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sabato 29 marzo 2025

Storia greca IV: passaggi di egemonie e l'impero macedone

 

Le egemonie post Guerra del Peloponneso: Sparta, Tebe e infine la Macedonia


(fregio del Partenone)

Dopo la fine della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), la Grecia entrò in una fase di instabilità politica e militare. La guerra aveva indebolito tutte le poleis, e il vuoto di potere lasciato dalla sconfitta di Atene fu colmato da Sparta, che cercò di imporsi come nuova potenza egemone. Tuttavia, la sua leadership si rivelò fragile, e nel giro di pochi decenni fu soppiantata da Tebe. Anche l’egemonia tebana fu di breve durata, e alla fine del IV secolo a.C. una nuova potenza emerse a nord: la Macedonia di Filippo II, che avrebbe unificato la Grecia sotto il suo dominio.


1. L'egemonia spartana (404-371 a.C.)

Dopo la vittoria nella Guerra del Peloponneso, Sparta si impose come la potenza dominante in Grecia. Tuttavia, il suo dominio fu breve e impopolare, a causa del suo autoritarismo e della scarsa capacità di gestire un impero.

Caratteristiche del dominio spartano

  1. Oligarchia e imposizione di governi filo-spartani: Sparta impose regimi oligarchici nelle città sconfitte, come nel caso del governo dei Trenta Tiranni ad Atene (404-403 a.C.), che fu però rapidamente rovesciato da una ribellione democratica guidata da Trasibulo.

  2. Dure imposizioni economiche: Sparta confiscò risorse e impose tributi pesanti alle città vinte, provocando malcontento.

  3. Alleanza con la Persia: Sparta aveva ricevuto aiuti dai Persiani durante la guerra contro Atene, e in cambio cedette il controllo delle città greche dell’Asia Minore alla Persia con la Pace di Antalcida (386 a.C.). Questo atto fu visto come un tradimento da molte poleis greche.

Declino dell'egemonia spartana

  1. La Guerra di Corinto (395-387 a.C.)

    • Dopo la caduta di Atene, Sparta si scontrò con Tebe, Atene, Argo e Corinto, che formarono una coalizione per contrastare il suo dominio.

    • La guerra si concluse con la Pace di Antalcida (386 a.C.), imposta dalla Persia, che sancì la fine dell’indipendenza delle città greche dell’Asia Minore.

    • Anche se Sparta mantenne il predominio, il suo prestigio risultò compromesso.

  2. Il conflitto con Tebe e la battaglia di Leuttra (371 a.C.)

    • Tebe, guidata dal grande stratega Epaminonda, si ribellò all'egemonia spartana.

    • Nel 371 a.C., nella battaglia di Leuttra, l’esercito tebano, grazie alla nuova tattica della falange obliqua, sconfisse i temibili opliti spartani.

    • Questa sconfitta segnò la fine del predominio spartano e l’inizio dell’egemonia tebana.


2. L'egemonia tebana (371-362 a.C.)

Dopo la vittoria di Leuttra, Tebe divenne la potenza dominante della Grecia, spezzando per la prima volta il mito dell’invincibilità spartana.

Le riforme e le conquiste di Tebe

  1. L'indebolimento di Sparta

    • Epaminonda portò avanti una politica di riduzione del potere spartano.

    • Fondò la città di Megalopoli per contrastare l’influenza spartana nel Peloponneso.

    • Liberò la Messenia, che da secoli era sotto il dominio di Sparta, riducendo drasticamente il potenziale economico e militare spartano.

  2. Il dominio tebano sulla Grecia centrale

    • Tebe estese la sua influenza su gran parte della Grecia centrale, imponendosi come nuova egemone.

    • Tuttavia, il suo dominio fu contrastato da Atene e dalle altre poleis, che temevano una nuova tirannia.

La fine dell’egemonia tebana: Battaglia di Mantinea (362 a.C.)

  • Nel 362 a.C., Tebe affrontò una nuova coalizione di città ostili nella battaglia di Mantinea.

  • Epaminonda vinse la battaglia, ma morì sul campo, lasciando Tebe senza la sua guida più capace.

  • Senza di lui, Tebe non riuscì a mantenere la sua supremazia, e la Grecia tornò a essere frammentata tra varie città-stato.

Dopo il 362 a.C., la Grecia entrò in una fase di instabilità, senza una chiara potenza egemone. Questa situazione favorì l’ascesa della Macedonia, una potenza emergente nel nord della Grecia.


3. L'egemonia macedone (359-323 a.C.)

Dopo il declino di Tebe, la Grecia era ormai indebolita da decenni di guerre interne. In questo contesto, Filippo II di Macedonia (359-336 a.C.) sfruttò la situazione per espandere il suo dominio sulla Grecia.

L'ascesa di Filippo II

  1. Riforma dell’esercito macedone

    • Filippo creò una nuova falange macedone, dotata di lunghe sarisse (lance di circa 6 metri), che si rivelò invincibile sul campo di battaglia.

  2. Espansione e diplomazia

    • Con una combinazione di guerre, matrimoni (sposa Olimpiade, principessa dell'Epiro e futura madre di Alessandro) e alleanze politiche, Filippo riuscì a unificare la Macedonia e a estendere il suo controllo sulla Grecia settentrionale.

La battaglia di Cheronea (338 a.C.)

  • Nel 338 a.C., Filippo affrontò le forze congiunte di Atene e Tebe nella battaglia di Cheronea.

  • Grazie alla superiorità della falange macedone e al contributo di suo figlio Alessandro Magno, Filippo ottenne una schiacciante vittoria.

  • Dopo la battaglia, la Grecia venne riunita sotto il dominio macedone.

La Lega di Corinto (337 a.C.)

  • Filippo creò la Lega di Corinto, un’alleanza tra le città greche sotto la guida macedone.

  • Il suo obiettivo era unificare la Grecia e lanciare una guerra contro la Persia.

L’ascesa di Alessandro Magno

  • Nel 336 a.C., Filippo fu assassinato, e il potere passò al figlio Alessandro Magno.

