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sabato 29 marzo 2025

Storia greca IV: passaggi di egemonie e l'impero macedone

 

Le egemonie post Guerra del Peloponneso: Sparta, Tebe e infine la Macedonia


(fregio del Partenone)

Dopo la fine della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), la Grecia entrò in una fase di instabilità politica e militare. La guerra aveva indebolito tutte le poleis, e il vuoto di potere lasciato dalla sconfitta di Atene fu colmato da Sparta, che cercò di imporsi come nuova potenza egemone. Tuttavia, la sua leadership si rivelò fragile, e nel giro di pochi decenni fu soppiantata da Tebe. Anche l’egemonia tebana fu di breve durata, e alla fine del IV secolo a.C. una nuova potenza emerse a nord: la Macedonia di Filippo II, che avrebbe unificato la Grecia sotto il suo dominio.


1. L'egemonia spartana (404-371 a.C.)

Dopo la vittoria nella Guerra del Peloponneso, Sparta si impose come la potenza dominante in Grecia. Tuttavia, il suo dominio fu breve e impopolare, a causa del suo autoritarismo e della scarsa capacità di gestire un impero.

Caratteristiche del dominio spartano

  1. Oligarchia e imposizione di governi filo-spartani: Sparta impose regimi oligarchici nelle città sconfitte, come nel caso del governo dei Trenta Tiranni ad Atene (404-403 a.C.), che fu però rapidamente rovesciato da una ribellione democratica guidata da Trasibulo.

  2. Dure imposizioni economiche: Sparta confiscò risorse e impose tributi pesanti alle città vinte, provocando malcontento.

  3. Alleanza con la Persia: Sparta aveva ricevuto aiuti dai Persiani durante la guerra contro Atene, e in cambio cedette il controllo delle città greche dell’Asia Minore alla Persia con la Pace di Antalcida (386 a.C.). Questo atto fu visto come un tradimento da molte poleis greche.

Declino dell'egemonia spartana

  1. La Guerra di Corinto (395-387 a.C.)

    • Dopo la caduta di Atene, Sparta si scontrò con Tebe, Atene, Argo e Corinto, che formarono una coalizione per contrastare il suo dominio.

    • La guerra si concluse con la Pace di Antalcida (386 a.C.), imposta dalla Persia, che sancì la fine dell’indipendenza delle città greche dell’Asia Minore.

    • Anche se Sparta mantenne il predominio, il suo prestigio risultò compromesso.

  2. Il conflitto con Tebe e la battaglia di Leuttra (371 a.C.)

    • Tebe, guidata dal grande stratega Epaminonda, si ribellò all'egemonia spartana.

    • Nel 371 a.C., nella battaglia di Leuttra, l’esercito tebano, grazie alla nuova tattica della falange obliqua, sconfisse i temibili opliti spartani.

    • Questa sconfitta segnò la fine del predominio spartano e l’inizio dell’egemonia tebana.


2. L'egemonia tebana (371-362 a.C.)

Dopo la vittoria di Leuttra, Tebe divenne la potenza dominante della Grecia, spezzando per la prima volta il mito dell’invincibilità spartana.

Le riforme e le conquiste di Tebe

  1. L'indebolimento di Sparta

    • Epaminonda portò avanti una politica di riduzione del potere spartano.

    • Fondò la città di Megalopoli per contrastare l’influenza spartana nel Peloponneso.

    • Liberò la Messenia, che da secoli era sotto il dominio di Sparta, riducendo drasticamente il potenziale economico e militare spartano.

  2. Il dominio tebano sulla Grecia centrale

    • Tebe estese la sua influenza su gran parte della Grecia centrale, imponendosi come nuova egemone.

    • Tuttavia, il suo dominio fu contrastato da Atene e dalle altre poleis, che temevano una nuova tirannia.

La fine dell’egemonia tebana: Battaglia di Mantinea (362 a.C.)

  • Nel 362 a.C., Tebe affrontò una nuova coalizione di città ostili nella battaglia di Mantinea.

  • Epaminonda vinse la battaglia, ma morì sul campo, lasciando Tebe senza la sua guida più capace.

  • Senza di lui, Tebe non riuscì a mantenere la sua supremazia, e la Grecia tornò a essere frammentata tra varie città-stato.

Dopo il 362 a.C., la Grecia entrò in una fase di instabilità, senza una chiara potenza egemone. Questa situazione favorì l’ascesa della Macedonia, una potenza emergente nel nord della Grecia.


3. L'egemonia macedone (359-323 a.C.)

Dopo il declino di Tebe, la Grecia era ormai indebolita da decenni di guerre interne. In questo contesto, Filippo II di Macedonia (359-336 a.C.) sfruttò la situazione per espandere il suo dominio sulla Grecia.

L'ascesa di Filippo II

  1. Riforma dell’esercito macedone

    • Filippo creò una nuova falange macedone, dotata di lunghe sarisse (lance di circa 6 metri), che si rivelò invincibile sul campo di battaglia.

  2. Espansione e diplomazia

    • Con una combinazione di guerre, matrimoni (sposa Olimpiade, principessa dell'Epiro e futura madre di Alessandro) e alleanze politiche, Filippo riuscì a unificare la Macedonia e a estendere il suo controllo sulla Grecia settentrionale.

La battaglia di Cheronea (338 a.C.)

  • Nel 338 a.C., Filippo affrontò le forze congiunte di Atene e Tebe nella battaglia di Cheronea.

  • Grazie alla superiorità della falange macedone e al contributo di suo figlio Alessandro Magno, Filippo ottenne una schiacciante vittoria.

