guerra e capitani di ventura.
    Infine un tipo di struttura lavorativa emerge in questo periodo: il lavoro a cottimo a domicilio: venivano date le materie prime ai lavoratori, che le lavoravano a casa per trasformarle in prodotti finiti.
    Più in generale, le modifiche sono sostanziali (per alcuni storici il vero passaggio della modernità, infatti, avviene in questo periodo): sia per il clima, sia per la peste (diminuzione di lavoratori e di consumatori) la domanda era diminuita e quindi i prezzi erano scesi.
    Con la discesa dei prezzi, scendono anche i guadagni dei nobili. Del resto, i contadini possono ricorrere più facilmente all'autosussistenza, dovuta ai terreni ereditati e alla tragica diminuzione della famiglia.
    Questo processo manda in crisi il precedente sistema feudale, abbassando progressivamente il potere dei nobili e innalzando quello della borghesia.

    NUOVE TENSIONI SOCIALI


    A seguito della povertà aumentano casi di piccola criminalità e di rivolte più politiche nei centri urbani e nelle campagne.
    Ad esempio la rivolta delle Jacquerie nelle campagne tra Francia e Inghilterra (da Jacquise Bonhomme) intorno al 1358, rivolta poi soffocata nel sangue con circa 20.000 morti.
    Oppure la rivolta urbana dei Ciompi a Firenze (Il capo fu tal Michele di Lando):  fu un'insurrezione popolare avvenuta a Firenze nel 1378, guidata dai lavoratori salariati più poveri dell'industria tessile, chiamati ciompi. Questi operai, spesso cardatori e battitori della lana, erano esclusi dalle corporazioni e privi di diritti politici. Presero il potere per un paio d'anni ma vennero poi esclusi dalle élite commerciali.

    INNOVAZIONI CULTURALI
    Pur nella crisi, il 300 fu un secolo di grande interesse a livello culturale, sia nel campo artistico (Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Giotto...) 
    Sia in campo letterario (Dante, Petrarca, Boccaccio): intelletti che seppero descrivere la crisi (come nel Decameron) e valorizzare la lingua volgare e non più solo la latina.
    Politica: crisi dell’impero:

    Dopo la morte di Federico II e i Figli Manfredi e Corradino, si apre un periodo di crisi imperiale detta "Grande interregno" (1254 / 1273) dove il titolo imperiale è vacante ed i poteri locali si rafforzano.
    Il successivo imperatore (Rodolfo I d'Asburgo) (1273 / 1291) viene eletto ma il suo potere è ormai centralizzato in Germania, seppure annetta anche i territori della Carinzia e e del Tirolo.
    In compenso, i tre cantoni dell'Untervaldo, Uri e Schwyz si uniscono (1291, episodio di Guglielmo Tell) cominciano a lavorare per l'indipendenza che otterranno - con la confederazione svizzera nel 1499.


    Un successivo imperatore (Enrico VII) tenta di nuovo la conquista dei comuni in Nord Italia, ma fallisce nel 1313. Ormai i poteri locali (i comuni progressivamente si trasformano in Signorie di famiglie) sono troppo indipendenti e l'imperatore diventa un mero rappresentante, concedendo titoli e patenti alle famiglie (come sarà per i Visconti a Milano).
    Maggiore successo ha Ludovico IV di Baviera (1328 /1347) che riesce a farsi nominare imperatore nonostante i contrasti con il Papa Giovanni XXII --> Viene infatti nominato più dalla nobiltà romana che dal clero.
    In questo atto si appella alle dottrine politiche del filosofo Marsilio da Padova, scritte nell'opera Defensor Pacis (1324) che parla di come le corone debbano avere l'appoggio del popolo più che quello divino, e comincia a introdurre concetti di volontà popolare e laicità dello Stato. Peccato che poi furono proprio i principi tedeschi a deporre Ludovico per le sue mire espansive.
    Più diplomatico fu Carlo IV di Lussemburgo (1355 / 1378) che fu eletto dai principi tedeschi nel 1355 e proclamò l'importante documento della Bolla d'Oro (1356).
    Questa sosteneva l'elezione dell'imperatore da parte dei 7 principi tedeschi.
    4 Laici: Re di Boemia, duca di Sassonia, conte del Palatinato e il Margravio del Brandeburgo.
    e 3 ecclesiastici: arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri)
    Da questo momento l'imperatore passa sotto un processo di laicizzazione e germanizzazione.