  • Nel 334 a.C., Alessandro lanciò la campagna contro la Persia, dando inizio a un’epoca completamente nuova: l’Età Ellenistica.


Conclusione

Dalla fine della Guerra del Peloponneso alla conquista della Grecia da parte della Macedonia, la storia greca fu caratterizzata da un continuo succedersi di egemonie instabili:

  1. L’egemonia spartana (404-371 a.C.), rigida e impopolare, crollò con la sconfitta di Leuttra.

  2. L’egemonia tebana (371-362 a.C.), breve ma significativa, dimostrò che Sparta poteva essere sconfitta, ma si esaurì con la morte di Epaminonda.

  3. L’egemonia macedone (338 a.C.), imposta da Filippo II, segnò la fine dell’epoca classica e l’inizio della fase ellenistica sotto Alessandro Magno.

Da questo momento in poi, la Grecia cessò di essere il centro indipendente del mondo greco e venne inglobata prima nell'Impero macedone e, successivamente, in quello romano nel 146 a.C..



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LA MACEDONIA E ALLESSANDRO MAGNO (356 / 323)

E così, piange, poi che giunse anelo:
piange dall’occhio nero come morte;
piange dall’occhio azzurro come cielo.
Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell’occhio nero lo sperar, più vano;
nell’occhio azzurro il desiar, più forte.

(Alexandros, Pascoli)



Alessandro Magno: il conquistatore del mondo antico

Alessandro III di Macedonia, noto come Alessandro Magno, nacque nel 356 a.C. a Pella, la capitale del regno di Macedonia. Figlio di Filippo II, un sovrano che aveva trasformato la Macedonia in una grande potenza militare, e di Olimpiade, una principessa dell’Epiro, Alessandro ricevette un'educazione straordinaria: fu allievo di Aristotele, che gli trasmise una vasta conoscenza della filosofia, della scienza e della cultura greca.

L’ascesa al trono (336 a.C.)

Nel 336 a.C., il padre Filippo II fu assassinato, probabilmente vittima di una congiura. Alessandro, appena ventenne, ereditò il trono e dovette subito consolidare il suo potere, eliminando gli oppositori interni e riaffermando il controllo macedone sulla Lega di Corinto, che riuniva le poleis greche sotto il dominio macedone. Nel 335 aC distrugge Tebe, che si era ribellata.

La campagna contro la Persia

Il sogno di Filippo II era quello di conquistare l’Impero Persiano, un colosso che dominava gran parte del mondo conosciuto. Alessandro decise di realizzarlo e nel 334 a.C. attraversò l'Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini.

  1. Battaglia del Granico (334 a.C.)
    Alessandro sconfisse rapidamente i satrapi persiani in Asia Minore, conquistando città come Sardi, Mileto e Alicarnasso.

  2. Battaglia di Isso (333 a.C.)
    Qui Alessandro affrontò per la prima volta il re persiano Dario III, sconfiggendolo e costringendolo alla fuga. Dario cercò di trattare la pace, ma Alessandro rifiutò.

  3. La conquista dell’Egitto (332-331 a.C.)
    Dopo aver vinto la lunga resistenza di Tiro, Alessandro entrò in Egitto, dove fu accolto come un liberatore. Fondò Alessandria, che sarebbe diventata una delle città più importanti del mondo antico. Qui, visitò l'oracolo di Amon a Siwa, che lo proclamò figlio di Zeus-Amon, rafforzando la sua aura divina.

  4. Battaglia di Gaugamela (331 a.C.)
    Questa fu la battaglia decisiva: Alessandro annientò le forze di Dario III e si proclamò re dell’Asia. Dario fuggì, ma fu poi assassinato da uno dei suoi stessi generali.

  5. La conquista dell’Impero Persiano (330-327 a.C.)
    Alessandro entrò a Babilonia, Susa e Persepoli, saccheggiando quest'ultima in segno di vendetta per le guerre persiane del passato. Poi si spinse verso l’Afghanistan e l’Asia centrale, fondando numerose città.

La campagna in India (327-325 a.C.)

Nel 327 a.C., insoddisfatto delle conquiste, Alessandro invase l’India, dove affrontò il re Poro nella battaglia dell’Idaspe (326 a.C.). Pur vincendo, il suo esercito, stremato, si rifiutò di proseguire. Alessandro fu costretto a tornare indietro, attraversando il deserto della Gedrosia, un viaggio devastante per il suo esercito.

Il ritorno e la morte (323 a.C.)

Ritornato a Babilonia, Alessandro cercò di consolidare il suo impero, introducendo la fusione tra Greci e Persiani: incoraggiò i matrimoni misti e adottò usanze orientali. Tuttavia, nel 323 a.C., si ammalò improvvisamente e morì il 10 giugno, forse a causa della febbre tifoide o di un avvelenamento.

Il periodo ellenistico (323-31 a.C.)

Dopo la sua morte, il vasto impero di Alessandro fu diviso tra i suoi generali (diadochi), che diedero vita ai regni ellenistici:

  • EgittoTolomei

  • Siria e MesopotamiaSeleucidi

  • Macedonia e GreciaAntigonidi

L’età ellenistica segnò una fusione tra la cultura greca e quella orientale, con straordinari progressi nell’arte, nella scienza (con Archimede ed Eratostene) e nella filosofia (con Epicuro e lo stoicismo di Zenone).

L’ellenismo terminò nel 31 a.C., quando Roma sconfisse l’ultimo regno ellenistico, l’Egitto di Cleopatra VII, nella battaglia di Azio.

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ELLENISMO E DIADOCHI

Il periodo ellenistico rappresenta una fase cruciale nella storia antica, caratterizzata dalla diffusione della cultura greca su un vasto territorio che si estendeva dalla Grecia all'India. Questo periodo ebbe inizio con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e si concluse con la battaglia di Azio nel 31 a.C., che portò alla conquista romana dell'Egitto e al definitivo assorbimento delle terre ellenistiche nell'Impero Romano.


Caratteristiche del Periodo Ellenistico

  • Diffusione Culturale: Le conquiste di Alessandro favorirono l'ellenizzazione di regioni precedentemente non greche, creando un ambiente culturale cosmopolita dove elementi greci, persiani, egiziani e indiani si mescolavano.

