mercoledì 11 luglio 2018

Il primo dopoguerra: crisi e dittature

Il primo dopo guerra tra crisi e dittature





L’Europa nel dopoguerra (1918–1929 circa)

La Prima guerra mondiale fu un trauma collettivo di dimensioni inedite: milioni di morti, intere generazioni segnate nel corpo e nello spirito, vastissime aree distrutte, imperi dissolti (Asburgico, Ottomano, Russo, Tedesco) e una nuova mappa politica che genera più tensioni che pace.

Difficoltà comuni (in vari paesi) del dopoguerra:

  • Reduci disillusi e spesso disoccupati, incapaci di reintegrarsi nella vita civile. Molti di loro si radicalizzano politicamente. Si formano associazioni, ma mancano i soldi concreti per aiutarli.

  • Economia a pezzi: fabbriche riconvertite in fretta alla produzione civile, inflazione, disoccupazione, crisi agricola e debiti di guerra. Durante la guerra l'industria era stata riconvertita militarmente, ed ora è difficile sia produrre sia vendere. Le poche idee per risanare l'economia sono aumentare le tasse e contrarre debiti con l'America, che dopo la prima guerra mondiale è diventata leader mondiale. La crisi non è uguale in tutti gli stati: Inghilterra e Francia sanno resistere maggiormente, Germania e Italia scendono maggiormente.

  • Crescita della paura del socialismo: dopo la Rivoluzione russa (1917) e il tentativo di rivoluzioni comuniste in Germania, Ungheria, Italia, cresce nei ceti borghesi e moderati il timore di una “contaminazione bolscevica”. --> Le proteste per l'economia in crisi e la disoccupazione in Italia portano al biennio rosso (1918 / 20). 

  •  - Gli operai organizzati si dividono a seconda del metodo: se vogliono ottenere l'equità con la rivoluzione sono comunisti, con la riforma sono socialisti.

  • Tensioni tra Stati: i trattati di pace (come quello di Versailles nel 1919) impongono dure condizioni alla Germania, alimentando rancori e instabilità.

  • Nuove frontiere e minoranze: la creazione di nuovi stati (Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, ecc.) porta a nuove tensioni etniche e territoriali.


1) Francia e Inghilterra

Francia

  • È il paese che ha sofferto di più i combattimenti sul proprio suolo.

  • Ottiene vittorie territoriali (Alsazia-Lorena, controllo sulla Ruhr per un periodo), ma è anche tra i più intransigenti con la Germania (soprattutto con il premier Poincaré).

  • Ha milioni di morti e intere regioni da ricostruire.

  • Nonostante la vittoria, la paura del socialismo e degli scioperi è alta.

  • Sviluppa una politica estera aggressiva verso la Germania e stringe alleanze con i paesi dell’Europa orientale (Piccola Intesa).

Inghilterra

  • Anche se vincitrice, l’economia entra in crisi nel dopoguerra: scioperi, disoccupazione, decadenza dell’industria pesante.

  • Il sistema imperiale comincia a mostrare crepe: fermenti indipendentisti in India e Irlanda (con la guerra civile e l’indipendenza dell’Eire nel 1922).

  • Politicamente resta una monarchia parlamentare, con alternanza tra liberali e conservatori e un crescente Partito Laburista.

  • In confronto ad altri paesi (come l'Italia e la Germania) se la cava comunque meglio, sia rispetto alla fine della prima guerra mondiale, sia rispetto alla successiva crisi del crollo del 29.


3) Germania – dalla Repubblica di Weimar al nazismo





Dopo la guerra: il Trattato di Versailles (1919)

  • La Germania è considerata la principale responsabile della guerra.

  • Subisce:

    • Perdita di territori (Alsazia-Lorena, corridoio di Danzica, colonie).

    • Riduzione dell’esercito.

    • Riparazioni di guerra pesantissime (132 miliardi di marchi-oro).

  • Queste condizioni provocano risentimento nazionale e destabilizzazione.



Germania: La Repubblica di Weimar (1919–1933)

Nel gennaio 1919, nei primi mesi della Repubblica di Weimar, la Lega di Spartaco guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht tentò un’insurrezione comunista ispirata alla rivoluzione sovietica.

 L’obiettivo era rovesciare il governo socialdemocratico e instaurare una repubblica socialista dei consigli, ma il tentativo fu represso nel sangue dai Freikorps (corpi paramilitari di ex soldati).
  • Nasce a Weimar una repubblica democratica (riformista e non rivoluzionaria) con una costituzione moderna, ma con gravi fragilità. Deve confrontarsi con la crisi, con i nazionalisti che ancora si lamentavano dei generali arresti nella prima guerra mondiale e con la tensione con la Francia.

  • I primi anni sono segnati da tentativi di colpo di stato (Putsch spartachista nel 1919, Putsch di Kapp, Putsch di Monaco di Hitler nel 1923).

  • Nel 1923 scoppia la crisi della Ruhr perché Weimar non paga una rata dei suoi debiti (prima aveva calmato la situazione e c'era riuscita):

    • La Francia occupa militarmente questa regione industriale tedesca per ottenere il pagamento delle riparazioni.