  • Dopo la battaglia, la Grecia venne riunita sotto il dominio macedone.

La Lega di Corinto (337 a.C.)

  • Filippo creò la Lega di Corinto, un’alleanza tra le città greche sotto la guida macedone.

  • Il suo obiettivo era unificare la Grecia e lanciare una guerra contro la Persia.

L’ascesa di Alessandro Magno

  • Nel 336 a.C., Filippo fu assassinato, e il potere passò al figlio Alessandro Magno.

  • Nel 334 a.C., Alessandro lanciò la campagna contro la Persia, dando inizio a un’epoca completamente nuova: l’Età Ellenistica.


Conclusione

Dalla fine della Guerra del Peloponneso alla conquista della Grecia da parte della Macedonia, la storia greca fu caratterizzata da un continuo succedersi di egemonie instabili:

  1. L’egemonia spartana (404-371 a.C.), rigida e impopolare, crollò con la sconfitta di Leuttra.

  2. L’egemonia tebana (371-362 a.C.), breve ma significativa, dimostrò che Sparta poteva essere sconfitta, ma si esaurì con la morte di Epaminonda.

  3. L’egemonia macedone (338 a.C.), imposta da Filippo II, segnò la fine dell’epoca classica e l’inizio della fase ellenistica sotto Alessandro Magno.

Da questo momento in poi, la Grecia cessò di essere il centro indipendente del mondo greco e venne inglobata prima nell'Impero macedone e, successivamente, in quello romano nel 146 a.C..



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LA MACEDONIA E ALLESSANDRO MAGNO (356 / 323)

E così, piange, poi che giunse anelo:
piange dall’occhio nero come morte;
piange dall’occhio azzurro come cielo.
Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell’occhio nero lo sperar, più vano;
nell’occhio azzurro il desiar, più forte.

(Alexandros, Pascoli)



Alessandro Magno: il conquistatore del mondo antico

Alessandro III di Macedonia, noto come Alessandro Magno, nacque nel 356 a.C. a Pella, la capitale del regno di Macedonia. Figlio di Filippo II, un sovrano che aveva trasformato la Macedonia in una grande potenza militare, e di Olimpiade, una principessa dell’Epiro, Alessandro ricevette un'educazione straordinaria: fu allievo di Aristotele, che gli trasmise una vasta conoscenza della filosofia, della scienza e della cultura greca.

L’ascesa al trono (336 a.C.)

Nel 336 a.C., il padre Filippo II fu assassinato, probabilmente vittima di una congiura. Alessandro, appena ventenne, ereditò il trono e dovette subito consolidare il suo potere, eliminando gli oppositori interni e riaffermando il controllo macedone sulla Lega di Corinto, che riuniva le poleis greche sotto il dominio macedone. Nel 335 aC distrugge Tebe, che si era ribellata.

La campagna contro la Persia

Il sogno di Filippo II era quello di conquistare l’Impero Persiano, un colosso che dominava gran parte del mondo conosciuto. Alessandro decise di realizzarlo e nel 334 a.C. attraversò l'Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini.

  1. Battaglia del Granico (334 a.C.)
    Alessandro sconfisse rapidamente i satrapi persiani in Asia Minore, conquistando città come Sardi, Mileto e Alicarnasso.

  2. Battaglia di Isso (333 a.C.)
    Qui Alessandro affrontò per la prima volta il re persiano Dario III, sconfiggendolo e costringendolo alla fuga. Dario cercò di trattare la pace, ma Alessandro rifiutò.

  3. La conquista dell’Egitto (332-331 a.C.)
    Dopo aver vinto la lunga resistenza di Tiro, Alessandro entrò in Egitto, dove fu accolto come un liberatore. Fondò Alessandria, che sarebbe diventata una delle città più importanti del mondo antico. Qui, visitò l'oracolo di Amon a Siwa, che lo proclamò figlio di Zeus-Amon, rafforzando la sua aura divina.

  4. Battaglia di Gaugamela (331 a.C.)
    Questa fu la battaglia decisiva: Alessandro annientò le forze di Dario III e si proclamò re dell’Asia. Dario fuggì, ma fu poi assassinato da uno dei suoi stessi generali.

  5. La conquista dell’Impero Persiano (330-327 a.C.)
    Alessandro entrò a Babilonia, Susa e Persepoli, saccheggiando quest'ultima in segno di vendetta per le guerre persiane del passato. Poi si spinse verso l’Afghanistan e l’Asia centrale, fondando numerose città.

La campagna in India (327-325 a.C.)

Nel 327 a.C., insoddisfatto delle conquiste, Alessandro invase l’India, dove affrontò il re Poro nella battaglia dell’Idaspe (326 a.C.). Pur vincendo, il suo esercito, stremato, si rifiutò di proseguire. Alessandro fu costretto a tornare indietro, attraversando il deserto della Gedrosia, un viaggio devastante per il suo esercito.

Il ritorno e la morte (323 a.C.)

Ritornato a Babilonia, Alessandro cercò di consolidare il suo impero, introducendo la fusione tra Greci e Persiani: incoraggiò i matrimoni misti e adottò usanze orientali. Tuttavia, nel 323 a.C., si ammalò improvvisamente e morì il 10 giugno, forse a causa della febbre tifoide o di un avvelenamento.

Il periodo ellenistico (323-31 a.C.)

Dopo la sua morte, il vasto impero di Alessandro fu diviso tra i suoi generali (diadochi), che diedero vita ai regni ellenistici:

  • EgittoTolomei

  • Siria e MesopotamiaSeleucidi

  • Macedonia e GreciaAntigonidi

L’età ellenistica segnò una fusione tra la cultura greca e quella orientale, con straordinari progressi nell’arte, nella scienza (con Archimede ed Eratostene) e nella filosofia (con Epicuro e lo stoicismo di Zenone).

