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giovedì 13 febbraio 2025

Breve storia della pedagogia (dal 1800 all'era contemporanea)

 




DEFINIZIONI

Pedagogia
È la disciplina che studia il fenomeno educativo in senso ampio: analizza teorie, principi, processi e condizioni culturali, sociali, storiche e psicologiche che influenzano l’educazione. La pedagogia è quindi una riflessione teorica e sistematica su come si forma e si sviluppa l’individuo.

Didattica
È l’insieme dei metodi, strategie e tecniche utilizzate nell’insegnamento, ovvero la sua applicazione pratica in aula. La didattica si occupa della progettazione, organizzazione e gestione dell’attività formativa, traducendo i principi pedagogici in pratiche operative.

Differenza principale
La pedagogia si concentra sul «perché» e sul «come» teorico dell’educazione, mentre la didattica riguarda il «fare», ossia le modalità concrete con cui si realizza l’insegnamento quotidiano.

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Movimenti psicopedagogici principali

  1. Attivismo pedagogico → Il bambino è soggetto attivo nel processo di apprendimento.
  2. Scuola Nuova → Superamento del modello trasmissivo, centralità dell’esperienza.
  3. Comportamentismo → Apprendimento basato su stimolo-risposta e rinforzi.
  4. Cognitivismo → Studio dei processi mentali nell’apprendimento.
  5. Costruttivismo → La conoscenza si costruisce attraverso l’interazione con l’ambiente.

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Per il Positivismo la conoscenza autentica è tale se deriva da osservazione e metodo scientifico. 

Auguste Comte (1798 / 1857) viene considerato il fondatore.

Comte sosteneva che la conoscenza dell'umanità, nel suo progresso storico essenziale seguisse tre stadi:
a) Teologico, caratterizzato da una visione dogmatica e religiosa e politicamente da una monarchia autoritaria.
b) Metafisico, da ideali astratti e dalla democrazia
c) Positivo, da scienza e positivismo, quindi politicamente in tecnocrazia dei sapienti.

La sociologia era vista come la scienza più complessa e poteva servire per stabile Ordine e Progresso nella società. Cerca quindi di applicare i principi del Positivismo per raggiungere una stabilità politica.
La sociologia diveniva ai suoi occhi una Fisica Sociale basata sulla matematica che poteva chiarirne le parti stabili (statica) e quelle mutabili (dinamica).

Gli studi economici di Adam Smith (1723 / 1790) (che era empirista e illuminista) sono presi come spunti. L'utilitarismo suo e di John Stuart Mill (1806 / 1873) teorizzano la massimizzazione del piacere per raggiungere una società felice e giusta. Mill applica il positivismo soprattutto in Logica ed Etica. Promuove l'educazione femminile e la parità di genere.

Spencer Herbert (1820 / 1903) Sostiene che anche nella società umana si possa notare un'evoluzione che, come quella biologica, procede nella selezione naturale del più adatto.
Spencer è prevalentemente un biologo ma in pedagogia si ispira a Pestalozzi.
La conoscenza viene vista come generalizzazione e relazione tra i fatti, ma per lui la scienza non è senza limiti. L'educazione segue un'evoluzione dove il percorso individuale (Ontogenesi) segue quello della specie umana (filogenesi). L'educazione deve allora partire di basi di sopravvivenza e procedere fino ai gusti e ai sentimenti. 

In America latina questo movimento ha una certa forza, specie in Brasile, dove la bandiera di Stato rappresenta proprio questo motto: Ordine e Progresso.




L'eccessiva fiducia nella potenza conoscitiva della Scienza applicata ad ogni campo del sapere (scientismo) verrà poi criticata da filosofi come Nietzsche e scienziati come Einstein, che ne vedranno le debolezze anche per le scoperte della teoria della relatività e della meccanica quantistica che, con il principio di INDETERMINAZIONE DI Heisenberg rivelava le debolezze della mente umana.

In Italia Roberto Ardigò (1828 / 1920) nella sua pedagogia positivista vede l'educazione come sviluppo morale e intellettuale e, in particolare, trova fondamentali la genesi di buone abitudini. Esse infatti permettono la responsabilità e la socialità dell'uomo.
L'educazione parte dall'intuizione diretta (quella non mediata dei primi anni di vita) e prosegue con quella indiretta, formata dalla cultura e l'insegnamento.

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Ferrante Aporti (1791 / 1858) fu un pedagogista, politico e sacerdote italiano. A Mantova fonda degli asili gratuiti, prima maschili, poi anche femminili, dove venivano anche consegnati pasti gratuiti.
Secondo Aporti già all'asilo (prima dei 6 anni) si poteva iniziare un'educazione "teorica" riguardante aspetti di educazione fisica, intellettuale, morale e religiosa. Si potevano anche impartire lezioni di lingua nazionale e storia sacra. (Educazione precoce)

Emile Durkheim (1858 / 1917) è un altro padre della sociologia (assieme a Comte). Vede l'educazione come un processo di coesione sociale che include riti e simboli di una comunità che permettono anche il passaggio conoscitivo da una generazione all'altra.

L'educazione deve essere un processo duraturo e costante, invece, la pedagogia è l'analisi dell'educazione nei momenti di crisi della società o dell'educazione stessa.
Anche la religione può aiutare la coesione sociale, e la sua mancanza (di coesione) può causare depressioni e suicidi (definiti altruistici, egoistici o anomici): per evitarle bisogna combattere l'anomia (assenza di leggi) e rafforzare la coesione.

ATTIVISMO PEDAGOGICO

sI SVILUPPA TRA FINE 800 E INIZIO 900 In Europa e America settentrionale attraverso le così dette "Scuole nuove". 
Principi fondamentali:

a) Puericentrismo  (Il bambino al centro dell'educazione) L'insegnamento deve partire non dalle carenze ma delle potenzialità insite nell'allievo.

b) Centralità del fare (praticità): l'azione precede il conoscere; il globale precede il distinto: esempio: per insegnare a leggere si procede con la lettura piuttosto che con l'esame singolo di ogni lettera.

c) Importanza dell'ambiente educativo: con i suoi stimoli.

d) Pari diritti degli studenti

Sorelle AGAZZI (1866 / 1945) Carolina e Rosa


Sperimentano metodi educativi e sottolineano l'importanza di connettere (tramite somiglianza) l'ambiente familiare a quello scolastico. Fanno parte dell'attivismo naturale.




Maria Montessori (1870 / 1952)


Medico con specializzazione in neuropsichiatria infantile. Scappa dall'Italia sotto il Fascismo e influenza molti altri Stati. 
Si situa invece nell'attivismo scientifico: per lei l'ambiente educativo, più che naturale dovrebbe essere adeguatamente preparato e ricco di stimoli adeguati. I bambini hanno talenti specifici che devono essere fatti emergere con un processo naturale e grazie all'interazione con un ambiente stimolante (da qui i giochi montessoriani).
 L'ambiente deve essere familiare, pulito, luminoso. E provvisto di diversi tipi di materiali:

-  Materiali di vita pratica e quotidiana
-  Materiali di utilizzo sensoriale
-  Materiali culturali
La sua pedagogia è contraria allo studio passivo e muove verso una forma di apprendimento attivo legato al seguire i propri interessi, all'esperienza pratica, al risolvere i problemi, e cercare le proprie inclinazioni in un ambiente capace di offrire un'educazione democratica e che rispetti lo sviluppo integrale e naturale della persona. 
Il maestro non deve perennemente intervenire: è un preparatore che osserva e interviene solo in casi estremi o particolari. In quest'ottica resta importante l'autonomia e l'autocorrezione e le classi di età mista.

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Rudolf Steiner (1861 / 1925)


La pedagogia di Rudolf Steiner, conosciuta come educazione Waldorf, si basa sull'idea che l'educazione deve rispettare e stimolare lo sviluppo completo dell'individuo: fisico, mentale e spirituale. Steiner enfatizza l'importanza di un approccio integrato e armonioso che considera le fasi di crescita dell'alunno, seguendo la sua evoluzione psicologica e spirituale.

