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mercoledì 11 luglio 2018

Restaurazione e congresso di Vienna

Restaurazione e congresso di Vienna



RESTAURAZIONE


L'epoca della Restaurazione (1815-1830 ca.) è il periodo della storia europea che segue la caduta di Napoleone Bonaparte e si apre con il Congresso di Vienna (1814 - 1815)
Fu caratterizzato dal tentativo delle monarchie europee di ristabilire l'ordine pre-rivoluzionario, ripristinando - in parte -  le dinastie assolutiste e contenendo le idee nate dalla Rivoluzione francese e dalla diffusione dell’Impero napoleonico.
Non fu solo un processo di Restaurazione, ma anche di Ristrutturazione dell'Europa: 25 anni di guerre e costituzioni e un secolo di Illuminismo erano ormai irrecuperabili. 
Non si poteva tornare al 1700. Lo scopo principale era di evitare quanto accaduto con Napoleone: una sola nazione non poteva diventare così potente e pericolosa.
Ci sono scopi anche puramente pragmatici: all'Inghilterra serviva la pace per commerciare; l'Austria voleva conservare la propria leadership nel continente.


Definizione di Restaurazione

La Restaurazione è il processo politico e ideologico volto a ripristinare (in teoria) l’Antico Regime, ovvero le monarchie assolute e l’equilibrio tradizionale tra gli Stati europei, sconvolto dalle guerre rivoluzionarie e napoleoniche.

 Non fu solo un ritorno al passato, ma anche una forma di gestione conservatrice del potere, con alcune aperture tattiche alla borghesia, ormai dominante.


Principi di base di norma utilizzati per spiegare il periodo:

Stabiliti al Congresso di Vienna (1814-1815), furono tre i principi fondamentali:

  1. Legittimità: restaurazione dei sovrani legittimi, cioè delle dinastie deposte da Napoleone. --> Per La storiografia più recente questo principio non fu rispettato e la cartina dell'Europa fu praticamente ridisegnata in ottica conservatrice e anti rivoluzionaria, ma non di restituzione.

  2. Equilibrio tra le potenze: ridistribuzione dei territori per impedire l’egemonia di uno solo Stato. In quel caso Alleanze di vari paesi sarebbero intervenute.

  3. Intervento: diritto delle potenze a intervenire negli Stati dove si verificavano rivoluzioni per mantenere l’ordine.

Personaggi principali del Congresso

L'ideatore principale fu il Cancelliere austriaco Metternich, che invitò anche la sconfitta Francia, considerata come "vittima" di Napoleone.

Per la Francia partecipa il ministro degli esteri Tayllerand detto il “camaleonte” per essere stato cardinale dell'ancien règime, membro importante della rivoluzione, dell’impero napoleonico ed ora della restaurazione (lo fu anche sotto il regno di Luigi Filippo d'Orleans (1830 / 1848) ;

Per la Prussia vi partecipa anche il diplomatico e studioso Wilhelm Von Humboldt.


L’Europa post-napoleonica: precisazioni



La Restaurazione non è un processo all'indietro: tornare era impossibile

Dopo il 1815, il Congresso di Vienna ridisegnò la carta politica europea, che era ormai un continente anche borghese e capitalista con lo scopo di restare in una pace che potesse permettere scambi commerciali:

  • Francia: tornò alla monarchia con Luigi XVIII (dinastia Borbone), fratello del decapitato Luigi XVI. La Francia mantiene l’integrità territoriale ma non coloniale. A livello politico mantenne alcune conquiste civili del periodo rivoluzionario (es. parte del Codice Napoleonico, costituzione moderata concessa dal Re che prevedeva un Parlamento con due camere e l'abolizione dei privilegi feudali.) Si trattava di una monarchia costituzionale, ben diversa da quella precedente alla rivoluzione.

  • Olanda e Belgio vengono uniti in uno stato cuscinetto vicino alla Francia, allo scopo di indebolirla.

  • Italia: tornò divisa in vari Stati, molti sotto il controllo diretto o indiretto dell’Austria Fu divisa in una decina di Stati: il regno di Sardegna (Savoia), il regno Lombardo-Veneto, il granducato di Toscana, il ducato di Modena e quello di Parma e Piacenza, lo Stato della Chiesa (Pio VII) e il regno delle Due Sicilie (Napoli e Sicilia, ridati a Ferdinando IV di Borbone (delle due Sicilie.) In questo caso si può parlare di dura restaurazione.



  • Germania: creata la nuova Confederazione Germanica sotto presidenza austriaca (e in parte Prussia) si tratta di 39 stati. 

  • Polonia: suddivisa, con il Regno del Congresso controllato dallo zar russo. In sostanza viene donata alla Russia sotto forma di "Polonia del congresso" (ducato di Varsavia).

