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domenica 11 maggio 2025

Filosofia medievale cristiana: la scolastica

 La scolastica



1) Definizione

La Scolastica è il metodo filosofico-teologico sviluppato nelle scuole medievali (soprattutto nelle università tra XI e XV secolo), che cerca di armonizzare la fede cristiana con la ragione, in particolare con la filosofia greca (soprattutto Aristotele).
Il termine deriva da scholasticus, cioè “maestro di scuola”.


2) Caratteri essenziali

  • Metodo dialettico: basato su domande, obiezioni e risposte (la quaestio).

  • Sintesi tra fede e ragione: si ritiene che le due non siano in contrasto, ma possano collaborare.

  • Uso delle autorità: Bibbia, Padri della Chiesa (soprattutto Agostino), Aristotele e altri filosofi.

  • Commento ai testi: le opere scolastiche si basano su testi autorevoli commentati e interpretati.

  • Centralità della logica: strumento fondamentale per dimostrare la verità teologica e filosofica.

  • Lingua latina: lingua ufficiale del pensiero scolastico e della trasmissione del sapere.


3) Fasi della Scolastica

a) Scolastica primitiva (IX-XI sec.)

  • Inizia con la rinascita carolingia e si sviluppa nelle scuole monastiche e cattedrali.

  • Temi principali: Trinità, Eucaristia, universali.

Autori:

  • Alcuino di York

  • Giovanni Scoto Eriugena

  • Anselmo d’Aosta (o di Canterbury)


b) Scolastica classica o matura (XII-XIII sec.)

  • Nascono le prime università (Parigi, Oxford, Bologna).

  • Si diffonde la filosofia aristotelica attraverso le traduzioni arabe e latine.

  • Grande fioritura del metodo scolastico.

Autori:

  • Pietro Abelardo

  • Alberto Magno

  • Tommaso d’Aquino

  • Bonaventura da Bagnoregio


c) Tarda scolastica o decadenza (XIV-XV sec.)

  • Raffinamento e complicazione del metodo dialettico.

  • Crisi dell’armonia tra fede e ragione.

  • Prime critiche all’aristotelismo e alla metafisica.

Autori:

  • Giovanni Duns Scoto

  • Guglielmo di Ockham

  • Gregorio da Rimini

  • Nicola Cusano (transizione verso la modernità)

4) Autori principali

AutorePeriodo storicoLuogoContributo principale
Anselmo d'AostaXI sec. (1033–1109)Aosta – Bec – CanterburyFede che cerca l’intelletto (fides quaerens intellectum), prova ontologica dell’esistenza di Dio
Pietro AbelardoXII sec. (1079–1142)Francia (Parigi)Dialettica scolastica, tensione tra ragione e fede, etica dell’intenzione
Alberto MagnoXIII sec. (ca. 1200–1280)Germania (Colonia, Parigi)Introduzione e diffusione dell’aristotelismo nel pensiero cristiano
Tommaso d’AquinoXIII sec. (1225–1274)Regno di Sicilia – Parigi – NapoliSintesi tra cristianesimo e aristotelismo, prove razionali dell’esistenza di Dio
Bonaventura da BagnoregioXIII sec. (1217–1274)Italia (Bagnoregio) – ParigiSintesi agostiniana, via mistica e illuminazione nella conoscenza
Giovanni Duns ScotoXIII-XIV sec. (1266–1308)Scozia – Oxford – Parigi – ColoniaVolontarismo, haecceitas (principio d’individuazione)
Guglielmo di OckhamXIV sec. (1285–1347)Inghilterra – Oxford – Monaco di BavieraNominalismo, rasoio di Ockham, separazione fede/ragione.



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Anselmo d’Aosta (1033 – 1109)


1. Biografia

  • Nascita: 1033, ad Aosta, nel ducato di Borgogna (oggi Italia).

  • Formazione: Entrò nell’abbazia benedettina di Bec (Normandia) nel 1060, dove studiò e divenne abate.