Principali concetti della pedagogia di Steiner:

  1. Educazione in armonia con le fasi di sviluppo: Steiner distingue tre fasi principali dello sviluppo umano:

    • Infanzia (fino ai 7 anni): Durante questa fase, il bambino apprende attraverso il gioco e l'imitazione. L'accento è posto sulla sperimentazione sensoriale e sullo sviluppo della capacità motoria.
    • Adolescenza (dai 7 ai 14 anni): In questa fase, si incoraggia l'apprendimento attraverso la fantasia e l'arte, in modo che il giovane sviluppi un legame emotivo con le conoscenze. L'insegnamento diventa più astratto, ma sempre con un forte collegamento con la creatività.
    • Maturità (dai 14 ai 21 anni): La fase finale è focalizzata sullo sviluppo del pensiero critico e razionale, con un crescente interesse per la responsabilità sociale e la partecipazione alla vita della comunità.
  2. Insegnamento integrato: L'educazione Waldorf privilegia un curricolo integrato, che unisce materie artistiche, pratiche e intellettuali. Le arti (come la musica, la danza, il teatro) sono utilizzate come strumento per sviluppare il pensiero creativo e il sentimento estetico, mentre le materie tradizionali (come la matematica e le scienze) sono insegnate in modo che stimolino l'immaginazione.

  3. Importanza della relazione insegnante-alunno: Il legame emotivo tra insegnante e alunno è fondamentale. L'insegnante non è solo una figura autoritaria, ma una guida che accompagna i bambini nel loro percorso di crescita in modo empatico e personale.

  4. Rispetto per l'individualità: Ogni bambino è considerato unico e l'educazione deve essere adattata alle sue esigenze specifiche, rispettando il suo ritmo di apprendimento.

  5. Lavoro manuale e pratico: Un altro aspetto distintivo della pedagogia steineriana è l'attenzione al lavoro manuale e alla creazione di cose con le mani, come il giardinaggio, l'artigianato e la cucina, che sono strumenti importanti per lo sviluppo del corpo e del pensiero.

Sintesi: La pedagogia di Steiner si fonda su un'educazione che rispetta le fasi di sviluppo del bambino e si propone di educare l'individuo in modo integrato, armonizzando il pensiero, le emozioni e la pratica. Promuove una formazione completa, incentrata sull'immaginazione, l'arte e l'autosufficienza, mirando a formare individui equilibrati e creativi, in grado di partecipare attivamente e consapevolmente alla società.


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Don Giovanni Bosco (1815 / 1888)

Sacerdote che fondò il movimento dei Salesiani, in vita cercò di aiutare i giovani privi di reddito.
La sua pedagogia segue tre principi: la ragione, la religione e la gentilezza amorevole.

L'educazione deve essere pratica e pertinente ai bisogni degli allievi. Faceva riferimento a un "sistema preventivo" per offrire ai giovani possibilità di ricerca, moralità e capacità professionali.

INIZIO XX SECOLO

In questo periodo l'educazione tradizionale, anche per le necessità burocratiche e industriali, la scuola tradizionale ha la sua centralità negli adulti (insegnanti), nel trasferimento di nozioni e nella memorizzazione.




Pedagogisti e intellettuali come Dewey cercano di ribaltarla e pensare invece l'educazione come azione di praticità e interazione, atta a sviluppare pensiero critico, mettere al centro l'esperienza, cercare i bisogni e gli interessi degli allievi.


La pedagogia di John Dewey si fonda sull'idea che l'educazione debba essere un processo attivo, centrato sull'esperienza del bambino. Dewey considera l'apprendimento come il risultato di un dialogo continuo tra l'individuo e l'ambiente, in cui la scuola deve preparare i giovani a vivere e partecipare attivamente alla società.

Principali concetti della pedagogia di Dewey:

  1. Apprendimento tramite l'esperienza: Dewey sostiene che l'apprendimento più efficace avviene quando gli studenti sono coinvolti in attività pratiche e dirette. L'educazione deve essere basata su esperienze concrete che stimolino curiosità e riflessione.

  2. Educazione democratica: La scuola deve essere un microcosmo della società, dove si sperimentano i principi democratici, come la collaborazione, il rispetto reciproco e la partecipazione attiva.

  3. Curricolo centrato sullo studente: Dewey promuove un'educazione che tenga conto degli interessi e delle necessità degli studenti, piuttosto che seguire rigidi programmi imposti dall'alto.

  4. Pensiero critico e problem-solving: L'obiettivo dell'educazione è sviluppare la capacità di pensare in modo critico e di affrontare i problemi in modo creativo e razionale.

  5. Educazione come preparazione alla vita: Dewey vede la scuola come un laboratorio per la vita, dove gli studenti imparano a risolvere problemi reali e a sviluppare competenze utili per la vita adulta.


Si seguono 3 principi fondamentali:

1) Principio di continuità: nelle abitudini e nell'ambiente
2) Crescita individuale tramite esperienza
3) Esperienza dettata dal rapporto tra condizione interna ed esterna

DON LORENZO MILANI (1923 /1967) 




E' un sacerdote e pedagogista molto attivo nell'impegno etico e sociale. Secondo lui la Scuola dovrebbe essere uno strumento di emancipazione sociale.
Fonda prima un istituto serale per operai (che non avevano altri mezzi) a San Donato di Calenzano, poi lavora nella piccola comunità montana di Barbiana.

Don Milani critica la scuola tradizionale perché più esclusiva che inclusiva. La rappresenta come "Un ospedale che accoglie i sani ma rifiuta i malati."

Tra gli scopi principali dell'educazione c'è l'alfabetizzazione ("Appropriazione della parola"), e la lettura e discussione dei giornali per sviluppare interessi per l'attualità e il pensiero critico.


Lo scopo ultimo è "costruire" dei cittadini autonomi e consapevoli. L'educazione è uno strumento di liberazione (se ne parla soprattutto nel suo libro scritto con gli allievi: Lettera a una professoressa.)

La pedagogia di Don Lorenzo Milani è centrata sull'idea di una scuola che rispetti e valorizzi ogni studente, a prescindere dalla sua origine sociale, culturale o economica. Milani credeva fermamente che l'educazione dovesse essere un mezzo per promuovere l'uguaglianza, garantendo a tutti gli studenti le stesse opportunità di crescita e sviluppo.

Principali concetti della pedagogia di Don Milani:

  1. Scuola come strumento di giustizia sociale: Milani vedeva l'educazione come un diritto universale, che doveva essere accessibile a tutti, in particolare ai più svantaggiati. La sua scuola era un luogo dove si cercava di offrire a ciascun alunno gli strumenti per diventare libero, consapevole e in grado di esercitare i propri diritti.

  2. Educazione centrata sulla persona: Milani poneva al centro dell'educazione l'individuo e le sue specifiche necessità. Sosteneva che ogni bambino avesse un potenziale da sviluppare, ma che fosse necessario un approccio personalizzato, che tenesse conto della sua realtà sociale e familiare.

  3. Metodologia di insegnamento: Nella scuola di Don Milani, l'insegnamento era pratico, attivo e partecipativo. Gli alunni venivano coinvolti in lavori di gruppo e attività pratiche, come la scrittura di lettere o la discussione su temi concreti. Milani credeva che fosse fondamentale sviluppare nei ragazzi un pensiero critico e un'educazione alla cittadinanza.

  4. Lingua come strumento di emancipazione: Milani riteneva che la lingua fosse un elemento fondamentale per la crescita del bambino e per la sua emancipazione sociale. La lingua, secondo lui, non doveva essere un ostacolo, ma un mezzo di comunicazione efficace. Per questo, in molte scuole da lui gestite, si privilegiava la scrittura e la lettura, per permettere agli studenti di esprimersi e capire il mondo che li circondava.

Posizione sui voti e le bocciature:

  • Contrario ai voti: Don Milani si opponeva fermamente all'uso dei voti come metodo di valutazione. Credeva che i voti fossero uno strumento che favoriva l'esclusione sociale e non misurava correttamente il reale apprendimento del bambino. Invece dei voti, Milani preferiva un dialogo educativo tra insegnante e alunno, volto a far emergere i progressi e le difficoltà in modo costruttivo. Per lui, i voti erano legati a una logica punitiva e non educative.

  • Contrario alla bocciatura: Milani riteneva che la bocciatura fosse una pratica dannosa, che aggravava le disuguaglianze sociali e non aiutava i ragazzi a crescere. Considerava la bocciatura un modo per escludere e non per educare. Il suo obiettivo era quello di evitare l'abbandono scolastico, puntando a recuperare gli studenti che erano più in difficoltà, piuttosto che bocciarli.


