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mercoledì 11 luglio 2018

Platone, schemi

Platone, 428 - 348 a.C.

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forse Aristocle, figlio di Aristone del demo di Collito (in greco anticoΠλάτωνPlátōnAtene428/427 a.C. – Atene348/347 a.C.), è stato un filosofo greco antico.
Assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale.
Menone Mi sai dir tu, Socrate, se la virtù s’apprenda per insegnamento, o per abito; o né l’una cosa né l’altra, ma sibbene ella germogli nel cuore naturalmente, o per altra via e modo? (Menone)




” Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare.” (Simposio)

Accademia di Platone



https://view.genially.com/65cfb57bcdbb1100141a77c9/interactive-image-la-scuola-di-atene




1) Perché è così importante Platone?

Le opere di Platone

Opere: Scrisse 34 dialoghi , divisi in 4 fasi:
a) socratica o aporetica, in cui esprime la filosofia del maestro
b) distacco, nella quale comincia a separarsi dalle idee di Socrate
c) platonica, dove è più delineata e formata la filosofia platonica e la teoria delle idee.
d) maturità: riassunto e riunione filosofica.
e 13 lettere ( dove tratta il problema della scrittura, l’ idea del dialogo in cammino, la Critica al teatro ed all’arte in quanto “copia della copia” )

Platone e la dottrina della conoscenza (Gnoseologia)

  • La dottrina della conoscenza
  • I gradi della conoscenza in Platone

    1. doxa – opinione:

      a) immagine parziale e arte (copia della copia)

      b) immagine completa: le cose (copia dell’idea-modello)

    2. conoscenza razionale:

      a) enti matematici – universali

      b) dialettica: ricerca filosofica delle idee


    La teoria delle Idee di Platone afferma che esiste un mondo intelligibile, separato da quello sensibile, in cui risiedono le Idee, ovvero entità immutabili, perfette ed eterne, che costituiscono la vera realtà. 

    Gli oggetti del mondo sensibile sono solo copie imperfette delle Idee e partecipano alla loro essenza. Ad esempio, tutte le cose belle che percepiamo sono tali perché partecipano all'Idea della Bellezza.

    Le idee esistono in un mondo trascendente (iperuranio). Esse non sono soggette al tempo, al cambiamento o alla corruzione, ma sono eterne e immutabili. L’uomo può solo coglierle con l’intelletto e non attraverso i sensi.

    Schema Platone

    Conoscenza: la dottrina delle idee


    RELAZIONE TRA LE IDEE:

    Le Idee non sono indipendenti tra loro, ma si organizzano gerarchicamente. L’Idea suprema è il Bene, che dà esistenza e intelligibilità a tutte le altre Idee, come il Sole illumina e rende visibili le cose nel mondo sensibile. Esistono inoltre relazioni di partecipazione tra le Idee e le cose sensibili: le cose belle, ad esempio, partecipano all’Idea della Bellezza. Infine, alcune Idee sono più generali e comprendono altre Idee: ad esempio, l’Idea dell’Essere include tutte le altre.

    Relazioni tra oggetti e idee

    - Esistenza (ontologia); Somiglianza (gnoseologia); Valori (Assiologia); Unificazione (astrazione)

    Esistenza: GLI oggetti terreni (enti) partecipano dell'esistenza delle idee eterne, ne sono una copia temporanea e imperfetta.

    Somiglianza: La conoscenza degli oggetti è di conseguenza imperfetta. Serve avvicinarsi all'universalità delle idee.

    Valori: Le Idee sono la fonte dei valori universali e assoluti, mentre gli oggetti sensibili e le azioni nel mondo fisico sono valutati in base alla loro capacità di riflettere o partecipare a questi valori ideali.

    Unificazione: Gli oggetti nel mondo sensibile sono particolari e singolari, e non possono essere considerati come unificati senza fare riferimento alle Idee. Ogni oggetto sensibile è una manifestazione particolare di una Idea universale.

