Crisi del 29: il crollo della borsa

La crisi del 1929: contesto, cause, conseguenze e risposte
La crisi del 1929, conosciuta anche come la Grande Depressione, fu uno degli eventi economici e sociali più traumatici del XX secolo. Ebbe origine negli Stati Uniti ma si diffuse rapidamente in Europa e nel resto del mondo, influenzando profondamente la politica, l’economia e la società globale.
1. Il contesto: dagli anni '20 al crollo
Dopo la Prima guerra mondiale, gli Stati Uniti emersero come la più grande potenza economica mondiale. Del resto, negli anni della guerra non erano stati colpiti sul suolo americano, ma avevano potuto approfittare delle nuove relazioni di forza con gli stati europei.
L’Europa era uscita devastata dal conflitto, indebitata e dipendente dagli aiuti americani. Gli USA, invece, conobbero un periodo di espansione straordinaria, conosciuto come i "Ruggenti Anni Venti".
Durante questo decennio si assistette a:
-
una crescita industriale rapidissima;
-
una forte espansione dei consumi interni;
-
un boom della tecnologia e dell’innovazione.
2. La cultura americana negli anni '20: jazz, cinema, emancipazione
Il benessere economico degli anni ’20 fu accompagnato da una vivace fioritura culturale, soprattutto nelle grandi città come New York e Chicago. Questo periodo è spesso ricordato anche come l’età del jazz, un genere musicale nato nelle comunità afroamericane e diventato simbolo di libertà, sperimentazione e modernità. I locali notturni, come il celebre Cotton Club di Harlem, divennero luoghi iconici della cultura urbana.
Nel frattempo, Hollywood si affermava come il centro mondiale dell’industria cinematografica, grazie alla produzione di film muti prima, e poi all’introduzione del sonoro nel 1927 con The Jazz Singer. Il cinema divenne un mezzo potente di diffusione dei valori americani, della moda e dei modelli comportamentali.
Anche i ruoli sociali stavano cambiando: la figura della flapper (la giovane donna moderna, con i capelli corti e un comportamento libero e provocatorio) simboleggiava l’emancipazione femminile, almeno in alcune fasce urbane.
3. Il taylorismo e la produzione di massa
Uno degli elementi centrali della crescita fu il taylorismo, metodo di organizzazione del lavoro basato sulla razionalizzazione dei tempi e dei gesti. Ad esso si accompagnò il fordismo, cioè la produzione in serie attraverso la catena di montaggio.
Grazie a questi sistemi:
-
i costi di produzione si abbassavano,
-
i beni diventavano accessibili a fasce sempre più ampie della popolazione,
-
si favoriva una cultura del consumo di massa.
Gli operai non lavoravano più su un prodotto completo, ma solo dei pezzi sui cui si specializzavano: la divisione del lavoro era resa più produttiva e "scientifica".
La catena di montaggio produce più rapidamente, ma è meno facile da "fermare" e causa problemi di sovrapproduzione se non si vende abbastanza.
4. Il primato americano e l’euforia della Borsa
Gli Stati Uniti apparivano come il modello del futuro: moderni, efficienti, dominanti economicamente. La Borsa di Wall Street rifletteva questa fiducia collettiva, con un andamento in crescita costante. Tuttavia, questa espansione si basava anche su:
-
una forte speculazione finanziaria;
-
l’acquisto di azioni “a margine” (cioè con denaro preso in prestito);
-
un’espansione del credito non supportata da reali garanzie. --> esempio: magari le azioni di una ditta di orologi aumentano perché molti comprano quei titoli, ma "sotto" non c'è un reale aumento di vendita di prodotti.
Si stacca quindi l'economia produttiva da quella finanziaria, ma la speculazione non ebbe vita lunga.
5. Il crollo del 1929 e la reazione a catena
Il 24 ottobre 1929, il cosiddetto "Giovedì Nero", segnò l’inizio del crollo di Wall Street. Il panico si diffuse e in pochi giorni la Borsa perse miliardi di dollari di valore. Questo provocò:
-
il fallimento di banche e imprese,
-
il crollo della produzione industriale,
-
un’esplosione della disoccupazione,
-
la paralisi del commercio internazionale.