  • Sviluppi Economici e Scientifici: Le città fondate da Alessandro e dai suoi successori divennero centri vitali per il commercio e l'innovazione. La Koinè, una forma semplificata del greco, divenne la lingua franca, facilitando gli scambi culturali e commerciali.

  • Fioritura delle Arti e delle Scienze: Città come Alessandria d'Egitto divennero rinomate per le loro biblioteche e scuole filosofiche, attirando studiosi e artisti da tutto il mondo conosciuto.

I Diadochi: Successori di Alessandro Magno

Alla morte di Alessandro nel 323 a.C., l'assenza di un erede adulto e la mancanza di un piano di successione chiaro portarono alla divisione del suo impero tra i suoi generali, noti come Diadochi (Διάδοχοι, "successori"). Questi leader militari lottarono per il controllo dei territori conquistati, dando origine a una serie di conflitti noti come le Guerre dei Diadochi.

  • Divisione dell'Impero: I Diadochi si spartirono le regioni dell'impero di Alessandro, stabilendo dinastie che avrebbero governato per secoli. Ad esempio, Ptolemeo prese il controllo dell'Egitto, fondando la dinastia tolemaica; Seleuco ottenne la Mesopotamia e la Persia, dando origine ai Seleucidi; e Antigono prese il controllo di parte dell'Asia Minore.

  • Conflitti Tra Successori: Le lotte per il potere tra i Diadochi portarono a continui conflitti, che alla fine portarono alla frammentazione dell'impero di Alessandro in regni ellenistici indipendenti.

La fine del periodo ellenistico segnò l'inizio dell'egemonia romana nella regione, ma l'eredità culturale e politica lasciata dai Diadochi influenzò profondamente la storia successiva del mondo antico.

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APPROFONDIMENTI:

La distruzione di Tebe (335 a.C.)

La distruzione di Tebe è uno degli eventi più drammatici e controversi del regno di Alessandro Magno. Subito dopo la sua ascesa al trono, Alessandro si trovò a fronteggiare una serie di rivolte nelle poleis greche, che avevano visto nella sua giovinezza un'opportunità per ribellarsi al dominio macedone. La più significativa di queste fu la rivolta di Tebe.

Nel 335 a.C., i tebani, insieme ad altri alleati, tentarono di sfruttare la morte di Filippo II per liberarsi dal controllo della Macedonia. Alessandro reagì con estrema durezza, marciando verso Tebe con il suo esercito. Dopo una breve resistenza, la città fu sopraffatta. La sua distruzione fu totale e cruenta: Tebe fu rasa al suolo, e molti dei suoi abitanti furono uccisi o ridotti in schiavitù. Questo atto di brutalità servì come monito per tutte le altre poleis greche, dimostrando la ferocia con cui Alessandro avrebbe trattato qualsiasi ribellione. In effetti, le città greche che rimasero fedeli a lui non tentarono mai più di ribellarsi.


Il nodo di Gordio

Il nodo di Gordio è uno dei miti legati alla figura di Alessandro. Secondo la leggenda, il re Gordio di Frigia, dopo essere stato scelto come sovrano, legò il suo carro a un palo con un nodo molto complesso, che nessuno sarebbe stato in grado di sciogliere. Un oracolo profetizzò che colui che fosse riuscito a districare il nodo sarebbe diventato il sovrano dell'Asia.

Quando Alessandro Magno passò per Gordio nel 333 a.C., sentì parlare di questa profezia e decise di tentare di sciogliere il nodo. Invece di cercare di sbrogliare il nodo con la forza della mano, come ci si sarebbe aspettati, Alessandro lo tagliò con la spada, dimostrando una risolutezza pratica che divenne simbolo della sua forza e determinazione. Questo gesto venne interpretato come una manifestazione del suo destino di conquistatore, in quanto aveva "risolto" il nodo in modo decisivo e fuori dagli schemi. In effetti, tale episodio rafforzò l'idea che Alessandro fosse il prescelto per governare il mondo.

Il rapporto con Aristotele

Il rapporto di Alessandro con il filosofo Aristotele è uno degli aspetti più affascinanti della sua formazione. Nel 343 a.C., quando Alessandro aveva circa 13 anni, il re Filippo II lo inviò a Macedonia per ricevere un'educazione che fosse all'altezza delle sue ambizioni future. Aristotele, il più grande filosofo dell'epoca, fu scelto come tutore del giovane principe.

Aristotele insegnò ad Alessandro una vasta gamma di materie, inclusi filosofia, scienze naturali, letteratura, logica e politica, e probabilmente influenzò la sua visione del mondo. Alcuni storici ritengono che le sue conoscenze scientifiche e il suo amore per la cultura greca avessero un forte impatto su Alessandro, il quale, come re, cercò di fondere la cultura greca con le tradizioni dei territori conquistati.

Tuttavia, nonostante la grande stima che Alessandro nutriva per Aristotele, i loro rapporti non furono senza difficoltà. Una delle divergenze più note tra i due fu sulla questione della religione: Aristotele, come molti dei filosofi del suo tempo, era un razionalista, mentre Alessandro, pur essendo un uomo di cultura, spesso adottò un comportamento che appariva divino, come quando si proclamò figlio di Zeus (o di Amon, nel caso dell'oracolo di Siwa). Questo comportamento contraddiceva la visione di Aristotele, che si basava su principi più terreni e razionali.

Inoltre, alla fine del suo regno, quando Alessandro decise di fondare una serie di città miste greche e persiane, la sua ambizione di unire le due culture andava contro alcune delle idee politiche di Aristotele. Il filosofo, infatti, aveva teorizzato che il meglio per un regno fosse mantenere una chiara distinzione tra le diverse culture e istituzioni. Non è chiaro come si risolse questa differenza, ma è probabile che Aristotele avesse meno influenza sugli ultimi anni di Alessandro.