    ESEMPI DI RAGIONAMENTO SU QUESTE RELAZIONI:

    ---> Com'è che sotto il nome "cane" esistono molteplici cani, ma riusciamo a comprenderci?
    ---> Perché le torte di una certa tipologia sono tutte uguali?

    TERMINOLOGIA

    Trascendente: Ciò che esiste al di là della realtà sensibile e non è direttamente accessibile all’esperienza. È indipendente dal mondo fisico e dalle sue condizioni.

    Contingente: Ciò che esiste ma potrebbe non esistere, ovvero dipende da cause esterne ed è soggetto al divenire. Le cose del mondo sensibile sono contingenti perché possono cambiare ed essere distrutte.


    Conoscenza: il mito della caverna


  • Il mito della Caverna
  • di Platone descrive prigionieri che vivono legati in una caverna, con gli occhi rivolti verso un muro, su cui vedono solo ombre proiettate da oggetti dietro di loro, illuminati da un fuoco. Un prigioniero liberato esce dalla caverna e scopre il mondo esterno, percependo la realtà vera, ma quando torna a raccontare agli altri la verità, viene respinto. Il mito simboleggia la differenza tra la conoscenza sensibile, che è illusoria, e quella intellettuale, che porta alla vera comprensione del mondo.

    Conoscenza: Anamnesi e Reminiscenza
    Il mito di Er

    Il mito di Er, raccontato nel decimo libro delle "Leggi" di Platone, narra la storia di un giovane soldato che, dopo essere morto in battaglia, risorge e racconta l'esperienza vissuta nell'aldilà. Dopo la morte, l'anima di Er è condotta in un luogo dove i morti sono giudicati e scelgono il loro destino futuro, reincarnandosi in corpi umani o animali. Le anime che hanno vissuto una vita giusta ascenderanno verso il cielo, mentre quelle malvagie scenderanno nell'inferno. Er osserva come le anime vengano influenzate dalle loro scelte passate, e come ogni individuo sia responsabile del proprio destino attraverso le sue azioni. Il mito insegna la giustizia cosmica, l'importanza delle scelte morali e la responsabilità individuale.

    La reminiscenza consta nel ricordare quei pochi attimi in cui, tra una vita e l'altra, abbiamo visto "la pianura delle idee". 
    Per questo:

    - La conoscenza è già dentro di noi. (Vd Socrate)
    - Conoscere è ricordare.

    https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Giuseppe-Cambiano-il-mito-di-Er-c99f2139-8bea-40a8-9255-3ddb64c1d099.html

    --> Il Menone, la conoscenza è già dentro di noi. Conoscere è ricordare.

    Il Menone di Platone è un dialogo che esplora la natura della virtù e se essa possa essere insegnata. Menone, un interlocutore di Platone, chiede se la virtù sia qualcosa che si può imparare o se è un dono divino. Socrate risponde con il famoso concetto della reminiscenza: l'anima è immortale e, quindi, già possiede la conoscenza delle verità universali, che vengono risvegliate attraverso l'insegnamento e il ragionamento. Alla fine, il dialogo non giunge a una risposta definitiva, ma suggerisce che la virtù potrebbe non essere insegnabile nel senso tradizionale, ma piuttosto scopribile attraverso la riflessione.

    Immortalità dell'anima

    4 dimostrazioni socratiche (succedersi dei contrari, visibile e invisibile, essenza dei contrari)
    Platonica: reminiscenza delle anime e reincarnazione

    Platone e i sofisti






    Fedro di Platone

    Fedro di Platone

    Il Fedro è uno dei dialoghi più affascinanti di Platone, perché unisce temi apparentemente diversi come l’amore, la retorica e la conoscenza dell’anima. Il dialogo si svolge fuori Atene, in un ambiente bucolico, tra Socrate e Fedro, un giovane affascinato dall’arte del discorso.

