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domenica 18 maggio 2025

Decolonialismo e questione palestinese (schema)

DECOLONIZZAZIONE




 Il decolonialismo è il lungo e complesso processo attraverso il quale, nel corso del XX secolo, le potenze europee (e non solo) persero il controllo politico e militare sulle loro colonie, che conquistarono l’indipendenza. 

I paesi europei persero i loro "imperi coloniali", alcuni in maniera più lineare e "pacifica", con nel caso dell'Inghilterra e dell'India, altri in maniera più violenta, come nel caso della Francia. 

Questo fenomeno rappresenta una delle trasformazioni più profonde della storia contemporanea, segnando la fine dell’imperialismo coloniale classico e la nascita di nuovi Stati nazionali in Africa, Asia, Medio Oriente e Caraibi.

La decolonizzazione avvenne in tre fasi.

  • 1945-1956, acquistano l’indipendenza l’Asia e la maggioranza del mondo arabo
  • 1957-1965, ottengono l’indipendenza l’Algeria, l’Africa sub-sahariana
  • 1966-1990 l’America centrale e l’Africa meridionale



🌍 Contesto e cause del decolonialismo

1. Contesto storico

  • Durante il XIX e l’inizio del XX secolo, gran parte del mondo era sotto il controllo coloniale delle potenze europee (soprattutto Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, Italia, Portogallo, Germania) e, in parte, del Giappone e degli USA.

  • Le colonie venivano sfruttate economicamente e spesso dominate con la forza, senza un reale riconoscimento dei diritti degli abitanti.

  • Venivano usate per recuperare materie prime, e spesso per rivendere prodotti finiti.

2. Cause profonde

  • Ideali di autodeterminazione: già dopo la Prima guerra mondiale, grazie a Woodrow Wilson e alla nascita della Società delle Nazioni, si diffondeva l’idea che ogni popolo dovesse potersi autogovernare.

  • Nazionalismi locali: in molte colonie nascevano movimenti indipendentisti (India, Algeria, Indonesia…).

  • Contraddizioni interne al colonialismo: si diffondeva un'educazione “occidentale” nelle colonie che finiva per produrre nuove élite che rifiutavano la subordinazione.

  • Debolezza delle potenze europee dopo la Seconda guerra mondiale: molte potenze coloniali uscirono indebolite e stremate dal conflitto.

  • Pressione internazionale: USA e URSS, pur per motivi diversi, erano favorevoli alla fine del colonialismo (gli USA per motivi ideologici e strategici, l’URSS per ragioni anticapitaliste). Entrambe probabilmente volevano un Europa più debole dal punto di vista economico.

  • ONU: la Carta dell’ONU del 1945 includeva il principio dell’autodeterminazione dei popoli.


📆 Le fasi del decolonialismo

🔹 1ª fase: Anni ’40 (fine Seconda guerra mondiale)

  • Inizio in Asia:

    • India (1947): indipendenza dal Regno Unito dopo una lunga lotta nonviolenta guidata da Gandhi e Nehru → nasce anche il Pakistan, ma Gandhi verrà ucciso da un estremista indù.

    • Indonesia (1945–1949): proclamata indipendenza dai nazionalisti guidati da Sukarno, lotta contro i Paesi Bassi.

    • Indocina francese (Vietnam, Laos, Cambogia): il Viet Minh di Ho Chi Minh lotta contro i francesi → guerra d’Indocina (1946–1954).

  • Palestina (1948): la fine del mandato britannico e la creazione dello Stato d’Israele provoca lo scontro arabo-israeliano e la “questione palestinese”. (***)

🔹 2ª fase: Anni ’50–’60 – Africa e guerre di liberazione

  • Africa settentrionale:

    • Egitto (1952): colpo di Stato di Nasser, fine della monarchia filo-britannica.

    • Algeria (1954–1962): lunga guerra d’indipendenza dalla Francia, segnata da atrocità su entrambi i lati → indipendenza nel 1962 (accordi di Evian).

    • Marocco e Tunisia (1956): ottengono l’indipendenza dalla Francia.

  • Africa sub-sahariana:

    • Tra il 1957 (Ghana) e il 1964, molti Stati africani ottengono pacificamente l’indipendenza, soprattutto da Francia e Regno Unito (es. Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Kenya, Tanzania…).

    • Alcuni casi restano più violenti: l'Angola e il Mozambico, colonie portoghesi, ottengono l'indipendenza solo nel 1975, dopo dure guerre (e la caduta del regime fascista in Portogallo).