L’ellenismo terminò nel 31 a.C., quando Roma sconfisse l’ultimo regno ellenistico, l’Egitto di Cleopatra VII, nella battaglia di Azio.

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ELLENISMO E DIADOCHI

Il periodo ellenistico rappresenta una fase cruciale nella storia antica, caratterizzata dalla diffusione della cultura greca su un vasto territorio che si estendeva dalla Grecia all'India. Questo periodo ebbe inizio con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e si concluse con la battaglia di Azio nel 31 a.C., che portò alla conquista romana dell'Egitto e al definitivo assorbimento delle terre ellenistiche nell'Impero Romano.


Caratteristiche del Periodo Ellenistico

  • Diffusione Culturale: Le conquiste di Alessandro favorirono l'ellenizzazione di regioni precedentemente non greche, creando un ambiente culturale cosmopolita dove elementi greci, persiani, egiziani e indiani si mescolavano.

  • Sviluppi Economici e Scientifici: Le città fondate da Alessandro e dai suoi successori divennero centri vitali per il commercio e l'innovazione. La Koinè, una forma semplificata del greco, divenne la lingua franca, facilitando gli scambi culturali e commerciali.

  • Fioritura delle Arti e delle Scienze: Città come Alessandria d'Egitto divennero rinomate per le loro biblioteche e scuole filosofiche, attirando studiosi e artisti da tutto il mondo conosciuto.

I Diadochi: Successori di Alessandro Magno

Alla morte di Alessandro nel 323 a.C., l'assenza di un erede adulto e la mancanza di un piano di successione chiaro portarono alla divisione del suo impero tra i suoi generali, noti come Diadochi (Διάδοχοι, "successori"). Questi leader militari lottarono per il controllo dei territori conquistati, dando origine a una serie di conflitti noti come le Guerre dei Diadochi.

  • Divisione dell'Impero: I Diadochi si spartirono le regioni dell'impero di Alessandro, stabilendo dinastie che avrebbero governato per secoli. Ad esempio, Ptolemeo prese il controllo dell'Egitto, fondando la dinastia tolemaica; Seleuco ottenne la Mesopotamia e la Persia, dando origine ai Seleucidi; e Antigono prese il controllo di parte dell'Asia Minore.

  • Conflitti Tra Successori: Le lotte per il potere tra i Diadochi portarono a continui conflitti, che alla fine portarono alla frammentazione dell'impero di Alessandro in regni ellenistici indipendenti.

La fine del periodo ellenistico segnò l'inizio dell'egemonia romana nella regione, ma l'eredità culturale e politica lasciata dai Diadochi influenzò profondamente la storia successiva del mondo antico.

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APPROFONDIMENTI:

La distruzione di Tebe (335 a.C.)

La distruzione di Tebe è uno degli eventi più drammatici e controversi del regno di Alessandro Magno. Subito dopo la sua ascesa al trono, Alessandro si trovò a fronteggiare una serie di rivolte nelle poleis greche, che avevano visto nella sua giovinezza un'opportunità per ribellarsi al dominio macedone. La più significativa di queste fu la rivolta di Tebe.

Nel 335 a.C., i tebani, insieme ad altri alleati, tentarono di sfruttare la morte di Filippo II per liberarsi dal controllo della Macedonia. Alessandro reagì con estrema durezza, marciando verso Tebe con il suo esercito. Dopo una breve resistenza, la città fu sopraffatta. La sua distruzione fu totale e cruenta: Tebe fu rasa al suolo, e molti dei suoi abitanti furono uccisi o ridotti in schiavitù. Questo atto di brutalità servì come monito per tutte le altre poleis greche, dimostrando la ferocia con cui Alessandro avrebbe trattato qualsiasi ribellione. In effetti, le città greche che rimasero fedeli a lui non tentarono mai più di ribellarsi.


Il nodo di Gordio

Il nodo di Gordio è uno dei miti legati alla figura di Alessandro. Secondo la leggenda, il re Gordio di Frigia, dopo essere stato scelto come sovrano, legò il suo carro a un palo con un nodo molto complesso, che nessuno sarebbe stato in grado di sciogliere. Un oracolo profetizzò che colui che fosse riuscito a districare il nodo sarebbe diventato il sovrano dell'Asia.

Quando Alessandro Magno passò per Gordio nel 333 a.C., sentì parlare di questa profezia e decise di tentare di sciogliere il nodo. Invece di cercare di sbrogliare il nodo con la forza della mano, come ci si sarebbe aspettati, Alessandro lo tagliò con la spada, dimostrando una risolutezza pratica che divenne simbolo della sua forza e determinazione. Questo gesto venne interpretato come una manifestazione del suo destino di conquistatore, in quanto aveva "risolto" il nodo in modo decisivo e fuori dagli schemi. In effetti, tale episodio rafforzò l'idea che Alessandro fosse il prescelto per governare il mondo.

Il rapporto con Aristotele

Il rapporto di Alessandro con il filosofo Aristotele è uno degli aspetti più affascinanti della sua formazione. Nel 343 a.C., quando Alessandro aveva circa 13 anni, il re Filippo II lo inviò a Macedonia per ricevere un'educazione che fosse all'altezza delle sue ambizioni future. Aristotele, il più grande filosofo dell'epoca, fu scelto come tutore del giovane principe.