    1. L’inizio: il discorso di Lisia sull’amore

    Fedro legge a Socrate un discorso scritto dal sofista Lisia, che sostiene una tesi provocatoria: è meglio concedersi a chi non è innamorato piuttosto che a chi lo è. Secondo Lisia, l’innamorato è instabile, geloso e irrazionale, mentre chi non è innamorato può offrire un affetto più equilibrato e razionale.

    Socrate inizialmente finge di apprezzare il discorso, ma poi lo critica: è solo un esercizio retorico, senza vera profondità.

    2. Il primo discorso di Socrate: l’amore come follia negativa

    Per dimostrare di poter fare un discorso ancora più convincente, Socrate espone una teoria simile a quella di Lisia: l’amore è una forma di follia, che porta l’amante a dominare l’amato e a renderlo dipendente.

    Ma subito dopo, si rende conto di aver commesso un errore: ha offeso Eros, il dio dell’amore, e decide di ritrattare.

    3. Il secondo discorso di Socrate: l’amore come follia divina

    Qui il tono cambia completamente. Socrate spiega che non tutte le forme di follia sono negative: esiste una follia divina, donata dagli dèi, che permette all’anima di elevarsi verso il divino.

    E qui introduce la celebre metafora dell’auriga e dei cavalli alati:

    • L’anima è come un carro trainato da due cavalli e guidato da un auriga.
    • Un cavallo, quello bianco,  è nobile e obbediente (rappresenta la parte volenterosa e virtuosa dell’anima) e la parte irascibile e passionale dell'anima.
    • L’altro, quello nero, è ribelle e istintiva (simbolo delle pulsioni e dei desideri), rappresenta la parte desiderante (concupiscibile) dell'anima,
    • L’auriga (la ragione) deve guidarli per avvicinarsi al mondo delle Idee, dove si trova la vera conoscenza.

    L’amore vero, quindi, non è solo un desiderio carnale, ma è un’esperienza che può aiutare l’anima a ricordare le Idee e a elevarsi spiritualmente.

    4. La retorica e la scrittura

    Dopo aver parlato dell’amore, Socrate e Fedro discutono sulla retorica, l’arte del parlare in modo persuasivo. Socrate critica i sofisti, che usano la retorica solo per convincere, senza cercare la verità. La vera retorica deve essere fondata sulla conoscenza dell’anima e della verità.

    Infine, Socrate parla dei limiti della scrittura, attraverso il mito di Theuth:

    • Theuth, il dio egizio, inventa la scrittura e la presenta al faraone Thamus come uno strumento utile alla memoria.
    • Thamus risponde che, al contrario, la scrittura farà perdere agli uomini la capacità di ricordare e di pensare con la propria mente.

    Platone, dunque, sembra diffidare della scrittura, perché fissa le parole in modo statico e impedisce il dialogo vivo, che è il vero strumento di conoscenza.


    Conclusione e significato del Fedro

    Il Fedro è un dialogo che unisce poesia e filosofia, parlando di amore, anima e linguaggio in modo profondo. Platone mostra che l’amore può essere una via per il divino, ma solo se vissuto con sapienza e autocontrollo. Inoltre, riflette sul valore della parola parlata rispetto alla scrittura, esaltando il dialogo come il metodo migliore per raggiungere la verità.

    video e mappa di Gianfranco Marini
    Fedro, mito dell’auriga




    Mito di Theuth (inventore) e Thamus (Re / Faraone)




    «Questa conoscenza, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è ritrovato il farmaco della memoria e della sapienza»

    (Platone, Fedro (dialogo))
    La risposta del re non tardò ad arrivare:

    «O ingegnosissimo Theuth, c'è chi è capace di creare le arti e chi è invece capace di giudicare quale danno o quale vantaggio ne ricaveranno coloro che le adopereranno. 

    Ora tu, essendo padre della scrittura, per affetto hai detto proprio il contrario di quello che essa vale.

     Infatti, la scoperta della scrittura avrà per effetto di produrre la dimenticanza nelle anime di coloro che la impareranno, perché fidandosi della scrittura si abitueranno a ricordare dal di fuori mediante segni estranei, e non dal di dentro e da se medesimi: dunque, tu hai trovato non il farmaco della memoria, del richiamare alla memoria. 