  • Arcivescovo di Canterbury: dal 1093, in Inghilterra, dove si oppose al controllo reale sulla Chiesa.

  • Morte: 1109, a Canterbury.


2. Temi principali

  • Fede e ragione: la fede precede, ma stimola la ricerca razionale (fides quaerens intellectum). Riprende Agostino.

  • Esistenza di Dio: prova razionale (ontologica) dell’esistenza di Dio a partire dal concetto stesso di Dio e non dall'esperienza contingenti (che sarebbe prova a posteriori, vedi sotto).

  • Rapporto tra filosofia e teologia: la filosofia è serva della teologia, ma è utile per comprenderla meglio.

  • Universali: realismo moderato (gli universali hanno una realtà nella mente divina e una corrispondenza nelle cose).

  • Essenza ed esistenza: Dio è l’unico ente in cui essenza ed esistenza coincidono necessariamente.


3. Fede e ragione – Filosofia e teologia

  • Per Anselmo, la fede viene prima, ma non è cieca: desidera comprendere (intellectus).

  • La frase chiave è: “Credo ut intelligam” (credo per comprendere).

  • La ragione non fonda la fede, ma può mostrarne la coerenza e approfondirne il contenuto.

  • La teologia è l’uso della ragione al servizio della rivelazione.


4. Dio e dimostrazioni dell’esistenza

a) Prova ontologica (a priori)Proslogion, cap. II–IV

  • Idea centrale: Dio è “ciò di cui nulla di maggiore si può pensare” (id quo maius cogitari nequit).

  • Ragionamento:

    • Anche l’ateo ha l’idea di Dio nella mente.

    • Meglio esistere nella realtà che solo nell’intelletto.

    • Quindi, se Dio esistesse solo nell’intelletto, si potrebbe pensare qualcosa di maggiore (che esiste davvero).

    • Conclusione: Dio deve esistere anche nella realtà.

  • Si tratta di una dimostrazione a priori, cioè fondata solo sull’analisi del concetto.

b) Prove a posteriori

  • Anselmo fa anche ricorso a argomenti razionali basati sull’ordine e sulla gerarchia dell’essere (Monologion), ma non sono sistematiche come quelle di Tommaso d’Aquino.


5. Obiezione di Gaunilone e risposta di Anselmo

Gaunilone (monaco contemporaneo di Anselmo)

  • Propone un’obiezione per assurdo:

    “Posso pensare all’isola perfetta. Ma non per questo essa deve esistere.”

  • Quindi, non basta pensare qualcosa come “perfetta” o “massima” per farla esistere.

Risposta di Anselmo

  • L’isola non è un essere necessario; Dio sì. Dio è un concetto del tutto particolare, e la sua definizione ne implica l'esistenza.

  • Dio è un ente necessario: non può essere pensato come non esistente.

  • Solo Dio possiede l’essere come perfezione assoluta. Le isole no.


6. Essenza ed esistenza

  • Solo in Dio l’essenza implica l’esistenza.

  • Per ogni altro ente, si può distinguere:

    • Essenza: ciò che una cosa è.

    • Esistenza: il fatto che essa esista.

  • Dio, invece, è l’Essere stesso (ipsum esse).


7. Gli universali

  • Anselmo è un realista moderato:

    • Gli universali non sono meri nomi (come pensava Roscellino, nominalista), ma hanno una realtà nella mente divina.

    • Sono modelli eterni delle cose create (influsso platonico e agostiniano).

    • Esistono:

      • Nella mente umana come concetti.

      • Nelle cose come nature comuni.

      • Nella mente divina come archetipi.


Conclusione

Anselmo è una figura centrale della scolastica primitiva, ponte tra Agostino e Tommaso d’Aquino. Il suo pensiero è una delle prime espressioni sistematiche del tentativo di razionalizzare la fede, e la sua prova ontologica ha influenzato pensatori come Cartesio, Spinoza, Hegel e perfino filosofi analitici come Alvin Plantinga.


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Tommaso d’Aquino (1225 – 1274)




1. Biografia

  • Nascita: 1225 ca., presso Roccasecca (tra Lazio e Campania), nobile famiglia.