    L'altro potere universale: la cattività avignonese e il grande scisma

    Dopo Innocenzo III e gli immediati successori si insegue il sogno della teocrazia, ma senza la medesima influenza.
    Anche nei territori del Papa i feudi locali si rafforzano, e il clero pensa al rafforzamento della curia, ma più che altro dal punto di vista economico e della cultura.

    Nel 1294 diviene Papa un monaco eremita (Pietro da Morrone*) con idee radicali contro la corruzione della chiesa, ma pochi mesi dopo viene "costretto" ad abdicare in favore di Bonifacio VIII

    (* Il 13 dicembre 1294, dopo soli cinque mesi di pontificato, Celestino V abdicò volontariamente, un fatto rarissimo nella storia della Chiesa. Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, III, 59-60), lo chiama "colui che fece per viltade il gran rifiuto", accusandolo di codardia per aver lasciato il papato in un momento difficile.)

    Bonifacio VIII (1294 / 1330) (Benedetto Caetani) divenne famoso per pratiche di nepotismo (concedere cariche per motivi di favori o di parentela), per la sua teocrazia e la decisione di istituire nel 1300 il giubileo e la conseguente indulgenza dai peccati a chiunque visitasse quell'anno Roma ed offrisse offerte alla Chiesa. (Il giubileo viene stabilito dapprima ogni 100 anni, poi 50 e infine 25).

    Bonifacio VIII si scontrò con il Re Filippo il Bello di Francia (1285 / 1314) a dimostrazione di come ormai le monarchie nazionali si erano rafforzate.
    Il loro scontro nasce dalla richiesta di Filippo il Bello di far pagare le tasse anche alla chiesa. 

    Nel 1302 il Papa reagisce con la bolla papale Unam Sanctam che ribadisce la teocrazia e il fatto che i sacerdoti non dovessero essere giudicati da un tribunale civile o pagare le tasse a un Re.

    Filippo il bello convoca allora gli Stati generali in Francia (Nobili, clero, ceto mercantile) per organizzare una spedizione militare verso Roma, guidata dal giurista Guglielmo di Nogaret e coadiuvata dalla famiglia Colonna a Roma.

    Bonifacio si rifugia ad Anagni (Frosinone) e viene difeso dai compaesani ma viene umiliato da Sciarra Colonna, che lo schiaffeggia in pubblico creando il famoso episodio dello schiaffo di Anagni (1303).




    Il papa muore pochi giorni dopo e il successore è Clemente V, un francese voluto dal Re.

    Nel 1312 Filippo il Bello scioglie anche l'ordine dei Templari e dà inizio (già prima) alla cattività avignonese (1303 / 1377) --> La sede papale viene spostata in Francia, ad Avignone.

    In questi anni di cattività il papato perde in politica ma raggiunge l'apice dello sfarzo economico e si irrobustisce a livello burocratico (Si potenziano camera apostolica, cancelleria papale, la dataria per le grazie, il tribunale religioso della sacra penitenziaria e quello civile della sacra rota).
    (Dante, Petrarca e Caterina da Siena auspicano il ritorno a Roma).

    Si sviluppano ulteriori movimenti pauperistici, come i Dolcini e i millenaristi (che parlano di una chiesa terrena ed una spirituale) e in Inghilterra John Wycliff predica la lettura indipendente del vangelo, anticipando Martin Lutero.

    Nel 1377 con il Papa Gregorio XI la curia ritorna a Roma, ma non tutti sono d'accordo. --> avviene lo scisma d'occidente tra le due curie. (1377 / 1414).

    In Europa alcuni appoggiarono allora la curia francese (Francia, Napoli e Spagna)
    e alcuni quella romana (Portogallo, Italia del Nord, Inghilterra ed Irlanda).

    Nel 1409 con il concilio di Pisa si cerca di risolvere il problema eleggendo Alessandro V come Papa neutrale.... e si ritrovano con tre papi.

    Nel 1414 infine con il concilio di Costanza e il Papa Martino V lo scisma si ricompone e la sede papale ritorna a Roma.

    ESIGENZE CONCILIARISTE

    Con il concilio di Costanza, si fanno evidenti delle tesi che riprendono in ambito ecclesiastico il Defensor Pacis di Marsilio da Padova, sostenendo la supremazia del concilio rispetto a quella del Papa.