Aristotele insegnò ad Alessandro una vasta gamma di materie, inclusi filosofia, scienze naturali, letteratura, logica e politica, e probabilmente influenzò la sua visione del mondo. Alcuni storici ritengono che le sue conoscenze scientifiche e il suo amore per la cultura greca avessero un forte impatto su Alessandro, il quale, come re, cercò di fondere la cultura greca con le tradizioni dei territori conquistati.

Tuttavia, nonostante la grande stima che Alessandro nutriva per Aristotele, i loro rapporti non furono senza difficoltà. Una delle divergenze più note tra i due fu sulla questione della religione: Aristotele, come molti dei filosofi del suo tempo, era un razionalista, mentre Alessandro, pur essendo un uomo di cultura, spesso adottò un comportamento che appariva divino, come quando si proclamò figlio di Zeus (o di Amon, nel caso dell'oracolo di Siwa). Questo comportamento contraddiceva la visione di Aristotele, che si basava su principi più terreni e razionali.

Inoltre, alla fine del suo regno, quando Alessandro decise di fondare una serie di città miste greche e persiane, la sua ambizione di unire le due culture andava contro alcune delle idee politiche di Aristotele. Il filosofo, infatti, aveva teorizzato che il meglio per un regno fosse mantenere una chiara distinzione tra le diverse culture e istituzioni. Non è chiaro come si risolse questa differenza, ma è probabile che Aristotele avesse meno influenza sugli ultimi anni di Alessandro.

ALESSANDRO ED EFESTIONE



L’apertura mentale di Alessandro è dovuta agli insegnamenti di Aristotele che lo educò alla cultura somma della Scuola Ateniese assieme al suo compagno Efestione. Aristotele, riferendosi al rapporto tra i due, parlò di una sola anima dimorante in due corpi”. Il loro rapporto voleva ripercorrere i passi di Achille e Patroclo difatti da ragazzi visitarono le tombe dei due e Alessandro pose una ghirlanda sulla tomba di Achille ed Efestione una su quella di Patroclo. Questo simboleggerebbe Efestione quale l’erómenos di Alessandro, come Patroclo lo era stato di Achille.

L’amore di Alessandro per Efestione si potrebbe misurare dalla grandezza del dolore per la sua morte. Fu un dramma incontenibile per Alessandro che fece tagliare tutte le criniere e le code ai cavalli in segno di lutto. Ordinò che fossero abbattuti i bastioni delle città vicine, e che venissero banditi flauti ed ogni altro tipo di intrattenimento musicale. Appena morto Efestione Alessandro giacque disteso sul suo cadavere tutto il giorno ed poi l’intera notte. Fece giustiziare il medico, Glaucia, per negligenza, e radere al suolo il tempio di Asclepio dio della medicina. A Babilonia per le sue esequie Alessandro spese una somma che equivale a 300 milioni di euro odierni.

Come Achille per Patroclo, Alessandro si rase a zero in segno di lutto gettando i capelli nella pira funebre del suo compagno. Poi inviò dei messaggeri a Siwa per chiedere agli dei se il suo amico potesse essere adorato come un dio.

L’amicizia fra Alessandro ed Efestione si perde nella loro infanzia: il giorno in cui si conobbero, Efestione offrì al nuovo compagno un dente da latte che gli era caduto durante la notte, insieme alla promessa di amicizia. Allora Alessandro, per non essere da meno, si staccò un dente e lo donò ad Efestione, dicendo che sarebbero stati amici fino alla morte.


INCONTRO TRA ALESSANDRO E DIOGENE CINICO



Il rapporto tra Alessandro Magno e Diogene il Cinico è uno degli episodi più celebri e simbolici della storia, che dimostra l'incontro tra la potenza imperiale e la filosofia radicale e disinteressata.

Il Contesto

Diogene di Sinope era un filosofo della scuola cinica, noto per il suo disprezzo per le convenzioni sociali, il lusso e la ricchezza. Il cinismo, come movimento filosofico, promuoveva una vita semplice, in armonia con la natura, e criticava le istituzioni e i valori della società. Diogene viveva in modo estremamente austero, rifiutando il confort materiale e persino i beni più basilari, come l'acqua e il cibo, se non strettamente necessari. Era famoso anche per il suo atteggiamento provocatorio e la sua capacità di sfidare le norme sociali.

Alessandro Magno, al contrario, era il conquistatore di un vasto impero, il simbolo del potere e della gloria. Nonostante la sua enorme ambizione, tuttavia, Alessandro era noto per avere una certa ammirazione per i filosofi, e soprattutto per Diogene, la cui figura rappresentava un tipo di indipendenza che forse lo affascinava.

L'Incontro tra Alessandro e Diogene

Secondo la tradizione, l'incontro tra Alessandro e Diogene avvenne ad Corinto, nel 336 a.C., quando Alessandro era già sul cammino di espansione del suo impero. Durante una visita a Corinto, dove Diogene risiedeva in quel periodo, Alessandro sentì parlare del famoso filosofo e volle incontrarlo personalmente.

Diogene, che passava le sue giornate in un stato di totale indipendenza e disprezzo per i beni materiali, si trovava in quel momento sdraiato al sole, probabilmente mentre stava cercando di godersi un po' di calore. Quando Alessandro si avvicinò a lui e gli si presentò, offrendogli di esaudire qualsiasi desiderio, Diogene rispose con una frase che è diventata celebre:

"Sì, puoi spostarti un po', che mi fai ombra dal sole."