  • Formazione: studi a Montecassino, poi Università di Napoli.
    Aderisce all’Ordine domenicano, contro il volere della famiglia.

  • Studia a Parigi (maestro) e a Colonia con Alberto Magno.

  • Insegna a Parigi, poi a Roma, infine a Napoli.

  • Morte: 1274, mentre si recava al concilio di Lione.

  • Canonizzazione: 1323; proclamato Dottore della Chiesa.

  • Opere principali:

    • Summa Theologiae

    • Summa contra Gentiles

    • Commenti ad Aristotele e altri filosofi


2. Temi fondamentali

  • Sintesi tra filosofia aristotelica e teologia cristiana.

  • Razionalità dell’essere, del mondo e dell’agire umano.

  • Dio come atto puro, causa prima di tutto.

  • L’uomo come anima razionale incarnata, orientato al bene.

  • La conoscenza, l’etica, la legge, il fine ultimo.


3. La teologia come scienza (modello aristotelico)

  • Tommaso concepisce la teologia come scienza nel senso aristotelico:
    → una disciplina che parte da principi primi noti per fede (la Rivelazione) e da lì deduce verità razionali.

  • È una scienza subalternata: prende i suoi principi da un sapere superiore (la scienza di Dio).

  • Non è in conflitto con la filosofia, ma usa la filosofia per chiarire le verità di fede.


4. Fede e ragione – Teologia e filosofia

  • Fede e ragione sono entrambe doni divini, e non possono contraddirsi. La verità infatti è una sola e ha la medesima origine.

  • La fede riguarda verità rivelate (Trinità, Incarnazione...), la ragione può raggiungere verità naturali (esistenza di Dio, legge morale...).

  • La filosofia prepara alla fede (dimostra l’esistenza di Dio) e ne approfondisce i contenuti. Serve per difendersi dalle eresie e spiegare i contenuti della fede e della dottrina.

  • Rifiuto della teoria della doppia verità (tipica di Averroè):

    Non esistono due verità contraddittorie, una per la fede e una per la ragione.


5. Esistenza ed essenza

  • In ogni ente creato, essenza (ciò che una cosa è) e esistenza (il fatto che essa sia) sono distinte.

  • Solo in Dio esistenza ed essenza coincidono: Dio è l’Essere puro, l’actus essendi.

  • Le creature ricevono l’essere da Dio → sono partecipazione dell’Essere.


6. L’anima e l’immortalità

  • L’uomo è unità di anima e corpo (contro il dualismo platonico).

  • L’anima è forma sostanziale del corpo (Aristotele).

  • L’anima razionale è spirituale e immortale, perché:

    • Ha funzioni (intelletto) che non dipendono dal corpo.

    • È capace di conoscenza universale e verità eterne. (Tommaso è un realista moderato sulla questione degli universali, come Anselmo)

  • Alla morte, l’anima sopravvive al corpo, in attesa della resurrezione.


7. Le 5 vie per dimostrare l’esistenza di Dio (Summa Theologiae, I, q.2, a.3)

Tutte sono prove a posteriori (dal mondo creato a Dio):

  1. Via del movimento

    • Tutto ciò che si muove è mosso da altro → serie non infinita → primo motore immobile.

  2. Via della causa efficiente

    • Tutto ha una causa → non si può risalire all’infinito → causa prima.

  3. Via della contingenza

    • Gli enti contingenti (possono esistere o no) esistono → ci deve essere un ente necessario.

  4. Via dei gradi di perfezione

    • Esistono gradi di bontà, verità, ecc. → occorre un modello perfetto: l’essere assolutamente perfetto.

  5. Via del governo del mondo

    • Le cose senza intelligenza agiscono per un fine → ci deve essere un intelligenza ordinatrice: Dio.

Contro Anselmo: non si può dimostrare l'esistenza di Dio a priori, perché tale tentativo parte dal presupposto di conoscere Dio, ma ciò è proprio quanto andrebbe dimostrato. Bisogna procedere a posteriori.