Come ultimo anello di questo circolo vizioso, l'America blocca i prestiti ai paesi europei: la loro crisi peggiora ulteriormente.
La crisi si trasformò ben presto in depressione globale. Ci furono perfino molti suicidi immediati, perché alcuni persero tutto in poche ore.
6. La risposta americana: il New Deal di Roosevelt
Nel 1932 fu eletto presidente Franklin Delano Roosevelt (1882 / 1945), con l’obiettivo di riformare profondamente l’economia. Il suo programma, noto come New Deal (nuovo corso), mirava a:
-
sostenere i disoccupati,
-
stimolare l’economia attraverso lavori pubblici,
-
riformare il sistema bancario e finanziario.
Tra le principali misure del New Deal:
-
la creazione di agenzie come la WPA (Works Progress Administration) per costruire infrastrutture;
-
la riforma del sistema bancario e l’introduzione della FDIC (La Federal Deposit Insurance Corporation) per proteggere i depositi;
-
la SEC (Securities Exchange Act) per regolamentare la Borsa;
-
il sostegno ai contadini attraverso incentivi e controllo della produzione agricola.
7. Le teorie di Keynes e l’ispirazione al New Deal
Sebbene il New Deal non fosse basato esplicitamente sulla teoria di John Maynard Keynes (1883/1946), esso ne anticipò diversi aspetti fondamentali. Keynes, economista britannico, pubblicò nel 1936 La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, in cui criticava il modello liberista classico, secondo cui il mercato si autoregola.
Secondo Keynes, nei momenti di crisi lo Stato deve intervenire aumentando la spesa pubblica, anche a costo di fare deficit, per:
-
stimolare la domanda,
-
creare occupazione,
-
rimettere in moto il ciclo economico.
Il New Deal fu, nei fatti, una realizzazione pratica di questo approccio, che avrebbe poi influenzato profondamente le politiche economiche occidentali del dopoguerra.
«Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi.»
8. La crisi in Europa
In Europa, la crisi colpì in modo diverso:
-
in Gran Bretagna e Francia si registrarono disoccupazione e stagnazione, ma le istituzioni democratiche resistettero;
-
nei Paesi dell’Est Europa, fortemente agricoli, il crollo dei prezzi internazionali dei prodotti agricoli causò miseria e instabilità;
La Russia fu l'eccezione: separata dal resto dell'interconnessione con l'America non venne colpita.
-
la Germania fu invece la più danneggiata, già provata dalle riparazioni imposte dopo la Prima guerra mondiale, vide fallire banche e imprese, e milioni di cittadini cadere in povertà.
9. Le reazioni politiche: il caso della Germania
In Germania, la crisi del ’29 ebbe conseguenze drammatiche:
-
i prestiti americani, fondamentali per sostenere l’economia tedesca, vennero improvvisamente ritirati;
-
la disoccupazione superò i 6 milioni di persone;
-
il malcontento sociale e la sfiducia nelle istituzioni repubblicane aprirono la strada alla radicalizzazione politica.
In questo contesto, il partito nazista di Adolf Hitler offrì una risposta autoritaria, nazionalista e antisemita. Dopo le elezioni del 1932, Hitler fu nominato cancelliere nel gennaio 1933, e in pochi mesi trasformò la Germania in una dittatura totalitaria. La crisi economica fu, dunque, uno dei fattori chiave che favorirono la fine della democrazia e l’ascesa del nazismo.
10. Conclusioni
La crisi del 1929 fu una frattura storica che mise in discussione:
-
la fiducia nel libero mercato autoregolato,
-
l’efficacia delle politiche economiche classiche,
-
la stabilità politica nei regimi democratici.
Essa diede impulso a:
-
nuove politiche economiche interventiste;
-
una ridefinizione del rapporto tra Stato ed economia;
-
un confronto ideologico sempre più forte tra democrazia, comunismo e fascismo.
Le lezioni della crisi – sul rischio della speculazione incontrollata, sull’importanza dell'intervento pubblico e sulla fragilità delle istituzioni democratiche in tempi di crisi – restano ancora oggi estremamente attuali.
La crescita negli USA prima del 29
Le cause della crisi e della recessione

Aspetti negativi dei ruggenti anni 20





Il new deal (nuovo corso) e le conseguenze della crisi economica
La crisi in Italia ed il biennio rosso