Questa risposta rispecchiava appieno la filosofia cinica di Diogene, che rifiutava ogni tipo di potere, ricchezza o favore, e non aveva alcun interesse per le offerte di un re così potente come Alessandro. La sua risposta fu un rifiuto completo dell'autorità e dell'influenza di Alessandro, preferendo la libertà e l'autosufficienza che derivano da una vita senza dipendenza dalle ricchezze materiali.

La Reazione di Alessandro

La risposta di Diogene sorprese e impressionò Alessandro. Secondo alcuni resoconti, il re, colpito dalla libertà e dalla disprezzo di Diogene per il suo potere, avrebbe detto:

"Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene."

Questa affermazione mostra come Alessandro, pur essendo il sovrano di un vasto impero, riconoscesse, seppur indirettamente, una forma di grandezza e indipendenza in Diogene, che non dipendeva da nulla né da nessuno.


FONTI E APPROFONDIMENTI:

Egemonie: https://www.youtube.com/watch?v=DRaEWtp84Y4

Alessandro Magno: https://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-magno_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

Le campagne militari di Alessandro Magno: https://www.youtube.com/watch?v=1nxM-bsH3kY

Breve storia del mondo, Ernst Gombrich

Storia greca III: guerre persiane e guerra del peloponneso

 LE GUERRE PERSIANE  (499 / 479 aC)




L'IMPERO PERSIANO PRIMA DELLE GUERRE



L'Impero Persiano nacque nel 550 a.C., quando Ciro il Grande (559-530 a.C.), re della Persia, sconfisse il regno dei Medi e unificò i popoli iranici sotto un'unica guida. In pochi decenni, Ciro conquistò la Lidia (546 a.C.), la Babilonia (539 a.C.) e gran parte dell'Asia Minore, dando vita a un impero vastissimo, caratterizzato da una politica di tolleranza verso i popoli sottomessi, inclusi gli Ebrei, ai quali permise di tornare a Gerusalemme dopo la cattività babilonese.

Dopo la sua morte, il figlio Cambise II (530-522 a.C.) ampliò i confini conquistando l'Egitto nel 525 a.C., ma il suo regno terminò con disordini interni. 

Salì allora al potere Dario I (522-486 a.C.), che riorganizzò l’impero dividendolo in satrapie, province amministrate da governatori locali, e costruì la famosa Via Reale per migliorare le comunicazioni. 

L'esercito persiano era molto più vasto e ricco di quello greco, specie perché le città greche erano divise.

LA PRIMA GUERRA PERSIANA (499 / 490 aC)

La Prima Guerra Persiana fu il primo grande scontro tra l'Impero Persiano e le poleis greche, soprattutto Atene. Il conflitto ebbe origine dalla ribellione delle città greche dell'Asia Minore contro il dominio persiano e culminò con la celebre battaglia di Maratona (490 a.C.).

Le origini del conflitto: la rivolta di Mileto (499-494 a.C.)

Tutto ebbe inizio nel 499 a.C., quando Aristagora, tiranno di Mileto, una delle più importanti città della Ionia (attuale Turchia occidentale), si ribellò al dominio persiano. Aristagora cercò aiuto in Grecia, rivolgendosi prima a Sparta, che però rifiutò di intervenire, e poi ad Atene ed Eretria, che inviarono rispettivamente 20 e 5 navi per sostenere la rivolta.

Nel 498 a.C., gli insorti riuscirono persino a incendiare Sardi, la capitale della provincia persiana di Lidia, ma la rivolta non durò a lungo. L’esercito persiano, guidato da Artaferne, fratello di Dario I, reagì con forza e, nel 494 a.C., sconfisse definitivamente i ribelli nella battaglia navale di Lade. La punizione per Mileto fu terribile: la città fu saccheggiata e la popolazione deportata in Persia.

Ma il re persiano Dario I, furioso per l'aiuto offerto da Atene ed Eretria ai ribelli, decise che la vendetta sarebbe stata inevitabile. Il suo obiettivo ora era chiaro: punire le poleis greche ribelli e consolidare il controllo sulla regione.


L'invasione persiana: le spedizioni di Dario I

Dopo la fine della rivolta ionica, Dario I preparò una grande spedizione per attaccare direttamente la Grecia.

La prima campagna, nel 492 a.C., fu affidata a Mardonio, che riuscì a riportare sotto il controllo persiano la Tracia e la Macedonia, ma la sua flotta fu distrutta da una tempesta vicino al monte Athos, costringendolo a interrompere l’operazione.

Nel 490 a.C., Dario inviò una seconda spedizione, guidata dai generali Dati e Artaferne. Questa volta, l'esercito persiano sbarcò direttamente in Eubea, assediando e distruggendo Eretria. Poi, si diressero verso la pianura di Maratona, a circa 40 km da Atene.


La battaglia di Maratona (490 a.C.)

Quando i Persiani sbarcarono a Maratona, gli Ateniesi sapevano che dovevano fermarli prima che potessero raggiungere la città. Chiesero aiuto agli Spartani, ma questi, impegnati in festività religiose, promisero di intervenire solo dopo alcuni giorni.

Gli Ateniesi, guidati dal generale Milziade, decisero di attaccare comunque, nonostante fossero in netta inferiorità numerica (circa 10.000 opliti contro 25.000 Persiani). Milziade adottò una tattica innovativa: rafforzò i fianchi della falange ateniese e indebolì il centro, in modo da accerchiare i Persiani una volta iniziata la battaglia.

Lo scontro fu rapido e decisivo: i Persiani, presi di sorpresa dalla carica greca, furono accerchiati e massacrati. Il bilancio fu devastante per l'esercito di Dario: circa 6.400 Persiani morirono, mentre gli Ateniesi persero solo 192 uomini.