    Della sapienza, poi, tu procuri ai tuoi discepoli l'apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti.»

    (Platone, Fedro 274c - 275b, trad. it. Giovanni Reale)

    Fedone, immortalità dell’anima

    “La concezione dell’anamnesi, già presente nella visione orficopitagorica, è adottata da Platone per dimostrare nel Fedone la tesi dell’immortalità dell’anima e la formazione della conoscenza matematica e scientifica: noi non potremo mai avere una percezione empirica dei numeri, la cui conoscenza non dipende dai sensi, o delle forme geometriche, che nella loro perfezione non possiamo riscontrare nella realtà, ma potremo averla solo attraverso l’anamnesi che permette all’anima di scoprire in sé quelle verità che sono da sempre presenti in lei.”
    “Platone descrive il concetto di anamnesi soprattutto nel Menone, nel Fedro ed in altri dialoghi. Nel Menone in particolare egli riferisce come Socrate riesca ad aiutare uno schiavo privo di cultura a comprendere il teorema di Pitagora. Platone vede in questo episodio la conferma della teoria dell’anamnesi: nonostante l’ignoranza in cui si trovava, lo schiavo può ritrovare da sé i passaggi logici di quel teorema perché evidentemente erano già presenti in forma latente nella sua mente, avendoli visti nel mondo Iperuranio delle idee prima di incarnarsi. È stato sufficiente quindi attivare il processo del ricordo tramite la maieutica,[1] corrispettivo socratico della reminiscenza”

    Il Simposio o dell’amore e la ricerca erotica della conoscenza filosofica






    Apollodoro racconta di un simposio avvenuto anni addietro, dove si festeggiava la vittoria poetica di Agatone e si è parlato di Eros. 
    Socrate non è invitato ma Apollodoro lo porta alla festa, e il filosofo sembra bloccarsi sulla porta per meditare. 
    Prima di iniziare decidono di "bere moderatamente", perché il giorno prima hanno ecceduto.
    Gli interlocutori del Simposio lodano ognuno l’amore (tema proposto da Fedro) e ne mostrano alcune caratteristiche, che verranno comprese nel discorso di Socrate: ad esempio
    1) Pausania distingue tra l’eros volgare (afrodite pandemia, uomo e donna [Zeus e Dione]) e celeste --urania delle anime, che ha solo la parte maschile).
    Per lui si prova vergogna più nei confronti di chi si ama che rispetto a qualsiasi altro. L'amore ci concede il coraggio e per questo spera in un esercito di "amici e amanti" (Patroclo e Achille).
    Maggiori sono le virtù dell'amante, rispetto a quelle dell'amato (Alcesti).
    Stranamente, per amore sembrano concesse quelle follie che, se compiute per altri motivi, non sarebbero degni di lode (spergiuri, fatiche, sacrifici, lodi...) ---> il merito dipende da CHI e Come si ama.
    2) Erissimaco, il medico, lo considera una forza cosmica che conferisce armonia ad ogni cosa, così anche nella medicina (equilibrio nel corpo) e nell'universo (equilibrio cosmico) l'amore ha il suo peso.
    3) Aristofane ci presenta l’amore come senso di insufficienza raccontando il mito dell’androgino (e delle due metà del contrassegno), secondo cui uomo e donna (o uomo e uomo, o donna e donna) si completano ricostruendo l’essere primitivo che formavano in principio;
    Prima erano uniti, separati da Zeus si cercano, e dapprima quando si ritrovavano morivano l'uno nelle braccia dell'altro, 
    Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale.
    Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna.
    Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza.
    E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario.
    Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare.” 
    4) Agatone: discorso più retorico. Nel lodare Amore si dice che
    Eros è il dio più giovane (sta con i giovani), è quello più bello e più buono, quindi più felice. I suoi piedi sono leggeri: sosta sugli animi più morbidi e dolci. Da lui dipende la creatività e l'ispirazione.

