Società di massa, Belle Époque
ed età giolittiana
La società di massa
Ortega Y Gasset” Ne ‘La ribellione delle masse’ (…) si denuncia il fenomeno del “pieno”; pieno nei teatri, nei tram, nella strada…un pieno che è andato aumentando. Come un oceano, la massa ha invaso piano piano tutto quanto. La massa… Ortega caratterizza l’uomo della massa come colui che riconosce solo i propri diritti, avido di usare e di godere delle cose che non solo non è capace di creare, ma neppure conosce. L’uomo, dunque, che vive dei risultati dei prodotti, il cui processo di creazione gli è del tutto sconosciuto e, ancora più grave, persino indifferente. La minoranza, invece, si caratterizza per l’ansia di perfezione, per una specie di godimento nell’essere esigente con se stessa, era una costante tensione vitale “.
Le città sono piene di gente. Le case piene di inquilini. Gli alberghi pieni di ospiti. I treni pieni di viaggiatori. I caffè pieni di consumatori. Le strade piene di passanti. Le anticamere dei medici piene di ammalati. Gli spettacoli pieni di spettatori […] La moltitudine, improvvisamente, s’è fatta visibile […] Prima, se esisteva, passava inavvertita, occupava il fondo dello scenario sociale; adesso c’è avanzata nelle prime linee, è essa stessa il personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti: c’è soltanto un coro.)
1) Belle Époque (circa 1871-1914) (Divisibile in: 1876 - 1900 (grande depressione) e 1900 - 1919 (società di massa).
La Belle Époque fu un periodo di relativo benessere, stabilità politica e progresso scientifico e culturale che interessò l'Europa e parte del mondo occidentale tra la fine della guerra franco-prussiana (1871) e l'inizio della Prima guerra mondiale (1914).
Le "luci" di questo periodo furono lo sviluppo industriale, il miglioramento delle condizioni di vita in alcune classi sociali, la nascita della società di massa e l'espansione dei mezzi di comunicazione, dei trasporti e dell'illuminazione elettrica (vengono inventate: macchine, telefono, elettricità e cinema).
L'arte fiorì (Impressionismo, Art Nouveau), la scienza avanzò (teoria della relatività, radioattività), e si diffusero le prime rivendicazioni femministe e sindacali.
Tuttavia, le "ombre" non mancarono: la forte disuguaglianza sociale tra classi, il nazionalismo crescente, la corsa agli armamenti, il razzismo "scientifico" e le tensioni imperialistiche ponevano le basi per futuri conflitti.
Forse fu una bella epoca, soprattutto in riferimento alle tragedie del '900.
Non bisogna dimenticare che nel 1876 inizia una crisi di sovraproduzione industriale che porta alla grande depressione e ad un aumento dei disoccupati, che spesso venivano "esportati" nelle colonie:
la Francia occupa infatti la Tunisia nel 1881 e l'Inghilterra il Marocco nel 1882.
L'Italia ci prova malamente con l'Etiopia con Crispi (1887 e 1896) ma verrà pesantemente sconfitto ad Adua da Menelik II, imperatore etiope. (La crisi economica, con diverse progressioni in Europa, finì tra i primi anni 90 e l'inizio del 900)
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Focus invenzioni:
1879, lampadina elettrica (Edison);
1885 vaccino contro la rabbia (Pasteur)
Intorno al 1900: cinematografo (Bouly e fratelli Lumiere)
1899: la prima radio (Marconi)
1891 Kinetoscopio (prodromo per il cinema) (Edison)
1903: primo aeroplano (fratelli Wright)
1931 primo grattacielo
Turbina (applicabile ai battelli) 1889 (Parsons)
Approfondimento sulle invenzioni \ novità del periodo: https://prezi.com/p/chcbpxtvqc1o/invenzioni-nella-belle-epoque/