ALESSANDRO ED EFESTIONE



L’apertura mentale di Alessandro è dovuta agli insegnamenti di Aristotele che lo educò alla cultura somma della Scuola Ateniese assieme al suo compagno Efestione. Aristotele, riferendosi al rapporto tra i due, parlò di una sola anima dimorante in due corpi”. Il loro rapporto voleva ripercorrere i passi di Achille e Patroclo difatti da ragazzi visitarono le tombe dei due e Alessandro pose una ghirlanda sulla tomba di Achille ed Efestione una su quella di Patroclo. Questo simboleggerebbe Efestione quale l’erómenos di Alessandro, come Patroclo lo era stato di Achille.

L’amore di Alessandro per Efestione si potrebbe misurare dalla grandezza del dolore per la sua morte. Fu un dramma incontenibile per Alessandro che fece tagliare tutte le criniere e le code ai cavalli in segno di lutto. Ordinò che fossero abbattuti i bastioni delle città vicine, e che venissero banditi flauti ed ogni altro tipo di intrattenimento musicale. Appena morto Efestione Alessandro giacque disteso sul suo cadavere tutto il giorno ed poi l’intera notte. Fece giustiziare il medico, Glaucia, per negligenza, e radere al suolo il tempio di Asclepio dio della medicina. A Babilonia per le sue esequie Alessandro spese una somma che equivale a 300 milioni di euro odierni.

Come Achille per Patroclo, Alessandro si rase a zero in segno di lutto gettando i capelli nella pira funebre del suo compagno. Poi inviò dei messaggeri a Siwa per chiedere agli dei se il suo amico potesse essere adorato come un dio.

L’amicizia fra Alessandro ed Efestione si perde nella loro infanzia: il giorno in cui si conobbero, Efestione offrì al nuovo compagno un dente da latte che gli era caduto durante la notte, insieme alla promessa di amicizia. Allora Alessandro, per non essere da meno, si staccò un dente e lo donò ad Efestione, dicendo che sarebbero stati amici fino alla morte.


INCONTRO TRA ALESSANDRO E DIOGENE CINICO



Il rapporto tra Alessandro Magno e Diogene il Cinico è uno degli episodi più celebri e simbolici della storia, che dimostra l'incontro tra la potenza imperiale e la filosofia radicale e disinteressata.

Il Contesto

Diogene di Sinope era un filosofo della scuola cinica, noto per il suo disprezzo per le convenzioni sociali, il lusso e la ricchezza. Il cinismo, come movimento filosofico, promuoveva una vita semplice, in armonia con la natura, e criticava le istituzioni e i valori della società. Diogene viveva in modo estremamente austero, rifiutando il confort materiale e persino i beni più basilari, come l'acqua e il cibo, se non strettamente necessari. Era famoso anche per il suo atteggiamento provocatorio e la sua capacità di sfidare le norme sociali.

Alessandro Magno, al contrario, era il conquistatore di un vasto impero, il simbolo del potere e della gloria. Nonostante la sua enorme ambizione, tuttavia, Alessandro era noto per avere una certa ammirazione per i filosofi, e soprattutto per Diogene, la cui figura rappresentava un tipo di indipendenza che forse lo affascinava.

L'Incontro tra Alessandro e Diogene

Secondo la tradizione, l'incontro tra Alessandro e Diogene avvenne ad Corinto, nel 336 a.C., quando Alessandro era già sul cammino di espansione del suo impero. Durante una visita a Corinto, dove Diogene risiedeva in quel periodo, Alessandro sentì parlare del famoso filosofo e volle incontrarlo personalmente.

Diogene, che passava le sue giornate in un stato di totale indipendenza e disprezzo per i beni materiali, si trovava in quel momento sdraiato al sole, probabilmente mentre stava cercando di godersi un po' di calore. Quando Alessandro si avvicinò a lui e gli si presentò, offrendogli di esaudire qualsiasi desiderio, Diogene rispose con una frase che è diventata celebre:

"Sì, puoi spostarti un po', che mi fai ombra dal sole."

Questa risposta rispecchiava appieno la filosofia cinica di Diogene, che rifiutava ogni tipo di potere, ricchezza o favore, e non aveva alcun interesse per le offerte di un re così potente come Alessandro. La sua risposta fu un rifiuto completo dell'autorità e dell'influenza di Alessandro, preferendo la libertà e l'autosufficienza che derivano da una vita senza dipendenza dalle ricchezze materiali.

La Reazione di Alessandro

La risposta di Diogene sorprese e impressionò Alessandro. Secondo alcuni resoconti, il re, colpito dalla libertà e dalla disprezzo di Diogene per il suo potere, avrebbe detto:

"Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene."

Questa affermazione mostra come Alessandro, pur essendo il sovrano di un vasto impero, riconoscesse, seppur indirettamente, una forma di grandezza e indipendenza in Diogene, che non dipendeva da nulla né da nessuno.


FONTI E APPROFONDIMENTI:

Egemonie: https://www.youtube.com/watch?v=DRaEWtp84Y4

Alessandro Magno: https://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-magno_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

Le campagne militari di Alessandro Magno: https://www.youtube.com/watch?v=1nxM-bsH3kY

Breve storia del mondo, Ernst Gombrich

mercoledì 11 luglio 2018

Carlo V e Filippo II

Carlo V (1500 / 1558)



Eredità di sangue

Lezione su Carlo V (Bottega di Platone): https://www.youtube.com/watch?v=wFIZKkPIQK4



Profilo del personaggio

Carlo V d'Asburgo (1500–1558), imperatore del Sacro Romano Impero dal 1519 al 1556, fu anche re di Spagna (come Carlo I) dal 1516, arciduca d'Austria, duca di Borgogna e signore di vasti territori sparsi in Europa e nelle Americhe.

 Figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, univa in sé l'eredità delle maggiori dinastie europee: gli Asburgo in Austria, i Trastámara in Spagna e i Valois-Borgogna nei Paesi Bassi.

Intelligente, colto, devoto e multilingue, Carlo fu un sovrano profondamente segnato dalla visione universalistica della monarchia cristiana, ma anche consumato da crisi interne ed esterne che sfaldarono il suo sogno d’impero. Fu un uomo stanco e tormentato alla fine della sua vita, che abdicò volontariamente per ritirarsi in un monastero.