  • Belgio:

    • Il caso più drammatico è il Congo (1960), indipendenza improvvisa e non gestita → caos, assassinio di Lumumba, interventi stranieri, e lunga instabilità.

🔹 3ª fase: Anni ’70–’80 – Ultime colonie e casi particolari

  • Portogallo: dopo la rivoluzione dei garofani (1974), perde rapidamente le sue colonie africane (Angola, Mozambico, Guinea-Bissau).

  • Zimbabwe (ex-Rodhesia): indipendenza dalla minoranza bianca nel 1980 dopo una lunga guerra civile.

  • Namibia: indipendenza dal Sudafrica nel 1990.

  • Sudafrica: non colonia in senso classico, ma dominata dalla minoranza bianca con l’apartheid. Solo nel 1994, con le elezioni libere, si chiude la fase coloniale interna.

  • Hong Kong: torna alla Cina nel 1997 dopo oltre un secolo di dominio britannico.


🧭 Conseguenze del decolonialismo

🔸 Positive

  • Nascita di oltre 100 nuovi Stati sovrani, soprattutto in Africa e Asia.

  • Risveglio dell'identità nazionale nei Paesi ex colonizzati.

  • Sviluppo di organismi internazionali “non allineati” (Conferenza di Bandung 1955, Movimento dei Non Allineati).

  • Fine del dominio coloniale diretto: un nuovo ordine mondiale si andava formando.

🔸 Negative e ambigue

  • Neocolonialismo: le ex colonie restano spesso dipendenti economicamente da ex potenze o da potenze esterne (USA, URSS, oggi anche Cina).

  • Instabilità politica: molti nuovi Stati erano deboli, segnati da:

    • Corruzione

    • Regimi autoritari

    • Guerre civili o etniche

  • Conflitti di confine: spesso i confini coloniali erano arbitrari e non rispettavano etnie, religioni o geografie.

  • Guerre per procura nella Guerra Fredda: molti Stati ex colonie divennero terreno di scontro tra USA e URSS (Vietnam, Angola, Afghanistan, ecc.).


📌 In sintesi

FaseArea principaleEventi chiave
1945–1950sAsiaIndia (1947), Indonesia, Indocina (45 - 1954)
1950s–1960sAfrica, Medio OrienteAlgeria, Egitto (52), Marocco, Africa sub-sahariana
1970s–1990sUltime colonieAngola, Mozambico, Zimbabwe, Namibia

Il decolonialismo è stato un momento di liberazione e di frattura, che ha chiuso il capitolo dell’imperialismo classico ma ha lasciato molte sfide aperte.

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Questione palestinese



La questione palestinese merita sicuramente un difficile approfondimento.

La questione palestinese è una delle più complesse e durature del mondo contemporaneo. Affonda le sue radici nel periodo ottomano, si sviluppa nel contesto del colonialismo britannico, dell’antisemitismo europeo e culmina nel conflitto arabo-israeliano a partire dalla metà del Novecento. Si tratta di un intreccio di nazionalismo, religione, identità, interessi geopolitici e migrazioni forzate.

Andiamo per gradi.


🏛 1. Premesse storiche (fino al 1917)

🔹 Palestina ottomana

  • Per secoli, la Palestina (intesa in senso geografico) faceva parte dell’Impero Ottomano.

  • Era una regione a maggioranza araba musulmana, con minoranze cristiane ed ebraiche conviventi.

  • Non esisteva uno Stato chiamato “Palestina”, ma il termine indicava genericamente una zona tra Mediterraneo e Giordano.

🔹 Nascita del sionismo (fine XIX sec.)

  • A fine ’800, in risposta ai crescenti pogrom antiebraici in Europa orientale e all’antisemitismo occidentale, nacque il sionismo, movimento ebraico per la creazione di uno Stato nazionale.

  • Theodor Herzl, nel 1896, pubblica Der Judenstaat, proponendo la creazione di uno Stato ebraico in Palestina.

  • Iniziano le prime ondate migratorie ebraiche (Aliyot) in Palestina, ancora sotto dominio ottomano.


🇬🇧 2. Mandato britannico e promesse contraddittorie (1917–1947)

🔹 Dichiarazione Balfour (1917)

  • In piena Prima guerra mondiale, il Regno Unito promette l’appoggio alla creazione di un “focolare nazionale ebraico in Palestina”.