    5) Socrate ( Tramite il ricordo della sacerdotessa Diotima di Mantinea)
    Dapprima Socrate contraddice Agatone. Rileva che si deve lodare non per poesia, ma per verità.
    Amore è sempre amore di qualcosa o qualcuno. Di ciò che si ama, si ha desiderio, ma si prova desiderio solo per ciò che non si possiede. 
    Quindi, Amore, che cerca bellezza e bontà e sapienza (quindi felicità) non le possiede. Non è quindi un dio, perché ogni dio possiede già felicità e bontà.
     Socrate mette in rilievo proprio questo aspetto: l’amore è mancanza, è un demone (un essere a metà tra un dio e un uomo) e non avendo la saggezza, come gli dei, aspira a possederla, e per via di questa ricerca è un filosofo, esattamente come non ha la bellezza, fonte di felicità, e la desidera; la bellezza è quindi l’oggetto dell’amore.
    Eros non è neppure brutto o ignorante, ma sta sempre nel mezzo. Egli è un tramite verso la sapienza e verso l'immortalità: è figlio di Poros (astuzia, abbondanza, espediente) e Penia (povertà e bisogno) che lo generano al banchetto per Afrodite.
    Amore cerca il bene e la bellezza, e li vuole per sempre, per essere costantemente felice. 
    Amore è dunque desiderio di immortalità: per questo chi è "fertile nel corpo" desidera i figli perfino nella fatica o nel sacrificio. Per questo chi è "fertile nell'anima" ricerca la gloria nelle azioni, o la saggezza nella mente o l'immortalità nelle opere buone. 
    Eros è l'amante, non l'amato. Come il filosofo che non sa ma ricerca, egli cerca la bellezza: amore prima ce la fa cercare tra i corpi belli, poi in un corpo solo, quella persona che "ci fa fare discorsi belli", allora possiamo trovare il punto in comune che le cose belle possiedono.
    Così Eros è quel "motore erotico" che ci spinge verso la bellezza, che è l'idea che ci porta verso quella di Bene. Noi, come Eros, non abbiamo felicità e saggezza, ma possiamo aspirarvi per questo percorso.





    Timeo, solidi “platonici” regolari (Cosmogonia)


    Causa efficiente del mondo: Il Demiurgo
    Causa formale: le idee, che vengono usate come modello e progetto
    Causa finale del mondo: il Bene (idea suprema)
    Causa materiale del mondo: il luogo, la Chora (materia) imperfetta.
    I cinque poliedri convessi regolari (solidi platonici)
    tetraedroesaedro
    cubo
    ottaedrododecaedroicosaedro
    Tetrahedron.jpg
    (Animazione)
    Hexahedron.jpg
    (Animazione)
    Octahedron.svg
    (Animazione)
    Dodecahedron.svg
    (Animazione)
    Icosahedron.svg
    (Animazione)
    I 5 solidi regolari (cubo, tetraedro, ottaedro,  icosaedro e dodecaedro)
    furono oggetto di studio di Pitagora e Platone.
    Quest’ultimo, nel Timeo, associò a ognuno di essi un elemento: 
    al tetraedro (4) il fuoco,
    al cubo (6) la terra, 
    all’ottaedro (8) l’aria, 
    all’icosaedro (20) l’acqua,
     mentre nel Fedone ritenne che il dodecaedro (12) fosse la forma dell’universo (anima del mondo).
    H20 = (8 + 8) aria + (4) fuoco
     https://tse2.mm.bing.net/th?id=OIP.nusmcw1MeJwrSNweWe3ChAHaEb&pid=Api
     
     

    Ispirazioni ulteriori del Timeo di Platone


    Timeo di Platone

    Il Timeo è un dialogo tardo di Platone, scritto probabilmente intorno al IV secolo a.C., che si concentra sulla cosmologia e la natura dell’universo.