8. Bene e male

  • Il bene è ciò che tutti gli esseri desiderano: è l’essere stesso in quanto desiderabile.

  • Il male non ha esistenza autonoma: è privazione di bene (privatio boni). 

    • Es. la cecità è privazione della vista → il male è deficienza nell’essere.

    • Il male umano deriva da un errore intellettuale (sbaglio a riconoscere il bene dal male).


9. Virtù e legge morale

  • La vita morale è orientata al fine ultimo, cioè la beatitudine (visione di Dio).

  • Virtù morali (giustizia, temperanza, fortezza, prudenza): regolano l’agire umano.

  • Virtù teologali (fede, speranza, carità): ci uniscono direttamente a Dio.

  • La legge naturale è la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale → è conoscibile dalla ragione. Le leggi positive dei Re sono invece contingenti.


10. Libero arbitrio

  • L’uomo ha libero arbitrio, cioè la capacità di scegliere in base alla ragione.

  • La volontà è razionale, ma orientata naturalmente al bene.

  • La libertà non è opposta alla legge morale, ma il modo umano di aderire al bene.


Conclusione

Tommaso d’Aquino rappresenta il vertice della scolastica medievale. Il suo pensiero, fondato sulla razionalità dell’essere, ha influenzato profondamente la filosofia cristiana e il pensiero occidentale. La sua sintesi tra fede e ragione, Aristotele e cristianesimo, è considerata uno dei più alti esempi di teologia filosofica.


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Il tramonto della scolastica: Duns Scoto e Ockam.


Giovanni Duns Scoto (ca. 1266 – 1308)





1. Biografia

  • Nascita: attorno al 1266 a Duns, in Scozia.

  • Ordine: francescano (come Bonaventura).

  • Studi a Oxford e Parigi, dove insegna teologia e filosofia.

  • Espulso brevemente da Parigi per non aver firmato una tesi filopapale.

  • Muore giovanissimo a Colonia nel 1308.

Opere principali:

  • Ordinatio (commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, opera maggiore)

  • Reportata Parisiensia

  • Quaestiones subtilissimae → da qui il soprannome: Doctor Subtilis


2. Temi fondamentali e novità rispetto a Tommaso

TemaTommaso d’AquinoDuns Scoto
Fede e ragioneArmonia e subordinazionePiù autonomia alla fede
Volontà e intellettoIntelletto superioreVolontà superiore
Essenza ed esistenzaDistinte solo nei creatiDistinzione anche più sottile
DioAtto puro e necessarioLibertà assoluta di Dio
UniversaliEssere come analogicoConcetto univoco di essere
Conoscenza di DioPer analogiaPossibile per concetto univoco
EticaLegge naturale razionalePrimato della volontà divina

3. Fede e ragione – Filosofia e teologia

  • Come Tommaso, distingue ragione e fede, ma:

    • Per Scoto, la fede ha un primato, e molte verità (es. l’Incarnazione) non sono deducibili dalla ragione.

  • Maggiore fiducia nella volontà divina e nella libertà di Dio.

  • Filosofia e teologia collaborano, ma la teologia non dipende dalla filosofia (a differenza del modello aristotelico-tomista).

  • Filosofia e Teologia però sono diverse per metodo e contenuto: la teologia studia dio come una scienza pratica: è interessata al comportamento umano più che alla conoscenza teoretica e si basa sulla fede e la rivelazione. La Filosofia studia razionalmente l'essere in quanto tale ed è scienza teoretica dimostrativa.

  • I Credibilia (concetti della fede come la trinità, l'immortalità dell'anima e la provvidenza) non sono dimostrabili razionalmente: bisogna crederci per fede. 


4. Volontà e libertà

  • Volontà superiore all’intelletto:

    • L’intelletto conosce, ma è la volontà che decide liberamente.

    • L’uomo è libero perché può volere anche il contrario di ciò che la ragione presenta come buono.