  • Ma promesse opposte erano già state fatte agli arabi (corrispondenza McMahon-Husayn) in cambio della rivolta contro gli Ottomani.

🔹 Mandato britannico (1920–1948)

  • Con il Trattato di Sèvres e poi Sanremo, la Società delle Nazioni assegna al Regno Unito il mandato sulla Palestina.

  • Gli ebrei aumentano con l’immigrazione (specie dopo il 1933, con Hitler) e acquistano terre.

    • Ciò genera conflitti con la popolazione araba, che teme l'esproprio e lo “straniero”.

  • 1936–39: grande rivolta araba repressa duramente dagli inglesi.


🌍 3. La spartizione ONU e la nascita di Israele (1947–1949)

🔹 Piano di spartizione ONU (1947)

  • L’ONU propone una spartizione della Palestina:

    • 56% a uno Stato ebraico (anche se erano tra il 33 e il 35 % della popolazione nel  territorio) [United Nations Special Committee on Palestine (UNSCOP), Report 1947], 43% a uno arabo, Gerusalemme sotto controllo internazionale.

  • Rifiutato dagli arabi (palestinesi e Stati vicini), accettato dagli ebrei.

🔹 Proclamazione di Israele (14 maggio 1948)

  • Ben Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele. (Grazie anche ad appoggio americano). Molti arabi devono lasciare i territori dove abitavano.

  • Gli eserciti arabi attaccano perché non accettano il disequilibrio del piano (Egitto, Siria, Giordania, Iraq, Libano): si apre la prima guerra arabo-israeliana.

  • Israele resiste e si espande oltre i confini ONU. [Israele occupò circa il 78% del territorio, ben oltre i confini previsti dall’ONU. 700.000 palestinesi furono espulsi o fuggirono: è la Nakba. (Fonti: Ilan Pappé, Benny Morris, ONU Ris. 194/1948)]

🔹 Nakba ("catastrofe") palestinese

  • Oltre 700.000 palestinesi fuggono o vengono espulsi → problema dei rifugiati che durerà fino a oggi.

  • Gerusalemme viene divisa: ovest a Israele, est (compresa la Città Vecchia) alla Giordania.


🪖 4. Le guerre arabo-israeliane e l’occupazione (1956–1973)

🔹 Crisi di Suez (1956)

Quando l'Egitto di Nasser si avvicina all'URSS,  l'America blocca i fondi per la costruzione di un canale, e Nasser reagisce nazionalizzando il canale di Suez. 
  • Israele, Regno Unito e Francia attaccano l’Egitto dopo la nazionalizzazione del canale.

  • Israele occupa brevemente il Sinai → ritirata sotto pressione USA e URSS.

  • ( Crisi di Suez (fine 1956): Eisenhower prese una posizione netta contro l'intervento militare di Francia, Regno Unito e Israele contro l’Egitto, affermando la leadership americana anche sugli alleati. )

🔹 Guerra dei Sei Giorni (1967)

  • Israele attacca preventivamente Egitto, Siria e Giordania → vittoria totale.

  • Occupa Cisgiordania (West Bank), Striscia di Gaza, alture del Golan, Gerusalemme Est e il Sinai.

  • Nasce l’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi.

  • Da allora, Cisgiordania e Gerusalemme Est restano occupate illegalmente secondo il diritto internazionale. (Fonti: ONU Ris. 242; ICJ (corte internazionale di giustizia), parere 2004)

(Nel mentre, in Libia, il colonnello Gheddafi (1969) nazionalizza le compagnie petrolifere estere e appoggia la guerriglia anti americana)

🔹 Guerra del Kippur (1973)

  • Egitto e Siria attaccano per riconquistare i territori → guerra inizialmente favorevole agli arabi, poi rovesciata da Israele. Da questo periodo i paesi arabi quadruplicano il prezzo del petrolio in protesta verso gli occidentali --> Crisi economica degli anni Settanta.


🏳️ 5. Emergenza della causa palestinese e negoziati (1964–1993)

🔹 OLP (1964)

  • Nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con a capo Yasser Arafat dal 1969.

  • All'inizio punta su lotta armata e guerriglia → considerata terrorista da Israele.

  • 1972: attentato palestinese alle Olimpiadi di Monaco (uccisi 11 atleti israeliani, rapiti da Settembre Nero, per richiedere il rilascio di 234 prigionieri palestinesi detenuti in Israele).

