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sabato 29 marzo 2025

Storia greca III: guerre persiane e guerra del peloponneso

 LE GUERRE PERSIANE  (499 / 479 aC)




L'IMPERO PERSIANO PRIMA DELLE GUERRE



L'Impero Persiano nacque nel 550 a.C., quando Ciro il Grande (559-530 a.C.), re della Persia, sconfisse il regno dei Medi e unificò i popoli iranici sotto un'unica guida. In pochi decenni, Ciro conquistò la Lidia (546 a.C.), la Babilonia (539 a.C.) e gran parte dell'Asia Minore, dando vita a un impero vastissimo, caratterizzato da una politica di tolleranza verso i popoli sottomessi, inclusi gli Ebrei, ai quali permise di tornare a Gerusalemme dopo la cattività babilonese.

Dopo la sua morte, il figlio Cambise II (530-522 a.C.) ampliò i confini conquistando l'Egitto nel 525 a.C., ma il suo regno terminò con disordini interni. 

Salì allora al potere Dario I (522-486 a.C.), che riorganizzò l’impero dividendolo in satrapie, province amministrate da governatori locali, e costruì la famosa Via Reale per migliorare le comunicazioni. 

L'esercito persiano era molto più vasto e ricco di quello greco, specie perché le città greche erano divise.

LA PRIMA GUERRA PERSIANA (499 / 490 aC)

La Prima Guerra Persiana fu il primo grande scontro tra l'Impero Persiano e le poleis greche, soprattutto Atene. Il conflitto ebbe origine dalla ribellione delle città greche dell'Asia Minore contro il dominio persiano e culminò con la celebre battaglia di Maratona (490 a.C.).

Le origini del conflitto: la rivolta di Mileto (499-494 a.C.)

Tutto ebbe inizio nel 499 a.C., quando Aristagora, tiranno di Mileto, una delle più importanti città della Ionia (attuale Turchia occidentale), si ribellò al dominio persiano. Aristagora cercò aiuto in Grecia, rivolgendosi prima a Sparta, che però rifiutò di intervenire, e poi ad Atene ed Eretria, che inviarono rispettivamente 20 e 5 navi per sostenere la rivolta.

Nel 498 a.C., gli insorti riuscirono persino a incendiare Sardi, la capitale della provincia persiana di Lidia, ma la rivolta non durò a lungo. L’esercito persiano, guidato da Artaferne, fratello di Dario I, reagì con forza e, nel 494 a.C., sconfisse definitivamente i ribelli nella battaglia navale di Lade. La punizione per Mileto fu terribile: la città fu saccheggiata e la popolazione deportata in Persia.

Ma il re persiano Dario I, furioso per l'aiuto offerto da Atene ed Eretria ai ribelli, decise che la vendetta sarebbe stata inevitabile. Il suo obiettivo ora era chiaro: punire le poleis greche ribelli e consolidare il controllo sulla regione.


L'invasione persiana: le spedizioni di Dario I

Dopo la fine della rivolta ionica, Dario I preparò una grande spedizione per attaccare direttamente la Grecia.

La prima campagna, nel 492 a.C., fu affidata a Mardonio, che riuscì a riportare sotto il controllo persiano la Tracia e la Macedonia, ma la sua flotta fu distrutta da una tempesta vicino al monte Athos, costringendolo a interrompere l’operazione.

Nel 490 a.C., Dario inviò una seconda spedizione, guidata dai generali Dati e Artaferne. Questa volta, l'esercito persiano sbarcò direttamente in Eubea, assediando e distruggendo Eretria. Poi, si diressero verso la pianura di Maratona, a circa 40 km da Atene.


La battaglia di Maratona (490 a.C.)

Quando i Persiani sbarcarono a Maratona, gli Ateniesi sapevano che dovevano fermarli prima che potessero raggiungere la città. Chiesero aiuto agli Spartani, ma questi, impegnati in festività religiose, promisero di intervenire solo dopo alcuni giorni.

Gli Ateniesi, guidati dal generale Milziade, decisero di attaccare comunque, nonostante fossero in netta inferiorità numerica (circa 10.000 opliti contro 25.000 Persiani). Milziade adottò una tattica innovativa: rafforzò i fianchi della falange ateniese e indebolì il centro, in modo da accerchiare i Persiani una volta iniziata la battaglia.