  • Anche in Dio, la volontà è assolutamente libera:

    • Non agisce per necessità, ma sceglie liberamente ogni cosa, compreso il contenuto della legge morale.


5. Essere e concetto univoco

  • Per Tommaso, l’essere è analogico (non si dice nello stesso modo di Dio e delle creature).

  • Per Scoto, l’essere è univoco:

    • Si può dire nello stesso senso di Dio e delle creature, altrimenti non potremmo conoscerlo o parlarne.

  • Questo consente una metafisica dell’essere in quanto essere, comune a Dio e agli enti creati.


6. Esistenza ed essenza

  • Come Tommaso, distingue essenza ed esistenza negli enti finiti.

  • Ma sottolinea che l’esistenza è un atto proprio e distinto, pensabile separatamente: insiste su una distinzione formale più sottile, non reale ma neppure solo logica.


7. Individuazione: l’haecceitas

  • Ogni ente è individuale grazie alla sua haecceitas (“questa-cosa-qui”):

    • Non è solo l’essenza + materia, ma un principio positivo di individuazione.

  • Contro la visione aristotelico-tomista, secondo cui la materia segnata è principio di individuazione.

  • Per Scoto, ciò che rende Socrate Socrate è la sua haecceitas, unica e irripetibile.


8. Dio e libertà divina

  • Dio è l’essere assoluto e infinito, ma soprattutto libero.

  • Può volere il bene, ma anche creare leggi morali diverse, se lo volesse.

  • L’Incarnazione, ad esempio, non è necessaria: Dio avrebbe potuto salvare l’uomo in altri modi → l’amore di Dio è gratuito e libero.


9. Immortalità dell’anima e conoscenza

  • L’anima è immortale e forma sostanziale del corpo, ma Scoto insiste su:

    • La sua spiritualità e capacità di intuizione diretta di sé.

  • Sottolinea l’importanza dell’intuizione intellettuale, contro il primato assoluto dell’astrazione sensibile (Aristotele-Tommaso).


10. Etica e legge morale

  • Contro Tommaso (che fonda la morale sulla ragione naturale), Scoto afferma:

    • Il bene morale dipende dalla volontà di Dio.

    • La legge morale non è interamente razionale: Dio avrebbe potuto stabilire altre regole, tranne quelle logiche (es. “ama Dio”).


11. Universali

  • Riprende il realismo moderato ma lo riformula:

    • Gli universali esistono nella mente, ma hanno un fondamento reale nella cosa.

  • La conoscenza universale è possibile grazie a strutture mentali attive, ma si basa su elementi reali nella cosa.


Conclusione

Giovanni Duns Scoto rappresenta una svolta nella scolastica:

  • Più attenzione alla volontà, alla libertà, alla soggettività.

  • Rifiuta l'armonia necessaria tra ragione e fede: introduce un Dio più libero, meno legato a un ordine razionale fisso.

  • Prefigura il volontarismo moderno e prepara il terreno a Ockham.

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Guglielmo di Ockham (ca. 1285 – ca. 1347)




1. Biografia

  • Nato attorno al 1285 a Ockham, in Inghilterra.

  • Entra nell’ordine francescano.

  • Studia e insegna a Oxford; non completa il titolo ufficiale di "magister", ma insegna come baccalaureus sulle Sentenze di Pietro Lombardo.

  • Chiamato ad Avignone dal papa Giovanni XXII per rispondere di alcune tesi sospette.

  • Si schiera contro il papa in difesa della povertà francescana.

  • Scomunicato, fugge a Pisa e poi a Monaco, dove si rifugia presso l’imperatore Ludovico il Bavaro.

  • Muore intorno al 1347, forse di peste.


2. Temi fondamentali

TemaOckhamNovità rispetto a Tommaso e Scoto
Fede e ragioneSeparazione nettaRifiuta l’armonia tomista
NominalismoRifiuto degli universali realiOpposto al realismo moderato
Volontà divinaVolontarismo radicalePiù estremo di Scoto
Teologia e filosofiaTeologia non è scienza razionaleRottura col tomismo
ConoscenzaSolo il singolare è conosciutoContro l’astrazione aristotelica
PoliticaCritica al papa, difesa povertàInnovativo sul potere

**3. Il nominalismo e il rifiuto degli universali

  • Secondo Ockham, non esistono universali nella realtà, ma solo nomina (nomi).