2) Grande depressione europea (1873-1896)
Chiamata anche "grande depressione del XIX secolo", fu una crisi economica di sovraproduzione di lungo periodo che colpì l'Europa e il mondo industrializzato.
Iniziata con il crollo della Borsa di Vienna nel 1873 (espansa nel 76), portò a una diminuzione dei prezzi agricoli e industriali, deflazione (aumenta il valore del denaro e i prezzi scendono, scende però anche la domanda perché si aspetta a comprare nell'attesa che scendano ancora, e le ditte falliscono, quindi tagliano salari e investimenti peggiorando il problema), seguono quindi fallimenti bancari e stagnazione economica.
L'impatto fu particolarmente pesante per i piccoli produttori agricoli e artigiani, che soffrirono la concorrenza internazionale.
La crisi favorì il protezionismo, l'interventismo statale e una crescente tensione sociale e politica, spingendo anche verso nuove forme di colonialismo come valvola di sfogo economica.
3) Colonialismo in Africa
Il colonialismo europeo in Africa si intensificò proprio tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, durante la cosiddetta "corsa all'Africa".
Le cause principali furono economiche (materie prime, nuovi mercati), strategiche (controllo delle rotte), e ideologiche (missione civilizzatrice, razzismo).
La Conferenza di Berlino del 1884-85 regolò la spartizione del continente tra le potenze europee. Tra i protagonisti: Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio e, più marginalmente, l'Italia.
Le conseguenze furono devastanti per le popolazioni africane: sfruttamento, violenze, distruzione di culture locali e confini imposti che avrebbero generato conflitti anche nel XX secolo.
https://imparareconlastoria.blogspot.com/2016/03/76-il-colonialismo-nel-xix-secolo.html
4) Italia post-risorgimentale: problemi e contesto
Dopo l'unificazione (1861), l'Italia affrontò numerose difficoltà: divisione tra Nord e Sud, analfabetismo, povertà diffusa, debito pubblico, assenza di un'identità nazionale condivisa.
Il nuovo Stato era centralizzato e spesso percepito come estraneo, specie nel Mezzogiorno.
Le istituzioni erano dominate da una classe dirigente ristretta (liberale, borghese e settentrionale), lontana dai bisogni della popolazione.
Il fenomeno del brigantaggio, le rivolte contadine, l'emigrazione di massa e la questione romana (conflitto tra Stato e Chiesa) segnarono il difficile avvio del nuovo Regno.
5) Destra storica (1861-1876)
La Destra storica fu la classe dirigente che guidò l'Italia nei primi anni post-unitari. Esponenti principali: Cavour (fino al 1861), Minghetti, Ricasoli, Sella.
Era formata da aristocratici e borghesi moderati, favorevoli a un forte accentramento amministrativo, al pareggio del bilancio e all'adozione di politiche fiscali severe (tra cui la famigerata tassa sul macinato).
Sotto la destra storica si completa l'unità d'Italia (Veneto e Roma). Centralista, conservatrice e laica, si alienò le simpatie popolari. Nonostante ciò, riuscì a consolidare lo Stato unitario e avviare infrastrutture e istituzioni comuni.

6) Sinistra storica (1876-1896) Con la caduta della Destra, salì al potere la Sinistra storica, guidata inizialmente da Agostino Depretis.
Fu più aperta alle istanze popolari e attuò alcune riforme (abolizione tassa sul macinato, legge Coppino sull'istruzione obbligatoria), ma in modo ambiguo.
Con Depretis e poi con Crispi si affermò il trasformismo: alleanze parlamentari fluide e opportunistiche per mantenere il potere. Nonostante alcuni tentativi di allargare la base sociale dello Stato, aumentò la corruzione politica e si rafforzò l'autoritarismo.
[ Ripasso / approfondimento destra e sinistra storica: https://www.youtube.com/watch?v=-iBzCIdqd0k ]
7) Francesco Crispi (1887-1896) Crispi, ex mazziniano, fu presidente del Consiglio in due fasi.
Modernizzatore energico, rafforzò lo Stato, riformò la pubblica amministrazione, ampliò l'esercito e avviò politiche coloniali in Africa (Eritrea, Somalia).
Si avvicinò alla Germania e all'Austria con la Triplice Alleanza.
Internamente fu autoritario: limitò le libertà civili, represse duramente le proteste (es. Fasci siciliani). La sua carriera terminò con la disastrosa sconfitta di Adua (1896) contro l'Etiopia, che umiliò l'Italia e segnò la fine delle sue ambizioni coloniali immediate.