    Le loro pretese verranno sconfitte dal Papa Niccolò V (1447 / 1455) ma verranno a risentirsi durante la riforma del 1500.



    Guerra dei cent’anni (1337 / 1453)

    Politicamente, la metà del 1300 è un periodo di politiche espansive da parte degli stati nazionali e di stravolgimento degli equilibri.

    Soprattutto si scontrano Francia e Inghilterra.

    Questo per vari motivi:

    - Già dai tempi della battaglia di Bouvines (1214) all'Inghilterra rimase il territorio francese della Guienna che creava disagio ma anche la teorica sottomissione (vassallaggio) del Re Inglese a quello Francese.

    - L'interesse economico dell'Inghilterra per le Fiandre, che commerciavano in lana.

    - L'appoggio francese all'indipendenza della Scozia (rivolte di William Wallace (morto il 1305, e in seguito di Robert Bruce).

    La causa principale deriva però dalla crisi dinastica del ramo principale dei Capetingi.

    Infatti, alla morte di Carlo IV di Francia (1328) il possibile erede diviene Edoardo III d'Inghilterra (1327 / 1377) in quanto nipote per via materna di Filippo il bello.

    I francesi elessero invece Filippo VI di Valois (1328 / 1350), cugino di Carlo.
    Si apre quindi il conflitto tra Filippo di Francia e Edoardo d'Inghilterra.

    La prima fase della guerra (edoardina) (1337 / 1360) viene vinta dagli inglesi che sbarcano a Calais e vincono a Crecy (1346) e a Poitiers (1356), soprattutto grazie agli arcieri. L'Inghilterra ottiene la pace di Bretigny (1360) dove ottiene Calais e l'Aquitania ma in teoria rinuncia alla corona francese.

    Durante la pausa per la peste del 1348 e nella seconda fase dello scontro (Carolina) (1360 / 1380) la Borgogna (regione francese) diviene importante perché per politiche matrimoniali si estende sulle Fiandre. 

    Carlo V di Francia in questa seconda fase utilizza tattiche di guerriglia per recuperare alcuni territori dagli inglesi, indeboliti anche da una crisi dinastica.

    Nella terza fase Lancasteriana o Enrichiana) (1380 / 1422) l'Inghilterra di Enrico V riprende a vincere anche per il tradimento della Borgogna, con la battaglia di Azincourt (1415) entra trionfalmente a Parigi nel 1417.

    Nel Trattato di Troyes (1420), il re di Francia Carlo VI (1368 / 1422, detto il Folle) riconobbe Enrico V d’Inghilterra come suo erede. Tuttavia, il figlio di Carlo VI, il Delfino Carlo VII, rifiutò il trattato e trovò sostegno in Giovanna d’Arco.

     Nel 1420 Enrico V di Inghilterra ottiene in via diplomatica il matrimonio con Caterina di Francia e la reggenza del trono alla futura morte di Carlo VI di Francia, ma i due re muoiono nello stesso anno. 



    Nella quarta fase (fase conclusiva)(1422 / 1453) il legittimo erede al trono francese, Carlo VII di Valois si ritrova estromesso dal trono. 

    Quanto tutto sembra a favore dell'Inghilterra, la pulzella d'Orleans, Giovanna d'Arco (1412/ 1431),  sedicenne, libera la città e convince il re (Delfino) Carlo VII a darle il comando dell'esercito francese: la donna ottiene una serie di vittorie che porteranno Carlo VII all'incoronazione ufficiale a Reims.


    Il conflitto ereditario tra i due Re diviene ormai una guerra di liberazione nazionale e la Francia ha la meglio, ma nel 1431 Giovanna d'Arco viene tradita da un cavaliere borgognone, venduta all'Inghilterra che, per colpa delle sue visioni e dei suoi abiti maschili, viene arsa sul rogo come strega.

    La sua influenza però ormai è inevitabile, e la Francia di Carlo VII (riunita alla Borgogna) riprende tutti i territori fuorché Calais (1453), il cui porto rimane all'Inghilterra.
    Carlo VII solo nel 1456 ottiene la smentita sul processo di Giovanna d'Arco, che verrà poi canonizzata nel 1909.