Roger Cousinet (1881 / 1973)




Pedagogista francese, parla della pedagogia in riferimento a un processo attivo e soggettivo. Nella sua concezione l'infanzia ha un valore profondo (e in questo è influenzato da Rousseau e Pestalozzi).
L'educazione è un processo di cambiamento continuo causato dall'interazione con l'ambiente esterno.
Cousinet sottolinea l'importanza della metacognizione (pensare ai propri processi di apprendimento e di studio) affinché gli studenti siano consapevoli e non meri recipienti passivi di informazioni preconfezionate. L'attività e l'autonomia dell'allievo devono essere preservate.

Principi fondamentali della pedagogia di Cousinet

1. Il lavoro libero in gruppo

Il cuore della sua pedagogia è il "travail libre par groupes" (lavoro libero in gruppo), in cui gli alunni collaborano spontaneamente per affrontare un tema o un problema, senza un programma rigido imposto dall'insegnante.

  • Gli studenti scelgono i loro gruppi e lavorano insieme per trovare soluzioni.
  • L'insegnante non spiega, ma osserva e guida solo se necessario.
  • L'apprendimento avviene attraverso la scoperta autonoma e il confronto con i compagni.

2. Il bambino come soggetto attivo

Cousinet criticava l’educazione tradizionale, in cui l’alunno è passivo e deve solo ascoltare e ripetere. Nel suo metodo, invece:

  • Il bambino è protagonista del suo apprendimento.
  • Sviluppa curiosità, autonomia e capacità di cooperazione.
  • L'apprendimento nasce dall'esperienza diretta e dall'interazione con gli altri.

3. L’errore come parte del processo

Secondo Cousinet, l’errore non è da punire, ma da valorizzare perché aiuta a imparare. I bambini correggono i propri errori attraverso il confronto con i compagni, senza l’ansia del giudizio dell’insegnante.

4. Il ruolo dell’insegnante

L'insegnante non è più il centro del processo educativo, ma assume il ruolo di facilitatore, aiutando i bambini a organizzare il lavoro e intervenendo solo quando necessario.

5. Un’educazione naturale e spontanea

L'apprendimento deve avvenire in modo naturale, attraverso attività che suscitano l’interesse del bambino. Per questo Cousinet si opponeva ai programmi rigidi e alla didattica basata sulla memorizzazione.


Cousinet e la scuola attiva

Il suo metodo rientra nel movimento della scuola attiva, accanto a Maria Montessori, John Dewey e Ovide Decroly. Tutti questi pedagogisti condividevano l’idea che il bambino dovesse imparare attraverso l’azione e non con lezioni frontali.


Celestine Freinet (1896 / 1966) 





Per lui la scuola è un luogo di emancipazione e cooperazione dove si attua un apprendimento per scoperta.. Freinet è un intellettuale marxista e come tale lotta per la giustizia sociale ma cerca di coniugarla alla creatività individuale. 
A differenza di altri pedagogisti considera il gioco un'attività superficiale, elogia invece il lavoro come possibile interesse intrinseco e capace di generare creatività.
Chiama la progressione naturale un "andare a tentoni" (Tatonnement) 
Anche per Freinet l'ambiente è importante e la scuola dovrebbe funzionare come un cantiere sociale: per questo non promuove un uso rigido del libro di testo ma una classe con sessioni (parti) mobili e un insegnante facilitatore.
Promuove inoltre la scrittura di testo libero per condividere pensieri, un giornalino scolastico e una corrispondenza interscolastica.

Edouard Claparede, (1873 / 1940)




Psicologo e pedagogista svizzero che ritorna al pensiero del puerocentrismo e nella visione del bimbo come soggetto attivo.
L'educazione deve seguire i suoi interessi e lo sviluppo naturale. Da qui l'importanza del gioco per apprendere e socializzare.
L'ambiente deve essere stimolante e utile alla scoperta.
Parti dell'educazione sono la responsabilizzazione tramite l'assegnazione di compiti specifici e lo sviluppo di un pensiero critico indipendente.
Valorizzazione dell’errore:
L'errore viene visto non come un fallimento, ma come un'opportunità di crescita e di riflessione, parte integrante del processo educativo.

Integrazione di emozione e cognizione:
La sua visione non separava il sapere dalla sfera emotiva: lo sviluppo affettivo, relazionale e intellettuale sono considerati interdipendenti, essenziali per una crescita equilibrata.

Il concetto di "scuola nuova": Claparède fu influenzato dalle correnti educative della scuola nuova, che miravano a superare il tradizionale sistema educativo autoritario e rigido. Egli promuoveva un'educazione che fosse più democratica, centrata sull'alunno e sull’apprendimento attivo. La scuola doveva essere un luogo dove il bambino potesse scoprire e creare in modo autonomo, un ambiente dove l'educatore fosse più un facilitatore che un semplice trasmettitore di conoscenze.

Le problematiche scolastiche e sociali: Claparède si occupò anche delle problematiche legate all'educazione dei bambini in difficoltà, in particolare quelli con disabilità o provenienti da ambienti svantaggiati. Secondo lui, l’educazione doveva essere inclusiva e dare a tutti i bambini, indipendentemente dalle loro condizioni, l'opportunità di sviluppare il proprio potenziale. Inoltre, la scuola doveva preparare i bambini a vivere nella società, insegnando loro a comunicare, a collaborare e a risolvere problemi.

La pedagogia di Claparède è incentrata sull'importanza di un'educazione che rispetti lo sviluppo psicologico e le esperienze individuali del bambino. L'educazione deve essere attiva, partecipativa, individualizzata e democratica, e deve integrare la psicologia per comprendere e guidare meglio il processo di apprendimento. L'educatore è visto come un facilitatore che stimola la curiosità e la creatività del bambino, e l'apprendimento deve partire dall’esperienza diretta. Inoltre, l'educazione deve essere globale, coinvolgendo non solo le conoscenze, ma anche gli aspetti sociali e morali.


Adolphe FERRIERE (1879 / 1960)


Nasce nel 1879 a Ginevra, fa parte della scuola attiva e prende alcune mosse dal filosofo esistenzialista Bergson   
I bambini devono progredire in uno "slancio vitale" che deve essere seguito e stimolato da un'educazione integrale e individuale.
Come Spencer vede lo sviluppo umano in un unione tra ontogenesi e filogenesi (individuo e specie) e sviluppa la sua teoria anche sulla base delle teorie psicologiche di Jung.
In particolar modo, la teoria dei 4 tipi, che sono:

sensitivo, sentimentale, intuitivo e razionale.

Connessi a questi, esistono 4 tipi di sviluppo, come fasi ognuna di circa sei anni legate a interessi sensoriali, sparsi, del mondo ed astratti).

La curiosità naturale è stimolo al perfezionamento umano. Fonda una scuola di campagna basata sull'esperienza pratica (Vd Dichiarazione di Calais).


Ovide Decroly (1871 / 1932)




Pedagogista belga, lavora a un metodo globale (E'cole de l'ermitage) come laboratorio sperimentale per le sue idee pedagogiche.

Il bimbo vede e impara la realtà in modo integrato. Anche qui quindi l'apprendimento alfabetico è non atomistico (si impara a leggere leggendo).
Sviluppa la teoria dei centri di interesse:
essi seguono i 4 bisogni fondamentali: nutrirsi, sentirsi protetti, essere autonomi e sentirsi parte del sociale (solidarietà).

Ci sono 3 fasi dell'attività didattica: osservazione, associazione ed espressione.

E materie espressive scelte come storia, disegno, musica e linguaggio. Decroly lavora anche su test d'intelligenza concorrendo a studiare la pedagogia quantitativa.

Principi fondamentali della pedagogia di Decroly

1. La scuola per la vita e la globalità dell’apprendimento

Decroly riteneva che l’educazione dovesse preparare i bambini alla vita reale, sviluppando conoscenze utili e competenze pratiche. L'apprendimento doveva essere globale, integrando diverse discipline in un unico processo, piuttosto che suddividerle rigidamente.

2. I bisogni fondamentali del bambino

L’educazione doveva partire dai bisogni naturali dei bambini, che Decroly suddivideva in quattro categorie principali:

  • Alimentarsi (cibo e nutrizione)
  • Proteggersi (vestiti, casa, sicurezza)
  • Lavorare (attività manuali e intellettuali)
  • Ricrearsi (gioco, socialità, arte)

Questi bisogni costituivano il punto di partenza per l’apprendimento.