    • I tedeschi rispondono con scioperi passivi, il governo stampa denaro → iperinflazione devastante.

 -- Ripresa e illusione

L'America convince la Francia a placarsi temporaneamente.
  • Con il piano Dawes (1924) e poi il piano Young (1929), la Germania riceve aiuti americani, e l’economia si riprende per un breve periodo.

  • Weimar conosce una fioritura culturale e artistica straordinaria *, ma rimane politicamente fragile.

 -- Crisi del 1929 e ascesa di Hitler

  • Il crollo di Wall Street travolge anche la Germania, che dipendeva fortemente dai capitali USA.

  • Disoccupazione e povertà fanno crescere i consensi per i partiti estremisti.

  • Adolf Hitler, leader del Partito Nazionalsocialista (NSDAP), sfrutta la rabbia contro Versailles, la paura del comunismo, l’antisemitismo e il nazionalismo.

  • Nel 1933, il presidente Hindenburg nomina Hitler cancelliere. Dopo l’incendio del Reichstag, Hitler ottiene pieni poteri.

  • Inizia la dittatura nazista, fondata sul totalitarismo, repressione del dissenso, antisemitismo e preparazione alla guerra.


4) Italia – dal dopoguerra al fascismo

-- “Vittoria Mutilata” e delusione post-bellica

  • L’Italia, pur vincitrice, non ottiene tutte le terre promesse nel Patto di Londra (1915).

  • Nascita del mito della “vittoria mutilata”, sfruttato dalla destra nazionalista.

  • I reduci, spesso disoccupati e frustrati, diventano terreno fertile per agitazioni.



 -- L’impresa di Fiume (1919)

  • Il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio occupa la città di Fiume, che l’Italia non aveva ottenuto.

  • È un’azione nazionalista e provocatoria, che anticipa molti simboli del fascismo (saluto romano, camicie nere, retorica imperialista).

  • D'Annunzio viene riportato indietro dall'esercito italiano per evitare problemi con la Jugoslavia.



 -- Il ritorno di Giolitti e il biennio rosso (1919–1920)

  • Crisi economica fortissima, inflazione, disoccupazione.

  • Scioperi, occupazioni di fabbriche, agitazioni contadine: si temono rivoluzioni simili a quella russa.

  • Giolitti prova a gestire con prudenza e legalità, ma l’ordine pubblico vacilla. Una sua vittoria è ottenere gli accordi per classificare Fiume città libera e ottenere l'Istria (non la Dalmazia che va alla Jugoslavia), economicamente e in politica interna la situazione è ancora più complicata. (Trattato di Rapallo).

  • Aumenta consenso per socialisti e popolari di Don Luigi Sturzo (1871 / 1859), ossia ex neutralisti pre guerra mondiale.


(CGDI : confederazione generale industria italiana) --> Padroni di industria
CGDL: confederazione generale del lavoro --> sindacati (socialisti riformisti)



 --- Nascita e trasformazione del fascismo

  • Benito Mussolini, ex socialista rivoluzionario (e giornalista: lavorò al socialista Avanti e al suo Popolo d'Italia), fonda nel 1919 i Fasci di Combattimento: movimento violento, antisocialista (o meglio, inizialmente coniuga socialismo e nazionalismo militarista), antiparlamentare.

  • Inizialmente il suo programma è socialista e abbastanza radicale: richiede le 8 ore lavorative, suffragio universale (anche femminile) organizzazione proletaria in fabbrica, una tassa progressiva ed è repubblicano. Coniuga però queste esigenze socialiste con il nazionalismo e l'interventismo.

  • Dal 1920–21 il fascismo si trasforma in movimento nazionalista, monarchico e conservatore, finanziato da industriali e agrari per fermare le rivolte operaie. Di fatti Mussolini accusava Giolitti di essere troppo morbido con le proteste.

  • Un esempio di violenza sono i "fatti d'Accursio" (novembre 1920) dove i fascisti attaccano i socialisti che vinsero le elezioni amministrative a Bologna, causando una decina di morti. In seguito attaccano anche sedi di partiti e giornali. 

  • Non vengono fermati da Giolitti e la polizia, che temono di più i socialisti. Ma nelle elezioni aumentano ancora di popolarità loro e i popolari. Giolitti si dimette, e i fascisti diventano un vero corpo paramilitare, nazionalista e pro industriali (partito nazionale fascista) perché Mussolini rischiava di perdere il suo posto di leader.

 --- Presa del potere

  • Le squadre fasciste (camicie nere) usano la violenza contro socialisti, sindacalisti, giornali.

  • Nel 1922 (27ottobre) Mussolini organizza la Marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III non lo ferma e non firma lo stato di assedio proposto dal presidente del consiglio Facta, che si dimette.. Di nuovo, il sovrano teme più la rivoluzione da sinistra.  Infine, il re affida il governo a Mussolini



 --- Dittatura e leggi fascistissime

Mussolini impone le dimissioni ai ministri popolari, e Don Luigi Sturzo deve accettare su ordine del Papa. Mussolini cambia legge elettorale: la prima forza ottiene 2\3 del potere e opera violenze durante le elezioni. Molti conservatori e liberali si uniscono a lui. 