(Dal ramo paterno, in quanto nipote di Massimiliano d'Asburgo, riceve l'Austria, dal ramo materno, in quanto nipote dei sovrani cattolici, riceve la Spagna e le colonie)

Contesto e predecessori

L’Europa agli inizi del Cinquecento era un mosaico di stati, con poteri universali in declino (Papato e Impero) e monarchie nazionali in ascesa (Francia, Inghilterra, Spagna).  La Riforma aveva diviso gli stati in cattolici (Spagna e Papato in primis) e protestanti (Olanda e Inghilterra, ma a volte aiutate dalla Francia per motivi politici, che era la peggior nemica della Spagna ai tempi). 

Le esplorazioni geografiche avevano portato le colonie, e con esse il commercio internazionale. Nel XVI secolo la popolazione riprende a crescere ma, a differenza della ripresa dell'anno mille, qui la presenza delle colonie e delle sue terre cambia la situazione.

Nasce in questo periodo il capitale: si accumula denaro non solo per l'agricoltura ma anche per la produzione manifatturiera e poi l'industria.

Nel 1500 avviene anche la così detta rivoluzione dei prezzi: sia per i metalli delle colonie, sia per l'aumento demografico (e quindi della domanda) aumentano i prezzi dei prodotti: ciò genera un allargamento della forbice tra ricchi e poveri.

L'impero più forte resta al momento però quello non europeo: l'impero Ottomano di Solimano il magnifico (1494/ 1566) che attacca il cuore dell'Europa: nel 1521 conquista Belgrado, poi Rodi e nel 1526 parte dell'Ungheria).

Progressivamente, inoltre, il centro dell'Europa si sposterà verso Nord: dal mediterraneo all'atlantico, e ci guadagneranno economicamente Olanda e Inghilterra, ma nel 1500 la Spagna rimane prevalente.

Sullo sfondo, un Rinascimento in pieno sviluppo culturale e un sistema economico che iniziava a spostarsi verso il capitalismo mercantile.

Carlo fu l’erede di tre grandi casati:

  • Asburgo: il nonno paterno Massimiliano I, imperatore dal 1493, aveva rafforzato la posizione della casata in Austria e in Germania.

  • Trastámara: la nonna materna Isabella di Castiglia e il nonno Ferdinando d'Aragona avevano unificato la Spagna e avviato l'espansione coloniale. (La figlia dei re cattolici era Giovanna la Pazza)

  • Valois-Borgogna: la nonna paterna Maria di Borgogna gli lasciò i Paesi Bassi e la Franca Contea.




Derivazione dell’enorme regno

Carlo ereditò uno degli imperi più vasti mai visti:

  • 1516: diventa re di Spagna con il nome di Carlo I, sovrano di Castiglia, Aragona, Napoli, Sicilia, Sardegna, e le Americhe.

  • 1519: diventa imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Carlo V, succedendo al nonno Massimiliano e battendo gli altri due pretendenti: Francesco I di Francia e Federico III di Sassonia. Ottiene voti grazie a un'intensa campagna elettorale e all’appoggio finanziario dei banchieri Fugger.

  • Dai Borgogna: eredita i Paesi Bassi, il Lussemburgo, la Franca Contea.

Questa rete di domini discontinui, sparsi tra Europa e Nuovo Mondo, creava un impero "su cui non tramontava mai il sole", ma logisticamente e politicamente difficilissimo da governare.


Mappa Impero Carlo V, su cui “non tramonta mai il sole”


Il sogno universalistico di Carlo V

Carlo cercò di ricostruire l’unità cristiana europea, ispirandosi a un’ideale impero cristiano universale (unico impero, unica fede), nel solco medievale. Intendeva porsi come difensore della fede cattolica, pacificatore tra le potenze cristiane e argine ai musulmani (Turchi Ottomani).

Ma questa visione si scontrò con:

  • Le ambizioni nazionali della Francia (soprattutto Francesco I).

  • L’ascesa delle monarchie moderne.

  • L’esplosione della Riforma protestante, che minava l’unità religiosa.

Riforme interne ed economia

Sul piano interno, Carlo si trovò a gestire un’enorme macchina amministrativa:

  • In Spagna, mantenne l’apparato esistente, ma affrontò gravi resistenze: tra il 1520 e il 1522 represse la rivolta dei comuneros a Castiglia e quella delle Germanías a Valencia.

  • In Germania, fu più un arbitro che un amministratore: il sistema imperiale restava debole e dipendente dai principi elettori.

In economia:

  • Le ricchezze americane alimentarono lo stato spagnolo, ma causarono anche inflazione e dipendenza da oro e argento.

  • Il regno fu spesso in crisi finanziaria e Carlo dovette ricorrere a prestiti enormi dai Fugger e da altri banchieri.

 I suoi problemi principali

a) Francesco I di Francia

La rivalità tra Carlo V e Francesco I fu centrale:

  • Si confrontarono in Italia per l’egemonia europea riprendendo il conflitto dopo la pace di Noyon del 1516 tra i due paesi.

  • Battaglia di Pavia (1525): Carlo sconfigge e cattura temporaneamente Francesco, il Papa si spaventa e lo abbandona

    • La Lega di Cognac (1526), sostenuta dal Papa, cercò di frenare Carlo, Carlo V per vendetta causa il sacco di Roma dai lanzichenecchi (mercenari).

  • Ma i conflitti continuarono: si susseguirono guerre italiane fino al trattato di Cateau-Cambrésis (dopo Carlo, nel 1559 dove la Spagna del figlio Fiippo II ottiene il predominio in Italia con il dominio  sia su Napoli sia su Milano e la Sicilia).

  • --- Francesco I finanziò e aiutò anche i principi luterani (e perfino gli ottomani) in opposizione a Carlo V per contrastarlo.

b) La Riforma protestante

  • Martin Lutero nel 1517 avvia la crisi religiosa Dando inizio alla riforma protestante.

  • Carlo tenta una soluzione conciliante durante la Dieta di Worms (1521), ma dichiara Lutero fuorilegge.

  • La rivolta dei contadini (1524-25), ispirata anche dal messaggio evangelico, fu repressa duramente, spesso con l’appoggio dei principi luterani.