    Conseguenze territoriali per la Francia

    Dopo la guerra, la Francia:

    • Recuperò quasi tutti i territori persi, tranne Calais (persa solo nel 1558).
    • Vide il consolidamento del potere centrale di Carlo VII, che ridusse l’influenza della nobiltà e rafforzò l’esercito.
    • Iniziò un lungo processo di unificazione nazionale, ponendo le basi per una monarchia più forte.

    Conseguenze per la Borgogna e l’Impero Asburgico

    La Borgogna, alleata degli Inglesi per gran parte del conflitto, fu indebolita. Dopo l’assassinio del duca Giovanni Senza Paura (1419) e la riconciliazione con Carlo VII nel Trattato di Arras (1435), perse progressivamente autonomia.

    Alla morte di Carlo il Temerario (1477), la Borgogna fu contesa tra la Francia e gli Asburgo, dando inizio alla guerra per la successione borgognona.

    Gli Asburgo, attraverso il matrimonio tra Maria di Borgogna e Massimiliano d’Asburgo, ereditarono i Paesi Bassi e la Franca Contea, creando il nucleo dei futuri domini asburgici e aprendo la strada ai conflitti con la Francia.

    Ripasso
    Mappa per la guerra dei cent'anni

    guerra dei cent’anni: (treccani storia):https://www.youtube.com/watch?v=j4VDuXD6s14
    Ripasso guerra dei cent'anni (Diario di Charelotte): https://www.youtube.com/watch?v=S0N5L-V8KAg
    https://www.youtube.com/watch?v=YVVg88QgwDM (guerra cent'anni in breve)
    INGHILTERRA, LA GUERRA DELLE DUE ROSE (1455 / 1485)



    Durante la guerra dei cent'anni, anche in Inghilterra si sviluppò un nazionalismo simile a quello francese, ma qui il re (dalla magna charta del 1215) aveva i poteri limitati dal parlamento (camera dei lord e camera dei comuni).
    Anche in Inghilterra avviene una crisi ereditaria quando si passa dalla famiglia dei Plantageneti a quella dei Lancaster.
    Enrico VI Lancaster (1421 / 1471) (Figlio del V eroe di Anzincourt - 1386/ 1422) soffre di problemi mentali e viene messo sotto la tutela di Riccardo, duca di York: nasce uno scontro tra le due famiglie.
    I Lancaster, che avevano come simbolo la rosa rossa, e gli York, ornati da una rosa bianca.
    In una serie di tradimenti a vincere sarà il terzo escluso, ossia la famiglia Tudor, che aveva legami di parentela con entrambe.
    Enrico VII Tudor (1485/ 1509) rafforza i territori Inglesi combattendo in Galles e Scozia, punta all'espansione commerciale sul mare, e questa decisione, in futuro, porterà il paese a divenire uno dei più importanti d'Europa.


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    Approfondimento facoltativo sulla guerra delle due rose:

    Cause della guerra

    1. Crisi della monarchia – Dopo la Guerra dei Cent’Anni, l’Inghilterra era in crisi economica e politica.
    2. Debolezza di Enrico VI – Il re lancasteriano Enrico VI era mentalmente instabile e incapace di governare, finisce per favorire conflitti tra le famiglie nobili.
    3. Pretese degli York – Riccardo, duca di York, rivendicò il trono contestando la legittimità di Enrico VI.

    Fasi principali della guerra

    1. Prima fase (1455-1461) – La vittoria degli York

    • Battaglia di St Albans (1455) – Prima battaglia, gli York sconfiggono i Lancaster e prendono il controllo del governo.
    • Battaglia di Wakefield (1460) – Lancastriani uccidono Riccardo di York, ma suo figlio Edoardo continua la lotta.
    • Battaglia di Towton (1461) – Edoardo IV (York) sconfigge i Lancaster e si proclama re d’Inghilterra.

    2. Seconda fase (1469-1471) – La rivincita dei Lancaster e il ritorno degli York

    • Il conte di Warwick, ex alleato di Edoardo IV, si allea con i Lancaster e aiuta Enrico VI a tornare sul trono nel 1470.
    • Battaglia di Barnet (1471) – Edoardo IV sconfigge Warwick.
    • Battaglia di Tewkesbury (1471) – Edoardo IV elimina definitivamente i Lancaster, facendo uccidere l’erede Edoardo di Westminster e imprigionando Enrico VI, che muore nella Torre di Londra.