Quello di Mussolini diventa un successo elettorale causato dalla violenza e dalle divisioni della sinistra. Matteotti (politico socialista riformista, deputato e segretario del Partito Socialista Unitario (PSU)) nel 24 denuncia brogli e violenze, e viene rapito, torturato e ucciso. 





Gli altri partiti provano ad isolare Mussolini non partecipando alle attività (secessione dell'Aventino), e Mussolini li ignora per iniziare la dittatura in modo esplicito.
  • Tra il 1925 e il 1926, dopo il delitto Matteotti e altri attentati, Mussolini abolisce la democrazia parlamentare.

  • stabilisce le Leggi fascistissime:

    • Unico partito ammesso.

    • Censura.

    • Tribunali speciali.

    • Confino politico per oppositori (giornali e partiti contro vengono sciolti)

    • Abolito il diritto di sciopero

    • Patti con la Chiesa (patti lateranensi nel 1929: il Papa ottiene città del Vaticano e un risarcimento per i danni dell'unità d'Italia, in cambio riconosce lo Stato Italiano)

    • Quel che mancava per essere una dittatura piena era la presenza del Re, che - in teoria - avrebbe potuto controllare l'esercito, nominare senatori e dimettere Mussolini.




 -- Economia fascista

  • Politica corporativa (teorica collaborazione tra lavoratori e imprese, in realtà controllo statale). Inizialmente c'è qualche innesto liberale, subito eliminato in favore degli industriali (ex dazi doganali per favorire merci, e grano interni)

  • Grandi opere pubbliche (bonifiche - 800. 000 ettari su 5 milioni previsti, autostrade).

  • Lira rivalutata (Quota 90), ma a costo di recessione. Infatti scendono i salari, diminuiscono le esportazioni e diminuisce la produzione agricola.

  • Battaglia del grano e autarchia (autosufficienza economica, mai raggiunta).

  • Nazionalizza industrie e banche

 --- Colonialismo e alleanze

  • Nel 1935–36 l’Italia invade l’Etiopia → sanzioni internazionali, ma successo propagandistico. Ben poco utile in termini economici. Questa decisione lo pone contro Francia e Inghilterra, Mussolini rimane isolato e si avvicina al Nazismo tedesco.

  • Nasce l’Asse Roma-Berlino (1936) e il Patto d’Acciaio con la Germania (1939) durante la guerra civile spagnola, dove Francisco Franco con un colpo di stato rovesciò il governo eletto del fronte popolare.

  • La crisi del 1929 colpisce duramente anche l’Italia, portando a un’economia ancora più controllata e militarizzata e oltre un milione e mezzo di disoccupati.

  • IRI (istituto per la ricostruzione industriale) e IMI (istituto mobiliare italiano) furono due strumenti chiave della risposta fascista alla crisi del 1929, segnando una statizzazione di fatto di gran parte dell’economia. Nonostante l’ideologia liberale iniziale del fascismo, si arrivò a una forte presenza dello Stato nell’economia. Paradossalmente, l’Italia fascista divenne uno dei paesi più statalizzati d’Europa prima della guerra.


In conclusione

Il dopoguerra fu un periodo di instabilità, crisi e radicalizzazione politica.

  • In Germania, la democrazia di Weimar crollò sotto il peso della crisi e della rabbia nazionale.

  • In Italia, la debolezza liberale e la paura del comunismo portarono all’ascesa del fascismo.

  • Francia e Inghilterra tentarono di mantenere l’ordine internazionale, ma non compresero fino in fondo i pericoli della Germania nazista e del revisionismo italiano.

Queste condizioni avrebbero preparato il terreno per il secondo grande conflitto mondiale, solo vent’anni dopo la fine del primo.




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Schemi e approfondimenti


* Arte e cultura nella repubblica di Weimar

REPUBBLICA DI WEIMAR (1919–1933) – FIORITURA CULTURALE


ARTI VISIVE

- Espressionismo → emozione, angoscia, deformazione

- Nuova Oggettività → realismo critico, denuncia sociale

  (Otto Dix, George Grosz)


ARCHITETTURA & DESIGN

- Bauhaus → forma = funzione, arte + industria

  (Walter Gropius)


TEATRO

- Teatro epico → politico, critico, straniamento

  (Bertolt Brecht)


CINEMA

- Espressionismo cinematografico → paura, alienazione, potere

  (Caligari, Metropolis – Fritz Lang)


LETTERATURA & FILOSOFIA

- Crisi dell’individuo, modernità, tecnica, masse

  (Thomas Mann, Hesse, Benjamin, Bloch)


MUSICA

- Cabaret, jazz, musica impegnata

  (Kurt Weill)


Dopo la Prima guerra mondiale. Problemi e conseguenze.

Conseguenze generali:

L’emancipazione femminile: dal lavoro nella prima guerra mondiale al suffragio femminile.

La Terza internazionale (Comintern) e la sua influenza in Europa
In Germania…
Dittature più importanti del ‘900
Ed altre…
In Italia…
il biennio rosso in italia

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