    1. Contesto e personaggi

    Il dialogo è ambientato dopo la discussione sulla città ideale nella Repubblica e vede come interlocutori:

    • Socrate, che ascolta e stimola la discussione.
    • Timeo, un pitagorico che espone la sua visione dell’universo.
    • Crizia, che accenna al mito di Atlantide.
    • Ermocrate, che partecipa marginalmente.

    2. Il Demiurgo e la creazione dell’universo

    Timeo spiega che l’universo è stato creato da un Demiurgo, un artigiano divino che modella il cosmo secondo ragione e armonia matematica. Non crea dal nulla, ma ordina il disordine preesistente della materia secondo il modello del mondo delle idee.

    3. La struttura del cosmo

    • L’universo è un essere vivente dotato di anima e intelletto.
    • È costruito sulla base di proporzioni matematiche e figure geometriche perfette.
    • Gli elementi (terra, acqua, aria, fuoco) sono composti da solidi geometrici (i solidi platonici).

    4. L’anima del mondo e dell’uomo

    • Il Demiurgo crea l’anima del mondo, che governa il cosmo e lo rende razionale.
    • Le anime umane derivano dall’anima del mondo ma sono vincolate ai corpi, il che spiega la loro imperfezione.
    • Il corpo umano è progettato in modo da riflettere l’armonia dell’universo.
    http://dm.unife.it/matematicainsieme/sitocristalli/Images/mappa%20cenni01.png

    https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEitx0gnxhmrVe_kvk8gdxell9JbeMWwfVqqFS9Dfni_8TLj_2xF0typSmueH4Gf-2-GEiJ-399urNRJ701-bDBpK8UOP_ntvPQv6JIpWZEImvlbJ6hkF2EGXa70IK1jEz3CI4m3WAtiusw/s1600/Dali+3+-Ult+Cena.jpg Ultima cena Dalì, 1955
    (Ultima cena, Salvador Dalì)

    Repubblica di Platone (La politica)

    RIASSUNTO DEI 10 LIBRI DELLA REPUBBLICA DI PLATONE

    Libro I

    Tema principale: Che cos’è la giustizia?

    • Socrate dialoga con diversi interlocutori (Cephalò, Polemarco e Trasimaco).

    • Trasimaco sostiene che la giustizia è l'utile del più forte.

    • Socrate confuta le definizioni proposte, ma la questione resta aperta.


    Libro II

    Tema principale: Origine della giustizia e mito dell’anello di Gige.

    • Glaucone e Adimanto chiedono a Socrate di dimostrare perché conviene essere giusti.

    • Nasce l’idea di costruire una città ideale per capire la giustizia su larga scala.

    • Si introduce il concetto di divisione del lavoro e delle classi sociali.


    Libro III

    Tema principale: Educazione dei guardiani e mito della “nobile menzogna”.

    • Si discute quale tipo di educazione (musica e ginnastica) sia adatta ai guardiani.

    • Si propone il mito dei metalli (o mito delle stirpi) (oro, argento, bronzo) per giustificare la divisione in classi.

    • Viene introdotta la censura di miti e poesie che mostrano gli dèi in modo negativo. (Critica all'arte)


    Libro IV

    Tema principale: Definizione della giustizia nella città e nell’anima.

    • Le tre classi della città (governanti, guardiani, produttori) corrispondono a tre parti dell’anima (razionale, irascibile, concupiscibile).

    • La giustizia è l’armonia tra le parti, ciascuna al proprio posto.

    • La giustizia nella città riflette quella dell’individuo.


    Libro V

    Tema principale: Rivoluzione radicale: donne, comunità e filosofia.

    • Idee provocatorie: comunanza delle donne e dei figli tra i guardiani.

    • Le donne devono ricevere la stessa educazione degli uomini.

    • Introduzione del filosofo-re, il sovrano ideale.


    Libro VI

    Tema principale: Chi è il vero filosofo?

    • Il vero filosofo ama il sapere e il bene in sé.

    • Critica alla democrazia che rende i filosofi inetti o ridicoli.

    • Introduzione del mito della nave per rappresentare la città mal governata.