    3. Terza fase (1483-1485) – L’ascesa dei Tudor

    • Alla morte di Edoardo IV (1483), il fratello Riccardo III usurpa il trono, facendo imprigionare i suoi nipoti (i "Principi nella Torre").
    • Battaglia di Bosworth (1485) – Enrico Tudor (Lancaster) sconfigge e uccide Riccardo III, diventando Enrico VII e fondando la dinastia Tudor.
    • Per unire le due fazioni, Enrico VII sposa Elisabetta di York, unendo simbolicamente le due case nella rosa Tudor (rossa e bianca).

    • Rosa dei Tudor

    Conseguenze della guerra

    • Fine della dinastia Plantageneta e inizio della dinastia Tudor.
    • Indebolimento della nobiltà: Enrico VII impose un forte controllo sui baroni per evitare future guerre civili.
    • Centralizzazione del potere monarchico: il regno diventò più stabile, preparando l’Inghilterra alla futura età dell’oro sotto Enrico VIII ed Elisabetta I.
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    Video guerra delle due rose: https://www.youtube.com/watch?v=x-0jfEW6K8s

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    IL REGNO DI PORTOGALLO E L'UNIONE TRA CASTIGLIA E ARAGONA


    Il Portogallo, indipendente dal 1143, con Re Giovanni I nel XIV secolo, (1385 / 1433) come Enrico VII di Inghilterra punta all'esplorazione geografica, e si proietta verso l'Atlantico e attiva rapporti commerciali con l'India.


    In Spagna, grazie al matrimonio tra i "Re cattolici" Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona (1469) si uniscono ufficialmente i due Stati in una monarchia accentratrice e religiosa: vengono infatti perseguitate le minoranze religiose come gli ebrei e i musulmani.

    Nel 1492 i Re cattolici conquistano l'ultimo territorio musulmano, Granada.
    E con la fusione del Regno di Navarra (1512) il consolidamento territoriale spagnolo è completo.

    In questo periodo si attivano comportamenti repressivi e persecutori ai danni di ebrei e musulmani: dal 1478 al 1483 il capo dell'inquisizione spagnola è il famoso Tomas de Torquemada

    Ai "mori" e agli ebrei viene intimata la conversione e, se non adottata, vengono espulsi dal territorio spagnolo. Molti fuggono, molti si convertono o fingono di aderire alla religione cristiana per continuare in privato i loro riti, ma l'inquisizione si adopera per verificare la loro fede. 

    Molti, ancora, vengono esposti all' auto de fe, (atto di fede) con confessione e umiliazione pubblica o bruciati sul rogo.

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    Caduta di Costantinopoli e Impero Ottomano: link qui. (Vedi parte dedicata in quel post)

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    IMPERO BIZANTINO E EUROPA ORIENTALE




    Dopo la parentesi dell'Impero Latino d'Oriente (1206 / 1261) dovuto alla quarta crociata, l'Impero Bizantino viene ripreso, con l'aiuto di Genova, dalla dinastia dei Paleologi, che nel mentre si erano rifugiati a Nicea.

    Ormai però è un regno ridotto, pressato da Nord da Serbi e Bulgari, e da Est da turchi e mongoli (Impero mongolo: 1206 / 1368), economicamente i bizantini erano ormai legati a Venezia e Genova e sotto questa dinastia l'impero vissero un periodo di fioritura culturale.

    Presto dovrà affrontare la minaccia Ottomana, un impero che, con alterne vicende, vivrà fino al 1923.

    UNGHERIA TRA XIII E XVI SECOLO

    XIII secolo: L’invasione mongola e la ricostruzione

    • Nel 1241-1242, l’Ungheria subisce l’invasione dei Mongoli di Batu Khan. Re Béla IV fugge e il regno viene devastato.
    • Dopo la ritirata mongola, Béla IV avvia una ricostruzione, incentivando l’arrivo di coloni e costruendo castelli in pietra per difendersi da future invasioni.

    XIV secolo: L’epoca d’oro angioina

    • Nel 1301, si estingue la dinastia degli Árpád e sale al trono Carlo Roberto d’Angiò, fondatore della dinastia angioina.
    • Sotto suo figlio Luigi I il Grande (1342-1382), l’Ungheria raggiunge il suo apice, diventando una potenza dell’Europa centrale con domini in Polonia e nei Balcani.