  • Falliscono i tentativi di riunificare la fede.

  • Carlo combatte i principi protestanti nella Lega di Smalcalda, ma la sua vittoria militare (Mühlberg, 1547) non porta alla restaurazione cattolica.

  • Nel 1555 si giunge alla Pace di Augusta, che sancisce il principio del “cuius regio, eius religio”: ogni principe può imporre la religione nei suoi domini → fine del sogno universalistico.

c) I Turchi Ottomani

Guidati da Solimano il Magnifico, rappresentano la minaccia musulmana più concreta:

  • Conquiste nei Balcani, assedio di Vienna (1529).

  • Dominio sul Mediterraneo orientale (scontri con la flotta imperiale e veneziana).

  • Attacchi a Malta e nell’Africa settentrionale.

  • Carlo riuscì a contenere i Turchi, ma mai a sconfiggerli.


 Rapporti con le colonie

  • Le Americhe furono conquistate sotto Carlo: Hernán Cortés (Messico, Aztechi), Francisco Pizarro (Perù, Inca).

  • La Casa de Contratación a Siviglia controllava il traffico con il Nuovo Mondo.

  • Carlo istituì il Consiglio delle Indie, un embrione di burocrazia coloniale.

  • I missionari (es. Bartolomé de Las Casas) denunciarono gli abusi contro gli indigeni: Carlo promulgò le Leggi delle Indie (1542), per limitare gli eccessi degli encomenderos (in parte disattese).  ---> Non fu quindi Carlo V a volere il massacro degli indigeni, ma non potè mai davvero controllare i conquistadores, così distanti dai suoi territori.

  • Le colonie furono fonte di ricchezza, ma anche causa di sfruttamento e squilibri economici.

Abdicazione e divisione del regno

Prima di abdicare, Carlo V ottiene un ultimo grande successo diplomatico: ottiene il matrimonio tra suo figlio Filippo II (poi re di Spagna) e la regina inglese Maria I Tudor. (1554)

Stanco, malato e deluso dal fallimento del suo progetto universale, Carlo V:

  • 1555–1556: abdicò progressivamente in favore di:

    • Il figlio Filippo II (che ottenne Spagna, colonie americane, Napoli, Sicilia, Paesi Bassi).

    • Il fratello Ferdinando I (Austria, e poi titolo imperiale).

Carlo si ritirò nel monastero di Yuste, dove visse in semi-isolamento fino alla morte (1558), dedicandosi alla religione, alla musica e alla contemplazione.

Valutazioni e conseguenze sullo scenario europeo

  • Carlo V rappresenta l’ultimo tentativo di impero universale cristiano in Europa: il suo progetto fallisce, ma segna l’apice della grande politica dinastica degli Asburgo.

  • La divisione dell’Impero tra ramo spagnolo e austriaco definirà la geopolitica europea per oltre due secoli.

  • La Pace di Augusta riconosce la pluralità confessionale: fine dell’unità religiosa medievale.

  • Il modello imperiale di Carlo non regge di fronte all’ascesa degli stati nazionali, delle identità locali, del capitalismo mercantile.

  • Le colonie gettano le basi dell’imperialismo moderno, ma anche del declino economico spagnolo.

  • Culturalmente, il suo regno si situa tra Umanesimo, Rinascimento e Controriforma.

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FILIPPO II DI SPAGNA (1527 / 1598)



Profilo di Filippo II (1527–1598)

Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V e di Isabella di Portogallo, fu re di Spagna dal 1556 al 1598, nonché sovrano di vasti territori in Europa e oltremare. 

Educato in Spagna e profondamente cattolico, fu un monarca autoritario, riservato e burocrate, molto diverso dal padre. 

La sua figura è associata all’età dell’oro spagnola per potenza e influenza, ma anche all’inizio del declino economico e alla crescita di resistenze nazionali e religiose in Europa.


Distinzione con il padre Carlo V

A differenza di Carlo V, che aveva cercato di mantenere l’unità dell’Impero sotto un’unica visione universalistica (Cristianità unita sotto un imperatore cattolico), Filippo non ereditò il titolo imperiale e non cercò un potere universale, ma si concentrò sul rafforzamento del potere assoluto in Spagna e sulla difesa del cattolicesimo

Non parlava molte lingue come il padre, ma governava con meticolosità, attraverso una fitta rete di burocrati e consigli.


Il sogno cattolico di Filippo II

Filippo si pose come campione della Controriforma cattolica e difensore della fede contro protestanti, turchi e altri "eretici". 

Il suo regno fu segnato da una politica religiosa inflessibile: rafforzò l’Inquisizione spagnola, sostenne l'ordine dei Gesuiti, represse con durezza ogni deviazione dottrinale.

 Si oppose duramente ai protestanti nelle Province Unite e sostenne la persecuzione dei moriscos (musulmani convertiti) e conversos (ebrei convertiti) in Spagna, culminata nell’espulsione dei moriscos nel 1609 (pianificata da lui, attuata dopo la sua morte).


Problemi economici

Nonostante l’afflusso dell’oro e dell’argento dalle Americhe, la Spagna attraversò gravi crisi economiche:

  • Inflazione crescente dovuta al metallo prezioso.

  • Spese militari enormi, in particolare per guerre contro Francia, Inghilterra, Ottomani e ribelli olandesi.

  • Quattro bancarotte (1557, 1560, 1575, 1596) Dovute anche al fatto che, a differenza dell'Inghilterra, la Spagna non aveva una nobiltà e tanto meno una borghesia produttiva, ma compravano prodotti dall'esterno e vivevano grazie alle colonie.

  • Economia agricola arretrata, dipendenza dalle rendite coloniali, declino dell'artigianato e della borghesia.


Territori e Colonie

Filippo II ereditò:

  • La Spagna, le sue colonie americane e asiatiche.

  • Il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna, il Ducato di Milano.

  • I Paesi Bassi.

  • Dopo la morte dello zio Enrico di Portogallo nel 1580, divenne anche re del Portogallo, unificando sotto di sé il più vasto impero coloniale dell’epoca.