  • La Prussia acquisisce la Sassonia.

  • Regno Unito (che recupera le colonie francesi delle indie occidentali) e Russia: rafforzati nel proprio prestigio e potere internazionale.

  • Rispetto a prima, spariscono anche la Repubblica di Genova e Venezia e il sacro romano impero (dal 1806).

Punti di forza della Restaurazione

  • Ricostruzione dell’equilibrio tra potenze, prevenendo per un periodo nuovi grandi conflitti europei (eccettuate le guerre dell'unificazione tedesca), ma non certo insurrezioni.

  • Creazione di alleanze stabili tra monarchie conservatrici (Santa Alleanza e Quadruplice Alleanza). Santa Alleanza (con appoggio del Papa): Russia Prussia e Austria, alla quadruplice partecipa poi anche l'Inghilterra.

  • Riorganizzazione degli Stati e delle istituzioni secondo modelli pre-napoleonici.

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Punti di debolezza

  • Ignorò le istanze liberali e nazionali nate con la Rivoluzione francese e rafforzate da Napoleone.

  • Repressione delle libertà civili, censura e controllo sociale crescente.

  • Inadeguatezza nel gestire le trasformazioni economiche e sociali della società industriale emergente.

  • Tensioni tra il vecchio ordine e la nuova borghesia, spesso esclusa dal potere.

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Personaggi principali

  • Klemens von Metternich (Austria): principale architetto della Restaurazione; sostenitore della repressione e dell’ordine conservatore. Anche per lui in Italia il controllo è più severo che in altri stati.

  • Talleyrand (Francia): abile diplomatico che permise alla Francia sconfitta di non essere troppo penalizzata.

    • Luigi XVIII e Carlo X (Francia): monarchi restaurati, ma con approcci diversi; Carlo X, dal 1824 Re,  decisamente più conservatore (ultrà) sarà rovesciato nel 1830. (anche per la legge del Miliardo, con cui voleva risarcire i nobili colpiti dalla rivoluzione).

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  • Castlereagh (Regno Unito): promotore dell’equilibrio europeo, ma favorevole al non intervento interno.

  • Alessandro I (Russia): zar influente nel Congresso, propugnatore della Santa Alleanza.

Contrasti e opposizioni

  • Movimenti liberali: chiedevano costituzioni, rappresentanza e diritti civili.

  • Movimenti nazionali: in Germania, Italia, Polonia, volevano unità o indipendenza.

  • Insurrezioni e rivolte: Spagna, Napoli, Piemonte (1820-21), Grecia (1821-29), Francia (1830) mettono in crisi l'ordine restaurato.

  • Società segrete: come la Carboneria, operarono per la diffusione delle idee rivoluzionarie e liberali.

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Conclusione e valutazione storica

L’epoca della Restaurazione fu un tentativo di riportare l’Europa al passato, ma non riuscì a cancellare le trasformazioni storiche prodotte dalla Rivoluzione francese e dall’età napoleonica. Fu un periodo di conservazione apparente, in cui covavano i germi delle future rivoluzioni (1830 e 1848). L’equilibrio tra Stati resistette per alcuni decenni, ma l’ordine interno fu sempre più minato dalla crescita di coscienze liberali, borghesi e nazionali.

IDEOLOGIA CONNESSA ALLA RESTAURAZIONE

La Restaurazione come clima ideologico: tra reazione e conservazione

L’epoca della Restaurazione (1815-1830 ca.) non fu soltanto un momento di riorganizzazione politica e diplomatica, ma anche un periodo in cui emersero o si consolidarono visioni del mondo profondamente conservatrici o spirituali della società e della storia. Di fronte allo sconvolgimento rivoluzionario francese e napoleonico, filosofi e intellettuali cercarono di elaborare una risposta ideologica, talora reazionaria, talora più meditativa, alla crisi dell’ordine tradizionale.


🇬🇧 Edmund Burke (1729–1797): il conservatorismo come prudenza storica

Burke, pur britannico e vissuto prima dell’epoca della Restaurazione, è spesso considerato il padre del pensiero conservatore moderno. Nel suo celebre scritto "Reflections on the Revolution in France" (1790), egli criticava la Rivoluzione per aver distrutto troppo in fretta l’ordine sociale, senza considerare la saggezza sedimentata nelle istituzioni storiche. La sua idea centrale è che le riforme devono avvenire lentamente, rispettando le tradizioni e l’equilibrio della società.

 Il cambiamento, per Burke, è accettabile solo se radicato nella continuità storica.

La Restaurazione trovò in lui un precursore ideologico: l’idea che la Rivoluzione abbia violato l’ordine naturale e storico fu condivisa da molti teorici conservatori successivi.


