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domenica 21 settembre 2025

L'età Vittoriana (1837 - 1901)

 Età Vittoriana 

Dopo la guerra dei sette anni e il periodo napoleonico (1815) l'Inghilterra è ormai stabile nel suo ruolo di leadership in Europa, grazie alle sue macchine (rivoluzione industriale) e alle miniere di carbonio.

Un vantaggio dell'Inghilterra era la presenza di una borghesia intraprendente e ricca: ed era tale non per i possedimenti terrieri (come la nobiltà medievale) ma grazie ad un approccio diverso riguardo lavoro e denaro.

Si apre un nuovo scontro tra proletariato e borghesia.

La Regina Vittoria, in questo contesto, diviene un simbolo della vittoria borghese. Governa dal 1837 al 1901, in uno dei regni più longevi della storia. Era la nipote del Re Guglielmo IV.

Nel 1840 si sposa con il principe di Sassonia che la lascia vedova nel 1861.

L'età vittoriana ha creato una sorta di mito specie durante il 1900, forse anche per contrasto: l'800 fu un periodo di pace e sviluppo, grazie alle colonie, la flotta, l'evoluzione industriale e le ferrovie (il 50 % della rete europea era in Inghilterra.)

Non fu comunque un'epoca di soli luci: la prosperità era mal suddivisa, esistevano sacche di povertà e contrasti, specie nelle periferie delle città.

Il lavoro, durante l'età vittoriana, era il simbolo della borghesia inglese (in contrasto con i valori nobiliari precedenti). La famiglia e la morale - anche bigotta - erano altre caratteristiche del tempo.

La Regina dovette affrontare lo scontro con i Cartisti di sinistra: essi proposero delle richieste al Parlamento anche tramite agitazioni e proteste, ma che non raggiunsero mai le violenze del 1848 nel continente.

I cartisti vogliono cambiare le leggi  per ottenere dei cambiamenti:

- Suffragio universale maschile

- Segretezza del voto

- Stipendio ai deputati (affinché non siano solo i ricchi a poterselo permettere)

- Cambiamento circoscrizioni elettorali in cui era divisa l'Inghilterra: era una suddivisione di secoli prima che non teneva conto dei trasferimenti della rivoluzione industriale --> I contadini conservatori avrebbero votato per i Tories, i cittadini per i progressisti Whigs.

Il Parlamento bocciò tutte le richieste tranne l'ultima ("Borghi putridi").

La base elettorale inglese era molto ristretta, e i Cartisti speravano di allargarla.

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Un'altra questione che Vittoria dovette risolvere fu quella della tassa sul grano: si applicava un dazio ai grani esteri quando il prezzo del grano inglese scendeva troppo --> si alzava il prezzo.

---> I Tories (vecchia nobiltà), produttori di grano, speravano nel rialzo del prezzo.

Gli Whigs speravano nell'abbassamento del prezzo perché erano industriali e non volevano alzare il prezzo dei salari degli operai per sfamarli: volevano quindi togliere i dazi stranieri.

I dazi vennero tolti nel 1846, in occasione di una crisi agraria --> i prezzi si abbassarono e le tensioni sociali si stemperarono, proprio dove nel continente aumentavano.

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Possiamo dividere il lungo periodo vittoriano in due parti:

a) Dal 1850 al 1876: avviene una forte crescita economica e demografica (seconda rivoluzione industriale, specie nel ferro e nelle ferrovie), all'interno di un periodo "positivista" di grandi scoperte e innovazioni. 

Londra, in quel periodo era la città più libera del mondo: non a caso ospita la prima riunione di tutti i partiti operai d'Europa (prima internazionale, 1864). 

Nel proletariato c'erano due vie per ottenere i cambiamenti:

1) Tramite le riforme e le manifestazioni: riformisti

2) Tramite la rivoluzione: rivoluzionari

b) Dal 1876 al 1900: periodo di grande depressione causata dalla discesa dei prezzi dei prodotti industriali --> i produttori non riuscivano a proseguire e si trovano costretti a licenziare.

Uno dei motivi era anche la nuova tecnologia: se mi permette di produrre un oggetto ad un prezzo inferiore o un tempo più rapido questo costerà di meno e si otteneva un minore guadagno.

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Negli ultimi decenni del 1800 anche altri paesi imparano ad usare il carbone e migliorano le loro industrie (anche l'Italia del Nord, la Francia e soprattutto la Germania).

Si industrializzano anche gli Stati Uniti e l'Inghilterra, con la prima guerra mondiale perderà la sua leadership.