Dopo la vittoria, secondo la leggenda, un soldato ateniese di nome Filippide corse fino ad Atene per annunciare il trionfo, esclamando "Νενικήκαμεν!" (Abbiamo vinto!), prima di morire per la fatica. Questo evento ha ispirato la moderna maratona.


Le conseguenze della guerra

La sconfitta dei Persiani a Maratona segnò la fine della prima invasione persiana della Grecia e accrebbe enormemente il prestigio di Atene, che iniziò a potenziare la propria flotta.

Ma la minaccia persiana non era scomparsa. Dario I, umiliato dalla sconfitta, iniziò a preparare una nuova spedizione, ma morì nel 486 a.C., lasciando il compito al figlio Serse I, che guiderà la Persia nella Seconda Guerra Persiana (480-479 a.C.).






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SECONDA GUERRA PERSIANA (480 / 479 aC)

La Seconda Guerra Persiana (480-479 a.C.)

Dopo la sconfitta a Maratona (490 a.C.), la Persia non rinunciò al suo sogno di conquistare la Grecia. Il re Dario I, umiliato, iniziò subito a organizzare una nuova spedizione, ma morì nel 486 a.C., lasciando il trono a suo figlio Serse I.

Serse decise di preparare un’invasione su scala molto più grande rispetto a quella del padre, radunando un esercito gigantesco e costruendo infrastrutture per facilitare l’avanzata. Il nuovo conflitto, che si svolse tra il 480 e il 479 a.C., sarebbe passato alla storia per battaglie leggendarie come Termopili, Salamina e Platea.


Le cause del conflitto

Dopo la Prima Guerra Persiana, Atene iniziò a rafforzare la propria flotta grazie alle riforme di Temistocle, temendo un ritorno dei Persiani. Nel frattempo, in Persia, Serse preparava la vendetta, organizzando un'enorme campagna militare.

Le cause principali furono:

  1. Vendetta: Serse voleva punire Atene per la sconfitta a Maratona e il sostegno alla rivolta ionica.

  2. Espansione: L’Impero Persiano mirava a consolidare il dominio sulla Grecia.

  3. Divergenze interne alla Grecia: Mentre alcune poleis (come Atene e Sparta) si opposero ai Persiani, altre (come Tebe e Argo) scelsero di collaborare con Serse.


L’invasione persiana e la battaglia delle Termopili (agosto 480 a.C.)

Per trasportare il suo esercito (stimato tra i 200.000 e i 300.000 uomini), Serse fece costruire un ponte di barche sullo stretto dell’Ellesponto e fece scavare un canale per evitare i pericoli del Monte Athos.

I Greci, consapevoli della minaccia, formarono un'alleanza sotto la guida di Sparta. Fu deciso di fermare l'avanzata persiana nel passo delle Termopili, un punto strategico facile da difendere.

Qui Leonida I, re di Sparta, con soli 300 Spartiati, affiancati da circa 7.000 alleati greci, resistette eroicamente per tre giorni contro l'immenso esercito persiano. Solo grazie al tradimento di Efialte, che rivelò ai Persiani un sentiero segreto per aggirare i Greci, Serse riuscì a vincere.

Leonida e i suoi uomini scelsero di morire combattendo, diventando simbolo di coraggio e sacrificio. Tuttavia, il loro sacrificio diede tempo agli Ateniesi per evacuare la città e prepararsi alla battaglia navale.

Nel frattempo, i Persiani avanzarono e saccheggiarono Atene, incendiando l'Acropoli.


La battaglia di Salamina (settembre 480 a.C.)

Dopo la sconfitta alle Termopili, i Greci spostarono la resistenza sul mare. Temistocle, comandante della flotta ateniese, elaborò una strategia geniale: attirare la flotta persiana nello stretto di Salamina, dove le grandi navi persiane avrebbero avuto difficoltà a manovrare.

La flotta greca (circa 370 triremi) riuscì a infliggere una pesante sconfitta ai Persiani, che persero molte delle loro imbarcazioni.

Serse, temendo un contrattacco in Asia, lasciò la Grecia, affidando il comando al generale Mardonio, che rimase con parte dell’esercito per continuare la guerra via terra.


La battaglia di Platea (479 a.C.) e la fine della guerra

L'anno successivo, nel 479 a.C., le forze greche (circa 40.000 opliti, guidati dallo spartano Pausania) affrontarono l'esercito persiano di Mardonio vicino a Platea, in Beozia.

La battaglia fu decisiva: Mardonio venne ucciso e il suo esercito fu annientato.

Poco dopo, i Greci attaccarono la città di Micale, in Asia Minore, sconfiggendo i resti della flotta persiana. Questo segnò la fine della Seconda Guerra Persiana e la liberazione definitiva delle città greche dall’egemonia persiana.


Le conseguenze della guerra

  1. Fine dell’invasione persiana: Dopo la sconfitta, la Persia abbandonò i suoi progetti di conquista sulla Grecia.

  2. Ascesa di Atene: La vittoria consolidò il potere di Atene, che poco dopo fondò la Lega di Delo per proteggere le città greche dall’influenza persiana.

  3. Declino della Persia in Grecia: I Persiani non riuscirono mai più a minacciare seriamente la Grecia.

  4. Inizio del conflitto tra Atene e Sparta: Il dominio ateniese nel Mediterraneo porterà, pochi decenni dopo, alla Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) contro Sparta.

Le guerre persiane furono fondamentali per la storia della Grecia, segnando il passaggio da una minaccia esterna alla nascita dell’egemonia ateniese, che porterà all'epoca d'oro della civiltà greca.