Lo scontro fu rapido e decisivo: i Persiani, presi di sorpresa dalla carica greca, furono accerchiati e massacrati. Il bilancio fu devastante per l'esercito di Dario: circa 6.400 Persiani morirono, mentre gli Ateniesi persero solo 192 uomini.

Dopo la vittoria, secondo la leggenda, un soldato ateniese di nome Filippide corse fino ad Atene per annunciare il trionfo, esclamando "Νενικήκαμεν!" (Abbiamo vinto!), prima di morire per la fatica. Questo evento ha ispirato la moderna maratona.


Le conseguenze della guerra

La sconfitta dei Persiani a Maratona segnò la fine della prima invasione persiana della Grecia e accrebbe enormemente il prestigio di Atene, che iniziò a potenziare la propria flotta.

Ma la minaccia persiana non era scomparsa. Dario I, umiliato dalla sconfitta, iniziò a preparare una nuova spedizione, ma morì nel 486 a.C., lasciando il compito al figlio Serse I, che guiderà la Persia nella Seconda Guerra Persiana (480-479 a.C.).






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SECONDA GUERRA PERSIANA (480 / 479 aC)

La Seconda Guerra Persiana (480-479 a.C.)

Dopo la sconfitta a Maratona (490 a.C.), la Persia non rinunciò al suo sogno di conquistare la Grecia. Il re Dario I, umiliato, iniziò subito a organizzare una nuova spedizione, ma morì nel 486 a.C., lasciando il trono a suo figlio Serse I.

Serse decise di preparare un’invasione su scala molto più grande rispetto a quella del padre, radunando un esercito gigantesco e costruendo infrastrutture per facilitare l’avanzata. Il nuovo conflitto, che si svolse tra il 480 e il 479 a.C., sarebbe passato alla storia per battaglie leggendarie come Termopili, Salamina e Platea.


Le cause del conflitto

Dopo la Prima Guerra Persiana, Atene iniziò a rafforzare la propria flotta grazie alle riforme di Temistocle, temendo un ritorno dei Persiani. Nel frattempo, in Persia, Serse preparava la vendetta, organizzando un'enorme campagna militare.

Le cause principali furono:

  1. Vendetta: Serse voleva punire Atene per la sconfitta a Maratona e il sostegno alla rivolta ionica.

  2. Espansione: L’Impero Persiano mirava a consolidare il dominio sulla Grecia.

  3. Divergenze interne alla Grecia: Mentre alcune poleis (come Atene e Sparta) si opposero ai Persiani, altre (come Tebe e Argo) scelsero di collaborare con Serse.


L’invasione persiana e la battaglia delle Termopili (agosto 480 a.C.)

Per trasportare il suo esercito (stimato tra i 200.000 e i 300.000 uomini), Serse fece costruire un ponte di barche sullo stretto dell’Ellesponto e fece scavare un canale per evitare i pericoli del Monte Athos.

I Greci, consapevoli della minaccia, formarono un'alleanza sotto la guida di Sparta. Fu deciso di fermare l'avanzata persiana nel passo delle Termopili, un punto strategico facile da difendere.

Qui Leonida I, re di Sparta, con soli 300 Spartiati, affiancati da circa 7.000 alleati greci, resistette eroicamente per tre giorni contro l'immenso esercito persiano. Solo grazie al tradimento di Efialte, che rivelò ai Persiani un sentiero segreto per aggirare i Greci, Serse riuscì a vincere.

Leonida e i suoi uomini scelsero di morire combattendo, diventando simbolo di coraggio e sacrificio. Tuttavia, il loro sacrificio diede tempo agli Ateniesi per evacuare la città e prepararsi alla battaglia navale.

Nel frattempo, i Persiani avanzarono e saccheggiarono Atene, incendiando l'Acropoli.


La battaglia di Salamina (settembre 480 a.C.)

Dopo la sconfitta alle Termopili, i Greci spostarono la resistenza sul mare. Temistocle, comandante della flotta ateniese, elaborò una strategia geniale: attirare la flotta persiana nello stretto di Salamina, dove le grandi navi persiane avrebbero avuto difficoltà a manovrare.

La flotta greca (circa 370 triremi) riuscì a infliggere una pesante sconfitta ai Persiani, che persero molte delle loro imbarcazioni.