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Dopo il 1900 alla fine della depressione succederà un periodo di miglioramento (Belle Époque


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SCHEMI






sabato 10 maggio 2025

Rivoluzion(i) industriali

 Rivoluzioni industriali




a) Definizione di Rivoluzione Industriale

La rivoluzione industriale è un processo storico di trasformazione profonda dell'economia, della società e della tecnologia, in cui si passa da un sistema produttivo agricolo-artigianale a uno industriale fondato su macchine, fabbriche ed energia meccanica. Si inseriscono quindi le macchine (e un sistema processuale) nella produzione. Questo cambiamento comporta un aumento della produttività, un'espansione dei mercati e una riorganizzazione del lavoro e della società.

Si tratta di un cambiamento epocale, che riguarderà a lungo raggio (in un paio di secoli dalla fine del 1700) tutta l'Europa. 

Volendo, possiamo trovare dei tratti simili (eppure molto diversi) nella prima rivoluzione tecnologica della storia. Quella neolitica che portò gli uomini a lavorare la terra e divenire sedentari da nomadi che erano:

Rivoluzione Neolitica (o agricola preistorica) – ca. 10.000 a.C.

  • Cosa cambia: l'uomo passa da nomade cacciatore-raccoglitore a sedentario agricoltore e allevatore.

  • Dove: Mezzaluna Fertile (Mesopotamia), ma anche in altre aree (Cina, Mesoamerica, ecc.).

  • Conseguenze:

    • Nascita di villaggi stabili.

    • Inizio della divisione del lavoro.

    • Prime disuguaglianze sociali.

    • Nascita delle prime civiltà urbane.


Ci sono quindi svariate rivoluzioni tecnologiche nella storia, qui riassumiamo quelle moderne:

b) Le Rivoluzioni Industriali nella Storia

  1. Rivoluzione agricola (XVII–XVIII sec.)
    Non è una rivoluzione industriale in senso stretto, ma ne è un importante presupposto. Inizia in Inghilterra e comporta innovazioni nell'agricoltura (recinzioni, rotazione quadriennale, meccanizzazione, selezione del bestiame), che aumentano la produttività e liberano forza-lavoro per le industrie.

  2. Prima rivoluzione industriale (fine XVIII – metà XIX sec.)
    Inizia in Inghilterra. Si fonda sull’uso del carbone, della macchina a vapore e sullo sviluppo dell’industria tessile, siderurgica e meccanica. Segna la nascita della fabbrica moderna.

  3. Seconda rivoluzione industriale (fine XIX – inizi XX sec.)
    Coinvolge Germania, Stati Uniti, Francia, Italia. Introduce l’elettricità, il petrolio, il motore a scoppio, la chimica industriale e la produzione in serie (Fordismo).

  4. Terza rivoluzione industriale o digitale (dagli anni ‘70 del Novecento)
    È legata all’elettronica, all’informatica, all’automazione e alle telecomunicazioni. Nascono i computer, Internet, i robot industriali.

  5. (Oggi si parla anche di una Quarta Rivoluzione Industriale)
    Nota come industria 4.0, riguarda l’integrazione di intelligenza artificiale, Big Data, IoT (Internet delle cose), stampanti 3D e biotecnologie.


c) Focus sulla Prima Rivoluzione Industriale in Inghilterra

Gira intorno all'invenzione tecnologica del vapore e dell'uso del carbone, ma ciò avviene perché alla fine del 700 l'Inghilterra era la prima potenza europea e del mondo, specie per questo sviluppo industriale.

Perché avviene in Inghilterra?

  • Risorse naturali: abbondanza di carbone e ferro, fondamentali per alimentare le macchine e costruire infrastrutture.

  • Ottima agricoltura, dovuta all'enclosures, campi recintati tolti ai boschi pubblici, che se da una parte peggiorarono le condizioni dei contadini, dall'altra aumentarono la superficie e la produttività dei terreni dei ricchi borghesi.

  • Capitale: grande disponibilità di capitali da investire, grazie al colonialismo, al commercio e al sistema bancario sviluppato. --> dalla guerra di successione spagnola, l'Inghilterra poteva contare sul monopolio degli schiavi e il proficuo commercio triangolare.

  • Manodopera: l’esodo rurale alimenta le città industriali. La rivoluzione agricola ha creato un surplus di forza-lavoro.

  • Stabilità politica e giuridica: monarchia parlamentare solida, rispetto della proprietà privata, incentivi all’impresa.