Passaggio di secolo: Nel maggio del 1898, la città di Milano fu teatro di violente proteste popolari, scatenate dal forte aumento del prezzo del pane, in un contesto segnato da crisi economica e disoccupazione diffusa.
La tensione sociale esplose tra il 6 e il 9 maggio, quando migliaia di persone scesero in piazza. Il governo, guidato dal presidente del Consiglio Antonio Di Rudinì, reagì con durezza: fu inviato il generale Fiorenzo Bava Beccaris, che ordinò di reprimere i moti usando artiglieria e mitragliatrici contro i civili.
La sanguinosa repressione fece decine di vittime, e suscitò forte indignazione in molti ambienti.
Ciò che colpì ulteriormente l’opinione pubblica fu il fatto che il re Umberto I, invece di prendere le distanze dall’azione militare, decorò Bava Beccaris con la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, definendolo un difensore dell’ordine.
Due anni dopo, il 29 luglio 1900, a Monza, un anarchico italiano emigrato negli Stati Uniti, Gaetano Bresci, rientrò appositamente in patria per compiere un gesto di vendetta: sparò tre colpi di pistola e uccise il re Umberto I, ritenendolo responsabile morale della strage di Milano.
Al governo, in quel momento, c’era il moderato Giuseppe Saracco, ma l’evento segnò profondamente l’immaginario politico dell’epoca, accelerando riflessioni sul rapporto tra Stato, repressione e giustizia sociale.
Il Successore Vittorio Emanuele III dovette cambiare atteggiamento e concedere qualche riforma: entra in gioco Giolitti.
8) Giolitti e l'età giolittiana (1901-1914) Giovanni Giolitti fu protagonista della politica italiana d'inizio Novecento. Attuò una politica di modernizzazione economica e integrazione sociale.
Favorì lo sviluppo industriale del Nord (triangolo Milano, Genova, Torino, perché qui era già presente dal 700 una buona manifattura borghese) sostenne le prime riforme sociali (assicurazioni sul lavoro, protezione del lavoro minorile e femminile - il lavoro giornaliero per le donne scese a 11 ore quotidiane, e non si poteva lavorare sotto i 12 anni), e mantenne rapporti prudenti con socialisti e cattolici.
Fu anche pragmatico: tollerò scioperi, ma represse duramente le rivolte nel Sud. Il Mezzogiorno restò povero e arretrato, e milioni di italiani emigrarono verso le Americhe.
Nel 1913 stipulò il Patto Gentiloni, accordo elettorale con i cattolici per garantire il sostegno al suffragio allargato. L'età giolittiana fu una fase di equilibrio instabile tra progresso e vecchie contraddizioni sociali.
La politica di Giolitti viene considerata trasformista, perché spesso fingeva di dimettersi per lasciare litigare i contendenti politici e tornava ad accordarsi per ottenere quanto desiderava, mediò sempre tra le parti:
Socialisti: concede appunto qualche diritto, ma non ovunque in Italia.
Cattolici: con il Patto Gentiloni (contro i socialisti) riesce a fare uscire i cattolici dal precedente non expedit (per la breccia di Porta Pia del 1870)
Nord e sud: fu seguita la storica suddivisione del Nord industriale e del Sud agricolo
Industriali e nazionalisti: favorì i primi con i dazi sulle merci straniere e i secondi con le colonie in Libia (terra non esattamente ricca e non di facile conquista), per cui si avvicina parzialmente alla Francia.
Nel 1912 passa il suffragio universale maschile, ma Giolitti perde le elezioni.


9) Contesto europeo prima della Prima guerra mondiale Alla vigilia della guerra (1914), l'Europa era divisa in due grandi alleanze:
Triplice Intesa: Francia, Russia, Regno Unito
Triplice Alleanza: Germania, Austria-Ungheria, Italia
Crescevano il nazionalismo, le tensioni nei Balcani (soprattutto per il declino dell'Impero Ottomano), e la corsa agli armamenti.
La Germania era una potenza in ascesa, mentre l'Impero austro-ungarico era fragile e minacciato dalle spinte nazionaliste interne.
Il sistema di alleanze rigido, le crisi diplomatiche (come quella di Agadir, per il Marocco, tra Francia e Germania nel 1911) e l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel giugno 1914 portarono rapidamente allo scoppio della Prima guerra mondiale, trasformando un conflitto locale in guerra totale europea ed extraeuropea.
Partiti di Massa

Femminismo e suffragette


| (EN)
« What the woman who labors wants is the right to live, not simply exist — the right to life as the rich woman has the right to life, and the sun and music and art. You have nothing that the humblest worker has not a right to have also. The worker must have bread, but she must have roses, too. Help, you women of privilege, give her the ballot to fight with »
| (IT)
« Ciò che la donna che lavora vuole è il diritto di vivere, non semplicemente di esistere – il diritto alla vita così come ce l’ha la donna ricca, al sole e alla musica e all’arte. Voi non avete niente che anche l’operaia più umile non abbia il diritto di avere. L’operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose. Date una mano anche voi, donne del privilegio, a darle la scheda elettorale con cui combattere »
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La belle epoque

Età giolittiana (1901 – 1914)



- Per vedere i precedenti a Giolitti (Destra storica, sinistra storica, governo di Crispi) Vedi anche: https://imparareadimparare.com/storia-mappe-risorgimento/
- Vedi anche le conseguenze della rivoluzione industriale
- Vedi anche la pagina sull’imperialismo
- Video sulla belle epoque (rai e chiara spalatro): https://www.youtube.com/watch?v=7DJrMSUfyMA
- Sviluppo industriale e società di massa: https://www.youtube.com/watch?v=3FRtlVp9uNw
- Giolitti ed età giolittiana (non puoi non saperlo): https://www.youtube.com/watch?v=y-Bm7bqXdxM









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