3. Il metodo dei centri di interesse

Invece di insegnare attraverso materie scolastiche separate, Decroly organizzava il curriculum in centri di interesse, ovvero temi interdisciplinari basati sulle curiosità e sugli interessi spontanei dei bambini. Per esempio, il tema dell’acqua poteva includere scienza (il ciclo dell’acqua), geografia (fiumi e mari), linguaggio (racconti e poesie sull’acqua), e così via.

4. L’osservazione come base dell’apprendimento

L’apprendimento, secondo Decroly, seguiva un percorso preciso:

  • Osservazione: il bambino esplora direttamente la realtà intorno a sé.
  • Associazione: mette in relazione ciò che osserva con le proprie conoscenze.
  • Espressione: comunica ciò che ha appreso attraverso parole, disegni, giochi o altre attività.

5. Il gioco come strumento educativo

Decroly valorizzava molto il gioco, considerandolo fondamentale per lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino. Il gioco permetteva di sperimentare, esplorare e apprendere in modo naturale.


Decroly e la scuola attiva

Decroly fu uno dei protagonisti della scuola attiva, un movimento pedagogico che si opponeva all’educazione tradizionale, basata sulla memorizzazione e sulla disciplina rigida. La sua visione era simile a quella di Maria Montessori e John Dewey, con un forte focus sull’autonomia del bambino e sull’apprendimento attraverso l’esperienza.


Eredità e influenza

Il metodo Decroly è ancora oggi applicato in alcune scuole, soprattutto in Belgio e in Francia, ed è alla base di approcci pedagogici moderni che promuovono un apprendimento interdisciplinare e centrato sugli interessi dello studente.


Anton Semenovic Makarenko (1888 / 1939)

In quanto sovietico e socialista segue gli spunti di Marx e mette al centro il lavoro (Come Freinet) e l'educazione collettiva.
Lavora alla colonia di Gorkij alla creazione dell'uomo sovietico: era importante dare priorità agli interessi collettivi rispetto a quelli individuali.
La disciplina era fondamentale per interiorizzare la legge morale, anche grazie all'unione del collettivo scolastico a quello familiare.
Sottolineava l'importanza del lavoro produttivo (educazione politecnica) in un industrialismo pedagogico e nella trasmissione del valore delle tradizioni.

John Dewey (1859 / 1952)




Pragmatista, filosofo e pedagogista americano. 
Sottolinea l'utilità di un'educazione attiva e connessa con l'esperienza: lo scambio tra l'individuo e la natura deve essere dinamico e fluido.
Promuove quindi una pedagogia pratica e attiva, dove la scuola sia un laboratorio di esperienze e come una comunità in miniatura dotata di scopi concreti e utili.
L'educazione deve essere democratica e consapevole. L'insegnante una guida e un facilitatore.

WILLIAM KILPRATICK (1871/ 1965)




L'educazione è un processo vitale e integrato: segue in questo Dewey, di cui fu allievo. Aggiunge che il metodo educativo deve espandere i nostri orizzonti e approfondire i nostri interessi.
Per farlo, propone il metodo dei progetti, di modo che gli studenti possano seguire interessi e progetti reali. 
L'educazione mira alla responsabilità personale.

PAULO FREIRE (1921 / 1997)



Come Don Milani e Freinet vede l'educazione come via di liberazione dall'oppressione sociale.
(Ha scritto pedagogia degli oppressi e il teatro degli oppressi)

Secondo lui esiste un'educazione depositaria, dove si raccolgono informazioni in assenza di spirito critico e si perpetua l'oppressione.

L' Educazione può essere invece liberante e problematizzante: si attua in un processo attivo e partecipativo di dialogo, critica e azione. Quindi "coscientizzazione" grazie alla quale si prende coscienza della propria condizione sociale per poi poterla trasformare e cambiare.

Ruolo importante ce l'ha l'alfabetizzazione che ha sia un aspetto tecnico (apprendimento linguistico) sia politico.

Ivan Illich (1926 / 2002)


Filosofo, teologo e critico sociale austriaco.

Ha idee raDICAli riguardo la scuola.
Secondo lui la scuola rende dipendenti (si inizia ad imparare sotto un certo governo, insegnante, metodo e poi non se ne può fare a meno) e perpetua le ingiustizia e le differenze. Ci rende quindi assuefatti a sistemi di credenziali e certificazioni.

La scuola rischia di creare consumatori passivi che si rendono dipendenti dalle istituzioni per la loro formazione e crescita professionale.

Servono quindi delle forme più libere e democratiche che aiutino ad attuare un apprendimento libero ed autodiretto.
Quindi delle Reti Educative utili a ottenere risorse, compagni, esperti in vari campi.
Il processo educativo è continuo e sempre accessibile.
L'educazione è quindi un'attività condivisa e decentralizzata che si può attuare in un sistema conviviale.

Estensione della critica alle istituzioni:

Illich non si è fermato al campo dell’educazione, ma ha esteso la sua critica ad altre istituzioni (sanità, trasporti, tecnologia), promuovendo il concetto di "convivialità". Con questo termine intendeva una società in cui le tecnologie e le istituzioni siano strumenti per favorire la cooperazione e la libertà individuale, piuttosto che meccanismi di controllo e dipendenza.




Jacques Maritain (1882 /1973)





Definisce la sua filosofia / pedagogia Personalismo. Quindi muove per un'integrazione dell'individuo contro la frammentazione specialistica della società moderna.

Le dimensioni della persona sono quelle del: naturale (talenti) , socio-culturale e spirituale.
Maritain promuove un umanesimo integrale a livello di persona, natura e spiritualità.

La pedagogia e l'educazione dovrebbero andare oltre il trasferimento di nozioni e le metodologie per renderlo possibile ma dovrebbero mettere insieme scienze naturali ed umane per promuovere lo spirito umano nella dimensione orizzontale della società e quella verticale della trascendenza.

Maritain vede l'educazione religiosa come un processo di libertà.

Giovanni Gentile (1875-1944) → Idealismo pedagogico

  • Fondatore della Riforma Gentile (1923).
  • Educazione come atto spirituale e centralità della formazione del carattere.
  • Applicazioni didattiche: insegnamento filosofico, scuola secondaria per élite.

Giovanni Gentile è stato un filosofo e pedagogista italiano, noto per la sua rilevante influenza sul sistema educativo italiano durante il fascismo. La sua pedagogia è centrata sulla filosofia dell'attualismo, che considera l'azione e la volontà dell'individuo come il fulcro della realtà. Secondo Gentile, l'educazione è un processo di autoformazione, dove l'individuo, attraverso l'azione, costruisce se stesso.

Principali concetti della pedagogia di Gentile:

  1. Centralità dell'insegnante: Gentile riteneva che il maestro dovesse essere un modello e una guida per gli studenti. L'insegnante non è solo un trasmettitore di sapere, ma un educatore che aiuta gli studenti a sviluppare la loro capacità di pensiero autonomo.

  2. Educazione come processo di autoformazione: Gentile concepiva l'educazione come un processo in cui l'individuo diventa se stesso attraverso il suo impegno e la sua volontà. Non esiste apprendimento senza attività dell'alunno, che è chiamato a partecipare attivamente al processo educativo.

  3. Unitarietà dell'educazione: Secondo Gentile, l'educazione non deve essere separata in discipline ma deve essere un processo unitario che coinvolge tutti gli aspetti della persona, dalla mente all'anima. Questo riflette la sua visione filosofica che enfatizzava l'unità dell'individuo e dell'azione.

  4. Stato e educazione: Gentile vedeva nell'educazione un strumento fondamentale per la costruzione dello Stato fascista. La pedagogia gentiliana fu in effetti strettamente legata all'ideologia del regime, con una forte enfasi sull'unità nazionale e sull'educazione come mezzo per forgiare i cittadini fedeli allo Stato.

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Giuseppe Lombardo Radice (attualismo e scuola viva) (1873-1944)

 fu un pedagogista italiano legato al movimento fascista, ma anche fautore di un rinnovamento pedagogico in Italia. Parlando della sua concezione di "scuola viva", va detto che:

  • Scuola viva per Lombardo Radice si riferiva a un'educazione che fosse realmente dinamica e attiva, con un forte impegno verso l'attività pratica e il coinvolgimento degli studenti. La scuola, secondo lui, doveva essere viva, in grado di interagire con la realtà sociale e politica, ma anche orientata al lavoro manuale e alla formazione dei giovani come cittadini attivi e produttivi.