Nelle colonie spagnole:

  • Si rafforzò il sistema di sfruttamento (encomienda, mita).

  • Si avviò l’evangelizzazione forzata.

  • Filippo cercò di centralizzare maggiormente il potere, istituendo Consigli delle Indie molto attivi.

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4 OBIETTIVI DI FILIPPO II

1) Vincere e pacificarsi con la Francia

2) Far rientrare l'Inghilterra nell'orbita cattolica e spagnola

3) Sconfiggere i turchi ottomani

4) Contrastare le autonomie delle province unite (future Olanda e Belgio)


Scontro con la Francia (di Enrico II)

Filippo II combatté contro Enrico II di Francia nella fase finale delle guerre italiane. La battaglia di San Quintino (1557) segnò la sconfitta francese. Nel 1559, con la Pace di Cateau-Cambrésis, la Francia riconobbe l’egemonia spagnola in Italia. 

Filippo sposò Elisabetta di Valois (1559) [dopo la morte della prima moglie inglese], figlia di Enrico II, per rafforzare l’alleanza. Era la sua seconda moglie, la prima fu la regina d'Inghilterra, la cattolica Maria I Tudor, che però morì nel 1558.

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Schema matrimoni di Filippo II di Spagna



N.MoglieAnno matrimonioProvenienzaFigli rilevantiFine matrimonioMotivazione politica principale

1Maria Manuela del Portogallo1543PortogalloDon CarlosMorte di lei (1545)Rafforzare l’alleanza con il regno del Portogallo e mantenere un legame dinastico tra i rami asburgici e la casa d’Aviz.

2Maria Tudor (Maria I d’Inghilterra)1554InghilterraNessunoMorte di lei (1558)Unire Spagna e Inghilterra in una grande potenza cattolica contro la Riforma protestante. Tentativo di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra.

3Elisabetta di Valois1559FranciaIsabella Clara Eugenia, Caterina MichelaMorte di lei (1568)Sigillare la pace con la Francia dopo le guerre tra Asburgo e Valois (Trattato di Cateau-Cambrésis) e consolidare rapporti dinastici tra i due regni.

4Anna d’Austria (di Asburgo)1570Sacro Romano Impero (Austria)Filippo IIIMorte di lei (1580)Rinforzare l’unità interna della Casa d’Asburgo e garantire una discendenza legittima per la corona spagnola.



Rapporto con Maria Tudor (Maria I d'Inghilterra)

Nel 1554 Filippo sposò Maria Tudor ("Bloody Mary"), regina d’Inghilterra, per rafforzare l’asse cattolico. Il matrimonio fu impopolare in Inghilterra. Filippo ebbe poco potere effettivo, e alla morte di Maria (1558), senza figli, non poté rivendicare il trono inglese.


Scontro con Elisabetta I d’Inghilterra

Alla morte di Maria, salì al trono la protestante Elisabetta I (1533/ 1603), ostile alla Spagna. I rapporti furono presto tesi per varie ragioni:

  • Elisabetta rifiutò la proposta di matrimonio di Filippo. Proposta strana se si pensa che Elisabetta era protestante, figlia illegittima di una strega (Anna Bolena) e di un Re ribelle al Papa (Enrico VIII). Ma Filippo II non poteva mirare a Maria Stuart, altra possibile erede in quanto principessa di Scozia, perché questa era legata alla Francia in quanto moglie di Francesco II.

  • Elisabetta Appoggiò i ribelli olandesi (anche perché nel mentre il Papa l'aveva scomunicata in quanto protestante).

  • Tollerò e sostenne i pirati inglesi come Francis Drake, che depredavano le navi spagnole nei Caraibi.

Filippo reagì con la spedizione dell’Invincibile Armada (1588), flotta imponente destinata a invadere l’Inghilterra. L’impresa fallì per errori logistici, resistenza inglese e maltempo: fu un duro colpo al prestigio spagnolo.


Maria Stuarda di Scozia

Maria Stuarda, cugina cattolica di Elisabetta, fu considerata da Filippo la legittima regina d’Inghilterra (in quanto Elisabetta era considerata una bastarda figlia di Anna Bolena) ciò però solo dopo la morte del marito, il re francese Francesco II, debole figlio di Enrico II, morto per una caduta  a cavallo nel 1559. 

Dopo che Elisabetta la fece giustiziare (1587), (e in Scozia eredita il figlio Giacomo I Stuart) Filippo usò il pretesto per lanciare l’Armada

L'armada "invincibile" che Filippo inviò contro Elisabetta era enorme: 145 navi (tre volte la flotta inglese) venne duramente sconfitta perché colpita da una tempesta e dall'abilità dei pirati, come Francis Drake, figura famosa anche per aver circumnavigato il globo.


Scontro con le Province Unite (Fiandre)

Nel 1566 iniziò la rivolta dei Paesi Bassi (calvinisti) contro l’autoritarismo spagnolo e l’intolleranza religiosa. Filippo inviò il duca d’Alba con 10.000 soldati e una repressione sanguinosa (Tribunale dei Tumulti, soprannominato "Tribunale del Sangue"). 

Questi fu talmente violento che molti cattolici olandesi passarono dalla parte dei protestanti.

Elisabetta I decise di finanziare l'olanda di Guglielmo I d'Orange.  La situazione degenerò in una lunga Guerra d'indipendenza olandese:

  • Le province del nord formarono l'Unione di Utrecht (1579) e dichiararono l'indipendenza (1581).

  • Le province del sud, cattoliche, rimasero fedeli alla Spagna: nascita di Belgio e Olanda.

  • La guerra proseguì fino alla pace di Vestfalia (1648), ma il dominio spagnolo sulle Fiandre risultò fortemente compromesso.


Scontro con gli Ottomani (Cipro e Lepanto)

Nel Mediterraneo, Filippo fu protagonista di uno scontro decisivo:

  • Nel 1570 i Turchi attaccarono Cipro, conquistandola. (Assieme a Malta)

  • Filippo promosse una coalizione cristiana (Lega Santa con Venezia e Papato).