LE DUE LEGHE GRECHE (SPARTA E ATENE) E L'ETA' DI PERICLE

Le due leghe greche dopo la Seconda Guerra Persiana

Dopo la vittoria contro i Persiani, la Grecia entrò in una nuova fase storica caratterizzata dal predominio di Atene e Sparta, che formarono due grandi alleanze per consolidare il proprio potere.

La Lega di Delo (fondata nel 478 a.C.) – L’alleanza di Atene

Dopo la Seconda Guerra Persiana, molte poleis greche temevano un ritorno dei Persiani e decisero di unirsi in un'alleanza guidata da Atene: la Lega di Delo. Questa lega prendeva il nome dall’isola di Delo, dove si trovava il tesoro comune dell’alleanza.

L’obiettivo iniziale era la difesa comune contro i Persiani e la protezione delle città greche dell’Asia Minore. Tuttavia, Atene, sotto la guida di figure come Temistocle, Cimone e Pericle, trasformò rapidamente la Lega in uno strumento di dominio.

  • Atene impose il pagamento di tributi alle città alleate, che inizialmente potevano contribuire anche con navi, ma che col tempo divennero sempre più dipendenti da Atene.

  • Nel 454 a.C., Pericle trasferì il tesoro della Lega da Delo ad Atene, usandolo per finanziare la costruzione di grandi opere, come il Partenone.

  • Alcune città tentarono di ribellarsi (come Nasso nel 470 a.C. e Samo nel 440 a.C.), ma Atene le punì duramente.

Di fatto, la Lega di Delo divenne un impero ateniese, causando sempre più tensioni con le poleis che non accettavano il dominio di Atene.

La Lega del Peloponneso – L’alleanza di Sparta

Sparta, dal canto suo, non volle entrare nella Lega di Delo, preferendo mantenere la propria alleanza storica con le città del Peloponneso. La Lega del Peloponneso esisteva già dal VI secolo a.C., ma dopo la Seconda Guerra Persiana divenne lo strumento con cui Sparta cercò di contrastare il potere ateniese.

  • Era guidata da Sparta, ma le città alleate avevano una maggiore autonomia rispetto a quelle della Lega di Delo.

  • Sparta non imponeva tributi, ma si basava su un'alleanza militare, in cui le città alleate dovevano fornire soldati in caso di guerra.

  • La lega era oligarchica, a differenza di Atene, dove dominava la democrazia.

Questa contrapposizione tra le due leghe portò a una crescente rivalità tra Atene e Sparta, culminando nella Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), che segnò la fine dell'egemonia ateniese.

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L'Età di Pericle (461-429 a.C.) e la fioritura culturale di Atene

(Doriforo di Policleto, 450 aC)

L’Età di Pericle rappresenta il periodo di massimo splendore di Atene, sia dal punto di vista politico che culturale. Pericle, uomo politico e stratega, guidò la città dal 461 al 429 a.C., trasformandola nel centro culturale e artistico del mondo greco.

Le riforme democratiche di Pericle

Pericle consolidò la democrazia ateniese, ereditando le riforme di Clistene e approfondendo il ruolo del popolo nel governo della città.

  • Rese accessibili le cariche pubbliche anche ai cittadini meno abbienti, introducendo il pagamento per i magistrati e per i membri dell’Eliea (il tribunale popolare).

  • Potenziò l’Ecclesia, l’assemblea popolare, che aveva il potere decisionale su questioni politiche e militari.

  • Limitò il potere dell’Areopago, il tribunale aristocratico, rendendolo meno influente.

Con queste riforme, Atene divenne la democrazia più avanzata della Grecia, anche se il potere era riservato solo ai cittadini maschi liberi (le donne, gli schiavi e i meteci – stranieri residenti – ne erano esclusi).

Lo splendore culturale: arte, filosofia e scienza

L'età di Pericle non fu solo politica, ma segnò un'epoca straordinaria dal punto di vista artistico e intellettuale.

  1. Architettura e arte

    • Pericle avviò la ricostruzione dell’Acropoli, distrutta dai Persiani, utilizzando i fondi della Lega di Delo.

    • Fece costruire il Partenone (447-432 a.C.), tempio dedicato ad Atena, decorato dalle sculture di Fidia.

    • L’arte greca raggiunse il massimo della perfezione nel periodo classico, con statue che esprimevano equilibrio e armonia (es. il Doriforo di Policleto).

  2. Filosofia

    • Atene divenne il centro del pensiero filosofico, con figure come Socrate, che sfidava i concetti tradizionali e insegnava il pensiero critico.

    • Sofisti come Protagora svilupparono il relativismo e il concetto che "l’uomo è misura di tutte le cose".

  3. Storiografia

    • Erodoto, considerato il “padre della storia”, scrisse le sue opere sulle Guerre Persiane.

    • Tucidide elaborò un metodo più analitico, raccontando in modo oggettivo la Guerra del Peloponneso.

  4. Teatro e letteratura

    • Atene divenne il centro del teatro greco, con tragediografi come Eschilo, Sofocle e Euripide e commediografi come Aristofane.

    • Il teatro era finanziato dallo Stato ed era parte essenziale della vita politica e religiosa.

  5. Scienza e medicina

    • Ippocrate (460-377 a.C.), considerato il padre della medicina, introdusse un metodo basato sull’osservazione clinica, separando la medicina dalla religione.

    • Anassagora sviluppò teorie sulla natura e sulle forze che regolano l’universo.

La fine dell’Età di Pericle

Nel 431 a.C. scoppiò la Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. Poco dopo, nel 429 a.C., una terribile peste colpì Atene, causando migliaia di morti, tra cui lo stesso Pericle.