  • Lombardo Radice promuoveva una scuola che fosse collegata alla vita quotidiana, e il concetto di "scuola viva" andava di pari passo con l'idea di educare al lavoro, che fosse inteso come elemento formativo di cittadinanza. Non solo teoria, ma anche pratica e partecipazione.

  • Un altro aspetto importante nella sua concezione era il rafforzamento dell'integrazione tra scuola e società, in cui il sistema scolastico doveva essere al servizio della costruzione della nazione fascista, educando i giovani ai valori civici e patriottici.


Edgar Morin, nato nel 1921





Parla di 7 saperi necessari all'educazione futura.

  • Il sapere del conoscere

    • Cosa significa: Diventare consapevoli di come si costruisce il sapere, riconoscendo i limiti e le potenzialità del pensiero umano.
    • Obiettivo: Sviluppare la metacognizione, cioè la capacità di riflettere sul proprio processo di apprendimento.
  • Il riconoscere la condizione umana

    • Cosa significa: Comprendere la complessità dell'essere umano, con le sue dimensioni biologiche, psicologiche, sociali e spirituali, nonché le sue fragilità e potenzialità.
    • Obiettivo: Promuovere una conoscenza di sé che faciliti lo sviluppo personale e relazionale.
  • Il sapere della complessità

    • Cosa significa: Acquisire la capacità di pensare in modo complesso, superando la frammentazione delle discipline e accettando l'incertezza e l'interconnessione dei fenomeni.
    • Obiettivo: Favorire un approccio integrato e olistico alla realtà, utile per interpretare i problemi globali.
  • L'educazione alla Terra

    • Cosa significa: Sviluppare una consapevolezza ecologica, comprendendo il rapporto tra l’uomo e il pianeta, e l'importanza della sostenibilità ambientale.
    • Obiettivo: Coltivare il rispetto per la natura e la responsabilità verso la conservazione dell'ecosistema terrestre.
  • Il sapere della cittadinanza planetaria

    • Cosa significa: Promuovere una visione globale e solidale, che superi le divisioni locali e culturali, e favorisca la convivenza pacifica in un mondo interconnesso.
    • Obiettivo: Formare cittadini responsabili, capaci di partecipare attivamente alla vita democratica e alla cooperazione internazionale.
  • Il sapere dell'incertezza

    • Cosa significa: Imparare ad accettare e gestire l'incertezza e l'imprevedibilità come parte integrante della vita e della conoscenza.
    • Obiettivo: Sviluppare la flessibilità mentale e la resilienza, per affrontare i cambiamenti e le crisi con capacità di adattamento.
  • L'etica della conoscenza

    • Cosa significa: Integrare una dimensione etica nella produzione e nell'uso del sapere, che guidi le azioni individuali e collettive in maniera responsabile.
    • Obiettivo: Promuovere valori di responsabilità, solidarietà e rispetto, affinché il sapere contribuisca a un mondo migliore.

    Parla inoltre della cecità della conoscenza: impariamo le cose e ci incontriamo nella realtà non in modo neutro, ma mediato dalla cultura, pregiudizi, sensi e credenze.

    L'educazione deve partire allora da questa base e dal fatto che siamo creature razionali ma anche irrazionali.
    A livello etico Morin parla di un'identità planetaria e terrestre che dovrebbe farci pensare al futuro come individuo, società e specie.
    Per farlo, dobbiamo affrontare le incertezze e comprendere anche empaticamente l'altro.
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    L' Educazione contemporanea si muove quindi tra questi 3 assi: pedagogia attiva, influenza tecnologica e scuola inclusiva.


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    Loris Malaguzzi (1920-1994) → Metodo Reggio Emilia

    • Educazione basata sulla creatività e l’apprendimento collaborativo.
    • Applicazioni didattiche: scuole dell’infanzia basate sull’espressione artistica e il dialogo.

    Il metodo Reggio Emilia è un approccio pedagogico nato a Reggio Emilia, in Italia, che ha preso piede grazie al lavoro pionieristico di Loris Malaguzzi e della sua équipe, a partire dal 1945. Questo metodo si distingue per l'approccio altamente innovativo e centrato sul bambino e sulla sua autonomia.

    Ecco i principali aspetti che caratterizzano l'approccio del metodo Reggio Emilia:

    1. Il bambino come protagonista attivo del proprio apprendimento

    • Il bambino è visto come un costruttore attivo della propria conoscenza, un soggetto che esplora e interpreta il mondo. In questo metodo, l'apprendimento non è visto come un processo passivo, ma come un'attività dinamica in cui il bambino interagisce con l'ambiente e con gli altri.

    2. Importanza degli spazi e dell'ambiente

    • Il concetto di "ambiente come terzo educatore" è centrale nel metodo. Gli spazi devono essere progettati per stimolare l'apprendimento attraverso l'esperienza diretta. Ogni aspetto dell'ambiente, inclusi i materiali e l'organizzazione degli spazi, deve essere pensato per favorire l'esplorazione, la curiosità e la comunicazione tra i bambini.

    3. La documentazione come strumento di riflessione

    • La documentazione è utilizzata per seguire i progressi dei bambini e per aiutarli a riflettere sui propri apprendimenti. La documentazione può includere fotografie, registrazioni video e scritti, che permettono sia agli insegnanti che ai bambini di osservare e analizzare il processo di apprendimento.

    4. La relazione tra bambini e insegnanti

    • Gli insegnanti sono visti come co-educatori e facilitatori dell'apprendimento. Non sono solo trasmettitori di conoscenze, ma devono essere capaci di ascoltare i bambini, capire le loro esigenze, stimolare il pensiero critico e la riflessione. Gli insegnanti lavorano in stretta collaborazione tra di loro e con i bambini.

    5. La comunità e il coinvolgimento delle famiglie

    • La scuola è vista come parte di una comunità educativa, che coinvolge non solo i bambini e gli insegnanti, ma anche le famiglie e la comunità locale. Le famiglie sono invitate a partecipare attivamente al processo educativo, in modo che ci sia un continuo scambio tra casa, scuola e società.

    6. L'apprendimento attraverso il gioco e le esperienze

    • Il gioco è un elemento fondamentale del metodo Reggio Emilia. I bambini apprendono attraverso esperienze pratiche e attività che stimolano la loro creatività, curiosità e capacità di risolvere problemi. Il gioco è considerato una modalità seria e importante di apprendimento.

    7. Il concetto dei "cento linguaggi" del bambino

    • Secondo Malaguzzi, ogni bambino ha cento linguaggi, cioè modalità diverse di esprimere e rappresentare le proprie idee (ad esempio, il disegno, la musica, il movimento, la scrittura, il gioco). Il metodo promuove l'uso di questi "linguaggi" per favorire una comprensione profonda del mondo.

    8. Educazione alla cittadinanza e al pensiero critico

    • Oltre alla crescita individuale, il metodo Reggio Emilia mira a formare i bambini come cittadini consapevoli. Insegnano a riflettere criticamente sulla realtà che li circonda, a confrontarsi con gli altri e a sviluppare capacità di problem solving e di collaborazione.
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    Alexander Sutherland Neill (1883-1973) → Scuola libertaria (Summerhill)

    • Opere principali: Summerhill, la scuola più felice del mondo (1960).
    • Teoria principale: l’educazione deve garantire libertà e autoregolazione.
    • Applicazioni didattiche:
      • Nessun obbligo di frequenza alle lezioni.
      • Apprendimento basato sull’interesse spontaneo dello studente.

    La pedagogia di Alexander Neill è legata principalmente alla sua fondazione della Summerhill School, una scuola che ha introdotto un approccio educativo radicale e innovativo basato sulla libertà e sul rispetto per l'individualità dei bambini. Neill era un educatore e psicoanalista britannico, che ha sviluppato una pedagogia incentrata sulla fiducia nel bambino, credendo che l'apprendimento e la crescita dovessero essere guidati dall'interesse e dalla curiosità naturale del bambino, piuttosto che da imposizioni autoritarie.