  • Gli universali sono convenzioni linguistiche, etichette mentali per raggruppare singolari simili.

  • Quindi, esistono solo gli individui (enti singolari) → radicale anti-realismo.

“Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” (il Rasoio di Ockham): non bisogna moltiplicare gli enti senza necessità. Quindi, tra due teorie gnoseologiche (o scientifiche) bisogna scegliere quella più semplice a parità di potenza esplicativa.


4. Conoscenza e linguaggio

  • La mente conosce solo singolari attraverso l’intuizione sensibile.

  • La scienza universale è solo linguaggio convenzionale, non ha base ontologica.

  • Nessuna idea o concetto può garantire la conoscenza oggettiva di Dio o dell’essenza → solo fede può parlarne.


5. Fede e ragione – Filosofia e teologia

  • La fede si basa sulla rivelazione, non è dimostrabile razionalmente.

  • La teologia non è una scienza nel senso aristotelico (non parte da principi evidenti):

    • È una disciplina pratica e normativa, fondata sulla fede.

  • Rifiuta tutte le prove razionali dell’esistenza di Dio: sono inconcludenti perché Dio non fa parte dell'esperienza e solo l'esperienza porta alla conoscenza (empirismo).


6. Volontà divina e morale

  • Dio è onnipotente e libero: può comandare qualsiasi cosa, anche l’opposto delle attuali leggi morali (tranne i princìpi logici).

  • Le leggi morali non sono razionalmente evidenti, ma fondate su decreti divini contingenti.

  • Porta il volontarismo scotista all’estremo: morale dipende dalla volontà divina assoluta.


7. Anima, immortalità e conoscenza di Dio

  • L’anima è immortale, ma non se ne può dimostrare razionalmente l’immortalità.

  • Dio esiste e l’anima è immortale per fede, non per ragione.

  • La conoscenza di Dio è impossibile per via naturale: Dio è trascendente e inconoscibile.


8. Etica e libero arbitrio

  • L’uomo è libero, ma la legge morale non è leggibile dalla ragione.

  • Solo la volontà di Dio determina cosa è bene o male.

  • Di conseguenza, l’etica non può essere universale o razionale, come in Tommaso.


9. Teologia politica – Potere spirituale e temporale

  • Ockham è uno dei precursori del pensiero politico moderno:

    • Sostiene la separazione tra potere spirituale e potere temporale.

    • Il papa non ha autorità temporale sulle istituzioni civili.

    • Difende l’autonomia dell’impero rispetto al potere papale.

Riflessione politica:

  • In Breviloquium de principatu tyrannico e altri scritti:

    • Sostiene il diritto di resistenza al potere ingiusto se questo potere (storico) non rispetta il bene comune..

    • Il potere viene dal popolo, che può delegarlo e revocarlo.

    • Il papa è fallibile e può essere giudicato da un concilio.


10. Difesa della povertà francescana

  • Ockham difende la posizione originaria di Francesco d’Assisi: povertà assoluta di Cristo e degli apostoli.

  • Si oppone alla posizione di Giovanni XXII, che nega l’ideale di povertà totale.

  • Accusa il papa di eresia, creando una delle più forti crisi teologico-politiche del tempo.

  • Questa opposizione al potere papale rafforza il suo pensiero critico e laico.


11. Conclusione – Le novità di Ockham

  • Svolta radicale nella scolastica: da una filosofia dell’essere a una filosofia del linguaggio e del singolare.

  • Nominalismo, volontarismo estremo, distacco totale tra fede e ragione.

  • Fine della metafisica tradizionale → avvio del pensiero moderno e soggettivo.

  • In politica, anticipa laicità, sovranità popolare e diritto alla resistenza.


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