Serse, temendo un contrattacco in Asia, lasciò la Grecia, affidando il comando al generale Mardonio, che rimase con parte dell’esercito per continuare la guerra via terra.


La battaglia di Platea (479 a.C.) e la fine della guerra

L'anno successivo, nel 479 a.C., le forze greche (circa 40.000 opliti, guidati dallo spartano Pausania) affrontarono l'esercito persiano di Mardonio vicino a Platea, in Beozia.

La battaglia fu decisiva: Mardonio venne ucciso e il suo esercito fu annientato.

Poco dopo, i Greci attaccarono la città di Micale, in Asia Minore, sconfiggendo i resti della flotta persiana. Questo segnò la fine della Seconda Guerra Persiana e la liberazione definitiva delle città greche dall’egemonia persiana.


Le conseguenze della guerra

  1. Fine dell’invasione persiana: Dopo la sconfitta, la Persia abbandonò i suoi progetti di conquista sulla Grecia.

  2. Ascesa di Atene: La vittoria consolidò il potere di Atene, che poco dopo fondò la Lega di Delo per proteggere le città greche dall’influenza persiana.

  3. Declino della Persia in Grecia: I Persiani non riuscirono mai più a minacciare seriamente la Grecia.

  4. Inizio del conflitto tra Atene e Sparta: Il dominio ateniese nel Mediterraneo porterà, pochi decenni dopo, alla Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) contro Sparta.

Le guerre persiane furono fondamentali per la storia della Grecia, segnando il passaggio da una minaccia esterna alla nascita dell’egemonia ateniese, che porterà all'epoca d'oro della civiltà greca.


LE DUE LEGHE GRECHE (SPARTA E ATENE) E L'ETA' DI PERICLE

Le due leghe greche dopo la Seconda Guerra Persiana

Dopo la vittoria contro i Persiani, la Grecia entrò in una nuova fase storica caratterizzata dal predominio di Atene e Sparta, che formarono due grandi alleanze per consolidare il proprio potere.

La Lega di Delo (fondata nel 478 a.C.) – L’alleanza di Atene

Dopo la Seconda Guerra Persiana, molte poleis greche temevano un ritorno dei Persiani e decisero di unirsi in un'alleanza guidata da Atene: la Lega di Delo. Questa lega prendeva il nome dall’isola di Delo, dove si trovava il tesoro comune dell’alleanza.

L’obiettivo iniziale era la difesa comune contro i Persiani e la protezione delle città greche dell’Asia Minore. Tuttavia, Atene, sotto la guida di figure come Temistocle, Cimone e Pericle, trasformò rapidamente la Lega in uno strumento di dominio.

  • Atene impose il pagamento di tributi alle città alleate, che inizialmente potevano contribuire anche con navi, ma che col tempo divennero sempre più dipendenti da Atene.

  • Nel 454 a.C., Pericle trasferì il tesoro della Lega da Delo ad Atene, usandolo per finanziare la costruzione di grandi opere, come il Partenone.

  • Alcune città tentarono di ribellarsi (come Nasso nel 470 a.C. e Samo nel 440 a.C.), ma Atene le punì duramente.

Di fatto, la Lega di Delo divenne un impero ateniese, causando sempre più tensioni con le poleis che non accettavano il dominio di Atene.

La Lega del Peloponneso – L’alleanza di Sparta

Sparta, dal canto suo, non volle entrare nella Lega di Delo, preferendo mantenere la propria alleanza storica con le città del Peloponneso. La Lega del Peloponneso esisteva già dal VI secolo a.C., ma dopo la Seconda Guerra Persiana divenne lo strumento con cui Sparta cercò di contrastare il potere ateniese.

  • Era guidata da Sparta, ma le città alleate avevano una maggiore autonomia rispetto a quelle della Lega di Delo.

  • Sparta non imponeva tributi, ma si basava su un'alleanza militare, in cui le città alleate dovevano fornire soldati in caso di guerra.

  • La lega era oligarchica, a differenza di Atene, dove dominava la democrazia.

Questa contrapposizione tra le due leghe portò a una crescente rivalità tra Atene e Sparta, culminando nella Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), che segnò la fine dell'egemonia ateniese.