    Principali caratteristiche della pedagogia di Alexander Neill:

    1. Libertà e autonomia del bambino:

      • Summerhill è stata una scuola che ha dato grande importanza alla libertà individuale del bambino. Neill sosteneva che il bambino dovesse essere libero di scegliere come e cosa imparare, senza la pressione di un programma rigido. Gli studenti non erano obbligati a frequentare lezioni, ma avevano la possibilità di scegliere in base ai propri interessi.
      • La libertà, secondo Neill, non significa caos, ma piuttosto dare al bambino la possibilità di autodeterminarsi. Credeva che, in un ambiente privo di coercizione, i bambini sviluppassero un senso di responsabilità e autogestione.
    2. Rifiuto della disciplina autoritaria:

      • Neill era fortemente critico verso la disciplina rigida e l'autoritarismo nelle scuole tradizionali. Credeva che l'educazione autoritaria portasse a stress e paura nei bambini, compromettendo la loro autostima e creatività.
      • La disciplina a Summerhill non era imposta dall'alto, ma derivava da una gestione democratica. Ogni studente aveva voce in capitolo nel prendere decisioni collettive, e questo includeva anche la gestione della disciplina.
    3. L'influenza dell'emotività sullo sviluppo:

      • Neill pensava che la salute emotiva fosse fondamentale per lo sviluppo di un bambino. Riteneva che molti dei problemi comportamentali dei bambini derivassero dalla repressione emotiva e dalle esperienze negative vissute in ambienti educativi troppo rigidi o in famiglie autoritarie.
      • Invece di reprimere emozioni o comportamenti, Neill promuoveva un approccio di ascolto e comprensione delle emozioni dei bambini, credendo che una sana espressione emotiva fosse essenziale per il loro sviluppo armonioso.
    4. Educazione basata sull'interesse e sulla motivazione intrinseca:

      • La scuola di Summerhill incoraggiava l'apprendimento attraverso l'interesse personale e la motivazione intrinseca. Gli studenti non erano costretti a seguire un programma prestabilito, ma erano liberi di esplorare i propri interessi. Neill credeva che questo approccio conducesse a una maggiore creatività e autonomia intellettuale.
      • Il suo approccio si basava sulla fiducia che, se lasciato libero, il bambino avrebbe naturalmente sviluppato le proprie capacità intellettuali e morali.
    5. Importanza dell'ambiente sociale:

      • Un altro principio chiave nella pedagogia di Neill era la comunità scolastica. Nella scuola di Summerhill, gli studenti e gli insegnanti erano tutti trattati come membri di una stessa comunità, con uguali diritti di partecipazione. Le decisioni scolastiche importanti venivano prese in modo democratico, attraverso un consiglio scolastico che includeva anche gli studenti.
      • La cooperazione, il dialogo e il rispetto reciproco erano essenziali per il buon funzionamento della scuola, e i bambini venivano incoraggiati a risolvere i conflitti in modo pacifico e collaborativo.
    6. Educazione all'autodeterminazione:

      • Neill riteneva che un buon sistema educativo dovesse preparare il bambino a diventare un adulto autodeterminato e responsabile. Questo significava dare al bambino la possibilità di fare le proprie scelte fin da giovane, anche se queste decisioni potevano portare a errori. In questo modo, il bambino imparava a prendere decisioni consapevoli e ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
    7. Non credere nelle convenzioni sociali:

      • Neill era critico verso le convenzioni sociali che spesso influenzano l'educazione, come l'idea che ogni bambino debba seguire un determinato percorso di studi o che tutti debbano imparare le stesse cose nello stesso momento. Piuttosto, credeva che la diversità di esperienze e interessi fosse una parte naturale e importante del processo educativo.

    Sintesi:

    La pedagogia di Alexander Neill, attraverso la Summerhill School, ha offerto una visione innovativa dell'educazione, basata sulla libertà, l'autonomia, il rispetto per l'individualità del bambino, e l'idea che l'apprendimento più efficace avvenga quando il bambino è libero di seguire i propri interessi. Neill sosteneva che l'educazione dovesse promuovere la crescita emotiva e intellettuale in un ambiente che fosse democratico, non autoritario, e che incoraggiasse l'autosufficienza. In questo senso, il suo approccio si distingue da quello tradizionale, rifiutando l'autoritarismo in favore di una maggiore fiducia nelle capacità di autogestirsi dei bambini.


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    La pedagogia di Danilo Dolci (1924 / 1997)

    si distingue per il suo approccio emancipatorio e partecipativo, che vede l'educazione come un processo collettivo, in cui la comunità diventa protagonista del proprio cambiamento. La sua visione educativa mirava a rompere il ciclo di povertà, emarginazione e ignoranza, facendo leva sulla responsabilità sociale, la nonviolenza, e il dialogo come strumenti di trasformazione sociale.

    La pedagogia di Danilo Dolci si caratterizza per un approccio che unisce l'educazione alla partecipazione attiva e all'empowerment delle persone, in particolare nelle aree svantaggiate, come la Sicilia, dove ha sviluppato gran parte della sua attività. Dolci è stato un educatore, scrittore e attivista italiano, noto soprattutto per il suo impegno civile e per aver fondato un modello educativo che mirava a combattere l'ignoranza e le disuguaglianze sociali, lavorando in modo diretto con le comunità, soprattutto quelle che vivevano emarginate e povere.

    Principi fondamentali della pedagogia di Danilo Dolci:

    1. Educazione alla partecipazione: Dolci credeva che l'educazione dovesse essere un processo che coinvolgesse direttamente le persone, in particolare le persone emarginate e povere. Invece di un approccio top-down, in cui l'insegnante trasmette sapere agli studenti passivi, Dolci favoriva una pedagogia che stimolava la partecipazione attiva. Voleva che le persone diventassero protagoniste del proprio cambiamento, contribuendo a modificare la propria realtà.

    2. Educazione come "lavoro comune": Dolci sosteneva che l'educazione dovesse essere un lavoro collettivo, che si realizzava non solo in aula, ma anche nella vita quotidiana delle persone. La comunità doveva essere coinvolta, e l'educatore doveva essere un facilitante, piuttosto che un semplice trasmettitore di nozioni. La sua pedagogia poneva l'accento sull'educazione della comunità, in cui l'apprendimento avveniva attraverso attività pratiche e collaborative.

    3. Il dialogo e il confronto come strumenti educativi: Dolci era un grande sostenitore del dialogo come strumento educativo. Credeva che l'educazione dovesse stimolare il confronto, la riflessione e la consapevolezza, tanto nelle aule quanto nella vita quotidiana. Questo approccio mirava a formare individui che sapessero pensare criticamente, esprimere le proprie opinioni e agire in modo responsabile nella comunità.

    4. Formazione per il cambiamento sociale: Dolci riteneva che l'educazione dovesse avere una finalità sociale e politica. La sua pedagogia era profondamente legata al suo impegno civile, e mirava a formare cittadini consapevoli, pronti a combattere le ingiustizie sociali e a costruire una società più equa. Dolci ha realizzato numerosi progetti di educazione alla cittadinanza attiva, che cercavano di coinvolgere le persone nelle lotte per i propri diritti, come ad esempio nelle campagne per la disoccupazione e contro l'emarginazione sociale.

    5. Educazione come risposta alla povertà e all'ignoranza: La pedagogia di Dolci nasceva soprattutto dall'esperienza di vita nelle terre povere della Sicilia, dove la povertà, la mancanza di opportunità e l'ignoranza erano fenomeni diffusi. Dolci vedeva l'educazione come uno strumento per rompere il circolo vizioso della povertà e per dare a ciascuna persona l'opportunità di migliorare la propria condizione. Credeva che l'educazione potesse dare consapevolezza sociale e stimolare il desiderio di cambiamento.

    6. "Educazione alla pace": Dolci ha sempre legato la sua pedagogia all'idea di una società pacifica, in cui le persone possano risolvere i conflitti in modo non violento. Il suo approccio alla nonviolenza ha avuto un forte impatto, specialmente nelle sue lotte contro le ingiustizie sociali, come la sua resistenza al potere delle mafie e al controllo sociale attraverso la violenza.

    Metodi educativi utilizzati da Danilo Dolci:

    1. Il "Metodo del laboratorio": Dolci non intendeva l'educazione come una semplice trasmissione di conoscenze, ma come un processo di scoperta collettiva. Il suo approccio era improntato su esperimentazioni pratiche e collaborative, definite "laboratori", in cui le persone si confrontavano e costruivano insieme nuove conoscenze. Questi laboratori potevano trattare tematiche diverse, dall'arte alla scienza sociale, e avevano l'obiettivo di attivare processi di cambiamento sociale partendo dall'interno delle comunità.