🇫🇷 Joseph de Maistre (1753–1821): la reazione come volontà divina

Filosofo savoiardo, cattolico e monarchico, de Maistre rappresenta la versione più radicale del pensiero reazionario post-rivoluzionario. Secondo lui, la Rivoluzione francese fu un castigo divino per l’umanità che aveva osato distruggere l’ordine voluto da Dio: la monarchia, la Chiesa e la gerarchia sociale. Ne "Le serate di San Pietroburgo", afferma che l’autorità deve avere fondamento trascendente, e che l’uomo è troppo incline al male per governarsi da solo. La Restaurazione, per de Maistre, non doveva solo ristabilire i re, ma reincoronare Dio nella storia.

Il suo pensiero ispirò il lato più intransigente della Restaurazione: censura, repressione, alleanze tra trono e altare.


🇩🇪 Wilhelm von Humboldt (1767–1835): libertà individuale e formazione umana

Figura più moderata, Humboldt si colloca ai margini della Restaurazione reazionaria. Fondatore del moderno sistema universitario tedesco, credeva nell’autonomia dell’individuo e nella cultura come mezzo di sviluppo umano (Bildung). Pur accettando uno Stato moderatamente forte, era contrario a ogni forma di ingerenza eccessiva. Il suo ideale era uno Stato minimo ma garante delle condizioni per la libertà culturale e educativa.

Nel contesto della Restaurazione, il pensiero di Humboldt restò minoranza, ma influenzò profondamente l’élite intellettuale e universitaria tedesca, favorendo la formazione di una coscienza nazionale borghese e colta.


🇩🇪 Johann Gottlieb Fichte (1762–1814): nazione, spirito e educazione

Fichte, filosofo idealista e discepolo di Kant, rappresenta un ponte tra idealismo, patriottismo e pedagogia nazionale. Nei "Discorsi alla nazione tedesca" (1808), scritti durante l’occupazione napoleonica di Berlino, Fichte chiama il popolo tedesco a risvegliarsi come comunità spirituale e culturale, fondata sulla lingua, sull’educazione e sull’eticità. La nazione, per lui, non è solo una realtà politica, ma una missione etica: il popolo tedesco deve rigenerare il mondo con la propria forza spirituale.

Fichte anticipa il nazionalismo romantico tedesco, che avrà un ruolo centrale nelle successive rivoluzioni del 1848 e soprattutto nel progetto di unificazione.


🇩🇪 Dal pensiero di Fichte all’unificazione tedesca

Dopo il 1815, la Germania non esisteva come Stato unitario, ma come Confederazione Germanica (39 Stati), sotto guida austriaca. Tuttavia, il pensiero di Fichte, l’ideale romantico della lingua e della cultura comuni, e il desiderio di liberarsi dalle influenze straniere (prima napoleoniche, poi austriache), alimentarono un nazionalismo culturale e politico crescente.

Nel corso del XIX secolo:

  • 1848: primo tentativo di unificazione, fallito (Parlamento di Francoforte).

  • 1860s-1870s: grazie all’azione di Otto von Bismarck, cancelliere prussiano, si passa a un nazionalismo realista (Realpolitik) **.

  • 1871: dopo la vittoria contro la Francia (guerra franco-prussiana), nasce il Secondo Reich *, con la proclamazione dell’Impero Tedesco a Versailles, sotto l'egida della Prussia.

La visione di Fichte (nazione spirituale) e quella di Bismarck (nazione come potenza militare e politica) sono molto diverse, ma entrambe alimentano il mito della Germania come nazione distinta, unica, missionaria.


📌 Conclusione ideologica

La Restaurazione fu un’epoca attraversata da tensioni ideologiche profonde. Da un lato, pensatori come Burke e de Maistre fornirono la giustificazione filosofica del ritorno all’ordine, attraverso la tradizione, la religione e l’autorità. 

Dall’altro, figure come Humboldt e Fichte, sebbene in modi diversi, contribuirono a mantenere viva l’idea di libertà culturale e unità nazionale.


In Germania, in particolare, la Restaurazione non riuscì a spegnere le aspirazioni nazionali: al contrario, le alimentò nel silenzio delle università, nei salotti borghesi e nei testi filosofici, preparando il terreno all’unità nazionale di fine secolo.

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Lezione sul congresso di Vienna (treccani storia) https://www.youtube.com/watch?v=yvNL5NPM0B0
ALTRI SCHEMI RIASSUNTIVI:


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APPROFONDIMENTI

*La storia tedesca ha conosciuto tre principali fasi imperiali, comunemente denominate "Reich":

🏰 Primo ReichSacro Romano Impero Germanico (962–1806)

Fondato nel 962 con l'incoronazione di Ottone I, il Sacro Romano Impero Germanico rappresentava un'entità politica che univa numerosi principati, ducati e città libere sotto l'autorità dell'Imperatore. Nonostante il nome, l'impero era caratterizzato da una struttura decentralizzata e da una forte autonomia dei suoi componenti. L'impero cessò di esistere nel 1806, quando l'Imperatore Francesco II abdicò in seguito alle pressioni di Napoleone Bonaparte.