  • Mentalità imprenditoriale: cultura del progresso, sperimentazione e innovazione tecnica: classe borghese imprenditoriale e aperta alle novità. La Manifattura era avanzata, perché per esempio si basava sul lavoro a domicilio delle famiglie dei contadini (specie le mogli) che dalle materie prime ottenevano il prodotto finito che i mercanti vendevano a mercati interni o perfino esterni (esportazione). 

  • Mercati coloniali: l’impero britannico offre sbocchi sicuri per i prodotti industriali e materie prime a basso costo.

  • Sistema dei trasporti: fitta rete fluviale e poi ferroviaria che collega facilmente le zone interne ai porti.

Perché l’Inghilterra ha il primato in Europa?

  • È la prima ad unire scienza, tecnica e industria.

  • Ha condizioni favorevoli (risorse, capitale, stabilità).

  • Ha una classe borghese dinamica e una cultura commerciale radicata.

  • Nessun altro paese, a fine '700, presenta contemporaneamente tutti questi fattori.


d) Invenzioni e Tecnologie

  • Macchina a vapore (James Watt, 1769): trasforma energia termica in meccanica, usata in fabbriche, miniere, trasporti.

  • Navetta volante che migliora campo tessile, John Key, 1733.

  • Spinning Jenny (Hargreaves): rivoluziona la filatura tessile.

  • Telaio meccanico (Cartwright): automatizza la tessitura.

  • Locomotiva a vapore (Stephenson): rivoluzione nei trasporti ferroviari.

  • Altoforno a coke: migliora la produzione del ferro. Il coke è carbone raffinato e più produttivo.

  • Nota: l'Inghilterra era ricca di carbone, e,  a differenza di altri Stati che lo possedevano (come la Cina) non erano così tanti o non l'avevano così distante da non averne bisogno.


e) Industria

  • Industria tessile: motore della rivoluzione. Il cotone diventa il prodotto trainante grazie alle colonie (es. India).

  • Industria siderurgica: produzione di ferro e acciaio per macchine, ferrovie, navi.

  • Industria mineraria: estrazione di carbone per alimentare fabbriche e treni.

  • Infrastrutture: strade, canali, ferrovie per favorire gli scambi.

Grazie a questi sviluppi, per la prima volta si esce dalla "trappola Malthusiana": aumenta la popolazione senza che diminuiscano drasticamente le risorse (come era già accaduto nel 300 e nel 600). 

f) Limiti e Pericoli

La rivoluzione industriale inglese costringe molti contadini a spostarsi in città, spesso in quartieri infimi e sporchi, lavorare sotto condizioni disumane, anche sedici ore al giorno senza protezioni per infortuni o malattie.

Non si poteva più lavorare a casa perché, come dirà Marx, i mezzi di produzione passano agli imprenditori e bisogna quindi spostarsi nelle ditte per usare le macchine, costose e voluminose. Ciò comporta una diminuzione dei costi ed un aumento della produzione.

Questo comporta anche proteste, come quella leggendaria di Ned Ludd (1799) che avrebbe distrutto il primo telaio per protesta. Certo è che i luddisti nel 1800 crearono un movimento che assaliva i telai, perché credeva che questi ultimi portassero a stipendi bassi e disoccupazione.

I potenti reagirono invocando la pena di morte, ma incominciarono a organizzarsi i primi  Trade Union, ossia i primi sindacati della storia.

Limiti:
  • Condizioni di lavoro disumane: orari lunghissimi, nessuna tutela, lavoro minorile.

  • Sfruttamento: salari bassi, igiene scarsa, rischio alto di incidenti.

  • Inquinamento: aria e acqua contaminati, degrado ambientale.

  • Urbanizzazione caotica: città sovrappopolate, baraccopoli, malattie.

  • Disuguaglianze sociali: arricchimento della borghesia, impoverimento degli operai.


g) Conseguenze Sociali e di Politica Estera

Conseguenze sociali

  • Nascita della classe operaia urbana (proletariato).

  • Crescita della borghesia industriale e declino dell’aristocrazia terriera.

  • Movimenti sociali e sindacali: luddismo, trade unions, socialismo.

  • Questione sociale: spinge alla riforma del lavoro, all’intervento dello Stato.

Conseguenze di politica estera

  • Imperialismo economico: le potenze industriali cercano colonie per materie prime e mercati.

  • Espansione coloniale: Inghilterra si afferma come potenza mondiale.

  • Gare tra potenze europee per l’industrializzazione e il controllo dei mercati, gettando le basi per i conflitti del XX secolo. Per esempio, l'Inghilterra tornerà a scontrarsi con la Francia in guerre commerciali per i dazi e le protezioni delle colonie americane.

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