Con la sua morte, l’epoca d’oro di Atene iniziò a declinare. La guerra si concluse nel 404 a.C. con la vittoria di Sparta e la caduta della democrazia ateniese. Tuttavia, l’eredità culturale di Atene continuò a influenzare profondamente la civiltà occidentale per secoli.

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LA GUERRA DEL PELOPONNESO (404 / 431 aC)




Le fasi della guerra

1. La prima fase (431-421 a.C.) – Guerra Archidamica

Il primo periodo della guerra è noto come Guerra Archidamica, dal nome del re spartano Archidamo II.

  • La strategia di Sparta: Sparta puntava a una guerra terrestre, devastando i campi attorno ad Atene per affamare la popolazione e costringere la città alla resa.

  • La strategia di Atene: Pericle, stratega ateniese, evitò lo scontro diretto e si affidò alla superiorità navale di Atene, rifornendo la città via mare.

  • L’epidemia di peste (429 a.C.): Un grave colpo per Atene fu la peste che scoppiò all’interno delle mura nel 429 a.C., uccidendo un terzo della popolazione, tra cui lo stesso Pericle.

  • La resistenza di Atene: Nonostante le perdite, Atene riuscì a mantenere il controllo marittimo, infliggendo sconfitte a Sparta.

Nel 421 a.C., la guerra sembrò concludersi con la Pace di Nicia, che avrebbe dovuto garantire la tregua per 50 anni. Tuttavia, l'accordo fu instabile, e gli scontri ripresero pochi anni dopo.


2. La seconda fase (415-413 a.C.) – La disastrosa Spedizione in Sicilia

Nel 415 a.C., Atene, su consiglio del generale Alcibiade, organizzò una grande spedizione militare contro Siracusa, città alleata di Sparta in Sicilia.

  • Alcibiade tradisce Atene: Poco dopo l’inizio della spedizione, Alcibiade fu accusato di empietà e diserzione. Rifugiatosi a Sparta, consigliò ai Lacedemoni di inviare aiuti a Siracusa.

  • Il disastro ateniese: La spedizione si rivelò un fallimento totale. La flotta ateniese fu distrutta, e migliaia di soldati morirono o furono fatti prigionieri nel 413 a.C..

Questo evento segnò una svolta decisiva nella guerra: Atene perse una parte considerevole delle sue forze e delle sue risorse.


3. La terza fase (412-404 a.C.) – Il crollo di Atene

Dopo il disastro siciliano, la situazione per Atene peggiorò rapidamente.

  • Sparta alleata con la Persia: Sparta ottenne il sostegno finanziario della Persia per costruire una flotta in grado di contrastare quella ateniese.

  • Le rivolte nelle città alleate di Atene: Molte città della Lega di Delo si ribellarono contro Atene, indebolendone ulteriormente il potere.

  • La battaglia di Egospotami (405 a.C.): La flotta spartana, guidata da Lisandro, distrusse la marina ateniese presso Egospotami, lasciando Atene senza difese e senza rifornimenti.

  • La resa di Atene (404 a.C.): Senza flotta e senza risorse, Atene fu costretta a capitolare. Sparta impose dure condizioni:

    • Atene doveva smantellare le sue mura e sciogliere la Lega di Delo.

    • Doveva rinunciare alla sua flotta, mantenendo solo 12 navi.

    • Doveva accettare un governo oligarchico, noto come il regime dei Trenta Tiranni, imposto da Sparta.

Con la caduta di Atene, la guerra si concluse con la vittoria di Sparta.


Le conseguenze della guerra

  1. Il declino di Atene

    • Dopo la sconfitta, Atene perse il suo impero e il suo prestigio. Tuttavia, riuscì a ripristinare la democrazia nel 403 a.C., rovesciando i Trenta Tiranni.

    • Nonostante la ripresa politica, non recuperò mai il dominio che aveva avuto in precedenza.

  2. L'egemonia spartana (404-371 a.C.)

    • Sparta divenne la potenza dominante della Grecia, ma il suo governo fu rigido e impopolare.

    • Impose governi oligarchici nelle città sconfitte, generando malcontento.

    • Entrò in conflitto con Tebe e Corinto, che si allearono contro Sparta nella Guerra di Corinto (395-387 a.C.).

  3. Il ritorno di Tebe e l’ascesa della Macedonia

    • Nel 371 a.C., la potenza di Sparta fu sconfitta da Tebe nella Battaglia di Leuttra, grazie alle innovazioni militari di Epaminonda.

    • Tuttavia, la lotta per l’egemonia in Grecia lasciò il paese indebolito e frammentato, aprendo la strada all’ascesa della Macedonia di Filippo II e, successivamente, di Alessandro Magno.

  4. L’intervento persiano

    • Durante la guerra, la Persia sostenne Sparta per contrastare Atene. Tuttavia, dopo la vittoria spartana, tornò a essere un attore influente nella politica greca, favorendo le divisioni tra le poleis.


Conclusione

La Guerra del Peloponneso fu un conflitto devastante che segnò la fine dell'epoca d'oro della Grecia. La rivalità tra Atene e Sparta indebolì irrimediabilmente il mondo greco, aprendo la strada alla dominazione macedone. Da questa crisi emerse Alessandro Magno, che nel IV secolo a.C. avrebbe unificato la Grecia e portato la cultura ellenica nel mondo.

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FONTI  E APPROFONDIMENTI

Lineamenti di storia greca e romana, V Magno.
-  Guerra del Pelopponeso: https://www.youtube.com/watch?v=CNCZsWOcNxU

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