    Libro VII

    Tema principale: Il Mito della Caverna.

    • Allegoria della caverna: passaggio dall’ignoranza alla conoscenza del Bene.

    • Il filosofo deve tornare nella caverna per guidare gli altri, anche se con fatica.

    • Si descrive il lungo percorso educativo del futuro filosofo-re.


    Libro VIII

    Tema principale: Le degenerazioni della città e dell’anima.

    • Analisi di cinque forme di governo:

      1. Aristocrazia (ideale)

      2. Timocrazia (onore/militarismo)

      3. Oligarchia (ricchezza)

      4. Democrazia (libertà senza ordine)

      5. Tirannide (dispotismo)

    • A ogni regime corrisponde un tipo d’uomo.


    Libro IX

    Tema principale: Il tiranno è il più infelice.

    • Il tiranno è schiavo delle passioni, vive nella paura e nel disordine interiore.

    • L’uomo giusto, invece, è armonico e felice.

    • Il bene più alto è la contemplazione dell’Idea del Bene.


    Libro X

    Tema principale: Critica all’arte e Mito di Er.

    • Condanna dell’arte imitativa (poesia, teatro), lontana dalla verità.

    • Presentazione del Mito di Er: visione dell’aldilà e della reincarnazione.

    • L’anima sceglie la propria vita futura e la giustizia viene ricompensata oltre la morte.



    Il mito dell'anello di Gige



    Riassunto

    Il mito dell’Anello di Gige appare nel Libro II della Repubblica di Platone, nel discorso di Glaucone, che vuole dimostrare che la giustizia è solo una convenzione sociale.

    La storia racconta di Gige, un pastore della Lidia, che un giorno trova un cadavere in una caverna e scopre che porta un anello con un potere straordinario: se girato sul dito, rende invisibili. Gige usa questo potere per sedurre la regina, uccidere il re e prendere il trono, dimostrando così che, se una persona potesse agire senza paura di essere scoperta, sceglierebbe sempre l’ingiustizia per il proprio vantaggio.

    Glaucone sostiene che le persone non agiscono giustamente perché amano la giustizia, ma solo perché hanno paura delle conseguenze. Se avessero un anello come quello di Gige, sia un giusto che un ingiusto si comporterebbero allo stesso modo.


    Contesto nella Repubblica

    Il mito è presentato nel Libro II, quando Glaucone e Adimanto sfidano Socrate a dimostrare che la giustizia è desiderabile di per sé, e non solo per le ricompense che porta. Glaucone divide i beni in tre categorie:

    1. Beni desiderabili per sé stessi (come la gioia).
    2. Beni desiderabili per sé e per le conseguenze (come la salute).
    3. Beni desiderabili solo per le conseguenze (come il lavoro faticoso, ma utile).

    Secondo Glaucone, la giustizia rientra nella terza categoria: è utile solo perché protegge dagli svantaggi dell’ingiustizia.

    Socrate risponderà nel corso della Repubblica, dimostrando che la giustizia è un bene in sé, perché porta armonia nell’anima e nella città.


    ---> L'armonia dell'anima umana e individuale rispecchia l'armonia della città/ Repubblica (e viceversa)

    Nella società, come l'orchestra, ognuno dovrebbe avere il suo  specifico ruolo, e nell'esercitarlo dovrebbe aiutare gli altri a esercitare il proprio.


    Ezio Bosso, Parlamento come Orchestra.







    http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/Manuale/Antica/Platone/Immagini/statoplatonico.gif


    Mito delle stirpi


    Il consiglio notturno




    I miti di Platone

    Il simposio, pdf
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    scuola di atene link (forse inattivo): 