  • Gli atleti muoiono in seguiti ad un tentativo di salvataggio tedesco mal riuscito [(Fonti: Simon Reeve, One Day in September, 2000; documenti ufficiali tedeschi declassificati nel 2012.)]

    • REAZIONE ISRAELIANA: La premier Golda Meir organizzò tramite il Mossad una rappresaglia per eliminare Settembre Nero.

    • Tra il 1972 e i primi anni ’80, diversi esponenti palestinesi e arabi furono assassinati in Europa e Medio Oriente.

    • Le uccisioni più note:

      • Wael Zwaiter (Roma, ottobre 1972)

      • Mahmoud Hamshari (Parigi, dicembre 1972)

      • Basil al-Kubaissi (Parigi, 1973)

      • Ali Hassan Salameh (Beirut, 1979), ritenuto uno dei pianificatori principali di Monaco.

    🔸 Non tutti gli uccisi erano effettivamente coinvolti: almeno alcuni casi di errore furono documentati.
    Il più noto è quello di Lillehammer (Norvegia, 1973), dove il Mossad uccise per errore un cameriere marocchino, Ahmed Bouchiki, scambiandolo per un terrorista.

    (Fonti: Aaron Klein, Striking Back, 2005; Time Magazine archives; The Guardian, 2012.)

🔹 Prima Intifada (1987–1993)

  • Sollevazione popolare nei territori occupati (Cisgiordania e Gaza), con pietre, manifestazioni e repressione armata.

  • Simboleggia la svolta verso una resistenza civile e la legittimazione internazionale dei palestinesi.


✍️ 6. Processo di pace e due Stati (1993–2000)

🔹 Accordi di Oslo (1993–1995)

  • Mediazione USA (Clinton): Israele e OLP si riconoscono reciprocamente.

  • Nasce l’Autorità Nazionale Palestinese, autogoverno limitato su Gaza e parte della Cisgiordania.

  • Arafat e Rabin si stringono la mano (1993), Rabin verrà ucciso da un estremista israeliano nel 1995.


💣 7. Crisi del processo di pace e seconda Intifada (2000–oggi)

🔹 Seconda Intifada (2000–2005)

  • Scoppia dopo visita provocatoria di Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee.

  • Violenza diffusa, attentati suicidi, repressioni, costruzione del muro di separazione da parte di Israele.

🔹 Frattura interna palestinese (2006–2007)

  • Hamas, movimento islamista radicale, vince le elezioni.

  • Scontro con Fatah di Arafat → divisione:

    • Hamas governa Gaza

    • Fatah governa (formalmente) Cisgiordania.


📌 Situazione attuale e conseguenze

  • Nessuna soluzione definitiva: la formula “due popoli, due Stati” resta irrealizzata.

  • Occupazione israeliana continua, con insediamenti nei territori palestinesi (colonie).

  • Blocchi e guerre ricorrenti a Gaza (2008, 2012, 2014, 2021, 2023–24).

  • Gerusalemme resta contesa.

  • Milioni di rifugiati palestinesi vivono in Libano, Siria, Giordania, Gaza, Cisgiordania, senza diritto al ritorno.

  • L’ONU riconosce la Palestina come Stato osservatore non membro dal 2012, ma non come Stato pienamente sovrano.


📜 Riepilogo cronologico sintetico

AnnoEvento
1896–1917Nascita del sionismo – Dichiarazione Balfour
1920–1948Mandato britannico sulla Palestina
1947Piano ONU di spartizione
1948Nascita di Israele – Prima guerra arabo-israeliana – Nakba
1967Guerra dei Sei Giorni – occupazione dei territori palestinesi
1987Prima Intifada
1993Accordi di Oslo – riconoscimento reciproco
2000Seconda Intifada
2006–2007Divisione interna tra Hamas e Fatah
2012Palestina osservatore ONU
2023–2024Nuove guerre e bombardamenti a Gaza

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FONTI E APPROFONDIMENTI

https://www.filodidattica.it/2018/03/13/la-decolonizzazione/

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Per l'attentato di Monaco e le conseguenze:

  • Aaron J. Klein, Striking Back: The 1972 Munich Olympics Massacre and Israel’s Deadly Response (Random House, 2005)

  • Simon Reeve, One Day in September (Faber & Faber, 2000)

  • BBC, Munich Massacre: New Evidence (2012)

  • The Guardian, The Mossad's revenge mission (2012)

  • Lavori e attività 2026

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