    2. L'uso della scrittura e della documentazione: Dolci promuoveva anche l'uso della scrittura come strumento educativo e di riflessione. In vari suoi progetti, ha incoraggiato le persone a scrivere le proprie esperienze e riflessioni, poiché credeva che la scrittura potesse essere un mezzo per liberare il pensiero, analizzare la realtà e prendere consapevolezza della propria condizione.

    3. Il coinvolgimento nelle decisioni: Uno degli aspetti fondamentali della pedagogia di Dolci era che tutti dovevano essere coinvolti nelle decisioni che riguardavano la comunità. Questo approccio mirava a stimolare la responsabilità individuale e la partecipazione nelle scelte collettive.

    Progetti di Danilo Dolci:

    Uno dei suoi progetti più noti è quello legato alla "valle del Belice" in Sicilia, dove si è battuto per il diritto delle popolazioni locali a partecipare alla ricostruzione delle loro terre dopo il terremoto del 1968. Dolci è stato anche promotore di progetti di educazione alternativa, con l'intento di far crescere la conoscenza sociale e il pensiero critico nelle persone.

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     Metodo Sistematico

    🔹 Approccio basato sulla pianificazione e organizzazione rigorosa di un processo, con passaggi ben definiti.
    🔹 Nella didattica e nella pedagogia, si riferisce a un insegnamento strutturato, che procede in modo ordinato e sequenziale per facilitare l’apprendimento.
    🔹 Può includere strategie come:

    • Apprendimento graduale (dal semplice al complesso).
    • Uso di schemi e mappe concettuali.
    • Definizione chiara di obiettivi e fasi di lavoro.


    Il metodo sistematico in educazione si riferisce a un approccio organizzato e strutturato all’insegnamento e all’apprendimento. Si basa su una sequenza logica di passaggi che permettono di sviluppare conoscenze e competenze in modo progressivo e coerente.

    Caratteristiche principali del metodo sistematico in educazione:

    1. Progressione logica → L’apprendimento procede per gradi, partendo dalle basi per arrivare ai concetti più complessi.
    2. Strutturazione chiara → I contenuti vengono organizzati in unità ben definite, con obiettivi specifici.
    3. Ripetizione e rinforzo → Si utilizzano strategie per consolidare le conoscenze, evitando che vengano dimenticate.
    4. Valutazione continua → Il metodo prevede verifiche periodiche per monitorare i progressi e correggere eventuali lacune.
    5. Applicabilità pratica → Gli studenti sono guidati a mettere in pratica ciò che apprendono, per favorire un apprendimento significativo.

    Esempi di applicazione del metodo sistematico:

    • Nella didattica → Strutturare le lezioni in modo ordinato, seguendo un programma ben definito (es. metodo Montessori, metodo Decroly).
    • Nell’insegnamento della lettura e della scrittura → Passare gradualmente da lettere a parole, poi a frasi e testi.
    • Nell’apprendimento delle lingue → Seguire una sequenza da fonetica e grammatica alla comprensione e produzione orale e scritta.

    🔹 Il metodo sistematico si contrappone a metodi più spontanei o non strutturati, come l’apprendimento per scoperta o l’educazione informale.
    🔹 È spesso utilizzato in approcci educativi tradizionali, ma può essere integrato con strategie più flessibili per adattarsi meglio ai bisogni degli studenti.

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    Seymour Papert e il linguaggio di programmazione Logo

    Seymour Papert e app Logo (e poi Scratch)

    🔹 Matematico e pedagogista sudafricano, considerato il padre del costruzionismo (evoluzione del costruttivismo di Piaget).
    🔹 Ha lavorato con Jean Piaget e si è occupato di apprendimento attraverso la tecnologia.
    🔹 Sosteneva che i bambini imparano meglio quando costruiscono attivamente la conoscenza, invece di riceverla in modo passivo.
    🔹 Ha introdotto l'idea che il computer possa diventare un "strumento per pensare", aiutando i bambini a esplorare concetti complessi in modo intuitivo e creativo.


    Il linguaggio di programmazione Logo

    🔹 Sviluppato negli anni '60 da Papert e dal MIT, è un linguaggio di programmazione progettato per l'apprendimento dei bambini.
    🔹 Si basa su una "tartaruga" virtuale che si muove sullo schermo seguendo comandi semplici (avanti, indietro, gira a destra, gira a sinistra).
    🔹 Permette di imparare concetti matematici e geometrici attraverso il coding visuale, favorendo il pensiero computazionale.
    🔹 Ha ispirato strumenti moderni come Scratch, un ambiente di programmazione visuale per bambini.


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     Alberto Manzi

    • Date: 1925-1997
    • Pedagogia di riferimento: Alberto Manzi ha una pedagogia di tipo umanista e attiva, con un forte impegno nell’educazione per tutti, in particolare per chi è emarginato o in difficoltà. Era un convinto sostenitore della scuola come strumento di emancipazione sociale.
    • Applicazioni didattiche:
      • Manzi fu un insegnante e pedagogista che lavorò per il miglioramento del sistema educativo italiano, cercando di promuovere un’educazione democratica e inclusiva.
      • La sua esperienza come docente nelle scuole elementari lo portò a concepire una didattica partecipativa, incentrata sulle esigenze degli studenti e sull'uso di metodi di insegnamento attivi.
      • Fondamentale fu la sua esperienza come conduttore del programma televisivo “Non è mai troppo tardi”, dove cercò di insegnare l’alfabetizzazione agli adulti, rendendo l'educazione accessibile a tutti.
    • Principali idee pedagogiche:
      • Sosteneva che l'insegnamento deve essere adattato alle caratteristiche degli allievi e che la scuola deve aiutare ogni individuo a crescere come persona.
      • Promuoveva l'idea che l’educazione fosse uno strumento per la partecipazione sociale e politica, non solo per l'acquisizione di contenuti.
      • La sua pedagogia è inclusiva e si concentra sull’uguaglianza dei diritti educativi.

    b) Mario Lodi

    • Date: 1922-2014
    • Pedagogia di riferimento: Mario Lodi è stato un pedagogista italiano legato al movimento della scuola attiva e influenzato da teorie come quelle di Loris Malaguzzi (Reggio Emilia) e di John Dewey. La sua pedagogia si ispira anche alla scuola di Maria Montessori, con un forte focus sulla cooperazione e l'apprendimento attivo.
    • Applicazioni didattiche:
      • Lodi è conosciuto per la sua esperienza alla scuola elementare di Pizzighettone, dove ha creato un ambiente scolastico partecipativo in cui i bambini erano protagonisti della loro educazione.
      • Ha introdotto il metodo di “scrittura collettiva” che incoraggiava i bambini a scrivere e riflettere insieme, esplorando le dinamiche di gruppo.
      • È stato uno dei promotori di un approccio in cui il gioco e l'arte erano strumenti fondamentali per l'apprendimento e per l’espressione di sé dei bambini.
      • Ha sviluppato la didattica della ricerca che metteva al centro le domande degli studenti come punto di partenza per la conoscenza.
    • Principali idee pedagogiche:
      • Lodi vedeva la scuola come un luogo di democrazia, dove si doveva praticare l’uguaglianza e la libertà, e dove i bambini erano i veri protagonisti del loro apprendimento.
      • Criticava i metodi di insegnamento troppo autoritaristi e promuoveva invece una scuola dialogica e aperta alla creatività.
      • Un concetto importante nel suo lavoro è stato quello di "scuola come comunità" in cui i bambini, gli insegnanti e le famiglie sono coinvolti in un processo educativo collaborativo.

    c) Franco Lorenzoni

    • Date: 1949 - presente
    • Pedagogia di riferimento: Franco Lorenzoni è stato un promotore della pedagogia attiva, ispirata principalmente dalle teorie di Loris Malaguzzi (scuola di Reggio Emilia), Jean Piaget e John Dewey. Il suo approccio educativo si concentra sul rispetto e sull'ascolto dei bambini, favorendo un apprendimento emotivo e relazionale.
    • Applicazioni didattiche:
      • Lorenzoni è stato uno dei fondatori della Scuola Primaria di Cenci, una scuola alternativa che si basa su una pedagogia attiva, dove i bambini sono coinvolti in attività di ricerca, esplorazione e progettazione. Il suo approccio si basa sull’ascolto e sul rispetto delle opinioni dei bambini.
      • Il metodo didattico di Lorenzoni mira a stimolare la curiosità dei bambini e a promuovere una didattica che favorisce la riflessione, il pensiero critico e l’autonomia.
      • La sua pedagogia prevede una forte interazione con la comunità locale, includendo attività pratiche e laboratoriali, come ad esempio la costruzione di progetti collettivi.
      • Lorenzoni è stato anche un sostenitore dell’educazione all'ambiente, dove la natura diventa un importante strumento di apprendimento.
    • Principali idee pedagogiche:
      • La scuola deve essere un luogo dove ascoltare e rispettare i bambini, dando loro spazio per esprimere se stessi.
      • La pedagogia di Lorenzoni si fonda sull'idea che l'educazione debba essere un processo relazionale e non semplicemente un trasferimento di conoscenze.
      • Il suo approccio si basa su un’educazione attiva, che promuove l’autoapprendimento, l’esplorazione e l’interazione sociale. La scuola deve anche essere un laboratorio di vita dove si imparano valori e competenze utili per la crescita umana e civile.