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L'Età di Pericle (461-429 a.C.) e la fioritura culturale di Atene

(Doriforo di Policleto, 450 aC)

L’Età di Pericle rappresenta il periodo di massimo splendore di Atene, sia dal punto di vista politico che culturale. Pericle, uomo politico e stratega, guidò la città dal 461 al 429 a.C., trasformandola nel centro culturale e artistico del mondo greco.

Le riforme democratiche di Pericle

Pericle consolidò la democrazia ateniese, ereditando le riforme di Clistene e approfondendo il ruolo del popolo nel governo della città.

  • Rese accessibili le cariche pubbliche anche ai cittadini meno abbienti, introducendo il pagamento per i magistrati e per i membri dell’Eliea (il tribunale popolare).

  • Potenziò l’Ecclesia, l’assemblea popolare, che aveva il potere decisionale su questioni politiche e militari.

  • Limitò il potere dell’Areopago, il tribunale aristocratico, rendendolo meno influente.

Con queste riforme, Atene divenne la democrazia più avanzata della Grecia, anche se il potere era riservato solo ai cittadini maschi liberi (le donne, gli schiavi e i meteci – stranieri residenti – ne erano esclusi).

Lo splendore culturale: arte, filosofia e scienza

L'età di Pericle non fu solo politica, ma segnò un'epoca straordinaria dal punto di vista artistico e intellettuale.

  1. Architettura e arte

    • Pericle avviò la ricostruzione dell’Acropoli, distrutta dai Persiani, utilizzando i fondi della Lega di Delo.

    • Fece costruire il Partenone (447-432 a.C.), tempio dedicato ad Atena, decorato dalle sculture di Fidia.

    • L’arte greca raggiunse il massimo della perfezione nel periodo classico, con statue che esprimevano equilibrio e armonia (es. il Doriforo di Policleto).

  2. Filosofia

    • Atene divenne il centro del pensiero filosofico, con figure come Socrate, che sfidava i concetti tradizionali e insegnava il pensiero critico.

    • Sofisti come Protagora svilupparono il relativismo e il concetto che "l’uomo è misura di tutte le cose".

  3. Storiografia

    • Erodoto, considerato il “padre della storia”, scrisse le sue opere sulle Guerre Persiane.

    • Tucidide elaborò un metodo più analitico, raccontando in modo oggettivo la Guerra del Peloponneso.

  4. Teatro e letteratura

    • Atene divenne il centro del teatro greco, con tragediografi come Eschilo, Sofocle e Euripide e commediografi come Aristofane.

    • Il teatro era finanziato dallo Stato ed era parte essenziale della vita politica e religiosa.

  5. Scienza e medicina

    • Ippocrate (460-377 a.C.), considerato il padre della medicina, introdusse un metodo basato sull’osservazione clinica, separando la medicina dalla religione.

    • Anassagora sviluppò teorie sulla natura e sulle forze che regolano l’universo.

La fine dell’Età di Pericle

Nel 431 a.C. scoppiò la Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. Poco dopo, nel 429 a.C., una terribile peste colpì Atene, causando migliaia di morti, tra cui lo stesso Pericle.

Con la sua morte, l’epoca d’oro di Atene iniziò a declinare. La guerra si concluse nel 404 a.C. con la vittoria di Sparta e la caduta della democrazia ateniese. Tuttavia, l’eredità culturale di Atene continuò a influenzare profondamente la civiltà occidentale per secoli.

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LA GUERRA DEL PELOPONNESO (404 / 431 aC)




Le fasi della guerra

1. La prima fase (431-421 a.C.) – Guerra Archidamica

Il primo periodo della guerra è noto come Guerra Archidamica, dal nome del re spartano Archidamo II.

  • La strategia di Sparta: Sparta puntava a una guerra terrestre, devastando i campi attorno ad Atene per affamare la popolazione e costringere la città alla resa.

  • La strategia di Atene: Pericle, stratega ateniese, evitò lo scontro diretto e si affidò alla superiorità navale di Atene, rifornendo la città via mare.

  • L’epidemia di peste (429 a.C.): Un grave colpo per Atene fu la peste che scoppiò all’interno delle mura nel 429 a.C., uccidendo un terzo della popolazione, tra cui lo stesso Pericle.

  • La resistenza di Atene: Nonostante le perdite, Atene riuscì a mantenere il controllo marittimo, infliggendo sconfitte a Sparta.