  • Nel 1571 la battaglia di Lepanto (in Grecia) fu una grande vittoria navale contro gli Ottomani, guidata da don Giovanni d’Austria (fratellastro di Filippo). Fu un successo simbolico, ma non duraturo: gli Ottomani rimasero una minaccia nel Mediterraneo.




Morte e Successore

Filippo II morì nel 1598 a El Escorial, il palazzo-monastero che aveva fatto costruire e che rifletteva la sua visione austera e religiosa del potere. Gli successe il figlio Filippo III, molto meno energico e più manipolabile: da lì iniziò una fase di declino lento ma inesorabile della potenza spagnola.


Valutazione del regno di Filippo II

Punti di forza:

  • Difesa della fede cattolica, ruolo guida nella Controriforma.

  • Consolidamento territoriale e centralizzazione dello Stato.

  • Vittoria a Lepanto, dominio temporaneo su un impero coloniale immenso.

Punti critici:

  • Eccessiva rigidità religiosa e intolleranza.

  • Spese militari eccessive, economia indebolita, bancarotte.

  • Fallimenti diplomatici e militari (Invincibile Armada, Fiandre).

  • Inizio del declino dell’Impero spagnolo, perdita di prestigio navale.

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Francesco I (1494 / 1547)


 Francesco I di Francia (1494–1547, regno 1515–1547)

Profilo del personaggio

Francesco I fu il prototipo del monarca rinascimentale: colto, mecenate delle arti (protesse Rabelais, Montaigne, Leonardo da Vinci), amante del fasto e della guerra. Ambizioso e orgoglioso, desiderava competere con Carlo V per l’egemonia europea.


Principali obiettivi e politiche

  • Controllo dell’Italia settentrionale (soprattutto il Ducato di Milano).

  • Contrasto al potere degli Asburgo, temuti per il loro accerchiamento della Francia.

  • Consolidamento dell'autorità monarchica e lotta contro le autonomie feudali.

  • Rafforzamento del culto monarchico e centralizzazione dello Stato.


Scontri con Carlo V

La rivalità tra Francesco I e Carlo V fu il centro della politica europea del primo Cinquecento:

  • Battaglia di Pavia (1525): Francesco fu sconfitto e catturato da Carlo V.

  • Firmò la Pace di Madrid (1526) rinunciando all'Italia, ma non la rispettò.

  • Guidò poi la Lega di Cognac (con Papa e altri Stati italiani) contro Carlo V.

  • Le guerre continuarono fino alla Pace di Cateau-Cambrésis (firmata dopo la sua morte, dal figlio Enrico II 1559).


Politica interna

  • Ordinanza di Villers-Cotterêts (1539): rese il francese lingua ufficiale degli atti pubblici.

  • Rafforzò la burocrazia e il potere regio.

  • Firmò il Concordato di Bologna (1516) con il Papa, che gli diede ampio controllo sulla nomina dei vescovi in Francia.


Religione

  • Francesco restò cattolico, ma fu ambivalente verso i protestanti: tolleranza iniziale (per calcoli politici), seguita da persecuzioni sempre più dure (soprattutto dopo l'"Affaire des Placards" del 1534).

  • Per motivi politici, però, aiutò i principi protestanti contro Carlo V


Problemi

  • Enorme spesa militare per le guerre d'Italia.

  • Crescente tensione religiosa interna.

  • Difficoltà a contenere l'espansione asburgica in Europa.


Morte e Successore

Morì nel 1547. Gli successe il figlio Enrico II, che proseguì la politica anti-asburgica fino alla sua morte nel 1559.


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FERDINANDO I D'ASBURGO (1503 / 1564)



Ferdinando I d’Asburgo (1503–1564, imperatore 1558–1564)

Profilo del personaggio

Fratello di Carlo V, Ferdinando fu un sovrano più moderato e pragmatico, meno ambizioso sul piano universalistico, ma molto attento alla coesione interna dei territori ereditati. Governò i territori dell’Europa centrale (Austria, Boemia, Ungheria) e, dopo l’abdicazione di Carlo, fu imperatore del Sacro Romano Impero.


Origine del potere

  • Carlo V gli affidò Austria, Boemia e Ungheria (successione Jagellonica, dopo la morte di Luigi II nella battaglia di Mohács, 1526).

  • Divenne Re dei Romani nel 1531 e imperatore nel 1558 dopo l’abdicazione del fratello.


Problemi principali

1. Riforma protestante

  • Cercò una mediazione religiosa più tollerante di quella del fratello.

  • Promosse Colloqui religiosi (come quello di Ratisbona).

  • Fu costretto a firmare nel 1555 la Pace di Augusta, che stabilì il principio del cuius regio, eius religio.

2. Minaccia ottomana

  • Gli Ottomani minacciavano Vienna (assedio del 1529) e dominarono larga parte dell’Ungheria.

  • Ferdinando resistette, ma fu costretto a riconoscere il dominio ottomano su parte dell'Ungheria, mantenendo solo la zona occidentale.

3. Gestione del Sacro Romano Impero

  • Cercò di rafforzare l’autorità imperiale, ma dovette riconoscere l’autonomia dei principi, specie dopo Augusta.


Successione e conseguenze

Alla sua morte (1564), il trono imperiale passò al figlio Massimiliano II, che continuò una politica tollerante, pur restando cattolico. Con Ferdinando iniziò la linea asburgica austriaca del Sacro Romano Impero, separata da quella spagnola.


Confronto tra Francesco I e Ferdinando I

AspettoFrancesco I (Francia)Ferdinando I (Asburgo)
Ambizione politicaCompete con Carlo V per l'egemonia europeaGestione realistica e moderata del potere imperiale
Politica religiosaIniziale tolleranza, poi repressione degli ereticiTendenza alla mediazione e alla tolleranza
Problema centraleRivalità con Carlo V, guerre d’ItaliaProtestantesimo e Turchi
Relazione con Carlo VAvversario diretto e personaleCollaboratore e fratello minore
Visione del potereMonarchia nazionale forte, centralizzazioneCompromesso e equilibrio tra territori diversi
EreditàRafforzamento del regno francese, ma tensioni interneStabilizzazione dell’Impero asburgico in area mitteleuropea

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