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    Documenti

    DOCUMENTI / estratti DOCUMENTI / estratti
    ESTRATTO 1 – L’amore come desiderio di immortalità
    Platone, Simposio, 206a–207a
    (Fonte: trad. G. Reale, Bompiani 2000)
    «L’amore è desiderio di generare nel bello, sia nel corpo sia nell’anima.
    Perché generare e partorire nel bello è un fatto divino, e l’essere mortale partecipa dell’immortalità proprio attraverso la generazione.
    […]
    Per questo, quando l’essere fecondo si avvicina al bello, si rallegra e si scioglie, e genera; quando invece si avvicina al brutto, si rattrista e si ritrae.
    L’amore non è dunque desiderio del bello in sé, ma del possesso del bello per sempre, perché il possesso del bello rende felici.»
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     La “scala dell’amore” (ascesa alla Bellezza in sé)
    Platone, Simposio, 210a–211b
    (Fonte: trad. G. Reale, Bompiani 2000)
    Chi vuole procedere rettamente verso l’amore deve cominciare dall’amare un solo corpo bello; poi comprendere che la bellezza di quel corpo è sorella della bellezza di altri corpi, e così amerà tutti i corpi belli.
    Poi considererà più bella la bellezza delle anime che quella dei corpi, e amerà chi è bello nell’anima.
    […]
    Poi contemplerà la bellezza delle leggi e delle istituzioni, e infine la bellezza delle scienze.
    E giungerà così a contemplare una bellezza meravigliosa, eterna, che non nasce né muore, che non cresce né diminuisce, che non è bella in un aspetto e brutta in un altro, ma è sempre identica a se stessa.
    Questa è la Bellezza in sé, che tutti gli altri oggetti belli partecipano.»
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    «Bisogna dire quale sia la natura dell’anima.
    Essa è simile a una coppia di cavalli alati e a un auriga.
    Dei cavalli, uno è buono e bello, l’altro è l’opposto: uno obbedisce alla ragione, l’altro trascina verso i piaceri.
    […]

    Il mito dell’auriga e delle ali dell’anima
    Platone, Fedro, 246a–247c
    (Fonte: trad. G. Reale, Bompiani 2000)
    Le anime, quando sono perfette e alate, salgono in alto e contemplano la verità; ma quando perdono le ali, cadono e si incarnano nei corpi.
    L’ala dell’anima si nutre di bellezza, sapienza e giustizia: queste la fanno crescere.
    Perciò, quando l’anima vede qualcosa di bello in questo mondo, ricorda la bellezza vera che contemplava un tempo, e le ricrescono le ali.»
    .....
    [L'anima è come un carro, trainato da due cavalli]
    «Dei due cavalli, uno è bello e buono, e fatto a immagine della virtù; l’altro è tutto il contrario, e fatto a immagine del vizio.
    […]
    Quando l’anima vede il volto dell’amato e ricorda la bellezza vera, il cavallo buono, pieno di pudore, si trattiene; il cavallo cattivo invece si getta avanti con violenza, trascinando con sé l’auriga e l’altro cavallo.
    L’auriga, tirando le briglie, si oppone alla sua furia, e così l’anima è tormentata e soffre.

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    A) COMPRENSIONE
    1. Nel primo estratto, perché l’amore è legato all’immortalità?
    2. Quali sono i passaggi della “scala dell’amore” descritta da Diotima?
    3. Nel Fedro, che cosa rappresentano i due cavalli dell’anima?
    B) ANALISI
    1. Che cosa significa “generare nel bello”? È solo un fatto fisico o anche spirituale?
    2. Perché la Bellezza in sé è descritta come eterna e immutabile? Che effetto produce questa descrizione?
    3. Nel mito dell’auriga, perché l’ala dell’anima si nutre di bellezza, sapienza e giustizia? Che immagine suggerisce?
    c) INTERPRETAZIONE
    1. Che cosa potrebbe significare oggi “salire la scala dell’amore”? In quali esperienze reali lo vedi?
    2. Hai mai provato la sensazione che qualcosa di bello (arte, musica, natura) “sollevi” l’anima? In che modo?
    3. Il mito dei due cavalli può descrivere conflitti interiori tipici dell’adolescenza? Fai un esempio.
    Fonti dirette
    Platone, Simposio, trad. Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2000.
    Platone, Fedro, trad. Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2000. 

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