    XV secolo: Le guerre contro gli Ottomani

    • Dopo la morte di Luigi I, il regno entra in crisi politica.
    • Nel 1440-1457, il giovane re Ladislao il Postumo affronta le minacce ottomane.
    • Giovanni Hunyadi, un grande condottiero, guida la difesa contro gli Ottomani e ottiene una vittoria a Belgrado nel 1456, rallentando l’espansione turca.
    • Nel 1458, sale al trono Mattia Corvino (figlio di Hunyadi), che trasforma l’Ungheria in una potenza rinascimentale con una forte amministrazione e un esercito moderno.

    Mattia Corvino (1458 / 1490)

    XVI secolo: La sconfitta di Mohács e l’occupazione ottomana

    • Dopo la morte di Mattia Corvino nel 1490, il regno si indebolisce.
    • Nel 1526, l’Ungheria subisce una disfatta nella Battaglia di Mohács contro gli Ottomani: il re Luigi II muore e il paese si divide.
    • L’Ungheria viene spartita in tre parti:
      • Ungheria centrale (inclusa Buda) sotto il dominio ottomano.
      • Transilvania diventa un principato autonomo vassallo degli Ottomani.
      • Ungheria occidentale e settentrionale sotto la dinastia degli Asburgo.

    Da questo momento, l’Ungheria resterà contesa tra Ottomani e Asburgo per oltre un secolo.

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    L’Unione Polacco-Lituana e la dinastia Jagellone (XII-XVI secolo)

    Nel XII e XIII secolo, la Polonia è frammentata in vari principati, ma nel 1320 Ladislao I il Breve riesce a riunificarla. Suo figlio, Casimiro III il Grande (1333-1370), rafforza il regno, favorisce l’economia e accoglie le comunità ebraiche. Alla sua morte, senza eredi diretti, il trono passa agli Angioini d’Ungheria e poi, nel 1385, avviene un evento cruciale: l’Unione di Krewo.

    Quest’unione sancisce il matrimonio tra la regina polacca Edvige e il granduca di Lituania, Jogaila, che si converte al cristianesimo e diventa re di Polonia con il nome di Vladislao II Jagellone. Nasce così la dinastia Jagellone, che governa per quasi due secoli.

    Nel 1410 gli Jagelloni vincono la battaglia di Tannenburg contro i teutonici e nella pace di Torun ottengono la Pomerania (territorio a cavallo tra la Polonia e la Germania); la Prussia diviene un feudo polacco.

    Sotto i Jagelloni, la Polonia e la Lituania si rafforzano e nel 1569 firmano l’Unione di Lublino, creando la Repubblica delle Due Nazioni, una confederazione con un re comune ma istituzioni separate. Questo stato diventerà una delle potenze dominanti in Europa Orientale.

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    Russia di Ivan III il Grande




    La Russia tra il XIV e il XVI secolo: da Mosca a potenza unificatrice

    Nel XIV secolo, la Russia è frammentata in principati e dominata dai Mongoli dell’Orda d’Oro, ma uno di questi principati, Mosca, inizia a emergere.

    • Ivan I (1325-1340), detto Kalita (la Borsa), ottiene dai Mongoli il diritto di riscuotere le tasse per loro, accumulando ricchezza e potere. Espande l’influenza di Mosca e pone le basi per la futura indipendenza.
    • Ivan III (1462-1505) rompe definitivamente con i Mongoli nel 1480, nella cosiddetta Grande Stasi sul fiume Ugra, che segna la fine della dominazione dell’Orda d’Oro. Assume il titolo di “Sovrano di tutte le Russie”, inizia a centralizzare il potere e si ispira all’Impero Bizantino, sposando la nipote dell’ultimo imperatore bizantino (Zoe Paleologa) e adottando il titolo di zar (Cesare).
    • Sconfisse i Lituani nel 1494 e quadruplicò il suo impero e limitò il potere della nobiltà locale (i Boiari della Duma).
    • Ivan III avvia anche la costruzione del Cremlino di Mosca, tra il 1475 e il 1493 trasformandolo in una vera cittadella fortificata con l’aiuto di architetti italiani.

    Nel XVI secolo, il nipote di Ivan III, Ivan IV il Terribile, consoliderà il potere zarista e trasformerà la Russia in uno stato autocratico, ma con metodi brutali.