    In sintesi, Alberto Manzi si concentrò sull'inclusione sociale e sull'accesso all'educazione per tutti, in particolare per gli adulti e i disabili. Mario Lodi sviluppò un'educazione partecipativa, mettendo al centro il coinvolgimento attivo dei bambini nel processo di apprendimento. Franco Lorenzoni, infine, ha promosso una pedagogia relazionale e attiva, con un forte impegno verso l'ascolto, la creatività e l’educazione ambientale. Tutti e tre hanno dato un contributo fondamentale alla pedagogia moderna, rispettando e valorizzando le esigenze dei bambini e degli studenti.


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    Schema Comparativo delle Correnti Pedagogiche

    Educatore/CorrenteSpazio della ScuolaTempi della ScuolaRaggruppamentiObiettivo della ScuolaMetodologie e DidatticheGovernanceRapporti con Famiglia e TerritorioRapporti con Stato e LegalitàMateriali e RisorseValutazione
    John Dewey (Scuola Attiva)Scuola-laboratorio, spazi flessibili, attività praticheApprendimento esperienziale, tempi flessibiliGruppi misti per età e interessiFormazione del cittadino democratico e criticoApprendimento per scoperta, learning by doingAutonomia della scuola, direzione condivisaForte interazione con il territorio e la comunitàCollaborazione con lo Stato per l’educazione democraticaMateriali didattici manipolabili, strumenti scientificiValutazione formativa, osservazione continua e portfolio
    Maria Montessori (Montessoriana)Aula organizzata per angoli tematici, materiali a misura di bambinoRispetto dei ritmi individuali, nessuna rigiditàClassi verticali (bambini di età diverse)Autonomia, autorganizzazione e sviluppo naturale del bambinoMetodo basato su materiali autocorrettivi e libertà di sceltaInsegnante guida, ruolo di osservatoreRuolo attivo dei genitori, ambiente preparatoIntegrazione con il sistema scolastico statale, scuole private e pubblicheMateriali Montessori specifici, mobili a misura di bambinoNessun voto, valutazione qualitativa basata su osservazione e auto-valutazione
    Rudolf Steiner (Waldorf)Spazi armoniosi, materiali naturali, attenzione all’esteticaRitmi giornalieri e stagionali, cicli settennaliGruppi per fasce di età ma con continuità di insegnanteSviluppo integrale dell’individuo (mente, corpo, spirito)Insegnamento artistico, racconto, euritmia, pochi libri di testoCollegialità tra docenti e genitoriFamiglia partecipe, comunità scolastica forteIndipendenza dallo Stato, scuole privateMateriali naturali, artigianali, attività manualiNo voti, valutazione narrativa con descrizioni dettagliate del progresso
    William Kilpatrick (Progetto Pedagogico, progressivismo)Aule flessibili per lavori di gruppoStrutturato intorno a progetti, tempi adattabiliGruppi per progetti comuniApprendimento attraverso l’azione e il problem-solvingMetodo del progetto, coinvolgimento attivo degli studentiInsegnante facilitatore, gestione democraticaCollaborazione con le famiglie e il contesto socialeStato come garante dell’educazione progressistaMateriali adattabili ai progetti, strumenti tecnologici e scientificiValutazione basata sui progetti e sulle competenze dimostrate
    A.S. Neill (Summerhill, Scuola Libertaria)Spazi aperti, libertà di movimentoNessun orario obbligatorio, libertà di scelta delle lezioniNessuna divisione rigida, bambini e adolescenti insiemeLibertà individuale, felicità e autoregolazioneApprendimento spontaneo, senza obblighiScuola autogestita dagli studenti con assemblee democraticheFamiglie coinvolte, ma con rispetto dell’autonomia del bambinoRelazione difficile con lo Stato, scuole privateMateriali liberi, creativi, giochi e laboratoriNessuna valutazione formale, auto-valutazione e feedback degli insegnanti
    Reggio Emilia (Loris Malaguzzi, Scuola dell’Infanzia)Ateliers creativi, spazi aperti e interattiviFlessibili, ritmi del bambinoGruppi eterogenei, apprendimento cooperativoBambino come soggetto competente, creatività e autonomiaPedagogia dell’ascolto, documentazione del processo di apprendimentoCollegialità tra insegnanti, autogestioneCentralità della famiglia, partecipazione attivaRelazione con enti locali, finanziamenti comunaliMateriali artistici, riciclo creativo, strumenti di documentazioneDocumentazione fotografica e narrativa del percorso di apprendimento
    Célestin Freinet (Scuola Popolare, Metodo Freinet)Aule-laboratorio, tipografia, spazi per la sperimentazioneTempi legati al ritmo della produzione scolasticaGruppi misti, apprendimento cooperativoEducazione popolare, spirito critico e collaborazioneMetodo naturale, testo libero, tipografia scolastica, corrispondenza tra scuoleGestione collegiale, partecipazione degli studentiFamiglia e comunità coinvolte, legame con il mondo del lavoroRapporto critico con lo Stato, autonomia educativaTipografia scolastica, materiali di produzioneValutazione cooperativa basata su discussione e riflessione collettiva
    Don Lorenzo Milani (Scuola di Barbiana, Educazione degli Ultimi)Nessuna aula tradizionale, ambiente povero ma stimolanteNessuna scansione rigida, scuola "a tempo pieno"Nessuna suddivisione fissa, ognuno aiuta l’altroEducazione dei più deboli, giustizia socialeMetodo maieutico, apprendimento cooperativo, lingua come strumento di riscattoGuida autorevole, maestra al servizio dei ragazziCoinvolgimento diretto della comunità e delle famiglieCritico verso lo Stato, scuola autogestitaLibri, giornali, materiali poveri ma significativiNessun voto, valutazione basata sulla crescita personale e il coinvolgimento
    Giovanni Gentile (Idealismo, Riforma Gentile 1923)Aula tradizionale, cattedra centraleOrari fissi, disciplina rigorosaClassi per età, no mescolanzaFormazione dell’élite intellettuale e moraleLezione frontale, metodo deduttivo, educazione classicaAutorità del docente, centralità della figura del maestroRuolo limitato delle famiglie, scuola separata dalla comunitàScuola di Stato, obbligatoria, gerarchicaLibri, testi classici, metodo rigorosoEsami rigorosi, valutazione selettiva con voti numerici
    Paulo Freire (Pedagogia degli Oppressi)Aula come spazio di dialogo, forte interazione tra studenti e docentiRitmi flessibili, apprendimento basato sulla realtà socialeGruppi eterogenei, educazione tra pariLiberazione dall’oppressione, coscientizzazioneDialogo educativo, problematizzazione, apprendimento criticoPartecipazione collettiva, educazione come atto politicoFamiglie e comunità coinvolte nell’educazioneVisione critica dello Stato, educazione come strumento di cambiamentoMateriali tratti dall’esperienza quotidiana degli studentiValutazione dialogica, basata sulla capacità di sviluppare un pensiero critico

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    Fonti e approfondimenti:

    - Storia della Pedagogia, Winfried Bohm

    - Alexander Neill, I ragazzi felici di Summerhill

    -  Tutta un'altra scuola, Marzia Bosoni.

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