Nel 421 a.C., la guerra sembrò concludersi con la Pace di Nicia, che avrebbe dovuto garantire la tregua per 50 anni. Tuttavia, l'accordo fu instabile, e gli scontri ripresero pochi anni dopo.


2. La seconda fase (415-413 a.C.) – La disastrosa Spedizione in Sicilia

Nel 415 a.C., Atene, su consiglio del generale Alcibiade, organizzò una grande spedizione militare contro Siracusa, città alleata di Sparta in Sicilia.

  • Alcibiade tradisce Atene: Poco dopo l’inizio della spedizione, Alcibiade fu accusato di empietà e diserzione. Rifugiatosi a Sparta, consigliò ai Lacedemoni di inviare aiuti a Siracusa.

  • Il disastro ateniese: La spedizione si rivelò un fallimento totale. La flotta ateniese fu distrutta, e migliaia di soldati morirono o furono fatti prigionieri nel 413 a.C..

Questo evento segnò una svolta decisiva nella guerra: Atene perse una parte considerevole delle sue forze e delle sue risorse.


3. La terza fase (412-404 a.C.) – Il crollo di Atene

Dopo il disastro siciliano, la situazione per Atene peggiorò rapidamente.

  • Sparta alleata con la Persia: Sparta ottenne il sostegno finanziario della Persia per costruire una flotta in grado di contrastare quella ateniese.

  • Le rivolte nelle città alleate di Atene: Molte città della Lega di Delo si ribellarono contro Atene, indebolendone ulteriormente il potere.

  • La battaglia di Egospotami (405 a.C.): La flotta spartana, guidata da Lisandro, distrusse la marina ateniese presso Egospotami, lasciando Atene senza difese e senza rifornimenti.

  • La resa di Atene (404 a.C.): Senza flotta e senza risorse, Atene fu costretta a capitolare. Sparta impose dure condizioni:

    • Atene doveva smantellare le sue mura e sciogliere la Lega di Delo.

    • Doveva rinunciare alla sua flotta, mantenendo solo 12 navi.

    • Doveva accettare un governo oligarchico, noto come il regime dei Trenta Tiranni, imposto da Sparta.

Con la caduta di Atene, la guerra si concluse con la vittoria di Sparta.


Le conseguenze della guerra

  1. Il declino di Atene

    • Dopo la sconfitta, Atene perse il suo impero e il suo prestigio. Tuttavia, riuscì a ripristinare la democrazia nel 403 a.C., rovesciando i Trenta Tiranni.

    • Nonostante la ripresa politica, non recuperò mai il dominio che aveva avuto in precedenza.

  2. L'egemonia spartana (404-371 a.C.)

    • Sparta divenne la potenza dominante della Grecia, ma il suo governo fu rigido e impopolare.

    • Impose governi oligarchici nelle città sconfitte, generando malcontento.

    • Entrò in conflitto con Tebe e Corinto, che si allearono contro Sparta nella Guerra di Corinto (395-387 a.C.).

  3. Il ritorno di Tebe e l’ascesa della Macedonia

    • Nel 371 a.C., la potenza di Sparta fu sconfitta da Tebe nella Battaglia di Leuttra, grazie alle innovazioni militari di Epaminonda.

    • Tuttavia, la lotta per l’egemonia in Grecia lasciò il paese indebolito e frammentato, aprendo la strada all’ascesa della Macedonia di Filippo II e, successivamente, di Alessandro Magno.

  4. L’intervento persiano

    • Durante la guerra, la Persia sostenne Sparta per contrastare Atene. Tuttavia, dopo la vittoria spartana, tornò a essere un attore influente nella politica greca, favorendo le divisioni tra le poleis.


Conclusione

La Guerra del Peloponneso fu un conflitto devastante che segnò la fine dell'epoca d'oro della Grecia. La rivalità tra Atene e Sparta indebolì irrimediabilmente il mondo greco, aprendo la strada alla dominazione macedone. Da questa crisi emerse Alessandro Magno, che nel IV secolo a.C. avrebbe unificato la Grecia e portato la cultura ellenica nel mondo.

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FONTI  E APPROFONDIMENTI

Lineamenti di storia greca e romana, V Magno.
-  Guerra del Pelopponeso: https://www.youtube.com/watch?v=CNCZsWOcNxU

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