🛡️ Secondo ReichImpero Tedesco (1871–1918)

Dopo la vittoria prussiana nella guerra franco-prussiana, il 18 gennaio 1871 venne proclamato l'Impero Tedesco nel Palazzo di Versailles. Questo nuovo stato unificava i vari stati tedeschi sotto la guida dell'Imperatore Guglielmo I di Prussia. Il Secondo Reich era una monarchia costituzionale con una struttura federale, che durò fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando l'Imperatore Guglielmo II abdicò e venne proclamata la Repubblica di Weimar.


⚔️ Terzo ReichGermania Nazista (1933–1945)

Con l'ascesa al potere di Adolf Hitler nel 1933, la Germania divenne uno stato totalitario noto come Terzo Reich. Il regime nazista si presentava come il successore dei precedenti imperi tedeschi, con l'obiettivo di creare un "Reich millenario". Durante questo periodo, la Germania intraprese una politica di espansione aggressiva, culminata nella Seconda Guerra Mondiale e nell'Olocausto. Il Terzo Reich terminò nel 1945 con la sconfitta della Germania e la fine del regime nazista.


🔄 Nota sulla "numerazione" dei Reich

La designazione "Primo", "Secondo" e "Terzo" Reich è stata utilizzata principalmente per scopi propagandistici, in particolare dal regime nazista per legittimare la propria autorità come continuazione storica degli imperi precedenti. Questa classificazione non riflette una suddivisione ufficiale o accettata universalmente nella storiografia.


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La Realpolitik (letteralmente “politica del reale”) di Otto von Bismarck è un concetto fondamentale per comprendere la sua strategia politica nel processo di unificazione tedesca e nella gestione del nuovo Impero tedesco (Secondo Reich).



📌 Definizione di Realpolitik

La Realpolitik è una politica pragmatica, concreta e spregiudicata, che mira al conseguimento degli obiettivi di potere e stabilità senza farsi guidare da ideali astratti, morali o ideologici.
Invece di puntare su principi liberali, nazionalisti o democratici, si concentra su:

  • interessi nazionali

  • rapporti di forza reali

  • alleanze mutevoli

  • uso mirato della guerra e della diplomazia


⚙️ Realpolitik nella pratica di Bismarck

Bismarck fu il massimo interprete della Realpolitik nell’Ottocento. Ecco come la applicò:

1. Unificazione tedesca dall’alto (1862–1871)

  • Non cercò l’unità attraverso rivoluzioni o movimenti popolari, ma con guerre mirate e accordi tra stati, sotto la guida della Prussia.

  • Celebre la sua frase:
    «Le grandi questioni del tempo non si decidono con discorsi e votazioni di maggioranza, ma con ferro e sangue» (Blut und Eisen).

2. Tre guerre per l’unificazione (in successione calcolata)

  • 1864: Guerra contro la Danimarca → per i Ducati di Schleswig e Holstein.

  • 1866: Guerra contro l’Austria → esclusione dell’Austria dalla Germania (Kleindeutschland).

  • 1870-71: Guerra franco-prussiana → per unire i tedeschi contro un nemico esterno e fondare l’Impero.

3. Gestione dell’Impero dopo il 1871

  • Evitò nuove guerre per mantenere l’equilibrio europeo (congressi, trattati, alleanze).

  • Creò una rete di alleanze difensive (Sistema Bismarckiano) per isolare la Francia e garantire la pace.

  • Internamente, reprimette socialisti e cattolici (Kulturkampf) ma, paradossalmente, introdusse le prime leggi sociali in Europa (assicurazioni, pensioni) per indebolire il consenso socialista.


⚖️ Contrasto tra Realpolitik e Idealismo

  • Mentre i liberali tedeschi sognavano un’unificazione “dal basso” ispirata a ideali di libertà e nazionalismo (come nel 1848), Bismarck realizzò l’unità senza concessioni democratiche, usando monarchia, esercito e diplomazia.

  • La Realpolitik fu quindi efficace ma autoritaria: un’unità tedesca sotto il dominio della Prussia, senza il coinvolgimento popolare.


🧠 Valutazioni storiche

Punti di forza:

  • Capacità tattica e strategica.

  • Stabilità dell’Impero tedesco fino al 1890.

  • Evitò guerre su più fronti e isolò i nemici.

Limiti:

  • Mancanza di partecipazione democratica.

  • Stato autoritario e militarista.

  • Lasciò una Germania potente ma con problemi interni irrisolti (che esploderanno dopo la sua uscita di scena nel 1890).



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