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    TAMERLANO (1336 / 1405)



    1. Le imprese di Tamerlano e la loro conclusione
      Tamerlano, o Timur, nasce nel 1336 in Transoxiana (attuale Uzbekistan). Non essendo un mongolo puro, non può fregiarsi del titolo di khan, ma rivendica l'eredità di Gengis Khan (1162 / 1227) e si impone come signore di un nuovo impero.

    • Campagne di conquista:

      • Tra il 1360 e il 1370, prende il controllo di Samarcanda e diventa il leader incontrastato della Transoxiana.
      • Tra il 1380 e il 1395, invade la Persia, l'Afghanistan e attacca il Khanato dell'Orda d'Oro, devastandolo.
      • Nel 1398, invade l'India e saccheggia Delhi, massacrando la popolazione.
      • Nel 1401-1402, affronta l'Impero Ottomano e sconfigge il sultano Bayezid I nella Battaglia di Ankara (1402), catturandolo e mettendo in crisi l'Impero Ottomano, rallentandone l'avanzata.
      • Nel 1405, avvia una spedizione contro la Cina Ming, ma muore durante la marcia verso Pechino.
    • Conclusione delle sue imprese:
      Dopo la morte di Tamerlano (1405), il suo impero si frammenta rapidamente a causa della lotta tra i suoi discendenti. I Timuridi governano ancora per circa un secolo, ma perdono potere progressivamente. La loro eredità culturale resta comunque importante: Samarcanda diventa un centro artistico e scientifico, e la dinastia Mughal in India (discendenti di Timur) governerà fino al XVIII secolo.



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    La Cina: la dinastia Ming (1368 / 1644)




    La Dinastia Ming: il ritorno della Cina Han

    Dopo quasi un secolo di dominio straniero, la Cina riesce a liberarsi dall’influenza mongola. Nel 1368, la dinastia Yuan fondata da Kublai Khan cade sotto i colpi di una rivolta guidata da Zhu Yuanzhang, un ex monaco buddhista che, alla testa di una ribellione popolare, scaccia i Mongoli e si proclama imperatore con il nome di Hongwu, dando inizio alla dinastia Ming. Con lui, la Cina torna sotto il dominio degli Han e si rafforza con un’amministrazione centralizzata.

    Un Impero forte e innovativo

    La dinastia Ming governa la Cina per quasi tre secoli (1368-1644) e porta il paese a un nuovo splendore. Tra le innovazioni più importanti del periodo troviamo:

    • Porcellana raffinata, con i celebri vasi bianchi e blu.
    • Banconote cartacee, evoluzione dell’uso della carta moneta introdotta sotto i Yuan.
    • Grandi trattati agricoli, che migliorano la produzione di cibo.
    • Diffusione della stampa a caratteri mobili, che favorisce la diffusione del sapere.

    L’impero Ming è governato da un sistema burocratico efficiente basato sui mandarini, funzionari scelti tramite un rigoroso esame imperiale. Questi amministratori garantiscono l’ordine e l’applicazione delle leggi, rendendo la burocrazia cinese una delle più stabili della storia.

    L’espansione nell’Oceano Indiano

    Nel XV secolo, la Cina Ming non si limita a rafforzare i confini, ma guarda anche all’esterno. Durante il regno dell’imperatore Yongle, il leggendario ammiraglio Zheng He guida tra il 1405 e il 1433 una serie di spedizioni navali gigantesche. Le sue flotte, composte da enormi giunche, solcano il Sud-est asiatico, l’India, la penisola arabica e persino l’Africa orientale, portando ricchezze e stabilendo relazioni diplomatiche.

    Tuttavia, dopo la sua morte, la Cina interrompe queste esplorazioni e si concentra sulla difesa interna, costruendo e rafforzando la Grande Muraglia per proteggersi dalle incursioni dei popoli delle steppe.

    La fine della dinastia Ming

    Nel XVII secolo, la dinastia Ming si indebolisce a causa di crisi economiche, carestie e invasioni. Nel 1644, un generale tradisce l’impero e apre le porte ai Manciù, un popolo del nord, che fondano la dinastia Qing, ponendo fine al dominio Ming.

    Nonostante la caduta, il periodo Ming lascia un’eredità culturale duratura e segna uno dei periodi più prosperi della storia cinese.

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